sabato 24 ottobre 2009

Italia: Repubblica gerontocratica fondata sul lavoro precario


L'Italia è destinata a diventare un enorme parco per la terza età?
I segnali sembrano chiari: abbiamo una delle classi politiche più anziane d'Europa, tutte le posizioni di potere sono occupate da anziani. Nella nuova finanziaria si prevede di alzare l'età pensionabile dei magistrati da 75 a 78 anni.
Naturalmente il mondo universitario non sta a guardare: a dicembre 2006 l'età media dei ricercatori era di 44.9 anni, quella dei Professori Associati 52.1 e quella dei Professori Ordinari 58.7. Per evitare di rovinare questo primato, si sono tenuti bloccati per quasi un anno i concorsi da ricercatore e a tutt'oggi, a 10 mesi dall'indizione dell'unico bando per giovani ricercatori, “Futuro in Ricerca”, ancora non sappiamo a che stato di avanzamento sia la valutazione dei progetti (è in corso una petizione per protestare contro questi ritardi).
Così mentre orde di famelici vecchietti si godono il Bel Paese, i giovani sono costretti ad emigrare per cercare lavoro, specialmente nel mondo accademico. Problema che affligge in particolar modo la ricerca, dove i coraggiosi che provano a far carriera in Italia sono ridotti a macchiette di anziani baroni.
Come sempre, il MIUR sembra animato dalle migliori intenzioni. Il Ministro Gelmini ha più volte espresso la volontà di cambiare questo stato di cose, «cercando di svecchiare, favorendo il ricambio generazionale e l’ingresso di nuovi ricercatori, in modo che non siano costretti ad andare all’estero per poter lavorare» (4 Aprile 2009). Consapevole del fatto che nel nostro Paese «c'è bisogno di un ricambio generazionale» dichiara «stiamo definendo una riforma del sistema universitario che va in questa direzione» (24 Giugno 2009) e «stiamo puntando ad una riforma dell’università» che «punterà sul ricambio generazionale, sull’apertura ai giovani, sull’efficienza, sulla meritocrazia e su un utilizzo oculato delle risorse» (29 Settembre 2009).
E' passato più di un anno da quando il ministro si è insediato. Bisogna darle atto di un certa coerenza di idee, ma all'atto pratico questa riforma non c'è. Neve o nebbia permettendo, la riforma è stata presentata, quantomeno nel “pre-Consiglo dei Ministri”. Dalla bozza ufficiosa, che circola in rete ormai da alcuni giorni, è difficile dare un giudizio completo, perché tante, troppe cose sono demandate a decreti accessori da emanare successivamente. Ma una cosa la si può dichiarare senza ombra di dubbio: il ricambio generazionale non è previsto. Al di là delle buone intenzioni mostrate a parole non sono arrivati azioni.
I docenti universitari potranno continuare ad andare in pensione a 72 anni e in alcuni casi anche a 75, vista la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato parzialmente illegittimo il provvedimento dell'ex-Ministro Mussi che aboliva progressivamente il “fuori ruolo”.
Ci voleva e ci vuole più coraggio per trasformare le parole in fatti. Sì, perché in alcune precedenti bozze era stata prevista (adesso sparita) una norma che permetteva alle università di pre-pensionare i professori universitari a 65 anni. Norma già piuttosto "generosa" visto che permetteva e non obbligava le università a pre-pensionare … e ci riesce difficile immaginare che chi nell'università attualmente detiene il potere lo avrebbe usato contro se stesso.
Anche in questo il nostro Paese rimane fuori dall'Europa, dove i professori universitari vanno in pensione normalmente a 65 anni. E anche stavolta della promessa di ricambio generazionale, apertura ai giovani e svecchiamento dell'università rimane poco o nulla.
Rinnoviamo la nostra richiesta di allineare l'università italiana al resto del mondo civile e portare l'età della pensione dei professori universitari a 65 anni. Non si tratta di uno scontro generazionale. Si tratta invece di una svolta, di un cambiamento di strada, che svecchi e rilanci la nostra università, liberandola da migliaia di ultra 65-enni spesso entrati per ope-legis e da anni inattivi dalla ricerca. Si tratta di dare respiro al nostro sistema universitario e puntare sui giovani, dando loro la possibilità di competere in modo equo e meritocratico, come avviene nel resto del mondo, per poi non poterci lamentare ciclicamente dei cervelli in fuga.
Questo doveva essere il momento di dimostrare che l'Italia è anche un paese per giovani. Il momento di essere coraggiosi fino in fondo. Lo chiediamo anche e soprattutto a quei 72 parlamentari che sono professori universitari e quelli che sono ministri. Volete cambiare le cose? oppure vi annoverate tra i “baroni” che il Governo, a parole, dice di voler combattere, e volete mantenere la gerontocrazia attuale?

