lunedì 22 marzo 2010

Anteprima: tutti gli 800 emendamenti al DDL università

E' reperibile a questo link il "pacco" (in tutti i sensi ...) degli 800 emendamenti al disegno di legge di riforma dell'università in discussione al Senato.

Si confermano tutte le preoccupazioni emerse in precedenza, con l'analisi critica degli emendamenti molto negativi del relatore Sen. Valditara e di quelli del PD, con l'aggiunta di alcuni curiosi emendamenti trasversali di ope-legis più o meno mascherate.

Neanche uno tra gli emendamenti presentati affronta le criticità, che erano state evidenziate dall'Apri, della figura subalterna del ricercatore a tempo determinato e della tenure-track così come disegnata dal DDL, laddove la tenure è indicata come mera "possibilità" lasciata all'arbitrio dell'ateneo e scollegata dall'autonomia ed il merito del ricercatore. Anzi, gli emendamenti peggiorano ulteriormente la situazione. Basti pensare agli emendamenti trasversali che, anzichè tenere ben seperati i due canali della tenure-track e della progressione di carriera del personale strutturato, mescolano le due cose, mettendo direttamente in competizione ricercatori a tempo indeterminato e ricercatori a tempo determinato.
Nessun emendamento, inoltre, affronta in maniera sostanziale i problemi della possibile paralisi dei concorsi nella fase transitoria e quello degli anni da assegnista di ricerca da computarsi retroattivamente nel computo dei 10 anni tra assegno e ricercatore TD.

Altri emendamenti da segnalare:

- ruolo unico dei professori, proposto dal Sen. Asciutti (PDL)
- reitroduzione della prova scritta, proposto dal Sen. Menardi (PDL)
- eliminazione del punteggio numerico per ciascun titolo e pubblicazione nei concorsi da ricercatore a tempo determinato, proposto dal Sen. Valditara (PDL)

-limitazione massima, ad un misero 3% del Fondo di Finanziamento Ordinario, della quota di risorse da destinare, su base premiale, agli atenei in base alla loro politica di reclutamento. Alla faccia della responsabilizzazione di chi recluta!!! Emendamento presentato dal Sen. Possa (PDL)

- libertà per gli atenei di scegliere autonomamente le regole di reclutamento (come avviene ora con i contrattisti ex-lege Moratti ... ed è sotto gli occhi di tutto quello che sta succedendo), proposto dal Sen. Possa (PDL)

- "quote rosa" per gli assegni di ricerca: previsione di bandi riservati a sole donne con età compresa tra i 25 e i 35 anni. Emendamento proposto dal Sen. Asciutti (PDL)

- possibilità di concedere l'abilitazione nazionale «a studiosi in possesso di un significativo curriculum scientifico e professionale che abbiano prestato attività continuativa di docenza e ricerca a contratto in università italiane per almeno sei anni», proposto dalla Sen. Aderenti (Lega Nord)
- prova didattica per l'abilitazione nazionale, proposta con emendamenti distinti dai Sen. Asciutti, Valditara, Calabrò (PDL)
- Nei sei anni successivi alla data di entrata in vigore dei decreti attuativi [...], le università procedono (non "possono procedere" come per i ricercatori TD, qui sono stati attenti a scriverla bene ..., ndr) alla chiamata diretta dei ricercatori a tempo indeterminato che: a) hanno conseguito l’idoneità, di cui alla previgente disciplina, o l’abilitazione nazionale di cui all’articolo 8 della presente legge come professori associati; b) hanno un’anzianità in ruolo di almeno sei anni, dal comprovato impegno didattico, e lavorano in regime di tempo pieno». Emendamento identico presentato dai Sen. Pardi e Giambrone (IDV), e distinantamente (ma identicamente!) dai senatori Rusconi, Vittoria Franco, Ceruti, Mariapia Garavaglia, Marcucci, Bastico, Livi Bacci, Procacci, Anna Maria Serafini, Vita (PD)
- Chiamata diretta (anche qui è scritto: "procedono", non "possono procedere" ... a quanto si capisce solo con i precari si "può procedere" anzichè si "procede" .... ndr) dei ricercatori che conseguono l'idoneità nei ruoli di professore associato. Il Ministro, in sede di assegnazione del Fondo di finanziamento ordinario, assicura la copertura dell’80 per cento degli eventuali oneri aggiuntivi derivanti dal passaggio di ruolo laddove l’università non sia in grado di provvedere. Emendamento presentato dai Sen. D'Alia, Bianchi, Peterlini (UDC, Gruppo Misto).

domenica 21 marzo 2010

Il bavaglio del vicino....



Questo blog e' letto da un migliaio di utenti ogni giorno. Considerato che affrontiamo argomenti "di nicchia", benche' spinosi, e non inseriamo immagini accattivanti e filmati ammiccanti, e' un successone. Grazie al contributo di pochi meravigliosi attivissimi membri siamo un punto di riferimento, e ce lo confermano i contatti giornalieri da fonti insospettabili (ministeri ed altri  organismi istituzionali, giornali, associazioni...). Eppure capita ancora di leggere cose cosi'
dove si afferma incredibilmente "C'è una nuova figura precaria che avanza: il "volontariato della cattedra". Succede a Palermo, Siena, Firenze, Roma e altre città dove centinaia di contratti di insegnamento a giovani prof "esterni" vengono offerti a zero euro."
NUOVA? Sono dieci anni che queste figure esistono ed operano nelle Universita', e sui contratti gratuiti esiste una letteratura ormai indicizzata (probabilmente nella riforma dei SSD ne uscira' uno apposito). 
Ma si legge anche di peggio tipo
"Se oggi, in mancanza di un concorso per la promozione a docente associato, i ricercatori possono restare tali anche per tutta la durata della loro carriera, domani non sarà più così. Al termine di sei anni di contratto dovranno conquistarsi l'idoneità di associato, e se non ce la faranno resteranno fuori dall'università."
Sembrerebbe che i ricercatori a tempo INDETERMINATO (gente che sta nell'Universita' da, in media, 10 anni) con la nuova riforma rischino di finire sulla strada... Mentre invece, come e' logico, chi e' gia' "dentro" non rischia nulla, al massimo non diventera' mai associato, ma d'altronde e' cosi' anche in altri "ambiti", mica tutti gli ufficiali diventano generali, per dire. Il rischio ci sara' (come previsto dal DDL in discussione) per quei ricercatori a tempo DETERMINATO che verranno assunti in futuro: ma ai giornalisti di Repubblica questa sottigliezza evidentemente sfugge. E poi vuoi mettere l'impatto dell'affermazione di cui sopra?
D'altra parte a noi precari della ricerca non e' stato concesso di interrompere la Pax pre-elettorale in materia di Universita': avete per caso notato un riscontro mediatico riguardo agli argomenti sollevati nei post precedenti? Eppure li abbiamo segnalati ad ogni organo di stampa, e i giornalisti (lo vediamo) ci leggono. Certo, i ricercatori che incrociano le braccia sono una notizia piu' succulenta, ma non bastava denunciare l'abuso dell'affidamento della docenza senza un adeguato riconoscimento (economico) perpetrato fino ad oggi? Non bastava sottolineare che un ricercatore neoassunto guadagna 1200 euro netti, quando all'estero ne prende il doppio? Evidentemente non basta, ed allora ecco che si scrivono cose ambigue, inesatte, pur di scrivere. Nemmeno mancassero gli argomenti...

venerdì 19 marzo 2010

Parte il PRIN 2009 (sì, 2009, non c'è un errore di stampa) ... l'ultimo finanziato dal Governo Prodi

Sarebbe in fase di emanazione il Decreto Ministeriale relativo al "PRIN 2009", una delle pochi fonti per finanziare ricerche in Italia.
Il blog dell'APRI è in grado di fornire un'anteprima del testo del bando, reperibile a questo link (una delle novità è che anche i contrattisti legge Moratti  potranno essere coordinatori di progetti di ricerca).
No, non c'è alcun errore di stampa ... stiamo parlando proprio del PRIN 2009 ... anche se siamo ormai a 2010 inoltrato! nella situazione ormai drammatica in cui versa la ricerca italiana, diventano ancor più imperdonabili questi enormi ritardi nella semplice emanazione di decreti per finanziare soldi già stanziati.  
Anche questo bando, come il Prin 2008 e il Firb 2008, è totalmente finanziato con soldi stanziati dal Governo Prodi, come implicitamente conferma il Sottosegretario Pizza in una sua risposta ad un'interrogazione parlamentare degli On. Ghizzoni, Bachelet, Madia, De Pasquale. Si tratta del finanziamento per gli anni 2007-2008-2009, dei cosiddetti fondi FIRST (cui afferisce anche il Prin) previsto nell'ultima Finanziaria del Governo Prodi: 300ml di euro per gli anni 2007 e 2008, 360ml di euro per il 2009.
E' quindi lecito chiedersi ora cosa accadrà per l'anno in corso, il 2010, visto che i fondi FIRST risulterebbero quindi azzerati, dato che non ci risulta alcun rifinanziamento da parte dell'attuale Governo. Sorge anche il sospetto che i ritardi nell'emanazione del bando PRIN 2009 (per non parlare del FIRB 2009, che non si sa che fine abbia fatto) siano dovuti all'esigenza di "prendere tempo" per trovare nuovi soldi, visto che quelli stanziati dal precedente Governo si sono esauriti?
Ma ci chiediamo anche che fine abbiano fatto altri soldi già stanziati (sempre dal Governo Prodi): parliamo del "fondo da 10ml di euro per promuovere la ricerca di base" (comma 318, art. 2, legge finanziaria 2008) che doveva essere attivato "mediante decreto del Ministro dell'Università e della Ricerca, di concerto col Ministro dell'Economia e delle Finanze". Il Decreto ovviamente non è mai arrivato ... e i soldi probabilmente sono andati persi!

lunedì 15 marzo 2010

DDL Università, gli emendamenti del relatore (Sen. Valditara): di male in peggio...

Segnaliamo, dal blog del Coordinamento precari della FLC-CGIL, il testo degli emendamenti del Sen. Valditara, relatore del DDL di riforma dell'università.

