martedì 26 aprile 2011

NOTA MIUR - APPLICAZIONE RIFORMA GELMINI

DIPARTIMENTO PER L'UNIVERSITÀ, L'ALTA FORMAZIONE ARTISTICA, MUSICALE E COREUTICA E

PER LA RICERCA

DIREZIONE GENERALE PER L'UNIVERSITÀ, LO STUDENTE E IL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO

Al Rettore

Al Direttore Amministrativo

Università ed Istituzioni Universitarie

LORO SEDI

p.c.

CRUI

CUN


Oggetto: Legge 30 dicembre 2010, n. 240 - applicazione artt. 18, 22, 24 e 29.


Facendo seguito ai quesiti pervenuti in relazione all'applicazione delle disposizioni in oggetto, ferma

restando l'autonomia degli Atenei, si precisa quanto segue.

Le procedure di chiamata dei professori previste dall'art. 18 della legge 30 dicembre 2010, n. 240,

possono essere bandite, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di programmazione e reclutamento del

personale, non appena gli Atenei avranno emanato il Regolamento di cui al comma 1 del medesimo articolo.

Le proposte di nomina per chiamata diretta o per chiara fama continuano ad essere disciplinate dall'art.

1, comma 9, della legge 4 novembre 2005, n. 230, e successive modificazioni, e si applicano alle posizioni

accademiche previste dalla legge n. 240 del 2010: professori ordinari ed associati nonché ricercatori di cui

all'art. 24, comma 3, lett. a) e b). Ciò in quanto le disposizioni di cui all'art. 1, comma 9, della legge n. 230 del

2005, devono essere lette in combinato disposto con l'art. 29 della legge di riforma, ai sensi del quale a

decorrere dall'entrata in vigore della stessa possono essere avviate esclusivamente le procedure, previste dal

Titolo III della legge, per la copertura di posti professore ordinario e associato e di ricercatore a tempo

determinato.

Nulla osta a che gli Atenei bandiscano assegni di ricerca ai sensi delle nuove disposizioni di legge

applicando l'importo minimo previsto dal DM 9 marzo 2011, n. 102, in corso di registrazione. In merito alle

modalità di rinnovo degli assegni banditi prima dell'entrata in vigore della legge n. 240 del 2010, si rinvia alla

nota prot. n. 583 del 8 aprile u.s. trasmessa dall'Ufficio III di questa Direzione Generale.

I contratti in scadenza stipulati ai sensi dell'art. 1, comma 14, della legge n. 230 del 2005 possono

essere rinnovati nei limiti di quanto previsto dai contratti stessi. A tale proposito si rammenta che con coloro

che hanno usufruito per almeno tre anni dei contratti in parola possono essere altresì stipulati i contratti di cui

all'art. 24, comma 3, lettera b), della legge n. 240 del 2010, e che, a tale scopo, la durata dei contratti di cui

all'art. 1, comma 14, della legge n. 230 del 2005, può essere cumulata con i periodi di attività svolti nell'ambito

di assegni di ricerca, ai sensi dell'art. 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, di borse

post-dottorato ex art. 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero di analoghi contratti, assegni e borse

conferiti da atenei stranieri.

Si richiama inoltre l'attenzione sulle modifiche apportate dall'art. 29, comma 10, della legge in oggetto

alla disciplina dei trasferimenti di cui all'art. 3 della legge 3 luglio 1998, n. 210, a seguito delle quali, a far data

dal 29 gennaio 2011, è possibile bandire procedure di trasferimento esclusivamente con riferimento ai

ricercatori universitari a tempo indeterminato; per i professori di prima e seconda fascia le procedure di

trasferimento sono assorbite da quanto disposto dall'art. 18, comma 1, lettera b), della legge n. 240 del 2010.

Infine, coerentemente con la ratio ispiratrice della riforma universitaria, si invita a dare la massima

pubblicità alle procedure di selezione e di reclutamento sopra richiamate, anche mediante la pubblicazione dei

bandi in Gazzetta Ufficiale.



Si ringrazia per l'attenzione.

IL DIRETTORE GENERALE

Dott. Marco Tomasi

giovedì 14 aprile 2011

Nota MIUR 583 del 8/04/2011



E' stata resa pubblica una recente nota del MIUR contenente la risposta a numerosi quesiti legati all'art.22 della L.240/2010 recante disposizioni in materia di assegni di ricerca.
Una su tutte: gli anni di vecchi assegni ai sensi della 449/97 NON CONTANO ai fini del massimo dei 4 anni di assegno di ricerca stabiliti dalla 240, né ai fini dei 12 anni massimi di "precariato" universitario.

