giovedì 7 febbraio 2013

PRIN 2012: un bando del passato, che va impugnato al TAR


Con Decreto Ministeriale del 28 Dicembre 2012, il Ministro Profumo ha disciplinato le procedure per il finanziamento da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN) 2012. Un’occasione importante per tanti ricercatori italiani, ma non per i nuovi ricercatori a tempo determinato previsti dalla cosiddetta “Riforma Gelmini”. La prima versione del bando, infatti, esclude completamente tale figura dai profili professionali che possano presentare autonomamente un progetto e richiedere così un congruo finanziamento delle proprie ricerche.
Tale situazione oggettivamente paradossale ha determinato una reazione da parte della comunità accademica e degli enti pubblici di ricerca italiani, che si è risolta in una rettifica del bando, pubblicata il 1° Febbraio mediante nuovo Decreto Ministeriale. Sorprendentemente però, saranno ora ammessi alla richiesta di finanziamento non tutti i ricercatori a tempo determinato, ma solo quelli più anziani di 40 anni. In un Paese come l’Italia, che ha assoluto bisogno di idee fresche da parte di ricercatori giovani e dinamici, le speranze di questi ultimi vengono troncate sulla base di irragionevoli criteri di anzianità che sembrano mancare non solo di basi logiche, ma anche di fondamento giuridico.

Di fronte a tale situazione, APRI annuncia ricorso al TAR: per preaderire al ricorso e ricevere le istruzioni operative, inviare una mail a presidente@ricercatoriprecari.it.

L’azione legale verrà effettivamente intrapresa qualora il numero di potenziali ricorrenti sia sufficientemente grande da permettere di mantenere i costi al minimo (non oltre i 70 euro per ogni ricorrente). I tempi molto stretti per la presentazione del ricorso non consentono attualmente di fornire ulteriori dettagli, ma i potenziali partecipanti che invieranno una email di interesse all’indirizzo sopra riportato verranno costantemente aggiornati riguardo ai vari passi intrapresi dall’Associazione.

domenica 20 gennaio 2013

Maria Chiara Carrozza domanda APRI risponde


Maria Chiara Carrozza rettore alla Scuola Superiore Sant'Anna (Pisa) si candida per il Partito Democratico, come capolista in Toscana per la Camera dei Deputati.

Anche lei cede ai nuovi mezzi di comunicazione e apre una pagina facebook, dove tra i primi suoi messaggi dichiara di essere aperta a ricevere idee e proposte. 
Come Apri non potevamo esimerci da inviarle le nostre dieci proposte per l'università, visto la conoscenza del mondo universitario che la capolista toscana ha.


Qui il testo della mail che le abbiamo inviato:




Gentile Prof.ssa Carrozza,


A nome dell'APRI, Associazione Precari della Ricerca Italiani (http://ricercatoriprecari.blogspot.it), ci rivolgiamo a Lei per sottoporle le nostre proposte per un rilancio del sistema universitario. 
Come vedrà si tratta di proposte studiate per liberare energie nell'interesse del sistema, fondate sulla convinzione che premiare i giovani di talento sia nell'interesse di tutti e che per farlo sia necessario operare per ridurre il troppo elevato tasso di inbreeding dei dipartimenti italiani.

In allegato trova il testo con le nostre dieci richieste/proposte pubblicate anche sul nostro blog (http://ricercatoriprecari.blogspot.it/2013/01/per-ridare-speranza-alla-ricerca.html)
Speriamo che ci possa essere la possibilità di discuterne con Lei e con il PD, e che la prossima legislatura rappresenti per l'Università italiana un momento di rinascita e apertura.

Cordialmente,
la presidenza APRI

UPDATE (1):

Visto l'attenzione data alla discussione sul mondo della ricerca italiano dall'On. Ignazio Marino, dimostrata anche recentemente con una lunga e articolata risposta alle proposte del Gruppo 2023 (http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/diamo-futuro-alla-ricerca-scientifica-italiana-0#comment-21992) le proposte dell'Apri sono state inviate anche a lui.

UPDATE (2):
Le nostre proposto sono state sottoposte anche a Michela Marzano, candidata del PD e sensibile alle tematiche universitarie in quanto 'cervello espatriato'.