Da una prima analisi sembra non ci sia nessun miglioramento del testo originario, dal punto di vista dei ricercatori non-strutturati. Non è stata recepita praticamente nessuna istanza da parte dei ricercatori precari. 
Anzi, c'è qualche peggioramento. Per esempio:

- viene introdotta la "prova didattica" nazionale per l'abilitazione da professore associato, con conseguente notevole allungamento dei tempi,
- estensione della chiamata diretta anche ai ricercatori a tempo indeterminato,
- viene abolita l'unica norma di controllo "ex-ante" prevista dal DDL per i concorsi da ricercatori a tempo determinato: l'attribuzione di un punteggio numerico per ciascun titolo e ciascuna pubblicazione dei candidati,
- nelle norme transitorie vengono prorogate soltanto le norme necessarie al perfezionamento delle assunzioni per i concorsi banditi in precedenza, non già delle norme necessarie ad emanare nuovi bandi,
- viene abolito il concorso nazionale per gli assegni di ricerca (che si affiancava a quello "locale"),
- viene tolta all'ANVUR la possibilità di valutare i docenti, possibilità che viene data esclusivamente alle università.

Inoltre, non vengono proposti emendamenti:

- per migliorare il testo del DDL relativamente alla "tenure-track" (che diventa una mera "possibilità" da parte dell'ateneo, per la quale non vi è l'obbligo esplicito di mettere da parte il relativo budget),
- per elimare una norma sugli assegni di ricerca che permette di conteggiare retroattivamente gli anni svolti da assegnista precedentemente all'entrata in vigore della legge.

Restano le "quote" da destinare agli esterni (anche se fatichiamo a dichiarare "esterno" un docente che non è stato nei ruoli dell'università banditrice nei precedenti 3 anni), ma queste quote vengono rimodulate.
Viene inoltre posto un limite all'uso della chiamata diretta (al massimo 50% delle assunzioni programmate) ... potrebbe sembrare una buona notizia, ma senza specificare a quale chiamata diretta si fa riferimento (quella per i ricercatori a tempo determinato o quella per i ricercatori a tempo indeterminato?) in realtà in questo modo si indebolisce solo la "tenure-track" ... un vero pasticcio.

sabato 13 marzo 2010

Torna la Stasi - Prime indiscrezioni sugli emendamenti al DDL università

C'è l'emendamento per l'abbassamento dell'età pensionabile a 65 anni

A meno di decreti interpretativi dell'ultimo momento, è scaduto alle 18 di Giovedì 11 Marzo il termine per la presentazione degli emendamenti relativi al disegno di legge di riforma dell'università in discussione in Commissione Cultura del Senato. In attesa che il testo degli emendamenti venga pubblicato la settimana prossima sul sito del Senato, il blog dell'APRI è in grado di fornire qualche piccola indiscrezione.
Gli emendamenti presentati complessivamente sono oltre 600, il che rende abbastanza improbabile un'approvazione-lampo del provvedimento da parte del Senato, come era stato preannunciato sia dal relatore che dal Ministro Gelmini.
Vi sono numerosi emendamenti "trasversali", come quello - ampiamente preannunciato - che estende anche ai ricercatori a tempo indeterminato la possibilità di usufruire di chiamata diretta a professore associato in caso di conseguimento dell'abilitazione nazionale. Questo provvedimento, ormai quasi inevitabile, finirà col peggiorare notevolmente la situazione, accentuando la "competizione" tra ricercatori a tempo determinato e ricercatori a tempo indeterminato, anzichè tenere separati e distinti i due canali di reclutamento. Peraltro per le università sarà economicamente più vantaggioso far progredire di carriera un ricercatore a tempo indeterminato che concedere la "tenure" (che continua a rimanere una pura "possibilità" ... nessun emendamento in questo senso!!!) ad un ricercatore a tempo determinato. Curioso anche l'emendamento che estende la chiamata diretta anche ai vecchi contrattisti legge Moratti (ci chiediamo allora: perchè agli assegnisti no? o ai post-doc all'estero no?).
Saltano, purtroppo, anche i vincoli che gli atenei dovevano rispettare nel "transitorio" (2/3 dei professori reclutati esterni ai ruoli dell'università banditrice), così come quelli "a regime".
Fra gli emendamenti trasversali citiamo anche un emendamento che avevamo sollecitato durante la nostra audizione, cioè l'estensione delle attuali regole vigenti il reclutamento dei ricercatori fino alla emanazione di tutti i decreti attuativi, onde evitare la paralisi dei concorsi.
A questo indirizzo si può trovare il riassunto degli emendamenti presentati dal relatore del DDL, Sen. Valditara.
Concludiamo con un emendamento molto importante presentato dal PD, che, accogliendo quasi integralmente una delle proposte dell'APRI, fortemente sostenuta anche dalla VIA-Academy, prevede il pensionamento dei professori universitari a 65 anni (e 40 anni di contributi). Ora alla prova dei fatti vedremo se l'emendamento sarà anche votato dalla maggioranza di Governo, oppure se le tante parole del Ministro Gelmini sul ringiovanimento delle università erano solo un bluff.

Sostituire l'articolo 13 con il seguente:
"Articolo 13 (Collocamento a riposo dei professori e dei ricercatori)
1. I ricercatori e i professori universitari, ivi compreso quelli in servizio presso le facoltà di medicina e chirurgia, e tutto il personale dipendente delle università cessano dai ruoli o dagli incarichi dall’anno accademico successivo al compimento del 65-esimo anno di età.
2. Il personale di cui al comma 1, con domanda inoltrata precedentemente ai termini dello stesso comma, può chiedere di essere trattenuto in servizio per un eventuale periodo necessario a maturare un'anzianità massima contributiva di 40 anni.
3. Coloro che all’atto dell’entrata in vigore della presente legge hanno superato i 65 anni di età o hanno già ottenuto, con decreto del rettore, il collocamento fuori ruolo o il trattenimento in servizio per il biennio previsto dall'articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 e successive modificazioni, cessano dai ruoli o dagli incarichi dall’inizio del successivo anno accademico.
4. I ricercatori e i professori cessati dai loro incarichi come da commi 1 e 3 possono proseguire un impegno attivo, didattico e scientifico, nel dipartimento di afferenza mediante la stipula di contratti di ricerca, anche a titolo gratuito, predisposti secondo schemi definiti dal consiglio di amministrazione dell’ateneo, anche in considerazione delle esigenze didattiche del dipartimento. I ricercatori e i professori, che alla data del collocamento a riposo risultino coordinatori a qualunque titolo di fondi per ricerca da svolgersi nell'ambito del dipartimento di loro ultima afferenza, mantengono diritti e doveri derivanti da tali progetti tra cui la possibilità di svolgere attività di ricerca correlata."

giovedì 4 marzo 2010

L'editoriale di Bogart. Solo il merito ci salverà

Nonostante nessun organo di stampa abbia per ora ripreso la notizia della grave lacuna legislativa che invaliderebbe migliaia di concorsi per professori di prima e seconda fascia, vi sono evidenze che in molte Università si stia diffondendo un clima di (assai) inquieta attesa per le scelte del MIUR. La ragione è presto detta: i concorsi di cui si sta parlando, oltre ad essere numerosissimi (4000 idoneità) saranno probabilmente gli ultimi ad essere effettuati con le vecchie regole "Berlinguer", seppur emendate con il nuovo sistema di formazione delle commissioni. Accanto alle regole formali di reclutamento, occorre ricordare le regole non scritte che hanno per svariati anni governato i concorsi à l'italienne: preminenza del membro interno nelle scelte, idoneità incrociate con chiamate annesse, programmazione del budget attraverso promozioni tra una fascia e l'altra mascherate da valutazione comparativa. L'arrivo delle 4000 idoneità in un sistema assetato di entrate in ruolo dal 2006 è stato da molti accolto con la stessa irresponsabile felicità con cui i protagonisti dell'Armata Brancaleone festeggiavano il diffondersi della peste al canto di "prendimi-dàmmiti-cuccurucù".
Al di là della incredibile vicenda della data di validità della legge Berlinguer prorogata per due volte ma non per la terza, e dalla reale consistenza del vizio di forma, questa storia degna di Balzac deve essere di monito per il futuro. 4000 docenti reclutati con regole sbagliate sono una iattura, punto e basta, al di là di meriti specifici e più o meno legittime aspettative di chi verrà selezionato. Il costo non vale il beneficio. Stiamo parlando, infatti, di posizioni professionali che in tutto il mondo civile non sono oggetto di svendita, ma appannaggio di persone con reali e documentate capacità.
Il ddl presentato dal Ministro Gelmini fa un passo avanti nella direzione di un maggiore riconoscimento del merito nella selezione di associati ed ordinari, occorre riconoscerlo. Si disegna un sistema basato su una abilitazione nazionale e poi selezioni -più o meno a chiamata- locali. Per funzionare, un sistema di questo genere ha bisogno di severe valutazioni dell'operato dei singoli Dipartimenti, per non dire dei singoli docenti. Il ddl demanda tutto a futuri regolamenti, forse nella speranza che poi si riesca a fare nelle stanze del MIUR quello che non si fa in Parlamento. Ce lo auguriamo, anche se è lecito dubitarne. Ma sull'abilitazione nazionale non si può tacere adesso, non in questo contesto. L'abilitazione nazionale è l'unico reale elemento di valutazione presente nel sistema sin da subito. Occorre definire subito i criteri di merito che rendono un ricercatore a qualsiasi livello idoneo ai ruoli di professore associato ed ordinario.
L'idoneità deve essere conferita annualmente ad un numero non elevato di persone sulla base di criteri di merito scientifico di assoluta eccellenza, possibilmente vagliati da esperti internazionali di comprovato spessore. Ripetiamo: stiamo parlando del futuro reclutamento di figure professionali di grande rilievo, non di oscuri burocrati della cultura. I criteri faticosamente scelti dal CUN per il reclutamento sono risibili, forse nemmeno moltiplicati per 5 sarebbero presi in considerazione per reclutare un professore in Paesi assai più seri del nostro. Tutta la procedura deve essere trasparente e veloce. L'attività didattica non può essere un parametro oggettivo di giudizio a livello generale, poichè essa dipende strettamente dal contesto in cui si va a svolgere; le capacità didattiche saranno eventualmente valutate nella successiva selezione/chiamata locale. Qualche spiraglio si è aperto dalle recenti dichiarazioni del Ministro, ma non basta di certo.
Nelle ultime settimane si aggirano delle strane figure in questo Paese. Sono ricercatori, precari e non, e professori che da anni non hanno una produzione scientifica accettabile. In nome della tacita trasformazione del personale universitario in piccoli burocrati della cultura vincolati alla promozione automatica, chiedono il riconoscimento di aspettative non scritte da nessuna parte e conquistate -spesso- con la sola fedeltà a qualche altro capataz. Alcuni si propongono di accorpare i livelli della docenza, altri rivendicano attività didattiche come medaglie sul petto a fronte di curricula desolatamente vuoti, altri ancora amano ascoltarsi mentre lanciano grida di sfida bellicose al sistema in riunioni fatte rigorosamente di giorno lavorativo. Tutti sognano l'idoneità, lo scatto stipendiale, il nuovo ruolo e la dovuta deferenza dei colleghi meno idonei nelle assemblee di dipartimento.
Se qualcuno al Ministero ci ascolta, annulli queste 4000 idoneità in arrivo e al contempo scriva un regolamento per l'abilitazione nazionale che premi davvero chi merita. In maniera pubblica.
E magari premi finanziariamente gli atenei migliori da subito, invece di togliere a tutti in maniera uguale e fornire a tutti alibi in maniera uguale; ma questo è un po' come chiedere la luna, no?
Bogart