Come la pensate?

a) benissimo! visto che mi è scaduto il quarto anno di assegno e che i RTD non partiranno prima di un anno (se mai partiranno), nel frattempo posso pagare comunque l'affitto! (e ho pure i nuovi minimi, of course);
b) allucinante! così il precariato viene aumentato tout court di ulteriori 4 anni e nessuno farà pressione per accelerare le procedure di bando dei RTD;
c) che me frega, io sò già rettore.


N.B. Nonostante il logo, non è un post a sostegno di Scilipoti.

martedì 29 marzo 2011

Desaparecidos: PRIN e i suoi fratelli

Tra poche settimane sarà un anno che sono stati consegnati per la valutazione le proposte di progetto PRIN 2009. Ma nulla si sa ancora. E' ovvio che a questo punto l'annualità 2010 salterà del tutto.
Lo stesso sta accadendo con il bando 2009 del Ministero della Salute rivolto a ricercatori under 40, le cui proposte sono state presentate esattamente un anno fa.
Del programma "Futuro in ricerca 2010" (noto come FIRB giovani) poi non si conosce la tempistica prevista di valutazione. Visto l'andazzo è logico attendersi tempi lunghi, lunghissimi.
Quella del MIUR (e del Ministero della Salute) è una strategia di sfinimento che annienta i precari e reca gravi danni all'intera ricerca italiana.
Oltre al danno materiale (la mancanza di fondi per fare ricerca e pagare contratti) c'è pure quello "immateriale", meno visibile ma ugualmente grave: la sfiducia generalizzata che la comunità scientifica italiana ormai nutre nei confronti del peer-review e della valutazione in generale.
E' la morte del peer-review in Italia?
L'alternativa al peer-review è il ritorno al passato, ossia la distribuzione clientelare dei fondi per la ricerca (i pochi rimasti) indipendentemente dal merito. Per i ricercatori precari, questi ritardi infiniti vanificano ogni speranza di condurre autonomamente le proprie ricerche e di trarre un reddito decente dal proprio lavoro. La sfiducia nel sistema di distribuzione dei fondi indurrà i più motivati a emigrare. E' questo che vuole il governo?

venerdì 25 marzo 2011

"Tornate a bandire!" ovvero Linee Guida per Amministrativi




Si è fatto un gran chiacchierare del blocco della stipula di contratti che sta riguardando l'università in seguito all'entrata in vigore della Legge 240/10 (Legge Gelmini).
In effetti, le decine di Decreti Attuativi previsti dalla legge, unitamente alla necessaria riforma degli Statuti degli Atenei, ai successivi regolamenti per recepire, in taluni casi, i decreti di cui sopra, hanno gettato nel panico le Amministrazioni che, nel timore di muoversi al di fuori della legge, hanno sospeso ad libitum ogni procedura contrattuale.
Anche chi scrive si trova da Novembre senza alcuna entrata mensile.
Ad oggi però, "qualche" passo avanti si è fatto; da un lato, molti Atenei si sono assunti la responsabilità di interpretare la legge riprendendo di fatto a bandire alcune tipologie contrattuali, dall'altro il MIUR si è finalmente degnato di rispondere ad un'interrogazione parlamentare effettuata da deputati dell'opposizione, chiarendo le modalità di interpretazione della legge relativamente agli assegni di ricerca.
Consapevoli pertanto che sia caduto l'alibi per il perdurare del blocco dei contratti, possiamo affermare le seguenti cose:

Assegni di ricerca:

la risposta all'interrogazione parlamentare dell'On.Ghizzoni da parte del Sottosegretario competente afferma che SONO POSSIBILI I RINNOVI previsti per gli assegni emanati ai sensi della vecchia 449/97: chi ha un assegno in scadenza il cui contratto ne prevede il rinnovo non ha pertanto nulla da temere.
Per quanto riguarda le nuove tipologie di assegno, il DM sui nuovi minimi è attualmente al vaglio della Corte dei Conti. In ogni caso, moltissimi Atenei hanno comunque emanato i nuovi regolamenti per gli assegni di ricerca e ripreso a bandire nuove tipologie di assegno ai sensi della 240/10 (es. "La Sapienza") utilizzando nel frattempo i vecchi minimi e prevedendone l'adeguamento alla data di entrata in vigore del nuovo DM.