35 commenti:

  1. Renzino l'Europeo25 ottobre 2009 10:13

    Questi funzionari pubblici sono delle patelle. La cosa che temo (e ne avremo riscontro nelle prossime settimane) e' che si consideri illegittima la eliminazione del fuori-ruolo anche per (tutti) coloro che, pur non avendone ancora fatta richiesta, sono pur sempre in ruolo - cioe' sono stati assunti dopo l'emanazione della norma da parte di Mussi. Cioe' tutti, piu' o meno. Solo i nuovi assunti non potrebbero piu' reclamare il "diritto".
    Con la stessa logica, ogni variazione dell'eta' pensionabile potrebbe aver vigore solo con i nuovi assunti. Quindi una enorme, terribile, viscosita' del sistema.

    Bisogna privatizzare il rapporto di lavoro, non c'e' altra soluzione per tanti problemi con 'sti prof, vds. anche:
    http://www.amministrativamente.net/sezioni/welf/studi/2009/aprile/studio%20gardini-civitarese%20universit%C3%A0.pdf

    In ogni caso, andiamo avanti con questa azione informativa, bisogna quantomeno aggregare i precarj, senno'...

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  2. Renzino l'Europeo25 ottobre 2009 10:15

    Volevo dire: "tutti coloro che ... sono stati assunti PRIMA dell'emanazione della norma da parte di Mussi".

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  3. Mandare in pensione tutti a 65 anni non è solo un problema di svecchiare la ricerca, ma anche di giustizia sociale e generazionale. Siamo tutti d'accordo che occorre una rivoluzione normativa per l'Università, in particolare a livello del reclutamento. Si deve passare ad un sistema semplice, efficace, che privilegi il merito, le forze fresche. Il DDL che circola in queste ore in parte affronta in maniera ottima questi punti.
    Tuttavia...beh, l'Università attuale è piena di precari, bravi, meno bravi, non cooptati, cooptati. Se finalmente si giunge ad una riforma, ci sarà una discontinuità, e molte persone vedranno chiudersi per sempre la porta. Se non si vogliono ope-legis, ed io non le voglio di certo, l'unica maniera per gestire la transizione in maniera equa è quella di togliere dei privilegi alle generazioni precedenti che di privilegi e protezioni ne hanno avuti anche troppo. Le risorse che si liberano potranno essere usate per governare la transizione aumentando i posti disponibili, cercando di formare gruppi di ricerca davvero di altro profilo.
    Se si procederà illuministicamente alla riforma senza affrontare di petto i privilegi di chi dal sistema ha avuto quasi tutto si otterranno due effetti: far naufragare la riforma e colpire la generazione più debole.

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  4. Bravi, bravi, bravi...mi spiace solo di non aver fatto in tempo a dare il mio piccolo contributo...in ogni caso, ne è venuto fuori un testo davvero interessante. Ma la cosa migliore, secondo me, rimane il titolo di Fra, che potrebbe diventare un vero e proprio tema satirico, da sviluppare per tutto il testo dalla nostra Carta fondamentale.