Approvato il DDL "Lavori usuranti": cosa cambia per l'università

In attesa di sapere cosa ne sarà dei concorsi per le circa 4000 idoneità da professore associato e ordinario della I e II sessione 2008, se saranno annullatti, sospesi o altro, dopo la clamorosa falla messa in luce da questo blog, ieri è stato approvato in via definitiva il DDL "Collegato al lavoro" (ex-"Lavori usuranti").
Queste le novità principali per quanto riguarda l'università: 

- Dopo le numerose polemiche che si sono protratte negli ultumi mesi, finalmente è stata abolita la possibilità da parte delle Facoltà di porre limitazioni al numero di pubblicazioni presentabili nei concorsi.

- Abolito anche il numero massimo di concorsi a cui si può partecipare nell'anno solare (15, per i concorsi da ricercatore).

- Per i concorsi da ricercatore indetti dopo l'entrata in vigore della legge, saranno discusse anche le pubblicazioni oltre che i titoli. Sebbene il colloquio continui a non poter essere oggetto di valutazione separata, questa norma va nella direzione sbagliata in quanto aumenta notevolmente il potere di discrezionalità della commissione.

- Per alcune università "un po' più uguali delle altre" (cioè: Università per stranieri di Perugia, Scuola Normale Superiore di Pisa, Scuola Superiore S. Anna di Pisa, Università per stranieri "Dante Alighieri" di Reggio Calabria, Università per stranieri di Siena, SISSA di Trieste, SUM - Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze, Scuola IMT di Lucca, I.U.S.S. di Pavia) saltano le quote da impiegare per l'assunzione di ricercaotori, associati, ordinari. Queste università, in pratica, potranno utilizzare le loro risorse interamente anche solo per l'assunzione di professori ordinari ... annullamento concorsi permettendo ...

- I contrattisti legge Moratti non sono più conteggiati nella quota (non inferiore al 60% delle risorse disponibili dai pensionamenti dell'anno precedente) che le università devono destinare all'assunzione di ricercatori. Questa norma, dovuta ad un emendamento dell'On. Manuela Ghizzoni (PD), incrementerà il numero di assunzioni di ricercatori a tempo indeterminato.


Nel frattempo procede la discussione sul DDL di riforma dell'università. Nei giorni scorsi, dopo l'intervento in commissione di diversi senatori, anche esterni alla Commissione Cultura, vi è stata la replica del relatore Sen. Valditara (qui) e del Ministro Gelmini (qui).
Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato per le ore 18 di giovedì 11 Marzo.
Le proposte di emendamento che l'APRI sta diffondendo tra tutte le forze politiche sono visibili a questo link: emendamenti APRI.

venerdì 26 febbraio 2010

Il concorso breve

Migliaia di concorsi da associato e ordinario annullati per "prescrizione"?
Roma, 26 Febbraio 2010 - La travagliata corsa del Decreto Milleproroghe 2010 sta per giungere finalmente alla sua conclusione, dopo l'approvazione da parte della Camera. Ma una mancata proroga di una norma sui concorsi di I e II fascia nelle università rischia di travolgere circa 2000 concorsi che stanno per essere espletati. Vediamo come.
In questa storia "italiana" tutto comincia, manco a dirlo, con una altro "Milleproroghe", l'ultimo del Governo Prodi. Con i concorsi da ordinario e associato bloccati - tecnicamente bloccati - dalla non-attuazione della (peraltro pessima) legge Moratti, venne deciso di concedere alle università, una tantum, di continuare a bandire posti per professori associati e ordinari riesumando le precedenti (e criticatissime) "vecchie regole" (la legge Berlinguer), ma emendate in modo tale che per ogni concorso ci fosse solo un idoneo e non due come avveniva in passato. Ci pensò poi, ovviamente, il Parlamento, in un allegro clima da ultimo giorno di scuola - caduto il Governo Prodi si stava andando verso le elezioni - a ripristinare le due idoneità. Questo il testo:
Legge 28 Febbraio 2008, n. 31 (Articolo 12, comma 2)
In attesa della definizione ed attuazione della disciplina delle procedure di reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia, fino al 31 dicembre 2008 continuano ad applicarsi, relativamente a tale reclutamento, le disposizioni della legge 3 luglio 1998, n. 210, e del decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117; gli organi accademici delle università, nell'ambito delle rispettive competenze, possono indire, entro il 30 giugno 2008, le relative procedure di valutazione comparativa.
Nel frattempo ci sono le elezioni e si insedia il nuovo Governo Berlusconi, che proroga - ovviamente con un altro Milleproroghe!!! - le date sopra riportate (ma eliminando la doppia idoneità per i nuovi concorsi):
Legge 2 Agosto 2008, n. 129 (Articolo 4bis, comma 16)
All'articolo 12, comma 2, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, le parole: «fino al 31 dicembre 2008» sono sostituite dalle seguenti: «fino al 31 dicembre 2009» e le parole: «entro il 30 giugno 2008» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 30 novembre 2008» [...].
Gli atenei, incuranti dei tagli del nuovo Governo, continuano a bandire. Alla fine sul campo resteranno circa 2000 concorsi da ordinario e associato (cioè quasi 4000 idoneità), contro soli 300 da ricercatore.
Ora esaminiamo il combinato dei due suddetti decreti-legge, il Milleproroghe Prodi e il Milleproroghe Berlusconi. La formulazione della legge non è particolarmente felice, ma l'effetto dovrebbe essere il seguente: alle università è stato dato tempo fino al 30 novembre 2008 per bandire i concorsi, e fino al 31 dicembre 2009 per svolgerli applicando le regole della legge Berlinguer. Nè l'intervenuto "Decreto Gelmini" sembra aver modificato il quadro, dato che ha cambiato esclusivamente le modalità di costituzione della commissione, non quelle di svolgimento dei concorsi, nè ha prorogato (pur potendolo fare) la scadenza del 31/12/2009.
L'intenzione del Legislatore, quindi, seppure indirettamente, dovrebbe essere stata quella di inserire un limite temporale all'espletamento dei concorsi. Altrimenti perchè porre quel limite del 31 dicembre 2008 e soprattutto perchè prorogarlo già una prima volta fino al 31 dicembre 2009?
Ora veniamo all'epilogo di questa storia. Ci saremmo aspettati che quel limite del 31/12/2009 venisse ulteriormente prorogato, dato che - a causa dei pesanti ritardi accumulati con i sorteggi - nessuno di questi concorsi è stato espletato entro quella data. Invece nulla di tutto questo è contenuto nel Milleproroghe approvato dal Consiglio dei Ministri, nè nella conversione in legge licenziata ieri dalla Camera.
Quindi la logica conclusione sarebbe che questi concorsi dovrebbero essere tutti annullati per ... intervenuta prescrizione? oppure ci sarà un intervento per ripristinare nuovamente (retroattivamente?) le "vecchie regole", magari eliminando la doppia idoneità?
* * * * * * * * *
Aggiornamento del 27 Febbraio 2010 - La Commissione Cultura della Camera dei Deputati, allora presideduta dall'On. Pietro Folena, aveva in effetti messo in evidenza il problema sollevato dal post già in sede di esame del Milleproroghe 2008, condizionando il proprio parere favorevole proprio al superamento della seconda data di scadenza:
PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE
La Commissione VII (Cultura, scienza e istruzione), esaminato il disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria (C. 3324),
esprime
PARERE FAVOREVOLE
con le seguenti condizioni:
1) all'articolo 12, appare necessario prevedere che la normativa previgente per il reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia continui ad applicarsi fino al completo espletamento delle procedure concorsuali bandite dalle università tra la data di entrata in vigore del decreto-legge n. 248 del 2007 e il 30 giugno 2008;
2) ecc.
3) ecc.
Insomma, la Commissione Cultura era consapevole del problema posto da quella seconda scadenza (31 Dicembre 2008) per il completo espletamento dei concorsi. Evidentemente poi nella confusione di quei giorni convulsi (stava cadendo il Governo) questo parere non si è concretizzato in emendamenti tesi ad eliminare la seconda data, forse anche (e soprattutto) perchè il problema era facilmente superabile, come accade spesso, prorogando di anno in anno quella scadenza ... e in effetti così è stato una prima volta quando la scadenza del 31 Dicembre 2008 è stata spostata al 31 Dicembre 2009 dal Governo Berlusconi ... ma fatto sta che tale proroga non è stata reiterata nell'ultimo Milleproroghe 2010.
Non è tutto. Riportiamo, dal resoconto del Senato, la dichiarazione dell'allora Sottosegretario all'Università, Sen. Luciano Modica, presente (in rappresentanza del Governo) durante la discussione del Milleproroghe in Commissione Cultura del Senato. La VII Commissione stava deplorando la reintroduzione della doppia idoneità, concludendo però che non c'era tempo per tornare indietro perchè il Decreto era in scadenza. Dopo gli interventi di vari senatori, tra cui Ranieri (DS), Asciutti (FI), Valditara (AN), interviene il Sottosegretario Modica: «Il sottosegretario MODICA replica sottolineando che la reintroduzione della doppia idoneità è frutto di un'iniziativa dell'opposizione su cui il Governo si era dichiarato contrario ma che è stata approvata all'unanimità. Nel segnalare che la finestra temporale di applicazione delle norme previgenti è limitata, rammenta che nell'altro ramo del Parlamento erano in corso provvedimenti di modifica del reclutamento dei docenti universitari, interrotti a causa dello scioglimento anticipato delle Camere. [...]».