Co.co.co. e prestazioni professionali:

da una recente circolare dell'Università di Cagliari:

"Si ritiene opportuno infine sottolineare che per le attività di supporto alla ricerca, ai sensi del D. Lgsvo n. 165/2001, art. 7, co. 6, potranno essere attivati anche contratti di collaborazione coordinata e continuativa che non prevedano un diretto svolgimento del progetto da parte del titolare del contratto, ma un semplice supporto alle attività di ricerca svolte dai soggetti di cui all’art. 18, comma 5 della Legge n. 240/2010. [omissis] Resta in ogni caso inteso che eventuali contratti di collaborazione previsti nell’ambito di progetti e convenzioni approvati e finanziati antecedentemente al 29.01.2011 (data di entrata in vigore della legge n. 240/2010), potranno essere attivati nella forma di Contratti di Collaborazione Coordinata e Continuativa di ricerca, secondo la precedente normativa. Ciò al fine di assicurare l’adempimento di impegni già intrapresi con i soggetti finanziatori."

Esiste quindi almeno un precedente (ma non è l'unico) per poter tornare a bandire co.co.co. e/o prestazioni professionali a patto di riguardare attività di "supporto" alla ricerca e di non prevedere un diretto svolgimento del progetto da parte del contrattualizzato (almeno nel contratto, ovviamente!).

domenica 20 marzo 2011

giovedì 17 marzo 2011

Orgogliosi di essere italiani?


Oggi si festeggia il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia. Ci chiediamo: devono festeggiare i precari della ricerca, nonostante le aspirazioni frustrate, i meriti disconosciuti e la condizione permanente di incertezza lavorativa in cui versano? In generale, devono essere orgogliosi di essere italiani?

Chi scrive propende decisamente per il no. Nessun altro paese "ricco" è così irrispettoso per la ricerca e il merito come il nostro. Ma voi che ne pensate? Quando andate a un congresso all'estero o pubblicate in una rivista internazionale siete orgogliosi di mostrare l'affiliazione a un'università italiana, "nonostante tutto"?

giovedì 10 marzo 2011

TUTTI IN PIAZZA



Riproduco il testo di un appello di giovani precari di diverse categorie che - finalmente uniti - rivendicano i diritti di una generazione troppo a lungo costretta in una condizione di minorità, povertà e debolezza.

COSA NE PENSATE?




IL NOSTRO TEMPO E' ADESSO. LA VITA NON ASPETTA


Non c'è più tempo per l'attesa. E' il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente.
Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questopaese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.
Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.
Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all'estero per cercare opportunità e garanzie che in Italia non esistono, non è più tollerabile. Come non sono più tollerabili i privilegi e le disuguaglianze che rendono impossibile la liberazione delle tante potenzialità represse.
Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all'azione, un'azione comune, perché ormai si è infranta l'illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli.
Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. Pretendiamo un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca, che valorizzi i nostri talenti e la nostra motivazione, che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.
Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l'affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all'altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l'Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la "pagano" ai loro figli. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso. Tutti in piazza il 9 Aprile.
I promotori
Salvo Barrano, archeologo freelance, Associazione nazionale archeologi
Eleonora Voltolina, giornalista, Repubblica degli Stagisti
Pierpaolo Pirisi, portuale interinale, rete precari portuali di Civitavecchia
Luca Schiaffino, ricercatore precario, Coordinamento precari università
Ilaria Lani, sindacalista, Giovani NON+ disposti a tutto-Cgil
Marco Palladino, imprenditore, fondatore del progetto Mashape
Alessandro Pillitu, avvocato a p. iva, Associazione praticanti 6° piano
Claudia Cucchiarato, giornalista, autrice del libro "Vivo altrove"
Raffaella Ferrè, scrittrice, Coordinamento giornalisti precari Campania
Ilaria Di Stefano, operatrice precaria dello spettacolo, Duncan 3.0
Francesco Vitucci, assegnista di ricerca, ADI Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani
Teresa Di Martino, giornalista precaria, Diversamente occupate
Imane Samia Oursana, redattrice precaria, associazione Going to Europe
Francesco Brugnone, operatore call center, 4U di Palermo



sabato 5 marzo 2011

Sos ricerca. Quali soluzioni?


In visita al CERN di Ginevra il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha lanciato un sos per la ricerca italiana, invitando "in una fase di tagli alla spesa pubblica" a "non intervenire con il machete, mettendo sullo stesso piano tutti i capitoli di spesa". Infine ha concluso: "Non so se Galileo fosse in grado di garantire l'immediata ricaduta delle sue scoperte" ma "pochi sono i giovani ad essere così motivati come quelli che si dedicano alla ricerca scientifica", e non aiutarli "sarebbe un delitto".