    Costituzione "materiale" (o materialista?):

    Art. 1 - l'Italia è una repubblica gerontocratica fondata sul lavoro precario.
    Come tutto il resto, anche la sovranità appartiene agli ultracinquantenni, che la esercitano nelle forme e nei limiti che pare e piace loro.

    Tom

    P.S.: ovviamente, la satira non è diretta alla Costituzone, ma alla società e, soprattutto, ai politici italici.

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  5. apprezzo il post.

    un commento a margine: pensionare i baronazzi a 65 anni vuol dire liberare risorse da reinverstire in ricerca VERA, perché è noto e dimostrato che la produttività scientifica di uno studioso è intensa quando è giovane e poi va scemando. gli ultra-sessantenni costano moltissimo alle università e producono poco, rappresentano un tappo allo sviluppo del sistema della ricerca e inoltre sono le stesse persone che hanno mal gestito il sistema negli ultimi anni. Sarebbe giusto che pagassero per i loro errori, perché è ovvio che l'atttuale crisi del sistema NON dipende certo dai più giovani che, invece, sono gli unici ha pagare

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  6. Niente da aggiungere alla questione generazionale. Molto prosaicamente, entro due anni le universita' andranno in bancarotta a causa del blocco dei finanziamenti e l'inevitabile rivalutazione di stipendi, assegni e spese. Una azienda privata farebbe fronte alla crisi ristrutturando il personale, e la prima mossa sarebbe liberarsi dei lavoratori in eta' pensionabile, che fra l'altro hanno gli stipendi piu' onerosi. E che in questo caso sono, da qui al 2015, sono UN TERZO di tutti i docenti. Peccato davvero che la "filosofia industriale" che predicano illustri cattedratici come Giavazzi non si applichi DAVVERO alle istituzioni che li mantegono...

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  7. nerzin
    vedersela con la generazione dei 45enni - ricercatori strutturati che da anni aspettano di diventare associati - sarà dura su questo piano, loro hanno i sindacati alle spalle, i "precari 35enni" possono far leva su un pò di retorica tardo-giovanilistica (i figli da allevare) ma il rischio è che il tutto si concluda con un nulla di fatto, come con le mobilitazioni Moratti che vedevano gli stessi attori e le stesse rivendicazioni in campo... un'ennesima occasione sprecata.

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  8. concordo con untenured.

    la riforma attuale (ovvero la bozza di ddl) rischia di favorire gli scatti di carriera dei ricercatori già incardinati e non l'immissione di forze fresche e VERAMENTE PRODUTTIVE

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  9. ricordo a tutti quel che fece la Lady di Ferro per riformare il sistema accademico britannico che era in crisi, forse messo peggio del nostro. Riuscì a rianimarlo facendo due cose che andavano in parallelo: 1. cambiò le regole che governavano il sistema introducendo un diretto collegamento tra risorse e produttività scientifica 2. prepensionò larghe fasce della classe docente perché sapeva bene che era inutile introdurre nuove regole se non si cambiava anche chi stava al timone

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  10. concordo a mia volta con insorgere, se non si chiede di introdurre criteri meritocratici di allocazione delle risorse, collegati alla produttività scientifica di singoli e istituzioni, la richiesta di prepensionamento e "ricambio generazionale" non può che essere una richiesta di sanatoria (che certamente favorirebbe i più insiders del sistema).

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  11. Beh, questo l'APRI sono mesi che lo chiede, e sommessamente direi che una nostra proposta, forse, è stata pure in parte accolta: legare in maniera diretta una percentuale dell'allocazione delle risorse alla valutazione dei nei-assunti. Noi avevamo chiesto che il 50% della quota di FFO legata alla valutazione (che avevamo chiesto fosse aumentata fino al 30% di tutto l'FFO) riguardasse la valutazione dei ricercatori e professori assunti negli ultimi 5 anni, oltre ad aver chiesto incentivi per la mobilità dei ricercatori.
    Nel DDL c'è una delega al Governo per stabilire
    la "attribuzione di una quota del fondo di finanziamento ordinario delle università correlata a meccanismi di valutazione delle politiche di reclutamento degli atenei, fondati sulla produzione scientifica dei professori successiva al loro inquadramento in ruolo, la percentuale di ricercatori a tempo determinato in servizio che non hanno trascorso l’intero percorso di dottorato e di post-dottorato nella medesima università, la percentuale dei professori e ricercatori in servizio responsabili scientifici di progetti di ricerca internazionali e comunitari e il grado di internazionalizzazione del corpo docente".