martedì 23 febbraio 2010

Al via i sorteggi (finalmente)

Dopo svariati mesi di incertezza e con un enorme ritardo, sono state finalmente indette le date di elezione e sorteggio dei concorsi da ricercatore della II sessione 2008 (concorsi indetti dal 1° Luglio 2008 al 31 Dicembre 2009
http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/8269Elezio.htm
Si vota nei giorni dal 17 al 25 Maggio 2010. Il sorteggio avrà luogo il 26 Maggio.
Il membro interno dovrà essere reso noto entro il 9 Aprile.
Nella nota ministeriale è anche scritto, in maniera abbastanza insolita: "Si conferma inoltre che i bandi di cui trattasi devono essere adottati nel rispetto dei limiti stabiliti dall'art. 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e dall'art. 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nonché dall'art. 1, del decreto legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito con modificazioni dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1 e che, pertanto, la valutazione del fabbisogno del personale deve essere conclusa in coerenza con le indicazioni del Ministero in materia".
Aggiornamento importante (23 febbraio 2010, ore 20)
L'assemblea della Camera ha appena approvato un emendamento presentato dall'On. Manuela Ghizzoni (PD) che proroga anche per il 2010 gli "sconti" per il calcolo del rapporto AF/FFO (che deve attestarsi al di sotto del 90% affinchè le università possano bandire nuovi concorsi o assumere vincitori di concorsi banditi precedentemente). Il Governo non aveva inserito, come invece accaduto negli ultimi anni, questa proroga, in questo modo determinando una situazione nella quale moltissime università si sarebbero trovate con un rapporto AF/FFO superiore al 90%, come anticipato nell'articolo di Gianni Trovati su Il Sole 24 Ore.
L'emendamento è stato votato a larghissima maggioranza (459 sì su 460 votanti), dopo che il Governo - che aveva inizialmente espresso parere contrario - ha modificato il proprio orientamento.

lunedì 15 febbraio 2010

RICAMBIO GENERAZIONALE

Ricambio o massacro generazionale?
I comunicati stampa del MIUR hanno ribadito più volte che l'intento del governo sarebbe di consentire un sano “ricambio generazionale” nel mondo universitario. Tuttavia di misure atte a consentire tale ricambio non si trova traccia né negli interventi legislativi già compiuti, né nel DDL ora in discussione al Senato.
La questione è delicata e al contempo urgente. La nostra accademia è notoriamente una delle più vecchie del mondo avanzato, i giovani preparati sono costretti ad estenuanti anni di precariato - saltando da una borsa all'altra come Tarzan sulle liane - e in media si entra in ruolo molto tardi, intorno ai 40 anni di età.
Per risolvere il problema l'APRI propone una soluzione “a costo zero”, equilibrata e ponderata: livellare l’età di collocamento a riposo dei docenti universitari a quella degli altri Paesi europei, cioè 65 anni, con una contestuale anzianità contributiva di 40 anni. Sono fatti salvi i diritti acquisiti, come anche la possibilità che il docente universitario in pensione continui a svolgere un ruolo attivo nella didattica, con la stipula di appositi contratti, e nella ricerca, con lo svolgimento dei progetti di cui è stato nominato coordinatore prima del collocamento a riposo.
Una misura di questo genere - ovvero il prepensionamento una volta raggiunti i 40 anni di anziantià contributiva - è già stata approvata dal Parlamento per la sola figura del Ricercatore Universitario e sta venendo attuata in diversi atenei. E' ovvio, equo e ragionevole pensare di estendere una tale manovra a tutto il corpo docente. In tal modo si potrebbe compiere un positivo e salutare passaggio del testimone, investendo sul futuro, dando una chance a menti giovani e fresche.
La nostra proposta prevede che i risparmi rinvenienti da questi pensionamenti siano utilizzati, nella misura minima del 60% (e senza tagli sul turn-over), nell’assunzione di giovani ricercatori.
Allineare l’età di pensionamento dei professori universitari italiani a quella degli altri Paesi europei non è solo un problema di svecchiare la ricerca, ma anche di giustizia sociale e generazionale.
Le ingenti risorse che si libererebbero potranno così essere usate per governare il “transiente” aumentando i posti disponibili, ringiovanendo il corpo accademico, offrendo opportunità di progressione di carriera ai docenti strutturati, consentendo di formare gruppi di ricerca giovani e di alto profilo.

Questa, in dettaglio, è la proposta dell'APRI, elaborata anche in collaborazione con la VIA-Academy.
Norme a favore del ricambio generazionale nelle università
1. I ricercatori e i professori universitari, ivi compreso quelli in servizio presso le facoltà di medicina e chirurgia, e tutto il personale dipendente delle università cessano dai ruoli o dagli incarichi dall’anno accademico successivo al compimento del 65-esimo anno di età.
2. Il personale di cui al comma 1, con domanda inoltrata precedentemente ai termini del comma 1, può chiedere di essere trattenuto in servizio per un eventuale periodo, comunque non superiore a cinque anni, necessario a maturare un'anzianità massima contributiva di 40 anni.
3. Coloro che all’atto dell’entrata in vigore della presente legge hanno superato i 65 anni di età o hanno già ottenuto, con decreto del rettore, il collocamento fuori ruolo o il trattenimento in servizio per il biennio previsto dall'articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 e successive modificazioni, possono proseguire il rapporto con l’università alla stregua della normativa previgente e dei decreti intervenuti o possono optare per il nuovo regime introdotto con la presente legge.
4. I ricercatori e i professori cessati dai loro incarichi come da comma 1 possono proseguire un impegno attivo, didattico e scientifico, nel dipartimento di afferenza, anche mediante la stipula di contratti a titolo gratuito o retribuito predisposti secondo schemi definiti dal consiglio di amministrazione dell’ateneo, anche in considerazione delle esigenze didattiche del dipartimento. I ricercatori e i professori, che alla data del collocamento a riposo risultino coordinatori a qualunque titolo di fondi per ricerca da svolgersi nell'ambito del dipartimento di loro ultima afferenza, mantengono diritti e doveri derivanti da tali progetti tra cui la possibilità di svolgere attività di ricerca correlata.
5. Le risorse finanziarie resesi disponibili nei bilanci universitari in conseguenza delle cessazioni previste dal comma 1, vengono utilizzate, nella misura minima del 60% della loro entità ed entro un anno dalla loro effettiva disponibilità, per l’indizione di procedure di reclutamento di ricercatori [ricercatori a tempo determinato, o indeterminato, o professori associati a tempo determinato, a seconda di quanto sarà previsto dal DDL].
6. Il mancato rispetto di quanto previsto al comma 5 comporta l'impossibilità da parte dell'ateneo di assumere professori di prima fascia nei successivi cinque anni.

sabato 13 febbraio 2010

Azzerati i tagli sul turn-over ... ma solo alle università "speciali"

Blitz al Milleproroghe con voto di fiducia. Passa un emendamento a favore di alcuni Istituti ad ordinamento speciale. Cambiata anche la norma contro la "piramide rovesciata": queste università potranno anche il 100% delle assunzioni potranno essere destinate solo per concorsi da professore ordinario.
Nei giorni scorsi il Governo ha posto la questione di fiducia su un maxi-emendamento alla conversione in legge del decreto "Milleproroghe", con numerose novità. Fra queste vi è la revoca di tutte le limitazioni sul turn-over in alcune università (finora si poteva assumere esclusivamente per un limite di spesa pari al 50% delle risorse liberate dai pensionamenti dell'anno precedente) ... tutto questo però solo per «gli istituti ad ordinamento speciale, di cui ai decreti del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 8 luglio 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 2 agosto 2005, 18 novembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 279 del 30 novembre 2005, e 18 novembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 280 del 1° dicembre 2005».
Questi Istituti ad ordinamento speciale, stando al resoconto della seduta della VII Commissione del Senato, dovrebbero essere l'Istituto universitario di studi superiori di Pavia, l'Istituto alti studi di Lucca e l'Istituto italiano di scienze umane di Firenze.
Ci sono dunque università di serie A e di serie B?
Inoltre non è del tutto chiaro (almeno allo scrivente) da dove sia stata trovata la copertura finanziaria per questo emendamento.
Il provvedimento ora passa all'esame della Camera per l'approvazione definitiva.
Inoltre, sempre con un emendamento del Governo al disegno di legge sui "Lavori usuranti", in quarta (e forse ultima) lettura al Senato, per tutti gli Istituti ad ordinamento speciale* decade l'obbligo di rispettare le quote previste dal "Decreto Gelmini" da destinare alle assunzioni di ricercatori (almeno il 60%) e ai professori ordinari (al massimo il 10%), che servivano proprio per contrastare il fenomeno della "piramide rovesciata" costringendo le università a puntare più sull'assunzione dei giovani che sulle promozioni di carriera.