Il Presidente Napolitano ha anche precisato che spetta all'esecutivo e non a lui mettere in campo misure efficaci di sostegno alla ricerca. Ma visto che il governo è dormiente, in altre faccende affaccendato, e le forze politiche (quelle di opposizione incluse) sono prive di iniziativa in questo settore (e non solo), ci proviamo noi a proporre alcune "soluzioni" all'ormai eterno problema della ricerca in Italia, tenendo a mente che il nostro obiettivo è favorire l'ingresso nel sistema universitario di ricercatori meritevoli e mettere fine al nepotismo tipicamente italico.

Proviamo a fare un test, tenendo anche a mente che siamo in un periodo di "vacche magre" e le risorse sono quelle che sono a meno di inattesi moti rivoluzionari.

1. Introdurre un reclutamento straordinario per ricercatori a tempo determinato (tipi a e b), con finanziamento aggiuntivo ministeriale, gestito dalle università secondo le regole della legge Gelmini

2. Rifinanziare in misura massiccia il FIRB giovani, dando la possibilità ai ricercatori di scegliersi la propria sede di afferenza in caso di successo

3. Dare incentivi alle università per il bando di posizioni di ricercatore TD di tipo b)

4. Fissare a 65 anni l'età di pensionamento dei professori ordinari e associati, in linea con gli altri paesi europei.

5. Premiare i ricercatori più attivi nell'esame di abilitazione nazionale per professore associato, ad esempio tenendo conto solo delle pubblicazioni apparse negli ultimi 5 anni.

6. Ripristinare la figura di ricercatore a tempo indeterminato, abrogata prima dalla legge Moratti e poi definitivamente dalla legge Gelmini.

Voi quale preferite? Potete indicare al massimo due risposte. Votate in massa.

martedì 22 febbraio 2011

La gestione del transitorio (o "De capitombolo")




Chissà che tra le lezioni che l'autorevole ministro Gelmini dovrebbe impartire nell'improbabile scuola lombarda di politica non ne esista una in cui si parli del concetto di "transitorio".
Ma forse questo vocabolo per il ministro è sconosciuto, vista la situazione che regna attualmente nell'università italiana.

Da quasi un mese dall'entrata in vigore della legge, facoltà e dipartimenti sono nel caos più completo: le vecchie posizioni contrattuali con le quali i ricercatori precari sono stati tenuti "in vita" per decenni (assegni di ricerca, RTD ex Moratti, co.co.co., borse di studio) non esistono più e contemporaneamente il MIUR e gli atenei non sono evidentemente nelle condizioni di poter emanare i decreti attuativi e i nuovi regolamenti che permetterebbero di bandire le nuove figure previste dalla 240/2010.

- Ti è scaduto l'assegno di ricerca? Peccato, fintanto che non esce il decreto attuativo con i nuovi minimi ed i relativi regolamenti di ateneo devi attendere (e con te il tuo padrone di casa se paghi un affitto o la tua banca se paghi il mutuo).
- Ti è scaduto il co.co.co.? Pazienza, la riforma prevede che i co.co.co. non possano più far parte dei gruppi di ricerca, quindi non hai alcuna speranza che ti venga rinnovato.
- Avevi trovato l'ente disposto a finanziare una posizione di ricerca triennale su un progetto di tuo interesse? Spendili per una supercrociera visto che in questo momento non puoi utilizzarli per alcunché nell'università italiana.

A giudicare dall'esperienza di chi ci ha provato, sembrerebbe inutile anche scrivere direttamente al MIUR per chiedere lumi sulla corretta interpretazione di alcuni passaggi della Legge dal momento che il ministro è latitante e i direttori generali, veri artefici della normativa, sono divisi tra chi è andato in pensione e chi sta dimettendosi per (si mormora) contrasti interni.

Metaforicamente, si è nella situazione che capita a chi, avendo tolto il piede dallo scalino più basso, non può ancora poggiarlo su quello più alto…e non ci risulta che l'università italiana abbia (ancora) messo le ali.

giovedì 17 febbraio 2011

Precaricidio in Sardegna


Apprendiamo che l'ateneo di Cagliari ha attualmente in discussione una bozza di regolamento per il reclutamento delle nuove figure di ricercatori a tempo determinato previste dalla Legge Gelmini che prevede assurdi e ridicoli requisiti anagrafici di accesso.

