martedì 5 giugno 2012

Caro Ministro, cosa vogliamo fare?




Egr. Ministro,
abbiamo aspettato per mesi un provvedimento che andasse nella direzione di rinnovare il corpo accademico dell'Università italiana aprendo a giovani meritevoli ricercatori, italiani e non.
In questi mesi nulla è stato fatto al riguardo, ma oggi c'è probabilmente l'ultima possibilità che in questa legislatura Lei ha di porre rimedio alla situazione di paralisi che ha colto l'Università dopo l'entrata in vigore della Legge 240/2010.
Come ormai è chiaro, dopo un anno e mezzo di vita, il nuovo sistema di reclutamento universitario è fallito; le nuove figure di Ricercatori a Tempo Determinato vengono bandite in numeri ridicolmente esigui e tagliati a misura su candidati locali in barba alla legge; la "tenure track" è evidentemente un miraggio irrealizzabile; l'abilitazione nazionale, infatti, stenta a partire tra mille polemiche, prova ne è ciò che sta succedendo in questi giorni.
L'unica nota costante in questo contesto è che, di riforma in riforma, rimangono tutte quelle norme, spesso accompagnate da specifici finanziamenti, che favoriscono promozioni di carriera invece che vero reclutamento meritocratico. Nessuno è disposto a scommettere su chi è adesso ai margini del sistema e che, in moltissimi casi, ha un profilo scientifico di assoluto rilievo certificato da pubblicazioni, gestioni di progetti di ricerca, ore e ore di attività didattica e tutoraggio studenti.

Come precari, o se la parola disturba, come "non-strutturati", cosa dobbiamo fare, dunque?
Davvero chi ci governa ritiene che sia nell'interesse del paese non passare al setaccio meritocratico un'intera generazione che ha acquisito competenze scientifiche anche eccellenti?
Davvero si pensa di poter procedere solo ed esclusivamente per progressioni di carriera?
Davvero si pensa che con commi e cavilli si possa rispondere al problema della fuga dei cervelli e, perché no, arrivare ad attrarre in Italia qualche cervello straniero?

Ebbene Ministro, Le chiediamo pertanto pubblicamente di mostrare il coraggio di segnare una discontinuità rispetto a chi l'ha preceduta e di assumere specifici provvedimenti che consentano ai ricercatori non strutturati, italiani e stranieri, di concorrere paritariamente all'accesso ai ruoli accademici contribuendo al rinnovamento di un sistema universitario italiano che e' divenuto sempre più chiuso e autoreferenziale.

E vogliamo dirle che se vi sarà apertura ed eguaglianza di opportunità, sapremo sfruttare la nostra occasione.


Cosa decide di fare signor Ministro?

domenica 3 giugno 2012

Il Governo cancella la chiamata diretta, accelera e regolamenta le procedure di assunzione locali già previste dalla 240, ma quasi nessuno lo capisce


C’è qualcuno dei lettori che può pensare di aver conseguito la patente di guida sostenendo un concorso?
Se la risposta è no, allora significa che gran parte delle dichiarazioni e degli articoli letti ultimamente sui quotidiani relativamente ai contenuti del nuovo DL per il “merito” (che verrà discusso al prossimo CdM di mercoledì) non corrispondono al vero.
Facciamo chiarezza:
1)   il sistema di reclutamento universitario attuale (determinato dalla Legge 240/2010, Legge “Gelmini”) prevede concorsi esclusivamente locali;
2)   il nuovo decreto “merito” conferma lo svolgimento di concorsi locali (ci riferiamo qui al testo del DL sul merito nella forma in cui era stato redatto il 29 maggio scorso; ci giungono nuove di modifiche ulteriori su cui però non abbiamo dettagli).
Fatta questa premessa possiamo chiederci cosa cambi e perché ci sia stata una levata di scudi – quasi – generale rispetto alla bozza di provvedimento.
Cambia il fatto che il sistema di abilitazione nazionale, la “patente di guida” di cui all’esempio iniziale, viene sospeso per due anni e sostanzialmente unificato con la procedura del concorso locale.
In aggiunta, le commissioni locali, la cui composizione secondo la Legge Gelmini veniva decisa dall’Ateneo che bandisce il posto, ora sono invece composte per la maggior parte da membri esterni all’Ateneo scelti tramite sorteggio.
In sostanza, mentre oggi per diventare Professore Associato si dovrebbe conseguire l'abilitazione e partecipare ad un concorso locale con una commissione decisa dall’Ateneo che bandisce, qualora venisse confermata la versione di DL tanto contestata, si potrebbe partecipare ad un concorso solo avendo i requisiti richiesti per la medesima “patente” di cui sopra, con una commissione composta per la maggior parte da membri esterni sorteggiati. C'è inoltre la previsione di verifica ex-post del rispetto dei requisiti per tutti i vincitori di concorso, con pesanti sanzioni economiche a carico dell’Ateneo qualora un vincitore non risultasse in possesso dei requisiti ANVUR.

Come si fa dunque a parlare di “ritorno al localismo”, “ripristino dei concorsi locali” e di “potere in mano ai baroni”, quando le cose stanno così come abbiamo spiegato?
Aggiungiamo inoltre che, ad un anno e mezzo dall’approvazione della Legge Gelmini, il sistema di abilitazione nazionale previsto è ben lungi dal poter prendere il via, determinando nei fatti un blocco dei concorsi che durerà per chissà quanto ancora; quanto previsto dal DL permetterebbe invece di tornare a bandire concorsi anche entro l’autunno.

Per gli addetti ai lavori cerchiamo di fare ulteriore chiarezza con un esempio pratico.

Si prenda ad esempio un ateneo di medie dimensioni, che nel suo anno più glorioso, fra fondi di reclutamento straordinario, pensionamenti, ecc.. bandisce o ha disponibilità di risorse per 60 posti da associato.

LEGGE GELMINI
Tutti e 60 devono avere conseguito l'abilitazione nazionale (cioè rispettare i criteri ANVUR)
Almeno 12 (20%) dovranno essere esterni (ad essere fiscali quella percentuale è su tutti i professori, ordinari compresi, ma per semplicità teniamola tutta per gli associati);
I rimanenti 48 possono anche essere tutti interni:
fino a 30 di loro (fino al 50% del totale) possono entrare per chiamata diretta, sulla base però di criteri e commissioni non ben definiti;
tutti gli altri (anche gli esterni) vengono valutati da una “commissione locale” che sceglie a suo insindacabile giudizio fra tutti gli abilitati.
N.B.: supponendo che il criterio ANVUR per avere l’abilitazione sia "saper leggere e scrivere", un bambino di 9 anni può essere abilitato. Il bambino poi potrà entrare sia come esterno tramite concorso, a insindacabile giudizio della commissione locale, o addirittura più facilmente come interno per chiamata diretta.
Nessuna graduatoria di merito, nessuna punizione o penalità’ per chi assumesse candidati sotto la soglia ANVUR. Nessun obbligo o incentivo ad assumere prima un premio Nobel e solo poi, una volta esauriti i migliori, anche il bambino di 9 anni.