    Non è esattamente la stessa cosa e bisognerà vedere poi che faranno di questa delega. Tuttavia, ad essere sincero, credo sia un bene che ci sia la delega al Governo su questo, perchè se la cosa fosse andata in Parlamento temo che sarebbe stata completamente stravolta. In peggio.

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  12. Concordo con gli ultimi post. Il ministro deve essere cosciente che se non cambia le "teste" a capo dell'università in modo netto non ci potrà essere nessuna seria svolta meritocratica, perchè comunuque alla fine tutto rimane ancorato alle stesse persone che hanno le leve del potere. E le persone, e il modo di intendere la morale e l'etica, contano molto di più delle procedure, nell'assicurare il corretto svolgimento delle selezioni. Quindi una riforma di questo tipo andrebbe accompagnata da un massiccio pre-pensionamento. Mi sembra invece che molti sforzi siano concentrati a sfavorire le categorie più giovani, come ad esempio dice esplicitamente il consulente del ministro Giavazzi nel suo ultimo fondo sul Corriere della Sera.

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  13. I giovani o gli anziani non c'entrano nulla...
    sono solo sintomi di un sistema illiberale.

    Non ha senso paragonare l'eta media con quella degli altri paesi... fave!!

    Si paragonano le cause non i sintomi.
    Paragonate i modelli accademici.

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  14. Finche' non si spazza via la democrazzja dall'Universita' non ci saranno veri cambiamenti.
    E' una vergogna che nel 2010 si pensi ancora al Rettore "eletto con voti ponderati"... ancora con queste ideologie tardo-novecentesche di elettoralismo borghese... e' ora di finirla!

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  15. @anonimo
    Ti sei fatto? Se non ha senso paragonare le eta' medie degli altri paesi con la nostra, cosa vuoi paragonare? La lunghezza delle... fave!!

    Le cause non i sintomi... ma che dici?

    Vuoi un elenco delle cause che hanno portato ad invecchiare le universita'?
    Per es.:
    1. blocco dei concorsi
    2. mancanza di concorsi svolti regolarmente negli anni
    3. Promozioni interne
    4. eta' di pensionamento a 72 anni
    5. Ope legis (L.382 del 1980)
    6. manovalanza della ricerca a basso costo (assegni, cococo etc)
    7. la fava di lesso del tuo sistema illiberale
    8. ...

    E ora confrontami i modelli accademici! Continuiamo a parlare dei massimi sistemi e a non risolvere un bel niente!

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  16. "untenured" ha individuato un nuovo nemico, i ricercatori strutturati 45enni, senza parlare di merito o produzione... anche i tanti con un cumulo di pubblicazioni serie che altrove sarebbero ordinari da anni...
    bene, bene....

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  17. Pare che anche il PD sia un partito gerontocratico fondato sui nonni-elettori...
    http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_26/rodota-vecchietti-pd_45a47892-c1fa-11de-b592-00144f02aabc.shtml

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  18. Non per avviareuna discussione che non c'entra nulla, ma sulla questione degli strutturati difesi dai Sindfacati ancdateci piano, che rischiate di sfociare nel luogo comune.
    Il personale strutturato non è contrattualizzato, cioè non firma contratti collettivi di lavoro, ma ha aumenti stipendiali automatici. Di conseguenza non ha l'esigenza di aderire ai sindacati, ed in effetti nella mia e in tutte le altre università i sindacati sono fatti prevalentemente da personale amministrativo, con pochissimi o nessun docente o ricercatore strutturato. Al limite, ci sono più precari che strutturati.