Nell'articolo 12 della bozza di regolamento infatti si legge:

La partecipazione alla selezione per Ricercatore con contratto Triennale, prorogabile una sola volta per ulteriori due anni, di cui alla lett.a) dell’art. 3, è riservata, senza limitazioni in relazione alla cittadinanza, ai soggetti in possesso dei seguenti titoli:

A- dottorato di ricerca, o titolo equivalente conseguito in Italia o all’estero, e laurea specialistica magistrale conseguita da non più di 10 anni. In prima applicazione, tale termine può essere aumentato per non più di due anni, per il riconoscimento del periodo trascorso all’estero per attività di ricerca e/o di collaborazione didattica nell’Ateneo. [...]

La selezione per Ricercatore Triennale con contratto non rinnovabile a tempo pieno, di cui all’art.3, lett.b), è riservata a candidati che [...] devono aver conseguito la laurea da non più di 13 anni, elevabili a 15 nel caso in cui abbiano beneficiato di proroga biennale di cui alla lett.a) dell’art. 3

Con tali requisiti di accesso, Kostya Novoselov, che ha vinto nel 2010 il Premio Nobel della Fisica a 36 anni quando era research fellow (equivalente di ricercatore TD) all'Università di Manchester, non avrebbe potuto ottenere un contratto presso l'Università di Cagliari, neppure portando un proprio finanziamento.

Se questa bozza venisse approvata si tratterebbe dunque di un vero e proprio suicidio di un ateneo che si trova in una regione economicamente svantaggiata che dovrebbe impegnarsi nella valorizzazione dei suoi talenti (come anche ha fatto la Regione Sardegna negli anni scorsi con innovative politiche di sostegno alla ricerca e all'attrazione dei "cervelli"), anziché nel loro annientamento. Con queste regole da stato azzeccagarbugli, ovviamente sconosciute nei paesi più avanzati, si umiliano i ricercatori precari più motivati che in questi anni hanno resistito a una condizione prolungata di precarietà, causata dalla mancanza di meritocrazia nel sistema universitario italiano, e che ora come prima vorrebbero legittimamente poter concorrere per una posizione assegnata esclusivamente secondo criteri di merito scientifico.

mercoledì 9 febbraio 2011

COMMISSARI OKKIO!!!!!!



Ricorso TAR accolto: annullati gli atti di un concorso da ricercatore TI con le nuove regole.

Teatro:
Università di Milano, Facoltà di Agraria, SSD AGR/11- Entomologia generale e applicata
Candidati:
sette.
Vincitrice:
allieva e collaboratrice del Presidente della Commissione da oltre dieci anni;
senza brevetti a differenza di altri candidati;
unica dei sette candidati che non avrebbe pubblicazioni a impact factor*, (ma i Commissari non dichiarano il contrario?)
(http://www.unimi.it/ateneo/valcomp/43123.htm);
titolare di un unico assegno di ricerca rinnovato per diversi anni (e quindi mancante di altri titoli preferenziali come i contratti di ricerca ai sensi dell'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449), nonostante i Commissari dichiarino il contrario
(http://www.unimi.it/ateneo/valcomp/43123.htm)

* per chi fosse a digiuno, una sorta di punteggio numerico che mette in graduatoria le riviste internazionali più importanti (ad esempio la rivista Science nel 2009 aveva un impact factor di 29,7; riviste molto meno prestigiose possono avere impact factor anche inferiori a 1).

Il cuore della sentenza TAR Milano n. 195/2011:
“Come correttamente denunciato dalla ricorrente, la Commissione si è discostata da quanto previsto dal […] D.M. 28.8.2009, n. 89, secondo cui “nell'ambito dei settori scientifico disciplinari in cui ne è riconosciuto l'uso a livello internazionale le Commissioni nel valutare le pubblicazioni si avvalgono anche dei seguenti indici:
- numero totale delle citazioni;
- numero medio di citazioni per pubblicazione;
- impact factor totale;
- impact factor medio per pubblicazione;
- combinazioni dei precedenti parametri atte a valorizzare l'impatto della produzione scientifica del candidato (indice di Hirsch o simili)”.
La Commissione ha all’opposto affermato […] che “potrà anche fare ricorso a parametri riconosciuti in ambito scientifico internazionale”, con ciò mostrando di ritenere detta previsione soltanto facoltativamente applicabile, il che, da una parte, viola la detta disposizione che è palesemente di obbligatoria applicazione e, dall’altra, individua un criterio di valutazione diverso da quello indicato nel citato D.M. n. 89/09, senza motivare sotto alcun profilo in ordine alle ragioni che avrebbero reso opportuna una siffatta deroga”.