DECRETO "MERITO"
Tutti e 60 devono rispettare i “criteri ANVUR”, cioè, nei fatti, avere i requisiti che sarebbero stati necessari per l’abilitazione.
Almeno 12 (20%) dovranno essere esterni.
Un numero compreso fra 15 e 30 (25-50%) viene reclutato secondo le regole che chiameremo "24-6bis" (ci si riferisce qui all'art. 24, comma 6 della legge 240);
Tutti gli altri, esterni compresi, vengono reclutati secondo le regole "18 modificato" (ci si riferisce qui all'art. 18 della legge 240);

Il "18 modificato" prevede una commissione insediata localmente, formata da 5 membri per la maggior parte esterni (2 interni, 2 esterni, 1 straniero).
I membri della commissione devono possedere gli stessi requisiti che avevano i membri della commissione nazionale.
Essi esprimono il vincitore per il singolo settore in cui il posto è stato messo a bando.
Il vincitore deve avere i requisiti ANVUR, pena punizione economica per l’ateneo l'anno successivo.
N.B.: analogamente a quanto previsto dalla Legge Gelmini, se il criterio ANVUR è "saper leggere e scrivere", se si presentano un bambino di 9 anni e il premio Nobel, la commissione può far entrare il bambino senza commettere alcun illecito. Inoltre non è prevista una quantificazione o ranking che dica chi è più bravo di chi e perché.

Il "24-6bis" prevede una commissione di 3 o 5 membri (2+1 o 4+1, TUTTI ESTERNI);
La commissione è chiamata a formare una graduatoria;
Il o i vincitori DEVONO avere i requisiti ANVUR, pena punizione economica per l’ateneo l'anno successivo. Possono partecipare a queste procedure solo gli interni (o Ricercatori a tempo indeterminato, oppure gli RTD di tipo B; siccome questi ultimi non esistono - continueranno a non essere banditi - si configura de facto come un percorso a scorrimento per gli RTI interni).
ATTENZIONE: sempre pensando ai creteri ANVUR come "saper leggere e scrivere", il bambino ed il Nobel hanno ancora entrambi lo stesso diritto di essere assunti, ma in questo caso vengono posizionati in una graduatoria di merito degli aventi diritto all’interno di quell’ateneo e di quel settore. In questo caso la chiamata diretta coinvolgerebbe necessariamente il Nobel.




IN TUTTI E DUE I CASI - SIA CON LA LEGGE GELMINI SIA CON LA FORMULA DEL DL SUL MERITO - PER I PRECARI NON SEMBRANO ESSERCI SPAZI. DAVVERO PENSATE DI POTER PROCEDERE SOLO PER PROGRESSIONI DI CARRIERA DEGLI ATTUALI RICERCATORI A TEMPO INDETERMINATO? DAVVERO CHI CI GOVERNA RITIENE CHE SIA NELL'INTERESSE DEL PAESE BUTTARE A MARE UN'INTERA GENERAZIONE, CHE SI E' FORMATA A SPESE DELLO STATO ED HA ACQUISITO COMPETENZE SCIENTIFICHE ANCHE ECCELLENTI? DAVVERO SI PENSA CHE CON QUESTI BIZANTINISMI SI POSSA RISPONDERE AL PROBLEMA DEL BRAIN DRAIN, E ATTRARRE MAGARI QUALCHE CERVELLO STRANIERO?

domenica 27 maggio 2012

Il programma del Movimento 5 Stelle – Capitolo Istruzione, Università e Ricerca


Sul sito iMille.org segnaliamo un'analisi del (provvisorio) programma del Movimento 5 Stelle. In particolare, per gli amanti del genere, il capitolo Universita' e Ricerca. APRI, che e' associazione apartitica, avrebbe certamente voglia di confrontarsi su alcuni punti controversi (tipo: abolire la legge Gelmini, per sostituirla con cosa? Promuovere la ricerca sulle malattie rare: come? Promuovere i ricercatori indipendenti: da cosa?). Il problema col M5S e' che non e' chiaro se ci siano referenti/responsabili per il comparto a noi tanto caro. E interevenire sui loro blog e' un po' dispersivo... Un po' come diceva Kissinger dell' Unione Europea:"Una bellissima idea, ma se devo parlare con l'Europa, a chi devo telefonare?".
Quindi se qualcuno passasse da queste parti, sarebbe interessante capire come si intendono affrontare i punti controversi che emergono nell'analisi segnalata.
Insomma cari precari a 5 stelle, se ci siete, fatevi sentire....

martedì 22 maggio 2012

Senza parole

Le lasciamo al Ministro, che riteniamo avere in questa occasione dimostrato una grande umanità.

APRI - Associazione Precari della Ricerca Italiani

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Alle studentesse e agli studenti della scuola italiana

Care ragazze e ragazzi,

vi scrivo come Ministro, come padre ma soprattutto come italiano a voi che rappresentate il futuro del nostro Paese. Oggi siete stati selvaggiamente colpiti, per la prima volta nella nostra pur travagliata storia unitaria e repubblicana, davanti ad un edificio pubblico nel quale vi stavate recando sicuri di essere protetti, per imparare a diventare cittadini. Capisco dunque che dentro ciascuno di voi e tra i vostri amici e compagni di classe possa nascere, assieme al dolore per la morte assurda della vostra compagna, un sentimento di sgomento per essere stati aggrediti lì dove non doveva succedere.

Il vostro sgomento è quello di tutti. Colpire da vigliacchi una scuola è infatti colpire l’Italia intera, perché lì si forma il suo futuro. Dovete credermi, sento profondamente questa responsabilità e con me tutto il Governo e l’Italia intera. Faremo di tutto perché una cosa del genere non succeda mai più, affinché voi entrando nella vostra scuola pensiate solo ai compiti e allo studio, alle amicizie e allo sport.

Immagino vi siano dentro di voi sentimenti come dolore e rabbia: non abbiate paura di averli. Oggi sono naturali. Solo vi dico e vi chiedo di non cedere ad essi, pensando di essere soli. Non lo siete. Siete invece la parte più importante di una grande comunità sulla quale potete contare, a partire dai vostri insegnanti e dal personale che lavora nella scuola. Sulla forza e sulla saldezza di questa comunità che ha in voi il suo futuro potrete fare affidamento affinché domani questi sentimenti possano lasciare il posto alla speranza e alla fiducia. Speranza che il Paese nel quale vivete diventi sempre più a vostra misura e sempre meno ceda spazio a illegalità e violenza.

Noi sapremo unirci: voi potete contare su di noi. Nelle prossime ore e nei prossimi giorni lavorerò ad iniziative in questo senso. Vi dimostreremo che i terribili fatti di oggi sono un segno di debolezza e non di forza di chi li ha compiuti. Vedrete che non sarete lasciati soli.