* Ricordiamo che, dal sito del Miur, gli Istituti ad ordinamento speciale sono 9: Università per stranieri di Perugia, Scuola Normale Superiore di Pisa, Scuola Superiore S. Anna di Pisa, Università per stranieri "Dante Alighieri" di Reggio Calabria, Università per stranieri di Siena, SISSA di Trieste, SUM - Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze, Scuola IMT di Lucca, I.U.S.S. di Pavia.

mercoledì 10 febbraio 2010

DDL di riforma dell'università - Audizione dell'APRI in Senato

Si è svolta oggi, alle 8.45, l'audizione dell'Associazione Precari della Ricerca Italiani dinanzi alla VII Commissione del Senato. Erano presenti il Presidente Sen. Possa, il relatore Sen. Valditara, e i senatori Antonio Rusconi, Vittoria Franco e Andrea Marcucci del PD, Irene Aderenti della Lega Nord, e Giancarlo Serafini del PDL.
Nella stessa seduta sono stati auditi anche i rappresentati dell'Associazione Italiana per la Ricerca e dell'Associazione dei Professori a contratto della Cattolica.
Le proposte dell'APRI - alcune delle quali illustrate durante l'audizione - riguardano, in particolare, i seguenti temi:
- criticità sulla figura del ricercatore a tempo determinato e su come è disegnata la "tenure-track",
- no a ope-legis vere o mascherate, a qualsiasi titolo, compreso quelle per gli attuali ricercatori strutturati,
- no ai contratti di insegnamento a titolo gratuito,
- incentivi per una vera mobilità dei docenti e no alla politica degli "scambi" (7 anni in una università di un'altra Regione),
- istituzione di un'agenzia indipendente dal MIUR per distribuire i fondi per la ricerca in maniera non burocratica ed allineata agli standard internazionali,
- pensionamento di tutto il personale dell'università a 65 anni di età e 40 anni di contributi, pur lasciando ai docenti la possibilità di continuare a svolgere un ruolo attivo nel Dipartimento; utilizzo delle risorse rinvenienti dai pensionamenti per nuovi concorsi,
- necessità di una norma transitoria per evitare la "paralisi dei concorsi".
Su quest'ultima proposta, in particolare, ci è sembrato che ci sia un discreto consenso.
Il documento completo delle varie proposte e osservazioni, consegnato al Presidente Possa, sono disponibili al seguente link.
Anche il sito Università.it si è occupato dell'argomento con questo articolo.
Segnaliamo anche questo dispaccio di agenzia a riguardo:
UNIVERSITA'. DDL RIFORMA, RICERCATORI CHIEDONO MODIFICHE A SENATO APRI: 'RISORSE PER RINGIOVANIRE PERSONALE, NO BLOCCO CONCORSI'. (DIRE) Roma, 11 feb. - La riforma dell'universita' deve essere accompagnata da un congruo stanziamento di risorse. Oppure processi come il ringiovanimento del corpo docente universitario saranno sostanzialmente impossibili. È quanto hanno sostenuto i ricercatori dell'Apri (Associazione precari della ricerca italiani) e dell'Air (Associazione italiana ricerca) che ieri sono stati auditi in commissione Istruzione al Senato, dove e' al vaglio il disegno di legge Gelmini di riforma dell'Universita'. "Lo stato di sottofinanziamento del sistema universitario italiano e' giunto ormai a livelli drammatici - ha sottolineato l'Apri nell'incontro -. Il disegno di legge purtroppo non affronta la questione risorse", ma prevede una serie di norme che rendono "oggettivamente costosa" la riforma. Per esempio il provvedimento prevede che i ricercatori possano essere assunti solo a termine, ma con uno stipendio in entrata pari a quello di un docente associato. Un fatto "da un lato positivo" che, pero', dicono dall'Apri, rischia di "avere delle conseguenze pesanti se non sara' seguito da un congruo stanziamento di risorse". Gia' oggi, infatti, alcuni atenei faticano a cofinanziare i posti daricercatore a tempo indeterminato distribuiti dal ministero. Se non arriveranno altri soldi, teme l'Apri, con ogni probabilita' i concorsi saranno fatti con il contagocce. Insomma, niente ringiovanimento del corpo docente. L'Associazione ha poi chiesto un provvedimento che, in attesa dell'attuazione della riforma, eviti la paralisi dei concorsi prevedendo che quelli per i ricercatori possano andare avanti fino a che la legge non diventa operativa: non deve bastare che venga emanata. Su quest'ultima proposta ci sarebbe stato un discreto consenso da parte dei senatori. L'Apri ha anche chiesto che non ci siano "ope-legis vere o mascherate, a qualsiasi titolo, comprese quelle per gli attuali ricercatori strutturati" e ha detto "no" ai contratti di insegnamento a titolo gratuito. Infine ha sollecitato, sempre per favorire l'ingresso dei giovani, il pensionamento di tutto il personale dell'universita' a 65 anni di eta' e 40 anni di contributi e la nascita di una Agenzia nazionale per la ricerca che sia indipendente dal ministero e si occupi della distribuzione dei fondi secondo criteri meritocratici e della valutazione dei progetti finanziati. Per l'Air, invece, nel testo ci sono "elementi indefiniti o contraddittori sul capitale umano che non possono essere accettati". Manca, in particolare, una quantificazione numerica su quale sia "il rapporto auspicato tra ordinari, associati e ricercatori" e non e' specificato " a quale quota di ricercatori a tempo determinato si intende dare la possibilita' di un ingresso in ruolo". (Ami/ Dire)

martedì 9 febbraio 2010

Arrivano le prime rettifiche ...

Dopo molti sforzi, articoli di giornali, lettere e fax, arrivano finalmente le prime rettifiche dei bandi di concorso per ricercatore non conformi alle nuove regole.
Dopo la rettifica della Scuola Normale di Pisa e quella (a nostro avviso parziale) di Udine, sulla Gazzetta Ufficiale di oggi arriva quella dell'Università "La Sapienza" di Roma. Tra le altre cose è scritto che «Considerato che, il termine «prova» potrebbe essere interpretatocome un ulteriore valutazione, anche se nei bandi non viene maimenzionata alcuna prova d'esame o prova orale; Considerata l'opportunità di prevenire ogni possibile contenzioso; Ritenuto quindi necessario procedere alla formulazione di unainterpretazione autentica dei bandi in cui viene menzionato iltermine "prova"», [...] «L'illustrazione e discussione sui titoli sostenuta dai candidatidavanti alla commissione non costituisce oggetto di autonomavalutazione essendo esclusivamente funzionale al giudizio sui titoli».
Questa rettifica può benissimo essere usata come un valido "precedente" per tutti quegli atenei che non hanno ancora rettificato i loro bandi, come per esempio l'Università degli Studi della Basilicata, l'Università degli Studi di Brescia e l'Università degli Studi di Milano.
La notizia è stata data da questo lancio di agenzia:
Roma, 11 feb. - Dopo le proteste delle associazioni di categoria (con l'Apri, Associazione precari della ricerca, in prima linea) e diversi articoli sulla stampa, il rettore della Sapienza, Luigi Frati, ha deciso di rettificare i bandi di concorso per ricercatori a tempo indeterminato emanati lo scorso dicembre. La rettifica e' uscita sulla Gazzetta Ufficiale del 9 febbario e riguarda una parola utilizzata nei bandi che poteva far pensare ad una violazione delle nuove norme sui concorsi previste dalla legge 1 del 2009 che ha eliminato scritti e orali. All'articolo 6, infatti, la discussione dei titoli da parte dei candidati veniva definita "prova", il che poteva far pensare ad una surrettizia reintroduzione dell'orale, eliminato per legge. Cosi' l'ateneo capitolino ha deciso di correggere il tiro. "Considerato che, il termine 'prova' potrebbe essere interpretato come un'ulteriore valutazione", si legge nella rettifica, per "prevenire ogni possibile contenzioso", si precisa che "l'illustrazione e discussione sui titoli sostenuta dai candidati davanti alla commissione non costituisce oggetto di autonoma valutazione essendo esclusivamente funzionale al giudizio sui titoli". Inoltre il termine prova "viene sostituito con il termine illustrazione e discussione". (DIRE)

mercoledì 3 febbraio 2010

Parte la valutazione CIVR 2004-2009 (forse)


Nonostante il ritardo biblico sull'attivazione dell'ANVUR, vi sono diverse novità positive nella nuova tornata valutativa rispetto a quella precedente (e unica) 2001-2003:
- valutazione su base dipartimentale,
- saranno richieste le pubblicazioni di tutto il personale del Dipartimento, e non più le migliori x pubblicazioni; quindi i professori inattivi nella ricerca contribuiranno (negativamente) alla valutazione del Dipartimento;
- sarà coinvolto non solo il personale strutturato ma anche quello a contratto;
- la valutazione avverrà non solo mediante peer-review, ma anche con indagini bibliometriche cioè esaminando il numero di citazioni che di ciascun articolo (nei settori dove questo ha senso).

lunedì 1 febbraio 2010

Concorsi al CNR: è polemica. L'APRI: procedure non allineate agli standard internazionali. Maiani: «Massima apertura nei bandi»


Punteggio riservato per i precari interni al CNR. Maiani: «è una piccola premialità, per dare una chance a chi non è rientrato nelle stabilizzazioni, a volte per motivi contingenti».

Segnaliamo il servizio uscito oggi in prima pagina su Il Sole 24 Ore riguardante i contestati concorsi al CNR. La polemica, sollevata dall'APRI, riguarda il bando di circa 500 posti da ricercatore a tempo indeterminato. I concorsi, come abbiamo già scritto in un precedente post, prevedono due prove scritte e una prova orale (rigorosamente in italiano) e un punteggio "premio" per chi ha già svolto servizio presso il CNR, oltre a profili iper-specifici e procedure che lasciano perplessi (una sola domanda per Regione, documenti previsti in sestuplice copia, etc.).

Le differenze con gli analoghi concorsi che si svolgono, annulamente, presso il CNRS (il corrispondente del CNR in Francia) sono notevoli e sono già state analizzate in dettaglio in questo interessante post.
Il Presidente del CNR, Luciano Maiani, invece difende, in questa intervista, la «massima apertura» dei bandi di concorso, facendo cadere le speranze di chi si augurava un ripensamento ed un maggiore allineamento delle procedure sulla prassi internazionale. Alla domanda: «Come mai, però, ci sono 8 punti per i precari interni?», Maiani risponde (testualmente): «è una piccola premialità, per dare una chance a chi non è rientrato nelle stabilizzazioni, a volte per motivi contingenti».

venerdì 29 gennaio 2010

Rientro dei cervelli, ma solo per quelli superveloci!!