Conclusioni:
I concorsi nei quali i criteri di valutazione determinati dalle Commissioni NON sono conformi al Decreto Ministeriale saltano!

Ricorsi - Istruzioni per l’uso da parte di candidati “mal trattati”:
1- controllare che i criteri di valutazione adottati dalla Commissione siano conformi a quelli del DM e quindi non siano “fatti ad arte” per privilegiare un candidato.
(ATTENZIONE! Il ricorso si può fare tranquillamente anche DOPO l’espletamento del concorso e la nomina del vincitore, perché i criteri stabiliti di per sé non comportano l’immediata lesione dell’interesse legittimo dei candidati: l’effettiva lesione si determina nel momento in cui quei criteri “fatti ad arte” vengono applicati e favoriscono il candidato che viene proclamato vincitore).
2- fare un’istanza di accesso agli atti del concorso al Rettore, in modo da controllare tutta la documentazione (es. domanda e curricula dei vari candidati e soprattutto del vincitore) e verificare eventuali “incongruenze” e “contraddizioni” con i verbali dei commissari;
3- contattare un avvocato amministrativista che si occuperà della stesura del ricorso e lo presenterà al TAR;
4- qualora il TAR accolga il ricorso dichiarando illegittimi gli atti emessi dalla Commissione, fare un’istanza al Rettore affinchè la procedura venga riattivata (in sostanza, la Commissione riformuli i giudizi)

P.S.
nel Paese dei raccomandati anche noi chiediamo una raccomandazione: valutateci onestamente!

lunedì 31 gennaio 2011

DECRETI ATTUATIVI, STATUTI D'ATENEO E REGOLAMENTI INTERNI: LE PROPOSTE APRI


RICHIESTE DI APRI PER LA STESURA DEI REGOLAMENTI DI ATENEO E DEI DECRETI ATTUATIVI DELLA LEGGE 30 DICEMBRE 2010, N. 240

L’Associazione dei Precari della Ricerca Italiani (APRI), a seguito dell’entrata in vigore della nuova riforma dell’Università italiana (legge 240/2010), vista l’imminente necessità da parte del MIUR di emanare i decreti attuativi in materia di organizzazione delle Università, del personale accademico e del reclutamento, ritiene indispensabile che si tenga nella dovuta considerazione il parere dei precari della ricerca. Essi, infatti, quotidianamente contribuiscono e spesso in modo determinante a portare avanti con successo la ricerca scientifica e la didattica negli Atenei italiani.

APRI, in spirito costruttivo e dialogico e avendo a cuore soltanto il miglioramento del sistema “Ricerca ed Università” italiano, intende proporre quanto segue:

DECRETI MINISTERIALI:

Abilitazione Nazionale PA e PO

APRI ritiene che, al fine di non svilire lo strumento dell’Abilitazione nazionale per il ruolo di Professore Associato e Professore Ordinario, i criteri debbano essere realmente selettivi. A tale scopo, dovrebbe essere condotto da CUN e ANVUR uno studio serio e accurato, con la partecipazione attiva dei rappresentanti di tutte le categorie operanti nel mondo della ricerca universitaria, comprese le associazioni di precari della ricerca. Consapevoli che tali criteri sono destinati a variare a seconda delle specificità dei singoli settori scientifico disciplinari (SSD), vogliamo di seguito illustrare alcuni principi generali da cui riteniamo non si possa prescindere:

1. I criteri abilitativi devono essere elaborati a partire da rigide griglie numeriche che permettano un’oggettiva corrispondenza tra i titoli presentati dal candidato e il punteggio maturato grazie a essi. Tali griglie dovranno tener conto della produttività scientifica del candidato (numero di pubblicazioni), di eventuali grants da esso ottenuti, di eventuale coordinazione autonoma e certificata di gruppi di ricerca, di eventuali brevetti, del numero di convegni internazionali attesi in qualità di oratore. Per i settori in cui ciò sia pertinente, esse terranno conto anche di indicatori bibliometrici come h-index e impact factor.

2. Vi devono essere chiari “limiti minimi” di punteggio, al di sotto del quale l’abilitazione è negata. Tali limiti minimi non dovranno essere in alcun caso inferiori alla media dei punteggi che deriverebbero dai titoli dei partecipanti ai concorsi per PA e PO (a seconda dell’abilitazione) nei precedenti due anni per un determinato settore.

3. Per il computo dei punteggi sopra menzionati devono essere prese esame soltanto le pubblicazioni degli ultimi 5 anni dalla data dell’esame di abilitazione. Ciò a garanzia del fatto che gli abilitati siano ancora nella loro fase produttiva.