A presto
Francesco Profumo

sabato 5 maggio 2012

Leggete, firmate e diffondete

Una petizione per la trasparenza e la meritocrazia dei concorsi universitari in Itralia

Alla C.A. del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Milano,
Ill. mo Prof. Enrico Decleva
e p.c. Ecc.mo Ministro Prof. Francesco Profumo 
 
Desideriamo portare alla Vostra attenzione l’esito della Procedura di valutazione comparativa per un posto da ricercatore universitario per il settore scientifico-disciplinare AGR/11 – Entomologia Generale e Applicata, bandito nel 2009 presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Milano.
Tale procedura è stata rifatta per la terza volta a seguito di:

• annullamento da parte del TAR (TAR Lombardia, Sentenza n.195/2011) della prima procedura per la mancata applicazione degli indici di valutazione delle pubblicazioni (violazione del DM 89/2009).
A seguito della Sentenza, la procedura è stata rinnovata con la medesima Commissione, formata dai Proff. Luciano Süss, Pasquale Trematerra e Bruno Massa;
• sospensione della seconda procedura, a seguito dell’Ordinanza del TAR Lombardia n. 1090/2011 che obbliga l’Università a rinnovare la procedura con una nuova Commissione e ad effettuare il concorso nei limiti stabiliti dalla precedente Sentenza.
A seguito dell’Ordinanza, la procedura viene rinnovata solo per la candidata Ilaria Negri (ricorrente al TAR) e la candidata Sara Savoldelli (contro interessata), con la nuova commissione formata dai Proff. Santi Longo, Agatino Russo, Francesco Paolo D’Errico.

Mercoledì 18 Aprile scorso si sono svolte l’illustrazione e discussione dei titoli delle due candidate e, in tempo record, martedì 24 Aprile l’Università di Milano ha reso noti i verbali coi giudizi della Commissione, che riconferma vincitrice del concorso, all’unanimità e per la terza volta, la candidata Sara Savoldelli (una stretta collaboratrice del Prof. Luciano Süss, Presidente della prima Commissione giudicatrice, il quale ne ha curato la Tesi di Dottorato ed è coautore di moltissime sue pubblicazioni).
(http://www.unimi.it/ateneo/valcomp/43123.htm).

Il confronto fra la lettura dei verbali e l’esame delle pubblicazioni delle due candidate (accessibili online) fa esprimere forti perplessità sull’esito della procedura.
Emerge infatti un’evidente disparità tra la qualità del profilo delle due candidate: al di là dei titoli, che dalla lettura dei verbali non risultano sostanzialmente differenti per le due candidate, si legge chiaramente che gli articoli della Savoldelli più rilevanti - perché pubblicati su riviste a diffusione internazionale - sono solo 7 (a parte atti di congressi e articoli su riviste a diffusione esclusivamente italiana).
Da quanto si può verificare agevolmente utilizzando il software Publish or Perish (www.harzing.com/pop.htm) così come dichiarato dalla Commissione giudicatrice, la rivista internazionale su cui si trovano i 7 articoli sopra citati è il “Bollettino di Zoologia Agraria e Bachicoltura”. Tale rivista è pubblicata a cura del Dipartimento di afferenza della Savoldelli e a lungo diretta dal Prof. Luciano Süss.
Nessun articolo della candidata Savoldelli appare su rivista con impact factor (IF).
Da quanto si legge nei verbali, invece, la candidata Ilaria Negri, oltre a possedere come Sara Savoldelli atti di congressi e articoli su riviste italiane, presenta 18 pubblicazioni internazionali, fra cui alcune molto prestigiose e con impact factor (IF) anche molto elevato.

I valori degli indici bibliometrici per la valutazione delle pubblicazioni delle due candidate, così come obbligatoriamente disposto dal DM 89/2009, nonchè dalla Sentenza e dall’Ordinanza del TAR sopra richiamate, sono riportati sotto.
Oltretutto, tali valori risultano, al 2012, aumentati per la candidata Ilaria Negri, mentre permangono sostanzialmente invariati per la candidata Savoldelli (vedi sotto), a testimonianza dell’accresciuto valore nel tempo della produzione scientifica della candidata Negri presentata alla data di scadenza del bando.

VALORI DEGLI INDICI BIBLIOMETRICI ALLA CHIUSURA DEL BANDO (Gennaio 2010):
• IF totale:
Sara Savoldelli = 0 (ZERO); Ilaria Negri = 34.5
• IF medio per articolo:
Sara Savoldelli = 0 (ZERO); Ilaria Negri = 1.9
• N° totale di citazioni*:
Sara Savoldelli = 11; Ilaria Negri = 146
• N° medio di citazioni per articolo*:
Sara Savoldelli = 0.3; Ilaria Negri = 8.2
• Indice di Hirsch*:
Sara Savoldelli = 2; Ilaria Negri = 7

VALORI DEGLI STESSI INDICI AL 2012:
• IF totale:
Sara Savoldelli = 0 (ZERO); Ilaria Negri = 40.6
• IF medio per articolo:
Sara Savoldelli = 0 (ZERO); Ilaria Negri = 2.3
• N° totale di citazioni*:
Sara Savoldelli = 16; Ilaria Negri = 249
• N° medio di citazioni per articolo*:
Sara Savoldelli = 0.4; Ilaria Negri = 13.8
• Indice di Hirsch*:
Sara Savoldelli = 2; Ilaria Negri = 8

* calcolati con lo stesso software utilizzato dalla Commissione (www.harzing.com/pop.htm)

L’originalità e la rilevanza dei contributi della candidata Ilaria Negri è, quindi, comprovata sia dalla pubblicazione di articoli su riviste internazionali anche molto prestigiose e ad amplia diffusione presso la comunità scientifica internazionale, sia dalla ricezione di un congruo numero di citazioni. Tali considerazioni non hanno invece riscontro analizzando la produzione della candidata Savoldelli.

Alla luce di tali risultati, appare davvero poco comprensibile la conferma all’unanimità della vincitrice Savoldelli, considerando oltretutto l’affermazione fatta dalla Commissione che avrebbe “valutato le singole pubblicazioni tenendo anche conto del numero totale delle citazioni, del numero medio di citazioni per pubblicazione, dell’impact factor totale, di quello medio per pubblicazione , nonché delle combinazioni dei suddetti parametri atte a valorizzare l’impatto della produzione scientifica della candidata” (http://www.unimi.it/ateneo/valcomp/43123.htm)

Siamo consapevoli di quanto sia complessa la valutazione delle capacità di un ricercatore, ma rinnoviamo l’auspicio che si pongano dei limiti ragionevoli alla discrezionalità delle Commissioni giudicatrici, sia riguardo le numerose procedure per ricercatore a tempo indeterminato ancora in corso, sia riguardo le nuove procedure comparative che, a seguito della Legge Gelmini, saranno alla base del reclutamento delle nuove leve di ricercatori a tempo determinato.

Chiediamo quindi al Magnifico Rettore Enrico Decleva di verificare, prima dell’adozione finale dei Decreti di approvazione e di nomina del vincitore, che nei giudizi collegiali vi sia stato un effettivo impiego di tutti i criteri numerici di valutazione delle pubblicazioni. In caso contrario, chiediamo al Rettore di re-inviare gli atti alla Commissione.

Nel caso invece tali atti fossero già stati approvati, chiediamo al Magnifico Rettore l’annullamento degli stessi, al fine di fugare le ombre che si verrebbero a creare sulle procedure di reclutamento in atto presso l’Università di Milano, anche a tutela dei valori di trasparenza e merito propugnati dal Rettore stesso nello Statuto di Ateneo.





venerdì 20 aprile 2012

Giustizia: l'unione fa la forza!