    I Sindacati della docenza sono quelli autonomi (ANDU, CNR, CIPRU...), che sono organizzazioni di categoria non molto diverse dall'APRI. Più potenti solo perché, rappresentando categorie riconosciute, possono avere rappresentanze nei S.A., al CUN, possono organizzare il comportamento degli aderenti in Consigli di Facoltà e di Dipartimento. Possono orientare il voto nelle elezioni di presidi e (SOPRATTUTTO) del rettore!

    La cosa importante quindi non è il Sindacato di categoria, che tutti possiamo fondare, ma il fatto che loro possono organizzarsi negli organi di potere e noi no. Più che attaccare i Sindacati (in particolare quelli confederali, che davvero non rappresentano gli strutturati), bisognerebbe calcare la mano sulla partecipazione dei precari in dipartimenti e facoltà e sull'elettorato attivo e passivo per i rettori. Di tutto questo nel ddl non c'è traccia.

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  19. Renzino l'Europeo26 ottobre 2009 10:14

    Ma io penso che le critiche ai Sindacati, qui, stanno innazitutto su un piano generale; lo sappiamo che il settore Universita' non e' contrattualizzato (vedi il mio primo post, all'inizio di questo thread) - anzi io propongo, in effetti, la contrattualizzazione, come i due amministrativisti Civitarese e Gardini.
    Pero' guarda cosa hanno fatto in questi ultimi mesi codesti Sindacati di settore: si stanno dando da fare per difendere e promuovere gli ultrasettantenni col +2 e il fuori-ruolo, e i ricercatori con 40 anni di contributi.

    Io non ho problemi con il concetto generale di Sindacato, ma cosa hanno in comune i Sindacati di cui sono piu' che amico - quelli finlandese, svedese e norvegese - con la truppaglia di Ultracinquantenni e Pensionati della realta' italica?

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  20. Guarda che siamo in perfetto accordo. Volevo dire che non si devono mettere nel calderone i Sindacati confederali, che fra docenti e ricercatori praticamente non esistono, e i sindacatini di categoria degli strutturati. Anche a me questi ultimi stanno abbastanza sul cavolo. Ma li trovo inevitabili. O impediamo agli strutturati di organizzarsi, oppure inevitabilmente qualcuno di loro si associerà e creerà una qualche ANDU per difendere i propri interessi. Esattamente come noi creiamo le nostre associazioni. Il problema è che manca equilibrio, perché i loro sindacatini entrano nel CUN e in tutti gli altri organi che ho citato nel post precedente e possono sostenere candidati rettori, noi no. C'è una evidente asimmetria e qui sta il problema. Allora o leviamo rappresentanza a tutti passando al rettore di nomina ministeriale, oppure stabiliamo che le rappresentanze che costituscono la vera arma dei sindacatini di categoria devono essere concesse anche a noi. Nel ddl invece si parla di rappresentanzae degli studenti, ma non dei non-strutturati. Secondo me non va bene.

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  21. Renzino l'Europeo26 ottobre 2009 10:39

    Ma la questone della rappresentanza negli organi collegiali e' ancora un'altra cosa, o - meglio - e' collegata alla natura del rapporto di lavoro di assegnisti/contratti.co.co.co./borsisti...
    I Sindacati, con la ben nota 382/80, aderirono alla sostituzione di tutte le forme di lavoro "precario" che era cresciuto negli anni '70 (assegnisti, contrattisti, borsisti) con un'unica figura "di sistema" (di ruolo), quella del ricercatore universitario.
    Valitutti voleva mettere un limite di 7 anni alla rinnovabilita' di questi ricercatori, che sommati ai 3/4 anni del nuovo dottorato, facevano una decina d'anni di periodo massimo di "percorso di carriera verso la docenza", poi c'erano i nuovi Professori Associati ad assorbire le necessita' della docenza...
    Ma i Partiti e i Sindacati dissero "niet", e il nuovo ricercatore universitario, divenne un ruolo a tempo indeterminato, con il solo punto di modifca della "conferma" dopo 3 anni - una sorta di tenurino tracchino all'italiana.
    Ma la struttura dell'Universita' in 3 fasce di personale era quella, e quello che accade dopo, dalla fine degli anni '80, e' un'altra storia...