Reclutamento

APRI ritiene che, al fine di rilanciare il reclutamento sia necessario puntare con forza sui giovani, sulla qualità della ricerca e sulla produttività dei singoli e delle istituzioni universitarie. Pertanto propone che:

1. Si preveda anche per gli appartenenti ai ruoli di PA e PO il pensionamento per chi ha raggiunto i anni 65 di età e allo stesso tempo i 35 anni di contributi, al fine di dare più spazio alle nuove generazioni. È bene notare che i professori in pensione potrebbero continuare la loro attività di collaborazione con le Università e i Dipartimenti senza però gravare sul Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO).

2. Al fine di ripristinare, in tempi ragionevoli, il turn over del 100% fra punti organico liberati mediante pensionamento e punti organico impegnati mediante nuovo reclutamento, si porti il turn over almeno al 70% nel 2011. Limitatamente agli Atenei che riceveranno una positiva valutazione dall’ANVUR, si porti il turn over al 100% a partire dal 2012.

3. Si rifinanzi il programma FIRB portando i finanziamenti almeno a 200 milioni di euro per il 2011. Il 60% di essi sia dedicato alla linea dei ricercatori non strutturati, senza limiti di età anagrafica ma solo di “anzianità accademica”, cioè di anni dal conseguimento del dottorato, sull’esempio degli Starting Grants “Ideas” dell’European Research Council. Chiediamo anche una gestione più efficace del processo di selezione dei progetti e attribuzione dei finanziamenti: la valutazione dei progetti non richieda più di sei mesi e i fondi siano resi disponibili entro e non oltre 10 mesi dalla scadenza del bando.

4. Il numero annuo di contratti da ricercatore a tempo determinato ex articolo 24, comma 3, lettera b), dell’ultima legge di riforma in essere nell’ateneo non dovrà essere inferiore al 40% del numero di contratti da ricercatore a tempo determinato ex articolo 24, comma 3, lettera a) in essere. Ciò al fine di evitare che i contratti ex-lettera a) finiscano per configurarsi come l’ennesima forma di contratto precario privo di sbocchi realistici nel sistema accademico italiano e siano invece legati a un’effettiva possibilità di partecipazione ai contratti ex-lettera b), c.d. “tenure track”. Quanto detto, ferma restando la possibilità per un ateneo di bandire contratti da ricercatore a tempo determinato ex articolo 24, comma 3, lettera a) e b) fuori dalle summenzionate quote, quando il costo degli stessi non ricadesse sul Fondo di Finanziamento Ordinario.

5. L’importo netto mensile minimo degli assegni di ricerca, da stabilire mediante decreto del Ministro secondo il dettato dell’articolo 22, comma 7, della legge di riforma, non dovrà essere inferiore a circa 1600 euro, retribuzione ancora non comparabile con quella di analoghi contratti europei, ma sicuramente più dignitosa degli attuali 1230 euro (il cui importo è invariato da ben 7 anni).

6. L’importo minimo delle docenze a contratto, da stabilire mediante decreto del Ministro secondo il dettato dell’articolo 23, comma 2, della legge di riforma, non dovrà essere inferiore a 90 euro netti per ora di didattica frontale.

STATUTI E REGOLAMENTI DI ATENEO:

Per quanto riguarda i regolamenti di Ateneo, APRI fa proprie le istanze presentate nella “piattaforma” elaborata dal Coordinamento Precari Universitari (CPU). In particolare:

1. i regolamenti di Ateneo che disciplineranno le procedure per gli assegni di ricerca (articolo 22, comma 4), i contratti per attività di insegnamento (articolo 23, comma 2) e i contratti da ricercatore a tempo determinato (articolo 24, comma 2) dovranno essere preparati da apposite commissioni che includano anche rappresentanze di lavoratori precari e dovranno assicurare il rispetto dei principi di trasparenza concorsuale e la massima pubblicità dei bandi, da pubblicare sul sito dell’Ateneo e nel maggior numero possibile di siti istituzionali. A tal proposito, è auspicabile che il MIUR si impegni a costituire un portale nazionale che raccolga tutti i bandi, comprendendo anche quelli per assegni di ricerca e per contratti di insegnamento.