Ottobre 2010
Si svolge a Milano (Unimi) uno dei primi colloqui per uno dei nuovi concorsi da Ricercatore (Geo/10). È uno di quei concorsi (non rari purtroppo) in cui il vincitore ha meno titoli di tutti in assoluto. Ma è uno dei pochi concorsi in cui tutti gli altri candidati (otto) decidono subito di fare ricorso al TAR. I Giudici danno loro torto. Questa particolare sentenza costituisce un comodo precedente per tutti i baroni e le università impegnate a difendersi da ricorsi. Gli ex-candidati vorrebbero fare ricorso al Consiglio di stato, a breve la scadenza dei termini, e stanno cercando supporto morale e materiale. Come APRI sosteniamo questa iniziativa, come tutti gli sforzi per ottenere giustizia e rispetto del merito. Crediamo anche che si tratti di un modello positivo e da riprodurre, con le sottoscrizioni pubbliche è infatti possibile aiutare più persone a sostenere i costi dei ricorsi e quindi a chiedere giustizia.
Al seguente link tutte le informazioni http://gyverik.com/PAOC/?paoc=1

mercoledì 21 marzo 2012

Il tempo scorre, ma NON per l'Università

Non si può negare che la situazione dell’università italiana sia in perenne stallo.

È passato più di un anno da quando la legge Gelmini è stata pubblicata in gazzetta ufficiale e tante, troppe cose sono ancora da fare.

Tutto è lento, in ritardo e non si vedono scadenze certe.

Volenti o nolenti la “riforma” Gelmini è legge e con essa bisogna confrontarsi, ma è tutto cosi fumoso, ancora da definire. E neppure a diversi mesi dal cambio di ministro i ritmi sono cambiati. Sempre gli stessi ritmi lenti, compassati, immobili.


Però alcune cose si potrebbero fare facilmente. In fondo è tutto in mano al ministero, al ministro e talvolta non ci vorrebbe molto per porre rimedio in modo semplice ad alcuni problemi.
Non pretendiamo miracoli, in fondo siamo in Italia, ma al ministero basterebbe una circolare per chiarire tutte le questioni inerenti ai concorsi e alla figura del ricercatore a tempo determinato ovvero alla specifica di determinati profili e le correlazioni di questi ricercatori a progetti. Basterebbe poco per richiamare al rispetto della legalità nei bandi. In fondo una circolare è semplice da fare e sarebbe anche il modo migliore, più veloce per rispondere coi fatti all'interrogazione parlamentare sull’argomento.
Sarà poi che il reclutamento è immobile, stagnante, ma non ci vorrebbe molto per far partire un piano di reclutamento nazionale, in modo che migliaia di punti organico non siano sprecati ogni anno. Effettivamente basterebbe veramente poco dato che, come APRI, abbiamo presentato una proposta molto ben dettagliata sulla questione.
Basterebbe poco, davvero poco, su alcune questioni, ma voi avete mica fretta?

lunedì 5 marzo 2012

Concorsi e ricorsi


In tanti ci hanno accusato di idealismo. Un pò idealisti e sognatori - è vero - lo siamo. Abbiamo anche la speranza che questa vicenda possa aiutare a migliorare l'Università e il nostro Paese.
Ricordiamoci sempre una cosa: non siamo mai soli. Non sarà facile, ma la voglia di cambiare c'è e si sta diffondendo a macchia d'olio.

http://www.linkiesta.it/concorso-universita-ricorso-tar

martedì 31 gennaio 2012

Bandi TD illegittimi, cosa fare


Riportiamo sotto una bozza di lettera standard che è possibile utilizzare per segnalare agli uffici concorsi degli atenei eventuali irregolarità nei bandi per posti TD.
Nella maggior parte dei casi le irregolarità riguardano la presenza di profili/progetti specifici che non rispettano quanto chiaramente indicato dalla legge. In relazione a questi casi crediamo che la lettera riportata sotto possa servire come base per reclami individuali.

Vi invitiamo a scrivere numerosi, ciascuno in riferimento ai bandi cui è interessato. In passato questo è servito per ottenere modifiche. Non abbiate paura della vostra ombra!

Per parte nostra provvederemo a segnalare questi problemi ai singoli atenei, al Miur, al Cun e alla Crui. Nonché a intervenire sulla stampa (locale e nazionale) quando possibile.
Tuttavia va sottolineato che più interventi ci sono meglio è.

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Al Direttore dell'Ufficio Concorsi dell'Università di XXXX,

Le scrivo in relazione al bando di concorso per un posto da Ricercatore a Tempo Determinato nel ssd XXX emanato dal suo ateneo e pubblicato sulla G.U. n. xxx del xxxx, nonché reso pubblico sul sito MIUR.
Dalla lettura del bando risulta con evidenza che vi sono profili di irregolarità che possono esporre l'ateneo al rischio di ricorsi.

Infatti, nonostante quanto chiaramente disposto dalla Legge il bando in questione contiene un profilo estremamente dettagliato.

L'art. 24, comma 2 A della Legge 240/2010 prevede che sia possibile inserire nei bandi un profilo "esclusivamente tramite l'indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari". Pertanto non si può ritenere legittimo l'inserimento di profili articolati in relazione ai quali dovrebbe essere valutata la produzione scientifica dei candidati. Non è neppure legittimo aggirare tale norma indicando specifici progetti di ricerca, poiché tali progetti costituiscono de facto dei profili.
Inoltre va ricordato che la Legge, all'art. 2., postula con chiarezza che i bandi debbono attenersi ai "principi enunciati dalla Carta Europea dei Ricercatori". Tra questi principi la Carta inserisce l'esigenza di evitare bandi che contengano progetti tanto specifici da restringere eccessivamente il numero dei possibili partecipanti al concorso. Ci pare che i profili/progetti contenuti nel suddetto bando rientrino in questa tipologia, disincentivando fortemente la partecipazione alla procedura di valutazione comparativa.
Per queste ragioni, e nella convinzione che sia interesse di tutti evitare ricorsi, invito il Suo ufficio a provvedere tempestivamente alla modifica del bando in questione (rendendolo pienamente conforme alla Legge tramite l'eliminazione di progetti/profili) e riaprendo contestualmente i termini per la presentazione delle domande.

Cordiali saluti,
xxxx

venerdì 27 gennaio 2012

Resoconto incontro al MIUR

Una delegazione dell'APRI ha incontrato nella giornata di Giovedì 26 il Ministro Francesco Profumo per un confronto sullo stato di applicazione della Legge 240/2010, sulle prospettive future del reclutamento e per alcune proposte già riassunte nei precedenti post.