Il programma "Rita Levi Montalcini" sul rientro dei cervelli, annunciato l'anno scorso in pompa magna per il centenario della illustre scienziata, e'stato infine pubblicato il 21 dicembre. Le linee guida e i dettagli in merito al programma, invece, solo il 19 gennaio: la scadenza per la presentazione delle domande rimane incredibilmente fissata a stanotte, 29 gennaio, come si puo' leggere nel verbale sottostante (il sottosegretario Pizza risponde ad una interpellanza della Deputata PD Laura Garavini).

In pratica, tutti gli interessati dovevano essere gia' preparati con progetti, documenti e soprattutto istituti di ricerca pronti ad accoglierli trionfalmente, il tutto proprio sotto Natale, con scadenza fissata al 27 dicembre. Salvo poi ottenere chiarimenti e soprattutto venire a conoscenza della proroga al 29 gennaio, ma solo il 19!!! Va bene che come programma di rientro non e'sto granche' (come tutti quelli passati, del resto), ma, sul serio, chi volete prendere in giro?


(Tempi e modalità per la presentazione delle domande relative al «Programma per giovani ricercatori», stabiliti dal decreto ministeriale del 27 novembre 2009 - n. 2-00584)

PRESIDENTE. L'onorevole Garavini ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00584, riguardante tempi e modalità per la presentazione delle domande relative al «Programma per giovani ricercatori», stabiliti dal decreto ministeriale del 27 novembre 2009 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).

LAURA GARAVINI. Signor Presidente, con il decreto ministeriale del 23 settembre 2009, n. 45, si sono destinati 6 milioni di euro al Programma per giovani ricercatori, con l'intento di favorire con contratti a tempo determinato il rientro nelle università italiane di giovani ricercatori che operano stabilmente all'estero. Con il successivo decreto del 27 novembre 2009, si sono andati a delineare i criteri di selezione delle richieste e di reclutamento e si è stabilito che le domande devono essere presentate entro e non oltre il 29 gennaio 2010, ovvero nella giornata di domani. Questo decreto è stato, però, inserito sul sito in modo tale da far sì che questo termine di 30 giorni previsto dal decreto si sia ulteriormente ridotto, lasciando quindi agli eventuali interessati soltanto pochi giorni per potersi candidare. Tra i requisiti richiesti è prevista la presentazione di tutta una serie di documentazioni che include, tra l'altro, anche il ricorso a lettere di presentazione da parte di istituti stranieri. Operando questi ricercatori all'estero e dovendo comprovare una documentazione che richiede anche il rapporto con importanti istituti di ricerca all'estero, la nostra richiesta al Ministero è di prolungare i termini per la presentazione delle domande.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca, Giuseppe Pizza, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE PIZZA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il decreto ministeriale 27 novembre 2009, relativo al Programma per giovani ricercatori Rita Levi Montalcini, finalizzato a favorire l'internazionalizzazione dell'università italiana offrendo a giovani studiosi stranieri ed italiani impegnati all'estero l'opportunità di svolgere attività didattica e di ricerca in Italia, è stato registrato dalla Corte dei conti il 16 dicembre, pubblicato sul sito del Ministero in data 21 dicembre 2009 ed il giorno successivo è stata aperta la procedura informatica per la presentazione delle domande.
Con l'avviso, cui fa riferimento l'onorevole interrogante, apparso nell'area notizie del citato sito in data 19 gennaio 2010, si è inteso fornire chiarimenti in merito al programma, nonché richiamare l'attenzione sul nuovo termine di scadenza per la presentazione delle domande, previsto per il 27 dicembre 2009, cioè entro e non oltre trenta giorni dalla data della pubblicazione del decreto, e prorogato al 29 gennaio 2010.
Tale proroga è stata disposta esclusivamente al fine di consentire agli interessati in possesso dei requisiti (titolo di dottore di ricerca o equivalente conseguito da non più di sei anni e che, alla data del 27 novembre 2009, risultino stabilmente impegnati all'estero da almeno un triennio in attività didattica o di ricerca), un più ampio lasso di tempo per la preparazione della documentazione necessaria anche in considerazione del periodo di festività natalizie.
Infine, si fa presente che non sono previste ulteriori proroghe al termine del 29 gennaio 2010.

PRESIDENTE. L'onorevole Garavini ha facoltà di replicare.

LAURA GARAVINI. Signor Presidente, ci rincresce molto che da parte del Ministero non ci sia stata la disponibilità alla proroga ulteriore dei termini. È vero che c'era stata questa iniziale proroga, però poi, tra la pubblicazione sul sito Internet del Ministero e la scadenza effettiva del bando, intercorrono soltanto dieci giorni.
Quindi, ci si può immaginare come per i ricercatori operanti all'estero risulti particolarmente complicato rispettare queste scadenze. Ci viene da temere che non vi sia assolutamente l'intenzione di favorire il rientro dei ricercatori italiani dall'estero, quando invece ce ne sarebbe un bisogno straordinario e potrebbero dare un apporto notevole anche proprio in termini di internazionalizzazione del sistema della ricerca italiana. Per attestare quanto sto dicendo, ci tengo semplicemente a riportare alcuni dati del Censis, secondo il quale in Italia soltanto l'1,4 per cento dei dottorandi di ricerca hanno avuto esperienze all'estero. In Inghilterra questa percentuale ammonta invece al 30 per cento. Allora, il rientro di cervelli italiani che hanno svolto e adempiuto in modo spesso estremamente prestigioso il ruolo di ricercatore all'estero potrebbe essere per l'appunto un apporto straordinario a tutto il sistema della ricerca italiana. Noi viviamo nell'era della conoscenza, addirittura vi sono Paesi che si litigano i ricercatori che possano dimostrare di avere avuto esperienze di ricerca in altri Paesi. Si parla così spesso dell'era della world brains war, cioè della battaglia globale per i cervelli, dove appunto ci si rincorre per attrarre cervelli da oltre confine. Trentasei Paesi, tra cui le principali economie del mondo, hanno messo in campo politiche mirate ad attrarre cervelli dall'estero; invece, in Italia continuiamo a non dare assolutamente rilievo al tema e all'ambito della ricerca. Questo Governo dovrebbe capire che l'investimento nella ricerca è vitale per il progresso dell'intero Paese; invece, nello specifico, prevedendo questi limiti anche temporali, signor sottosegretario, è praticamente impossibile - intendo rimarcarlo - ottenere tre istituti che siano disposti ad accogliere i candidati in così brevi tempi.
È un regolamento che quindi rischia di favorire persone che hanno forti contatti personali, semmai di parentela, con istituti ed università italiane e sfavorisce invece candidati, anche stranieri, che abbiano pochi contatti personali in Italia. Per giunta, i requisiti richiesti nei tempi stretti di fatto penalizzano candidati che hanno lasciato da tempo l'Italia e hanno diluito i loro contatti con istituti italiani, cioè quelli che in genere sono diventati più indipendenti scientificamente e sono quindi capaci di produrre progetti validi e competitivi. Per questi candidati non è possibile ottenere una serie di documentazione in così poco tempo. Quindi, il bando contiene una norma che favorisce persone con forti contatti personali e sfavorisce, invece, candidati potenzialmente molto validi dal punto di
vista scientifico.

mercoledì 27 gennaio 2010

Emendamento del PD sui concorsi da ricercatore. E ora come faranno le università che non vogliono bandire?