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  22. Renzino l'Europeo26 ottobre 2009 10:47

    Sulla storia del reclutamento nel periodo '70-'80 ricordo sempre di leggere la Nota di Giovanni Federico:
    http://cnu.cineca.it/docum06/storia-conc.pdf

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  23. Va bene, ma questo c'entra poco. Ciò che hanno fatto i Sindacati e i partiti di 30 anni fa è storia. Nell'Italia di oggi, l'unica che interessa, c'è una università dove i Sindacati confederali sono limitati ai lavoratori tecnico-amministrativi (perché sono contrattualizzati) e nella docenza ci sono sindacatini corporativi che esercitano il potere dato loro dalle rappresentanze. Poi stanno nascendo associazioni e coordinamenti dei precari che però, a differenza dei sindacatini degli strutturati, sono privi di qualsivoglia arma di battaglia, se non assemblee, lettere ai giornali, fax ai rettori o sperabilmente manifestazioni. La storia di 30 anni fa ha poco a che vedere con il fatto che oggi i Sindacati confederali nelle università non ci sono praticamente più e con le battaglie corporative dei sindacatini nel secolo XXI.

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  24. Renzino l'Europeo26 ottobre 2009 11:00

    La storia di 30 anni fa ha determinato la struttura generale dell'Universita' di oggi. Se ci sono nuovamente le figure precarie (escluse "per definizione" de quella struttura, incluso negli organi collegiali) e' grazie a quelle scelte.
    Se i Precarj italiani non hanno mordente e' perche' sono italiani, familisti, proni al sistema e pronti a fruttare le opportunita' che comunque vi si trovano (con le logiche di questo sistema), piuttosto che fare fronte comune per cambiare il sistema.
    Ti possa assicurare che altrove, in Europa, e' ben diverso - anche nei posti piu' culturamente vicini come Spagna e Francia. C'e' piu' chiarezza di intenti, e piu' risultati ottenuti (grazie ad un ambiente politico-culturale diverso).

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  25. OK, grazie per la storia. E anche per la tua lezione di europeità (che poi europeità non è, visto che anche a far coincidere l'europa con la UE, ci sono 27 nazioni da considerare e allora per parlare di europa devi considerare una media fra danimarca e bulgaria, se non parli di germania, inghilterra e qualche altra piccola nazioncina).

    Ora però torniamo all'attuale. Il mio senso era dire che la polemica contro i Sindacati, nell'università italiana del XXI secolo, mi sembra un po' un luogo comune, dal momento che i Sindacati confederali praticamente non ci sono e quelli settoriali sono più che altro piccole associazioni di categoria, corporative e fameliche che tutelano gli iscritti di una singola fascia di personale. A parte i loro obiettivi deprecabili, queste associazioni non sono diverse da quelle che abbiamo, o potremmo avere, noi. La differenza sostanziale sta nel potere che viene loro concesso dalle rappresentanze e dall'elettrorato attivo. Se i precari elegessero un paio di membri del CUN e una associazione potesse orientarne l'elezione, vedi come i nostri interessi potrebbero essere tutelati con la stessa forza dei loro.

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  26. Renzino l'Europeo26 ottobre 2009 11:37

    Guarda che sopravvaluti il CUN, e il ruolo dei sindacati in quelle elezioni.
    Ribadisco che e' la forma contrattuale "da collaboratore esterno" che fa difficolta' nel contesto del sistema italiano.
    Al CUN c'e' sempre stato, in questi anni, un "giovane ricercatore", attraverso la nomina da parte del CNSU del rappresentante ivi eletto dai dottorandi. E l'associazione c'e', e' l'ADI.
    Dal 2000 al 2005 ci fu Rocco Rizzo, poi Patrizia Lamberti, per la quale mi spesi a suo tempo (le altre candidature non erano ADI), poi Mauriello (allora presidente ADI) al quale e' succeduto Gugnoni per via del conseguimento del titolo, e quindi decadenza della carica nel CNSU, di Mauriello.
    Ma se ti riferisci alla mancanza di un "soggetto" specifico degli assegnisti, ti rimando ai ragionamenti fatti prima per la sostanziale incapacita' di formare un soggetto collettivo "soddisfacente".