In sintesi, possiamo riassumere in questo modo i concetti base usciti dall'incontro:

- Non c'è alcuna volontà (o possibilità?) di mettere mano alla L.240/2010 per eventuali modifiche; tutto ciò che può essere fatto, va fatto per via amministrativa, ivi comprese eventuali proposte APRI che dovessero essere accolte;
- Le intenzioni del Ministro sono quelle di mantenere il rapporto docenti studenti assestato sull' 1/30 attuale; le politiche di reclutamento in luce di futuri pensionamenti dovrebbero essere messe in essere sulla base di questo rapporto;
- Secondo dati che APRI renderà presto pubblici, gli Atenei nel 2011 hanno bandito sulle cessazioni 2010 circa 1/10 dei posti RTD che avrebbero potuto bandire, tenendosi in tasca i punti organico senza utilizzarli; a detta del ministro, gli atenei hanno tempo fino al 31.12.2012 per utilizzare le rimanenze dei p.o. 2011 e tutti quelli 2012 derivanti da cessazioni 2011, oppure li bruceranno per sempre. Questo dovrebbe teoricamente far sperare in una dose massiccia di bandi RTD nel corso del 2012 (circa 2500 bandi); il sospetto che rimane è che però ci sia qualcosa sotto che continua a non essere chiaro (situazioni finanziarie degli atenei);
- Il mancato bando di posizioni RTDb va ricercato effettivamente nella poco chiara procedura per la loro attivazione; da quanto si è capito, un RTDb richiede l'accantonamento di 0,7 p.o. (il costo di un associato). L'eventuale non associatura del ricercatore al termine del suo triennio, determina per l'ateneo l'essersi privata per 3 anni della possibilità di usare 0,2 p.o.: leggasi "scommessa sul cavallo sbagliato";
- Un RTDa su FFO costa 0,5 p.o.; un RTDa su fondi di progetto o fondi esterni, costa "probabilmente" 0,5 p.o.; la cosa non è chiara; in ogni caso, al termine del contratto, i punti organico per le posizioni TD tornano comunque nelle casse di Ateneo;
- Relativamente ad altri dati che APRI ha raccolto circa lo svolgimento dei concorsi RTD finora banditi e alle problematiche insorte (regolamenti di ateneo illegali, bandi illegali, localismo delle commissioni, molti ricorsi al TAR soprattutto per i vecchi concorsi RTI II/2008 e I e II /2010), il Ministro si è detto sorpreso di alcune situazioni specifiche riportate da APRI e ha detto di star lavorando sulla proposta di imporre il sorteggio aperto per le commissioni RTD analogamente a quanto succedeva per le comissioni degli ultimi concorsi RTI; circa i regolamenti, anche insieme ad APRI verranno avviate procedure di vigilanza ed intervento;
- Il turn over verrà aumentato per gli atenei che verranno dichiarati "virtuosi" in base al nuovo parametro a.f./FFO che terrà conto al numeratore dei contratti RTD, al denominatori di altre entrate quali le tasse degli studenti;
- La figura dell'assegno di ricerca è prevista dall'art.22 e pertanto non può essere modificata senza modificare la legge (vedi punto 1); potrebbero essere valutate proposte che prevedessero un iter esclusivamente amministrativo;
- Per il canale di reclutamento parallelo poposto da APRI sul modello del Ramon Y Cajal spagnolo, è stato sollevato il prevedibile problema di reperimento fondi; APRI al riguardo ha già delle idee che porterà nuovamente all'attenzione del MIUR in ulteriori incontri da prevedere;
- Nella sostanza, come tra l'altro anticipato da numerose dichiarazioni rilasciate pubblicamente dallo stesso ministro, non c'è da aspettarsi una modifica radicale della riforma universitaria almeno in termini di reclutamento, ma un'accelerazione della sua applicazione attraverso la lubrificazione del sistema.

Chi volesse provare l'emozione di trovarsi "dentro, ma fuori dal palazzo" insieme ad APRI, può cliccare qua.

giovedì 26 gennaio 2012

Oggi delegazione APRI incontra il Ministro Profumo


Siamo ormai ridotti come i nativi ai tempi della conquista americana: numerosi - se non maggioritari - ma sempre più tenuti segregati nella riserva del precariato stabile. Ma resistiamo, e lo facciamo a testa alta.

Oggi, presso la sede del MIUR a Roma, la delegazione di APRI, composta dal Presidente Lassie e altri colleghi venuti da altre parti d'Italia, incontrerà il Ministro dell'Istruzione e dell'Università e Ricerca, prof. Francesco Profumo.

Al Ministro avanzeremo le seguenti rivendicazioni:

1. un programma di reclutamento dei ricercatori TD su base nazionale, con uso di referees stranieri, sul modello Ramon Y Cajal spagnolo: una modalità più meritocratica di reclutamento già prevista nella prima versione del DDL Gelmini che in sede di conversione legislativa del DDL ci è stata scippata dalle solite lobbie accademico-parlamentari;

2. la soppressione degli attuali assegni di ricerca e l'istituzione di una nuova figura, più garantita contrattualmente, di ricercatore a progetto assunto con contratto a tempo determinato; al tempo stesso, l'obbligo per le università di bandire RTD di tipo a) e b) solo su fondi ordinari;

3. il ripristino del turn over al 100% per far fronte allo tsunami demografico che in questi anni si sta abbattendo sulle università italiane;

4. una più efficace vigilanza del MIUR e nel caso dell'ANVUR sulla correttezza dei bandi di concorso per RTD.

In giornata ci saranno aggiornamenti sull'esito dell'incontro.

mercoledì 25 gennaio 2012

carriere da sfigati...



Produttività scientifica di un ipotetico viceministro
(Fonte dati: il suo blog personale)

lunedì 23 gennaio 2012

Muri di gomma

L'APRI sta conducendo una ricerca sul numero di ricorsi che hanno investito le ultime tornate dei concorsi da Ricercatore in seguito all'avvenuto cambio delle modalità di svolgimento delle procedure di valutazione comparativa (niente prove scritte e orali, sorteggio delle commissioni, introduzione di criteri analitici per la valutazione delle pubblicazioni, etc.).
Prossimamente forniremo i risultati di questo lavoro, ivi compresi gli esiti dei ricorsi stessi (in molti casi sorprendenti, in un senso o nell'altro), ma questo post è dedicato a divulgare una storia che, dal nostro punto di vista, è davvero triste.
Si tratta dell'esito di un ricorso al TAR per un concorso svoltosi all'Università di Milano, la cui sentenza contiene delle affermazioni che, non solo vanno contro molte altre sentenze amministrative, ma che, se avallate anche dal Consiglio di Stato, sancirebbero de facto l'irriformabilità del sistema di reclutamento nell'Università italiana e, per estensione, della Pubblica Amministrazione in generale.

I dettagli li trovate al link qui sotto: vi invitiamo ad intervenire numerosi con vostri pareri al riguardo.



lunedì 2 gennaio 2012

Quattro proposte per la ricerca italiana

E' passato un anno dall'entrata in vigore della L.240/2010 e la nave battente la bandiera dell'università italiana è completamente alla deriva: reclutamento bloccato, diffuse illegalità nei pochi bandi che escono, provvedimenti dall'odore stantio di ope legis, precariato sempre più diffuso.
Per questo motivo l'APRI ha deciso di scrivere al Ministro Profumo (questa volta sul serio!) per chiedere un incontro ed esporre quelli che vengono ritenuti dei provvedimenti possibili e in grado di ridare speranza al mondo dell'università e, di conseguenza, al futuro del nostro paese.