2. Ai lavoratori precari con qualsivoglia tipo di contratto devono essere riconosciuti gli stessi diritti dei lavoratori strutturati dell’Ateneo (asili nido, mense, parcheggi, rimborsi spese, partecipazione a bandi per fondi di ricerca d’ateneo…). In quest’ottica, chiediamo che negli statuti vengano esplicitamente introdotti standard minimi che sanciscano diritti e tutele di cui ciascun lavoratore dell’Ateneo, a tempo determinato o indeterminato, deve necessariamente usufruire e si preveda la definizione di una retribuzione minima al di sotto della quale nessun rapporto di lavoro, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, possa per alcun motivo scendere.

Alessio Bottrighi

presidente APRI

sabato 29 gennaio 2011

E' in vigore



Da oggi la Legge 240/10 (Legge Gelmini) è in vigore.
Da oggi non è più possibile bandire posti RTI.
Da oggi non è più possibile bandire posti RTD fino ad emanazione dei nuovi regolamenti di ateneo.
Da oggi non è più possibile bandire assegni di ricerca fino ad emanazione del Decreto Attuativo sul compenso minimo e dei relativi regolamenti di ateneo.
Da oggi, forse, non è più possibile rinnovare vecchi assegni di ricerca in scadenza.
Da oggi l'università non può più avvalersi di co.co.co. e professionisti per progetti di ricerca.

Da oggi...si brancola nel buio...

mercoledì 26 gennaio 2011

Abilitazione nazionale: una pura formalità?

Il testo dello schema di regolamento. Attesa per i decreti sui criteri di valutazione.

Varato il primo degli oltre 50 decreti attuativi previsti dalla legge Gelmini. Il testo, disponibile in anteprima su questo sito, dopo l'approvazione del Consiglio dei Ministri, per diventare operativo dovrà incassare il parere favorevole del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti, oltre che aspettare il varo di altri decreti di natura non regolamentare concernenti la riduzione dei settori scientifico-disciplinari e i criteri di valutazione che dovranno essere utilizzati dalla commissione per il rilascio dell'abilitazione.

Ed è proprio da quest'ultimo decreto ministeriale (di natura non regolamentare) che si potrà giudicare realmente se l'abilitazione nazionale sarà una mera formalità oppure sarà improntata alla serietà ed alla severità.
Cionondimeno dalla lettura dello schema di regolamento si possono trarre alcune iniziali considerazioni.
La prima è che il criterio cardine per il rilascio o meno dell'abilitazione è dato dal parere favorevole della maggioranza dei 4/5 della commissione. Questa norma basta a vanificare il ruolo del (purtroppo) unico commissario straniero (e quindi, teoricamente, dell'unico commissario libero da conflitti di interessi). Inoltre la "regola dell'alzata di mano" - peraltro già collaudata negli attuali concorsi da ordinario e associato, con risultati di certo non molto incoraggianti - conferisce alla commissione una enorme soggettività di giudizio, oltre che un certo possibile imbarazzo nel negare l'abilitazione a qualcuno... Trattandosi - è bene ricordarlo - di abilitazione a lista aperta (cioè senza un limite massimo di abilitazioni da conferire, nè una graduatoria tra gli abilitati), è lecito temere che ci sia la tentazione di abilitare tutti e di certo lo schema di regolamento predisposto dal MIUR non fuga questi timori, anzi li aumenta.
La bozza di decreto, inoltre, parla genericamente di "giudizi", escludendo ancora una volta la previsione di rigide tabelle numeriche, basate sulle tipologie di titoli dei candidati e sulla qualità e quantità della produzione scientitfica. A tal proposito è anche prevista la possibilità di un limite massimo al numero di pubblicazioni da presentare (e quindi valutare), senza peraltro che venga contemporaneamente previsto che la commissione valuti, con un peso ben determinato, la produzione scientifica complessiva dei candidati.
Vale la pena ricordare come funziona l'abilitazione nazionale in un Paese non troppo lontano dal nostro, la Spagna (si veda questo link). La commissione, interamente nominata dall'ANECA (l'agenzia di valutazione spagnola), assegna dei punteggi numerici a ciascuna tipologia di titoli (dottorato, mobilità internazionale, gestione di gruppi di ricerca, talk in convegni come invited speaker, brevetti, ecc.) ed alle pubblicazioni (utilizzando, obbligatoriamente, indici bibliometrici e simili per determinate aree scientifiche), sulla base di tabelle predisposte dall'agenzia di valutazione stessa e differenti per aree scientifiche. Alla fine sono dichiarati idonei ad essere "profesores titulares" (associati) e "catedraticos" (ordinari) coloro i quali hanno almeno 65/100 e 80/100, rispettivamente.
Da noi, evidentemente, si sta scegliendo di fare diversamente.