UPDATE (3): 

Al link seguente le risposte della Carrozza alle sollecitazioni APRI: http://www.mariachiaracarrozza.it/?p=127

martedì 8 gennaio 2013

PER RIDARE SPERANZA ALLA RICERCA ITALIANA. IL 'DECALOGO APRI' PER LE FORZE POLITICHE

La ricerca italiana oggi risente della cronica mancanza di finanziamenti e personale, non potendo affrontare progetti di ampio respiro e competere allo stesso livello di altri paesi nel reperire fondi europei. Sul fronte della didattica, le università hanno ridotto drasticamente l’offerta formativa, vedendosi costrette a sopprimere numerosi corsi di laurea sulla base di parametri esclusivamente contabili imposti a livello ministeriale, che non tengono conto della qualità dei programmi di studio.
In questo contesto, il precariato nella ricerca e  nella didattica ha continuato a crescere inesorabilmente, alimentato anche dal persistente sistema di cooptazione localistica, mentre i giovani laureati italiani sono costretti sempre più a emigrare in altri paesi per vedere riconosciute le proprie competenze nel sistema della ricerca e nel più ampio mercato del lavoro, senza possibilità concrete di riportare in Italia le competenza acquisite altrove.

L’Associazione Precari della Ricerca Italiani (APRI) è nata nel 2008 per suggerire soluzioni ai problemi del sistema universitario italiano, a partire dal problema del precariato, e allinearlo ai migliori sistemi universitari internazionali. Oggi, a ormai cinque anni dalla fondazione della nostra Associazione, constatiamo come le prospettive dei ricercatori più giovani o che da anni lavorano nell’università con contratti a termine siano perfino peggiorate rispetto al passato.

La “riforma Gelmini” (legge 240/2010) è riuscita infatti nell’impresa di rendere la carriera universitaria in Italia ancora meno attraente rispetto agli altri paesi europei, meno competitiva e più subordinata a logiche localistiche di cooptazione. L’annunciata introduzione della “tenure track” nella carriera universitaria nei fatti non si è mai realizzata, mentre i nuovi contratti di ricercatore a tempo determinato sono assegnati con procedure concorsuali opache, che in mancanza di efficaci meccanismi di valutazione e controllo lasciano pressoché completa arbitrarietà alle commissioni.

Le forze politiche che oggi si presentano alle elezioni politiche devono assumersi precisi impegni, se vogliono offrire risposte alle aspettative delle nuove generazioni di ricercatori italiani oggi costrette alla precarietà e prive di prospettive adeguate alla propria formazione e produzione scientifica. Soltanto restituendo speranza e entusiasmo ai suoi ricercatori più giovani e non strutturati sarà possibile per la ricerca italiana e le sue università recuperare competitività e prestigio a livello internazionale.

Invitiamo le forze politiche che aspirano a entrare nel Parlamento italiano e a governare il Paese ad accogliere nei propri programmi i seguenti obiettivi generali:
  • migliorare le prospettive e le condizioni di lavoro dei ricercatori non strutturati, promuovendo la trasparenza nelle procedure di reclutamento e introducendo misure finalizzate al ricambio generazionale e alla valorizzazione dell'autonomia scientifica e professionale;
  • aumentare la competitività della ricerca italiana, garantendo stabilità nei finanziamenti e nel reclutamento e fornendo adeguati strumenti ai ricercatori non strutturati nel reperire fondi europei e internazionali.

APRI ritiene che tali obiettivi generali possano essere conseguiti adottando i seguenti dieci punti di politica universitaria:

       a) Concorsi e reclutamento di ricercatori non strutturati

  1. Incremento dei finanziamenti pubblici all'università e sua distribuzione competitiva.
    PROPOSTE:  almeno 1/3 del FFO assegnato su base meritocratica ai dipartimenti in base alla valutazione VQR in corso.

  2. Ricambio generazionale e internazionalizzazione nel corpo docente dell'università in una fase di pensionamento di massa.
    PROPOSTE: proporzione 1:1 nel reclutamento: 1 avanzamento di carriera Þ 1 non strutturato; incentivi agli atenei per l'assunzione di ricercatori e docenti provenienti da università straniere e rifinanziamento di programmi ministeriali per il ‘rientro di cervelli’; esenzione delle posizioni a tempo determinato e di nuovi strutturati dai vincoli al turn over nel reclutamento del personale. 

  3. Trasparenza nei concorsi e imparzialità delle commissioni di concorso.
    PROPOSTE: regolamenti ministeriali per la composizione delle commissioni, con l'introduzione del sorteggio e la responsabilizzazione dei commissari; incentivi per l’utilizzo di commissari stranieri nel reclutamento locale, anche in forma anonima nel ruolo di referees.