Di seguito la nostra lettera.

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Ecc.mo Ministro Prof. Francesco Profumo
Piazza Kennedy, 20
00144 – Roma




OGGETTO: Quattro proposte per ridare speranza alla ricerca italiana



L'Associazione dei Precari della Ricerca Italiani (APRI) nasce nell’estate del 2008 in seguito alla mobilitazione creatasi intorno a una petizione in cui si chiedeva al MIUR di attuare una revisione in senso meritocratico delle procedure concorsuali per i posti di ricercatore e al contempo di avviare una riforma complessiva dell’Università, capace di introdurre anche in Italia una vera autonomia responsabile delle istituzioni accademiche, sostenuta da un processo di valutazione indipendente della ricerca scientifica. Oggi, APRI ha oltre duecento iscritti e anima un blog internet che conta migliaia di accessi settimanali al forum di discussione: www.ricercatoriprecari.blogspot.com
Il fine ultimo di APRI, secondo il suo statuto, è l’introduzione in Italia di un sistema di università e ricerca in linea con le migliori esperienze del resto d’Europa e del mondo.
Lo stato di difficoltà e declino in cui versa l’università italiana, causato dalla miope gestione politica e accademica degli ultimi trent’anni anni, dovrebbe essere curato, secondo APRI, vincolando gli investimenti statali alla qualità della ricerca e della didattica. In tal modo, si renderebbe possibile un reclutamento di ricercatori e docenti basato esclusivamente sul merito scientifico e aperto alla comunità internazionale, lasciando finalmente alle spalle gli obsoleti meccanismi di cooptazione docente-allievo ancora largamente dominanti in Italia.
APRI, pertanto, auspica che il sistema universitario si apra all’esterno promuovendo, grazie anche agli incentivi offerti da un sistema premiale di distribuzione dei finanziamenti pubblici, il reclutamento dei migliori ricercatori di qualunque provenienza e nazionalità, ponendo così fine, per via meritocratica, al fenomeno tutto italiano del precariato come viatico obbligato di accesso alla carriera universitaria.

Illustre Sig. Ministro, ci rivolgiamo oggi a Lei consapevoli del momento di profonda crisi economica che l’Italia attraversa, per chiederLe di prendere in considerazione le proposte di seguito delineate, volte al rilancio del settore ricerca e università e del Paese nel suo insieme.

Le criticità della Riforma Gelmini
Fin dalla sua presentazione in Parlamento come Disegno di Legge governativo, APRI ha avuto un atteggiamento di confronto e critica costruttiva verso quella che poi è divenuta la Riforma Gelmini (legge n. 240/2010), ponendo una specifica attenzione al nuovo sistema di reclutamento introdotto.
In un primo tempo, APRI ha accolto positivamente l’intenzione di voler introdurre in Italia un sistema di accesso ai ruoli universitari noto a livello internazionale come tenure-track, superando così il fenomeno tutto italiano dei “ricercatori a vita” e sottoponendo i ricercatori stessi a un processo di valutazione costante del proprio operato.
Tuttavia, nel corso dell’iter parlamentare, l’associazione ha assunto un atteggiamento vistosamente più critico nei confronti del progetto di Riforma che andava delineandosi in conseguenza dei numerosi emendamenti approvati, per la confusione creata dall’introduzione di una duplice figura di ricercatore a tempo determinato (con e senza tenure-track) e in assenza di meccanismi in grado di incentivare le università a bandire le posizioni tenure-track (ricercatore TD di tipo b).
Tale scelta ci è apparsa infatti del tutto incomprensibile alla luce della mancata abolizione della figura dell’assegnista di ricerca: quella del ricercatore a TD di tipo a) ne risulta infatti una sorta di duplicato che perpetua nel tempo il problema della frammentazione delle figure di ricercatore a termine di cui si avvale il sistema universitario, in linea con il più ampio fenomeno di dispersione contrattuale che affligge le giovani generazioni in Italia e al quale il governo di cui Lei fa parte ha dichiarato di voler metter fine introducendo un contratto unico per i lavoratori a termine.
Le considerazioni di cui sopra sono avvalorate dai fatti: ad oggi (30/12/2011), su 249 posti di ricercatore a tempo determinato banditi soltanto 2 sono di tipo tenure track!
Inoltre, i posti di ricercatore a tempo determinato di tipo a) sono quasi sempre banditi richiedendo, in aperta violazione della legge, profili ultra-particolareggiati che in tutto e per tutto richiamano le modalità di reclutamento ad personam degli assegnisti di ricerca. Per la maggior parte, questi bandi sono infatti legati a specifici progetti di ricerca (sebbene non sia sempre chiara la fonte del finanziamento, se da fondi esterni o da fondi ordinari); in questo modo appare ovvio come la posizione bandita sia di fatto destinata a membri del medesimo gruppo di ricerca, con buona pace dell’internazionalizzazione della nostra università e dei buoni propositi continuamente espressi a favore della mobilità dei ricercatori italiani e della lotta al sistema di cooptazione localistica.

Proposte per la fase due del Governo Monti
Alla luce delle criticità sinteticamente individuate, APRI avanza le seguenti quattro proposte:
1)    Per superare il localismo del reclutamento:
§  Chiediamo l’avvio di un piano meritocratico di reclutamento di ricercatori a tempo determinato di tipo a) e di tipo b), selezionati esclusivamente sulla base della qualità del CV e in particolare delle pubblicazioni scientifiche, con il coinvolgimento di referees indipendenti italiani e soprattutto stranieri. In tal senso, proponiamo di adottare come possibile modello di riferimento i programmi spagnoli Juan de la Cierva – destinati a ricercatori post-doc junior corrispondenti alla figura di ricercatore TD di tipo a) – e Ramón y Cajal – destinati a ricercatori post-doc senior corrispondenti al ricercatore TD di tipo b). Tale piano avrebbe l’obiettivo di invertire l’attuale sistema di reclutamento, collegando i fondi ai ricercatori vincitori della selezione ai quali si darebbe la facoltà di decidere il dipartimento in cui portarli; in tal modo, premiando il merito anziché la fedeltà accademica, si aprirebbe finalmente il sistema italiano all’arrivo di ricercatori dall’estero (come accaduto in Spagna, precedentemente afflitta da problemi di localismo simili a quelli del nostro paese).
2)    Per favorire il ricambio generazionale:
§  In considerazione della fase storica di fuoriuscita dal sistema universitario per raggiunti limiti d’età di una parte consistente dell’attuale corpo docente, proponiamo il ripristino del turn-over al 100%, insieme con la revisione del sistema dei punti organico da associare alle figure a tempo determinato;
3)    Per ridurre la frammentazione contrattuale dei ricercatori a termine in Italia:
§  Proponiamo la soppressione della figura degli assegnisti di ricerca.
4)    Per garantire una maggior regolarità nei bandi di ricercatore a tempo determinato:
§  Chiediamo che il MIUR, o in alternativa l’ANVUR, assuma un ruolo più incisivo di vigilanza sui bandi e sulle procedure di reclutamento, che oggi più che mai evidenziano diffusi fenomeni di illegalità.