Fallisce, per fortuna, il tentativo (di alcuni deputati del PDL) di ripristinare il pensionamento a 75 anni nelle università private
Il Governo va sotto in aula sul DDL sui "Lavori usuranti" su un emendamento dell'On. Manuela Ghizzoni riguardante i concorsi per ricercatore. L'emendamento modifica una norma del decreto-legge 180, stabilendo che almeno il 60% della metà delle risorse rinvenienti dai pensionamenti deve essere impiegata nell'assunzione di ricercatori universitari e non, come avveniva finora, anche per l'assunzione di contrattisti ex-legge Moratti (che peraltro andavano secondo regole stabilite da ciascun ateneo, spesso tutt'altro che trasparenti).
Ricordiamo la polemica delle scorse settimane con il Rettore dell'Università di Trento, il quale aveva annunciato di volere utilizzare tutte le risorse dei pensionamenti per l'assunzione di contrattisti e non di ricercatori. Questo emendamento potrebbe radicalmente cambiare le carte in tavola.
Bocciato invece, dopo la sospensione della seduta, per soli 3 voti, l'altro emendamento, che mirava a snellire le procedure dei concorsi da ricercatore, limitando il colloquio solo ai migliori tre della valutazione di titoli e pubblicazioni.
Di seguito il resoconto della seduta (tratto dal sito della Camera dei Deputati).
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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 10 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C.1441-quater-C). Nessuno chiedendo di parlare sull'articolo 10 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
GIULIANO CAZZOLA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Ghizzoni 10.1 e 10.2.
PRESIDENTE. Il Governo?
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
MANUELA GHIZZONI (PD). Signor Presidente, l'obiettivo dell'emendamento in esame è molto semplice ed è finalizzare le risorse degli atenei che si rendono disponibili dal pensionamento del personale per assumere ricercatori a tempo indeterminato e non per attivare i contratti di ricerca a tempo determinato introdotti dalla legge Moratti del 2005. Insomma, se dovessi fare una battuta direi che a fronte dei pensionamenti creiamo posti di ruolo, posti «sicuri», per richiamare un'espressione recentemente utilizzata anche dal Ministro Tremonti.Io qui, colleghi, non farò un'apologia del posto fisso nel settore della ricerca. Voglio limitarmi a riportare alla vostra attenzione un dato di realtà, cioè di migliaia di giovani ricercatori di talento che premono alle porte dell'accademia italiana per innovare la ricerca del nostro Paese e per innovare la didattica del sistema universitario. Eppure voi, con questo parere negativo al nostro emendamento, che quindi respingete, condannate questi giovani ad invecchiare nella precarietà, senza comprendere - questa è la cosa più grave - che così facendo voi condizionate non soltanto il loro talento ed il loro futuro, ma soprattutto continuate a compromettere la competitività del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
SIMONE BALDELLI (PDL). Signor Presidente, a me francamente sembra un po' forte come espressione quella che afferma che il relatore e il Governo, non dando un parere favorevole a questo emendamento, condannino nel limbo della precarietà una quantità «x» di ricercatori. Questa francamente mi sembra una posizione un po' eccessiva. Vi è stato un confronto anche in Commissione su questi temi e questi sono peraltro emendamenti che sono stati già presentati in Commissione e ripresentati poi per l'aula. In Commissione vi è stato un confronto anche piuttosto sereno. Si rimane con una diversità di posizioni legittima, io credo, riconosciuta da entrambe le parti.Sappiamo benissimo che il settore universitario, che peraltro viene toccato da questo articolo ma anche dal successivo, in particolare da quello riguardante il pensionamento dei docenti nelle università private e su cui magari diremo anche qualcosa, qualora dovesse sorgere un dibattito a riguardo. Evidentemente, si tratta di un tema complesso e delicato, che dovrebbe essere affrontato in un provvedimento specifico, così come, da tempo, il Governo sta auspicando, e su cui credo stia anche lavorando. In questa fase, anche a fronte delle necessità di copertura finanziaria dei provvedimenti che sono al nostro esame e che ci accingiamo a votare, credo che sia assolutamente legittimo, riconoscibile e condivisibile il parere contrario espresso dal relatore Cazzola sull'emendamento in oggetto. Vorrei aggiungere un'ulteriore riflessione. Ove è stato possibile - ne è testimone il sottosegretario Viespoli, che ha seguito da vicino tutto il provvedimento - abbiamo cercato di venirci incontro nel rispetto legittimo delle posizioni, e di trovare - questo è stato il lavoro, quasi certosino, fatto dal relatore - dei denominatori comuni per riuscire a raccogliere, intorno al testo al nostro esame in terza lettura, il più ampio consenso possibile. Ho motivo di ritenere che ciò sia stato fatto, anche in relazione agli articoli. Pertanto, credo che, dove non vi è stato più margine per poter cucire un consenso più ampio di quello del confine della maggioranza sul testo che abbiamo di fronte, non si possa o non si sia potuti andare oltre. Quindi, preannuncio, ovviamente, che il voto del Popolo della Libertà sarà conforme al parere espresso dal relatore e che, quindi, sarà un voto contrario.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ghizzoni 10.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Prego i colleghi di prendere posto. È la prima votazione del pomeriggio, consentiamo a tutti di votare.Onorevole Coscia... onorevole Di Centa... onorevole Vico... onorevole Della Vedova...È la prima votazione del pomeriggio, pertanto aspettiamo tutti coloro che devono ritirare la propria tessera. Si tratta di colleghi sia del Partito Democratico sia del Popolo della Libertà, quindi aspettiamo che ritirino le proprie tessere.Onorevole Brandolini... onorevole Vannucci, sostituisca la tessera...
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Presidente, chiuda la votazione!
PRESIDENTE. Onorevole Quartiani, non funziona la tessera.Onorevole Petrenga... onorevole Jannone... onorevole Lainati... onorevole Milo... aspettiamo... l'onorevole Petrenga non ha ancora votato...
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Presidente! Chiuda la votazione!
PRESIDENTE. Onorevole Quartiani, l'onorevole Petrenga non riesce a votare! Per cortesia! Vi è anche l'onorevole Brandolini, che appartiene al suo gruppo! Prego, onorevole Petrenga...
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Questa è una farsa!
ROBERTO GIACHETTI. Lupi sei sempre tu! Fai un paio di telefonate!
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Vergognati! PRESIDENTE. Onorevole Granata... l'onorevole Petrenga ha votato? Onorevole Santelli... onorevole Capodicasa, l'aspettiamo.
ROBERTO GIACHETTI. Buffone!
PRESIDENTE. È la prima votazione: l'onorevole Capodicasa e l'onorevole Santelli sono in Aula e hanno diritto di votare. Prego.Onorevole De Torre...
ROBERTO GIACHETTI. Lupi, chiama qualcuno al telefono!
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Vergognati!
PRESIDENTE. L'onorevole De Torre ha votato? Onorevole Di Staso... fate votare l'onorevole Di Staso...C'è l'onorevole De Torre che non riesce a votare. Un deputato che è presente in Aula ha diritto di votare, perdonatemi!Prego, onorevole De Torre, e anche onorevole Colombo. Ha votato, onorevole Colombo? Onorevole De Torre, ha votato?
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiudi!
PRESIDENTE. Chiuderò quando l'onorevole De Torre mi avrà detto di aver votato, scusatemi.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Ma v.....
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni) (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Unione di Centro).
(Presenti e votanti 436 - Maggioranza 219 - Hanno votato sì 222 - Hanno votato no 214).
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, non ho alcun dubbio che coloro che sono presenti in Aula nel momento in cui viene indetta una votazione abbiano il diritto di votare, però mi permetta, signor Presidente, lo dico sommessamente, basta prendere i tempi normali di votazione.
PRESIDENTE. Ricordo all'onorevole Borghesi gli ultimi tre colleghi che hanno votato sono, tra l'altro, colleghi del Partito Democratico, come l'onorevole Colombo e l'onorevole De Torre: questo a dimostrazione dell'imparzialità della Presidenza.Passiamo alla votazione dell'emendamento Ghizzoni 10.2. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ghizzoni.Prendo atto che l'onorevole Ghizzoni vi rinuncia.
SILVANO MOFFA, Presidente dell'XI Commissione. Signor Presidente,credo che sia opportuno sospendere la seduta... (Commenti dei deputati dei gruppo Partito Democratico)
PRESIDENTE. Scusate, il presidente Moffa sta avanzando una proposta, poi chi vuole intervenire lo farà.
SILVANO MOFFA, Presidente dell'XI Commissione. Ho il diritto di fare una proposta?
PRESIDENTE. Ci mancherebbe altro, presidente Moffa, c'è solo un po' di agitazione.
SILVANO MOFFA, Presidente dell'XI Commissione. Credo che dopo la votazione che si è appena svolta sia anche necessario capire quale sia l'impatto di questa norma sul complesso del dispositivo che stiamo approvando.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, atteso che resta soltanto un altro emendamento riferito a questo articolo, noi riteniamo che sia più utile capire questo impatto dopo il voto su tale ultimo emendamento. Chiediamo, pertanto, che venga posta ai voti la proposta di sospensione.
PRESIDENTE. Sulla richiesta di sospensione interverranno un deputato contro e uno a favore.Prendo atto che nessuno chiede di parlare contro.
GIUSEPPINA CASTIELLO. Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Credo che sia vergognoso, se non fuori luogo per chi ricopre un incarico importante in questa assise...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Castiello, ma adesso devono parlare un deputato a favore e uno contro la richiesta di sospensione; poi potrà intervenire sull'ordine dei lavori.Ha chiesto di parlare a favore l'onorevole Fedriga.Ne ha facoltà.
MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, intervengo a favore della richiesta di sospensione, perché, nonostante le opportunità delle opposizioni di mandare «sotto» la maggioranza, così come è avvenuto con l'ultima votazione, credo che sia importante che risulti un testo chiaro di cui si comprenda il significato, senza gli emendamenti che avevano avuto un parere contrario del relatore e del Governo e che rischiano adesso di stravolgere il senso di ciò che la Commissione e la maggioranza avevano indicato.Quindi credo che sia utile sospendere perché il Comitato dei nove possa riunirsi per capire quello che è successo esattamente. Con la stessa logica che abbiamo utilizzato ieri - e ricordo la buona volontà della maggioranza e dei gruppi di maggioranza che hanno rinviato la discussione a questa mattina per capire il senso degli emendamenti indicati dalla Commissione bilancio - allo stesso modo penso che oggi sia giusto e responsabile anche da parte dell'opposizione - e lasci perdere per una volta l'attacco politico e sia responsabile nella votazione di una norma cui dovranno sottostare i nostri cittadini - sospendere per permettere la riunione del Comitato dei nove per capire anche in poco tempo - però capire - ciò che è avvenuto e sapere se possiamo andare avanti in modo normale e con il normale svolgimento dei lavori oppure se il Comitato dei nove e il relatore dovranno prendere delle decisioni per andare a rendere il testo comprensibile e lineare.
PRESIDENTE. Presidente Moffa, solo per indicarlo con chiarezza: per quanto tempo lei ritiene che sia necessario sospendere la seduta?
SILVANO MOFFA, Presidente della XI Commissione. Signor Presidente, penso per un quarto d'ora.
PRESIDENTE. Un quarto d'ora o venti minuti. Sta bene.Passiamo ai voti.Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la sospensione dell'esame del provvedimento, proposta dal presidente della XI Commissione Moffa, per circa venti minuti.Dichiaro aperta la votazione. Onorevole Vico, vogliamo permetterle di votare, onorevole Vico! Onorevole Coscia, ha votato? Onorevole Ruvolo... onorevole Sardelli... onorevole Mondello... onorevole Conte... onorevole Barbareschi... onorevole Barbareschi, ha votato? Onorevole Calderisi, ha votato? Onorevole Calderisi, l'aspettiamo. Ce ne sono innumerevoli di tessere. Possiamo far votare l'onorevole Calderisi?(È approvata). La Camera approva per cinque voti di differenza.