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  27. @università libera

    i ricercatori "anziani" nemici dei precari, quelli con più esperienza e forti CV che sarebbero dovuti diventare ricercatori da un pezzo in un "paese normale"?

    nemici, mi pare eccessivo, diciamo "avversari": è il governo che - se approvassero così com'è il DDL - ci mette in competizione, non certo io.

    Ora speriamo, anzi lavoriamo affinché la competizione avvenga su basi scientifiche (in base alla produttività e qualità scientifica) e non di "corsie preferenziali" riseervati a particolari categorie come spesso accaduto in questo povero paese.

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  28. Renzino l'Europeo26 ottobre 2009 11:48

    Ti ripeto, inoltre, che nessuno ha voglia di favorire la nscita di un "soggetto" forte di precari, proprio perche' nella storia italiana questo ha significato, nel passato, proprio quei comportamenti sfociati nella 382/80, cioe' "stabilizzazioni" e gravi errori nella struttura di carriera...

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  29. Questo che significa? Se in passato sono state fatte ca**ate allora non consentiamo ai precari di avere rappresentanze? Facciamo rappresentanze senza stabilizzazioni. Bisogna pure saper affrontare i problemi senza per forza dover rinunciare a prerogative importanti.
    Altrimenti è come dire: siccome non siamo in grado di avere traghetti efficienti, aboliamoli e quelli che vivono nelle isole ca**i loro.

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  30. Renzino l'Italiano26 ottobre 2009 12:42

    Boh, ti sto raccontando le cose, se a te interessano.
    Tu stai ragionando come un olandese o un tedesco, io ti sto raccontando la realta' italiano.
    Secondo te a una organizzazione di persone che e' in oggettivo conflitto per le risorse, e che dice anzi di pensionare gli ultrasessantacinquenni, je dicono pure "prego si accomodi nel Consiglio di Amministrazione della Nostra Universita'"...
    Ma dai.
    Ciaociao.

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  31. @ untenured

    corsie preferenziali? e come me le chiami i "concorsi riservati" per il rientro dei cervelli dall'estero? in alcuni casi può trattarsi di persone affermate fuori, ma siccome molto spesso chi ha trovato un ottimo ruolo all'estero vi rimane, ci prendiamo spesso chi è stato fuori, ha pubblicato la metà dei lavori di chi è stato in italia e si prende un signor contratto di 4 anni senza competere con chi in italia ha il doppio delle pubblicazioni. allora cari miei concorsi liberi per tutti a tutti i livelli!! il resto è demagogia

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  32. segnalo che la petizione sui FIRB ha superato quota 900 firme in pochi giorni. chi non ha ancora firmato è pregato di farlo.
    http://www.gopetition.com/online/31562.html

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  33. 5-01870 Ghizzoni: Insediamento della Commissione esaminatrice delle richieste di accesso ai fondi del bando FIRB «Futuro in ricerca».

    Il sottosegretario Giuseppe PIZZA risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato


    TESTO DELLA RISPOSTA

    Con riferimento alla interrogazione illustrata dalla Onorevole interrogante, premesso che in questa stessa sede è già stato risposto, in data 12 febbraio 2009, ad altra interrogazione, presentata sempre dall'On. Ghizzoni, in merito a varie problematiche riguardanti il Bando FIRB «Futuro in ricerca», si comunica quanto segue.
    Con Decreto Direttoriale n. 1463 del 19 dicembre 2008 [...]
    In considerazione di quanto sopra, e preso atto dei ritardi operativi, connessi anche con il processo di riorganizzazione del Ministero, che ha avuto inizio nel marzo 2009 e si è concluso nello scorso mese di luglio, si sta provvedendo a porre in essere tutte le possibili iniziative che consentiranno di accelerare al massimo l'iter procedurale, e di giungere alla nomina degli esperti cui affidare la valutazione scientifica entro il corrente mese di ottobre, allo scopo di chiudere tale processo entro il prossimo mese di dicembre.