Al fine di discutere insieme queste proposte, APRI Le chiede di voler incontrare al più presto una delegazione dell’associazione.

Confidando in un positivo riscontro, cogliamo l’occasione per porgerLe i più cordiali auguri di felice nuovo anno.

La Presidenza dell'APRI

domenica 18 dicembre 2011

Bellissima Alessandria. Per la meritocrazia nei concorsi, 10 100 1000 petizioni


Nell'Italia delle cento città e delle cento università, una notizia che infonde speranza non viene dai grandi atenei di Roma, Milano, Bologna etc. ma da un piccolo ateneo di "periferia".

L'esito contestato di un concorso in economia politica alla facoltà di giurisprudenza dell'Università del Piemonte Orientale ha suscitato la risposta della comunità accademica, con in prima fila precari e ricercatori ma anche professori associati e ordinari, che ha fatto circolare una petizione capace di raccogliere numerose adesioni in pochi giorni attirando l'attenzione dell'opinione pubblica sulla vicenda.

Ebbene, oggi i firmatari della petizione hanno ricevuto la seguente comunicazione:

Gentile firmatario,
siamo lieti di comunicare che, in data 16 dicembre 2011, il Rettore Prof. Paolo Garbarino ha inviato ai sottoscrittori della Lettera aperta il seguente comunicato:

In merito al concorso per un posto di ricercatore di Economia politica bandito dalla Facoltà di Giurisprudenza di Alessandria, il Rettore, professor Paolo Garbarino, dopo aver effettuato una verifica degli atti, ha riscontrato irregolarità. Gli atti, pertanto, non sono stati approvati e sono stati rinviati alla Commissione giudicatrice. La Commissione è stata invitata formalmente a riconvocarsi per rinnovare la procedura concorsuale a partire dalla definizione dei criteri, in coerenza con la normativa vigente.

Ringraziamo il Rettore per l’attenzione prestata alla Lettera aperta e per la celerità e lo scrupolo con cui ha valutato la documentazione del concorso in oggetto. Nel ringraziarla per il suo sostegno all'iniziativa, rinnoviamo la speranza che questa vicenda contribuisca a diminuire la discrezionalità della selezione nelle procedure comparative per il reclutamento del personale universitario. Cordiali saluti.


Non possiamo che augurarci che l'esempio di Alessandria si diffonda come un'epidemia nel nostro Paese, segnando una svolta nel senso della meritocrazia nei concorsi come accade negli altri paesi europei e altrove nel mondo, a partire dai prossimi concorsi a ricercatore tempo determinato che inizieranno presto a svolgersi e per i quali le prospettive sono tutt'altro che beneauguranti. Molti di questi nuovi posti a tempo determinato infatti finora sono stati banditi su profili ultra-particolareggiati e in tutta evidenza "tagliati su misura" come un abito di nozze, e non emerge con chiarezza quando siano davvero legati a progetti di ricerca finanziati dall'esterno con fondi extra-statali.

Se non si avrà tale svolta meritocratica, come purtroppo tutto lascia presagire, l'Italia sarà condannata alla marginalità e al declino, più di quanto lo sia già oggi.

Alessandria però indica una nuova strada possibile. Non è che l'inizio?



mercoledì 23 novembre 2011

Carissimo Savonarola....

Spettabile Ministro Profumo,
ci risiamo.
Ecco un link all'ennesimo bando RTDa contenente evidenti profili di illegalità ai sensi di quanto previsto dalla L.240/10 emanata dal suo predecessore Gelmini.

http://ingchim.ing.uniroma1.it/concorsi-e-borse/documenti/bando_Ric_TD_012011_rev%20AC.pdf

Anche questa volta, per l'ennesima volta, APRI provvederà a scrivere una letterina al Direttore del dipartimento incriminato e per conoscenza al Rettore dell'Ateneo e ai vertici del MIUR, in modo da cercare di tamponare una situazione che ormai è esplosiva.

Sono infatti mesi che la nostra associazione, in maniera assolutamente gratuita, sta effettuando un servizio di monitoraggio di tutte le procedure di selezione che i vari Atenei stanno avviando per verificare l'effettiva rispondenza delle stesse ai dispositivi di legge.

In buona o cattiva fede che sia (noi un'idea ce la siamo fatta), possiamo affermare che una buona parte dei bandi per RTD usciti finora sono infatti risultati ILLEGALI sotto differenti punti di vista:

- bandi contenenti profili di candidati molto più dettagliati che la semplice menzione del SSD di interesse;
- bandi che prevedono vere e proprie prove orali oggetto di valutazione;
- bandi che includono nella discussione dei titoli e delle pubblicazioni anche una valutazione delle competenze del candidato sugli argomenti di ricerca oggetto del finanziamento;
- bandi che non menzionano la fonte di finanziamento.

Inutile dirLe che per quanto i nostri sforzi possano essere grandi, non è questo il nostro mestiere (a differenza di quello dei funzionari del MIUR) e pertanto è probabile che i casi da noi individuati e affrontati siano solo una goccia nel mare dei bandi illegali attualmente usciti e magari anche scaduti e andati a buon fine.

Ciononostante siamo riusciti in molti casi a far correggere i bandi (nel caso degli unici due bandi RTDb finora usciti, presso lo IUSS di Pavia, non solo siamo riusciti a far correggere il bando inizialmente illegale, ma anche a far correggere il verbale di commissione con i criteri di valutazione, anch'essi manifestamente al di fuori della legge) a tutto vantaggio di procedure selettive democratiche, trasparenti e meritocratiche, come nello spirito della nostra associazione.

Con la presente avanziamo pertanto due proposte, non necessariamente alternative:
- la prima è che il MIUR inizi a muoversi seriamente e concretamente per porre rimedio ad una situazione di illegalità diffusa incancrenitasi in mesi di totale latitanza dei suoi funzionari (ivi compreso il nuovo DG Livon) e che vede i precari della ricerca come prima vittima: da questo momento infatti ci sentiamo legittimati nel ritenere LEI, in quanto Ministro, responsabile di quanto sta accadendo e accadrà in futuro;
- la seconda è che offra il posto (e lo stipendio) di Direttore Generale alla nostra associazione, visto che nei fatti stiamo svolgendo questa attività: ad occhio ci possiamo coprire 4-5 assegni di ricerca.

Cordiali Saluti

APRI

giovedì 10 novembre 2011

APRI SU LEGGE DI STABILITA'


L’Italia nella crisi. Le proposte dei precari della ricerca per la “legge di stabilità”

La crisi politico-economica in cui è precipitato il nostro Paese richiede un’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Al tempo stesso, la crisi non deve diventare un’ulteriore occasione per mortificare le energie migliori del Paese; anzi deve costituire un’opportunità di rilancio che guardi con lungimiranza alle prospettive di medio e lungo periodo di crescita dell’economia italiana.

In tal senso, riteniamo che il settore dell’università e della ricerca debba essere chiamato a contribuire sia alle esigenze di razionalizzazione e contenimento delle spese, sia alle altrettanto importanti esigenze di rilancio dell’economia del Paese.