[DOPO LA SOSPENSIONE ... ]
PRESIDENTE. Ricordo che, prima della sospensione della seduta, è stato da ultimo approvato l'emendamento Ghizzoni 10.1. Ha chiesto di intervenire, anche perché deve dare esito del risultato del confronto in Commissione, il relatore, onorevole Cazzola, per riferire all'Assemblea sull'esito della riunione del Comitato dei nove.
GIULIANO CAZZOLA, Relatore. Signor Presidente, abbiamo esaminato la norma novellata dall'emendamento Ghizzoni 10.1 e abbiamo visto che non altera lo spirito e l'impostazione complessiva del provvedimento che, peraltro, incide in materia di lavoro. Queste norme, infatti, sono sull'università e sono state inserite al Senato in maniera un pochino aggiuntiva e collaterale, come spesso succede nei provvedimenti complessi come questo. Quindi, crediamo che si possa proseguire con i nostri lavori e, come prova di buona volontà rispetto all'incidente accaduto prima, il relatore modifica il parere sull'emendamento Ghizzoni 10.2 e si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Prendo atto che la Commissione non esprime più parere contrario sull'emendamento Ghizzoni 10.2 ma si rimette all'Aula. Il Governo?
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Ghizzoni 10.2.Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ghizzoni. Ne ha facoltà.
MANUELA GHIZZONI. Signor Presidente, innanzitutto ringrazio anche il relatore per avere modificato il proprio parere. Chiedo un minuto per spiegare il contenuto del mio emendamento 10.2 che, peraltro, lo dico soprattutto ai colleghi della maggioranza, va nel senso di rendere le procedure concorsuali più trasparenti, in linea con il dettato del decreto-legge n. 180 del 2008 che approvammo un anno fa in Parlamento. L'emendamento limita la discussione davanti alla commissione giudicatrice ai componenti di una short list, ovvero di una lista ristretta di candidati; in particolare ai primi tre che ottengono le valutazioni migliori per quanto riguarda la loro produzione scientifica e per i titoli. Il motivo è molto semplice, colleghi. Oltre a razionalizzare i lavori, come accade a livello internazionale, l'intento è, soprattutto, di impedire che questa discussione pubblica davanti alla commissione possa essere utilizzata per sovvertire l'ordine di merito della valutazione comparativa. In altre parole, per dirlo elegantemente, per evitare episodi di cooptazione irresponsabile. Quindi, credo che, se votassimo tutti insieme questo emendamento, faremmo davvero un servizio per norme concorsuali trasparenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma a questo emendamento perché sono perfettamente in linea con quanto detto dalla collega Ghizzoni. Stiamo trattando di norme estremamente delicate; l'università è ancora frutto di riflessioni e di proposte e in questo - Pag. 88 - momento si stanno studiando le norme relative all'università al Senato. Quindi, credo che andare nella direzione di una maggiore trasparenza, di garanzie, di serietà, di giustizia e di equità nei confronti di chi farà i concorsi, è tutto da guadagnare in quest'Aula e fuori. Quindi, il nostro voto sarà favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ghizzoni 10.2, sul quale la Commissione e il Governo si sono rimessi all'Assemblea.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevoli Vico, De Micheli, Coscia, Borghesi, Vaccaro e Crosetto...
Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 492 - Votanti 485 - Astenuti 7 - Maggioranza 243 - Hanno votato sì 241 - Hanno votato no 244).
Prendo atto che il deputato Zinzi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, credo che, essendo noi in un'Aula parlamentare, nella quale la collega prima ci richiamava ad un linguaggio parlamentare, sia necessario anche un rispetto dei rapporti politici parlamentari. Quello che è accaduto poco fa è una farsa, che ritengo anche abbastanza poco rispettosa proprio dei rapporti politici tra le forze politiche. Il Governo e la maggioranza, invece di prendere in giro l'opposizione, hanno solo una cosa da fare: essere presenti in Aula, visto che l'elettorato li ha mandati qui in un numero consistente e andare avanti per la loro strada.Ma se il relatore si alza per prenderci in giro, dicendo che ha cambiato il parere sull'emendamento e che si rimette all'Aula, se il Governo riprende la stessa farsa alzandosi in piedi e dicendo la stessa cosa, mentre poi si dà mandato ai capigruppo di maggioranza di dare indicazione di votare contro quell'emendamento, ciò è semplicemente una farsa. È del tutto evidente che ciascuno di noi ha gli strumenti per rispondere alle farse attraverso i comportamenti parlamentari. Noi a differenza vostra - lo ripeto - siamo in Aula e vi battiamo ogni settimana. Cercate di fare altrettanto, perché questa farsa, per quanto ci riguarda, peggiora semplicemente i rapporti tra maggioranza e opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
[DOPO ALCUNI MINUTI SI VOTA SULL'EMENDAMENTO SUL RIPRISTINO DEL "FUORI RUOLO" (= IN PENSIONE A 75 ANNI) NELLE UNIVERSITA' PRIVATE ...]
GIULIANO CAZZOLA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Ghizzoni 11.1 ed esprime parere favorevole sugli emendamenti Porcino 11.2 e Vincenzo Antonio Fontana 11.3.
PRESIDENTE. Il Governo?
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore, tranne che per l'emendamento Vincenzo Antonio Fontana 11.3. Rispetto a quest'ultimo, coerentemente con il comportamento che il Governo ha assunto già al Senato in sede di iniziativa parlamentare, il Governo si rimette all'Assemblea.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, ieri, in apertura di seduta, il Presidente di turno ci ha letto il parere del Governo sul testo che abbiamo ora in esame, in ragione del quale si è riunita la Commissione bilancio, che ha espresso un parere, in ragione del quale ieri abbiamo rinviato questo dibattito ad oggi perché si dovevano risolvere alcune questioni.Con riferimento all'articolo 11, il parere che arriva dal dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, quindi da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, recita: «Articolo 11: la disposizione intende escludere determinati istituti di istruzione universitaria a ordinamento speciale dalle disposizioni che fissano l'obbligo di rispettare, nell'ambito dei limiti di spesa per l'assunzione del personale delle università, determinate quote per l'assunzione di ricercatori e professori ordinari. Al riguardo, il Governo - capisco che l'onorevole Viespoli e il Ministro Tremonti sono fisicamente due soggetti diversi, - esprime parere contrario».Sicuramente ho una lentezza di riflesso e di pensiero. Essendoci, però, un emendamento che chiede la soppressione dell'articolo 11, vorrei capire con quale logica e conseguenza il Governo, che ieri, non una settimana fa, ha espresso un parere contrario sull'articolo 11, oggi si rimette all'Assemblea sull'emendamento Vincenzo Antonio Fontana 11.3 e dà parere conforme a quello del relatore, che ha detto che è contrario all'emendamento che sopprime l'articolo 11. Non so se basta andare in Commissione quindici volte per chiarirci le idee, però sarebbe utile saperlo.
[...]
GIOVANNI BATTISTA BACHELET. Signor Presidente, quando nove anni fa ero ordinario a La Sapienza rimaneggiai con scanner e computer un titolo del Corriere al quale avevo aggiunto un falso sottotitolo e lo misi in bacheca, attirando studenti e docenti e riempiendo il mio corridoio di molte risate. Il titolo autentico, tratto dalle parole dell'allora neo Ministro del lavoro Maroni era: «Chi vuole lavorerà fino a 80 anni»; il mio sottotitolo posticcio era: «Panico a La Sapienza».È merito dell'ultimo Governo Prodi aver cominciato a ridurre l'età pensionabile dei docenti universitari allineandola al resto dell'Europa e dei Paesi sviluppati, dove restare in servizio oltre la pensione è un'eccezione da deliberare caso per caso riservata a talenti straordinari con contratto e status diversi dal precedente. In questo spirito ritengo che dovremmo andare verso la pensione a 65 anni per tutti i docenti senza distinzione di fasce. Purtroppo - lo dicevo giorni fa a Londra parlando di università e ricerca agli amici del Partito Democratico e della Virtual Italian Academy - non sarebbe questo oggi a liberare posti per i giovani, a causa del blocco del turnover e del progressivo pesantissimo taglio del fondo di finanziamento ordinario dell'università (due provvedimenti di questo Governo che inceppano per costruzione il ricambio generazionale).Malgrado ciò, tornare indietro di decenni riportando la pensione dei docenti addirittura a 75 anni appare davvero assurdo; farlo poi solo per gli ordinari e solo per le università private appare curioso. Si annusa anche qui un provvedimento ad personam per mantenere in cattedra fuori tempo massimo qualche amico più uguale degli altri: è un emendamento incomprensibile ed inaccettabile e perciò su di esso voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
VINCENZO ANTONIO FONTANA. Signor Presidente, volevo invece ribadire il concetto per cui i docenti universitari possono avere la possibilità di restare ancora altri tre anni, se non altro perché vanno fuori ruolo comunque e quindi non creano nessun problema né ai giovani docenti, né ad altri professori che eventualmente intendano sostituirli. Ma vi è di più: non vi è nessun onere per lo Stato, perché l'equivalente della pensione verrebbe comunque retribuita dalle università speciali e dalle università private che li assorbirebbero per questi tre anni di docenza. Si tratta di docenti che tra l'altro vengono scelti per la loro particolare professionalità e capacità, perché sappiamo come le università private selezionano i docenti: si tratterebbe quindi di persone che sono ancora in grado di dare tanto senza creare assolutamente interferenze, neppure per quanto riguarda i giovani docenti.
MANUELA GHIZZONI. Signor Presidente, intervengo solo per dire che questo è un emendamento assolutamente irricevibile che ha però un unico pregio: smaschera proprio l'ipocrisia e la demagogia con cui avete proceduto fino ad ora su due questioni che sono l'invecchiamento accademico in modo particolare, e il potere dei cosiddetti baroni. D'ora in avanti potremo dire che quando il Ministro invoca l'apertura dell'università ai giovani e soprattutto invoca una lotta contro i corporativismi, dovremmo invece intendere che volete mettere in cattedra fino a 75 anni solo i professori ordinari.È un emendamento assolutamente irricevibile; vi prego di riflettere su questo emendamento che è davvero una vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PASQUALE CIRIELLO. Signor Presidente, voglio muovere dalla premessa che ritengo che l'onestà intellettuale sia equamente distribuita tra i componenti di questa Assemblea. In ogni caso, è all'onestà intellettuale di ciascuno che faccio appello. Non vi è nulla di più dannoso che ideologizzare un problema che va affrontato in maniera assolutamente pragmatica. Si può essere ragionevolmente favorevoli ad un modello di istruzione fondato sul pubblico o sul privato, ma l'interesse del Paese si fa solamente mettendoli in competizione leale l'uno con l'altro, non creando degli scudi protettivi a favore di uno dei due comparti. Questo non è un bene per il Paese, ma è solo una «batosta» ulteriore per il sistema dell'istruzione pubblica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Passiamo ai votiIndìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vincenzo Antonio Fontana 11.3, accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si è rimesso all'Assemblea.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione). Onorevoli Vico, Bossa, De Micheli...
Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori - Vedi votazioni).

(Presenti 507 - Votanti 502 - Astenuti 5 - Maggioranza 252 - Hanno votato sì 249 - Hanno votato no 253).