    ELEMENTI DIR. GEN. RICERCA 15 OTTOBRE 2009

    In riferimento alla nota 1592/4.5.1/UR/09 con cui è stata trasmessa l'interrogazione dell'on. Ghizzoni si rappresenta quanto segue.
    [...]
    Premesso quanto sopra, e dato atto dei ritardi fin qui verificatisi (connessi anche con il processo di riorganizzazione del Ministero, che ha avuto inizio nel marzo 2009 e si è concluso nello scorso mese di luglio 2009), il MIUR sta mettendo in essere tutte le possibili iniziative che consentiranno di accelerare al massimo l'iter procedurale, e di giungere alla nomina degli esperti cui affidare la valutazione scientifica entro il corrente mese di ottobre, allo scopo di chiudere tale processo entro il mese di dicembre.



    Manuela GHIZZONI (PD), replicando, si dichiara profondamente insoddisfatta perché non si può affermare che sia data alcuna risposta alla sua interrogazione. È rammaricata di doverlo dire con tanta franchezza e durezza al sottosegretario Pizza, del quale ben conosce l'attenzione alla questione in oggetto, ma non ritiene più rispettoso del ruolo dei parlamentari continuare a ricevere da parte del Governo delle non risposte. Stigmatizza quindi il fatto che il ritardo di nove mesi nella composizione della Commissione esaminatrice delle richieste di accesso ai fondi del bando FIRB non è giustificabile con una risposta che parla di «ritardi operativi». Ricorda, infatti, che la Commissione non è stata composta entro i 180 giorni prescritti e sono scaduti i termini entro i quali la medesima doveva operare; è inaccettabile che il mancato funzionamento di un organismo così importante, non venga adeguatamente sottolineato dal Governo con provvedimenti disciplinari ad hoc. Aggiunge che la mancata attivazione della commissione esaminatrice ha messo in imbarazzo gli esperti della Commissione FIRB e che i progetti presentati da giovani italiani che contavano su queste risorse da esaminare sono 3700. Si tratta dei migliori talenti e intelligenze italiani che auspicavano un intervento statale e che sono rimaste disattese. Ritiene quindi che la mancata costituzione della commissione in oggetto, significhi una precisa disattesa di indirizzi politici e governativi, riguardanti non solo il precedente Governo ma anche l'attuale, che ha ottemperato alle previsioni delle legge finanziaria 2007.

    Il sottosegretario Giuseppe PIZZA condivide quanto espresso dall'onorevole Ghizzoni e ritiene che non si possa giustificare tali responsabilità con la lunghezza dei tempi burocratici. Ricorda che il progetto FIRB era un fiore all'occhiello del Ministero per quello che concerne la ricerca futura; disattenderlo sarebbe andare contro le migliori energie del Paese.

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  34. Mah! Che dire? Sono tutti d'accordo (anche sulla balordaggine)... e la cosa si fa davvero inquietante.

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  35. Collegamenti.

    http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/processo-mills/legge-scappatoia/legge-scappatoia.html

    E adesso? "Fate in fretta e levatemi dagli impicci". "E basta con i dubbi di Fini e della Bongiorno sulla prescrizione breve, non c'è altra strada, mentre a quella di sfruttare il legittimo impedimento non ci credo, ho visto già com'è finita per Previti". Chiuso ad Arcore, il Cavaliere è stufo e vuole una legge che lo metta in zona sicurezza contro "il complotto dei giudici". Ha dato ordini precisi: subito le nuove regole sulla prescrizione e subito la norma che sposta a 78 anni l'età pensionabile delle toghe in modo da ingraziarsi i vertici della Cassazione che trattano, oggi e in futuro, i suoi processi.

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