Sulla base di queste premesse, proponiamo che il decreto di stabilità che sarà presto discusso e poi convertito in legge dai due rami del Parlamento contenga tre linee di azione fondamentale, due dedicate al contenimento delle spese e una alla valorizzazione del comparto ricerca in chiave di sviluppo.

Sul versante del contenimento delle spese proponiamo:

- di adottare misure volte ad accelerare il processo di svecchiamento dell'università, anticipando almeno a 68 anni l’età di pensionamento dei professori (ordinari e associati).
- di provvedere a un congelamento del piano straordinario di "promozione" degli attuali ricercatori a professori associati, che si configura come un “finanziamento a pioggia” con scarse ricadute sulla produttività scientifica del sistema universitario.

Sul versante del rilancio del settore ricerca proponiamo in particolare:

- il rifinanziamento massiccio del programma “Futuro in Ricerca” dedicato ai giovani, basato esclusivamente sul principio dell’eccellenza scientifica e aperto a tutte le discipline, sull’esempio di analoghi programmi europei come “Ideas” dell’European Research Council.

APRI - Associazione dei Precari della Ricerca Italiani

9 novembre 2011

sabato 29 ottobre 2011

E' ufficiale: concorsi ad personam!


La Riforma Gelmini era stata annunciata come una riforma epocale, capace di portare finalmente l'università italiana in Europa, introducendo maggiore competizione, meritocrazia e trasparenza nel reclutamento.

La realtà che si presenta oggi appare invece di tutt'altro segno. Sembra ormai cosa ufficiale: le posizioni di ingresso nell'università italiana - i ricercatori a tempo determinato - sono assegnate ad personam, su profili dettagliati alla portata solo dei "predestinati" vincitori.

Dei 113 bandi presenti nel sito bandi.miur.it ben 72 (circa il 63%) sono infatti banditi con indicazione di progetti di ricerca dai contenuti quasi sempre molto specifici, un pò come avviene già con gli assegni di ricerca. E tutti sanno che gli assegni di ricerca sono attribuiti ad personam, con pochissime domande, spesso soltanto quella del vincitore; quindi tutto lascia presumere che anche per questi posti di ricercatore a tempo determinato non ci sarà competizione tra candidati. Farà domanda chi ha il profilo corrispondente al progetto di ricerca indicato.

Il bello (per modo di dire... in realtà è tutto molto sconfortante) è che dalla scheda di ciascun bando presente sul sito non si evince neppure se esista davvero una fonte esterna di finanziamento che giustifichi l'indicazione di un progetto di ricerca o se questi posti siano banditi con risorse del Fondo di Finanziamento Ordinario.

In Italia non c'è mai limite al peggio. Il MIUR deve intervenire al più presto, quantomeno per imporre alle università una più severa autoregolamentazione nella gestione del reclutamento dei ricercatori a tempo determinato, obbligandole a indicare eventuali fonti esterne di finanziamento nel caso in cui nel bando ci fosse un progetto di ricerca già delineato nei particolari.

giovedì 20 ottobre 2011

Abilitati (solo) con i capelli bianchi


Nei giorni scorsi è circolata in modo informale la bozza del “Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale” a cura del Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR).

APRI – Associazione dei Precari della Ricerca Italiani – ritiene che tale documento contenga alcune disposizioni che meritano un giudizio senz’altro positivo, a partire da quelle che impongono una maggiore trasparenza e obiettività al lavoro delle commissioni giudicanti. In particolare, si apprezza, nei settori disciplinari in cui ciò è possibile, l’uso degli strumenti bibliometrici, sulla base delle indicazioni fatte pervenire dall’Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario (ANVUR).


Al di là di questi aspetti positivi, APRI non può tacere le forti perplessità suscitate dall’articolo 3., comma 4, della bozza in cui si dice:

Nella valutazione di candidati già in servizio come professori associati o ricercatori o in posizioni equivalenti all’estero, fatta salva la considerazione complessiva dei titoli di cui all’articolo 4, comma 4, e all’articolo 5, comma 4, sono prese in considerazione esclusivamente le pubblicazioni prodotte dopo la nomina nella posizione in godimento”.

In altre parole, saranno prese in considerazione ai fini dell’abilitazione soltanto le pubblicazioni prodotte dal momento di entrata in ruolo. Tale norma spiana la strada a coloro che sono in ruolo da più anni, escludendo di fatto i neo-ricercatori (a tempo indeterminato e tempo determinato) dalla possibilità di conseguire l’abilitazione fin dalle prime tornate, pur avendo raggiunto una maturità professionale e scientifica adeguata. Evidentemente, dubitando della capacità di imporre una selezione basata su criteri scientifico-meritocratici, il MIUR ha preferito affidarsi ai più rassicuranti meccanismi gerontocratici di riproduzione della classe docente italiana; gli stessi che per anni hanno regolato il funzionamento dell’università italiana. È desolante constatare come ciò avvenga a dispetto delle reiterate promesse di Riforma del sistema e di rinnovamento generazionale.

Come APRI continuiamo a sostenere il principio secondo cui la selezione per l’abilitazione debba tenere conto della produzione scientifica recente, per esempio degli ultimi 5 anni nel caso della abilitazione a professore associato e dei 10 anni precedenti nel caso della abilitazione a professore ordinario. Tale principio di valutazione (peraltro contenuto anche nel parere dell’ANVUR in merito ai criteri di abilitazione nazionale) consente di selezionare i ricercatori che hanno dimostrato di essere adeguatamente produttivi in un recente periodo, di durata sufficiente a garantire la necessaria esperienza richiesta per il ruolo per cui si fa domanda di abilitazione.

Al contrario, la norma contenuta nell’articolo 3. della bozza ministeriale penalizza gravemente i giovani precari della ricerca, che devono già sostenere un percorso di carriera accidentato, dagli esiti assolutamente incerti e ancora oggi purtroppo largamente indipendenti dal merito scientifico. Entrando in vigore tale norma, i tempi di accesso a una posizione stabile si allungherebbero inevitabilmente, con effetti disastrosi sul lungo termine di scoraggiamento nei confronti delle nuove generazioni che oggi intraprendono gli studi universitari di alta formazione.

In particolare, i giovani precari che avranno accesso alle posizioni di “tenure-track” previste dalla legge 240/2010 (nota come Legge Gelmini di Riforma dell’Università) dovranno condurre una lotta impossibile contro il tempo (meno di tre anni) per produrre pubblicazioni sufficienti a conseguire l’abilitazione, pena la loro esclusione definitiva dal sistema universitario. Tale situazione va confrontata con quella dei ricercatori a tempo indeterminato in ruolo da tempo, ai quali verrà concesso di presentare pubblicazioni e titoli accumulati nell’arco di anni se non di decenni.

Altro che tenure-track e carriera basata sul merito: questo è un invito chiaro e tondo a “lasciare ogni speranza voi che entrate” o, meglio, voi che volete entrare in questo sistema sempre uguale a se stesso nel tempo, dove tutto cambia perché nulla cambi.