  4. Adozione del sistema tenure-track nelle università italiane.
    PROPOSTE: finanziamento di programmi speciali ministeriali con procedure innovative e di bandi competitivi di selezione da parte delle università per il reclutamento di ricercatori assunti con tenure-track; tali programmi sono sottoposti a valutazione e verifica ex post da parte dell'ANVUR.

  5. Mobilità dei ricercatori italiani.
    PROPOSTE: incentivi per la circolazione dei ricercatori; disincentivi all’assunzione di ricercatori che hanno svolto gli studi nella stessa sede che bandisce il posto; altre misure volte a rompere il sistema di protezione maestro-allievo nel reclutamento.

  6. b) Condizione contrattuale dei ricercatori precari


  7. Allineamento della condizione contrattuale dei ricercatori precari a standard europei.
    PROPOSTE: anteporre l’uso di contratti a tempo determinato a quello di borse di studio e collaborazioni a progetto.

  8. Riduzione del precariato e sostegno alla carriera dei ricercatori non stutturati italiani.
    PROPOSTE: limitare l’uso di contratti a termine e istituire figure di “mentor” indipendenti che assistano i ricercatori nelle scelte inerenti il proprio percorso di carriera.

  9. c) Fondi per la ricerca e i ricercatori

  10. Competitività internazionale dei ricercatori non strutturati nel reperimento di fondi europei. 
    PROPOSTE: istituzione di uffici negli atenei destinati all’assistenza tecnica ai ricercatori per il reperimento di fondi.

  11. Competitività internazionale delle università italiane con finanziamenti ai ricercatori più meritevoli per la conduzione di progetti di ricerca innovativi.
    PROPOSTE: incrementare il finanziamento di programmi nazionali per giovani ricercatori, come l’attuale “Futuro in Ricerca” (FIRB), basati sul peer-review; incentivi alle università per l’identificazione di aree interdisciplinari di eccellenza considerate research priorities cui destinare risorse aggiuntive. Speciali incentivi alle università per assumere nella posizione di professore associato i ricercatori non strutturati vincitori di importanti finanziamenti internazionali (ad es. “ERC Ideas”).

  12. Razionalizzazione del sistema di finanziamenti alla ricerca. 
    PROPOSTE: istituire un’Agenzia Nazionale della Ricerca particolarmente dedicata al finanziamento e alla gestione di programmi ministeriali e di ateneo destinati ai giovani ricercatori (vedi 9).


  13. 8 gennaio 2013                                                            La Presidenza di APRI

sabato 5 gennaio 2013

APRI chiamata a dire la sua a Baobab - RAI Radio 1

L'interesse dei media verso i mali che affliggono la ricerca in Italia si è risvegliato a seguito della scomparsa di Rita Levi-Montalcini, che fino all'ultimo ha lottato per sostenere l'importanza del finanziamento pubblico in tale settore, così cruciale per la competitività del nostro Paese..

La trasmissione radiofonica Baobab di Radio 1 Rai (condotta da Francesco Graziani e Tiziana Ribichesu) ha chiesto il nostro parere a tal proposito, dandoci un'occasione importante per far sentire la nostra voce proprio l'ultimo giorno dello scorso anno. 

Ecco dunque il link al podcast dell'intervista (a partire dal minuto 30; in contemporanea potrete ascoltare anche l'intervista al prof. Luigi Nicolais, Presidente del CNR):



mercoledì 28 novembre 2012

LETTERA APERTA DI APRI AL MINISTRO PROFUMO






All'att.ne del Mininistro Prof. Francesco Profumo

  
L'Associazione dei Precari della Ricerca Italiani (APRI) nasce nel 2008 al fine di stimolare una revisione in senso meritocratico del sistema universitario italiano, con particolare riguardo alle procedure concorsuali per l'accesso alla docenza universitaria.
A ormai due anni dall’approvazione parlamentare della legge n. 240/2010, appaiono lapalissiane le severe criticità che limitano il reclutamento dei ricercatori a tempo determinato previsti dalla nuova normativa. Il nostro grido di allarme in tal senso è tutt'altro che isolato, visti i recenti, analoghi comunicati emessi dal Consiglio Universitario Nazionale e dall'Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani. In effetti, si può senza alcun dubbio già decretare il completo fallimento della legge n. 240/2010 dal punto di vista dell’inserimento di nuove leve nelle università italiane. 

Questo dato di fatto è facilmente estrapolabile dall'esiguo numero di posizioni di ricercatore a tempo determinato attive alla data del 20/11/2012: un totale di poco più di 2000 contratti, di cui solamente una quindicina (!) per ricercatore a tempo determinato (di tipo B) con previsione di tenure track. 

La scarsità di risorse dedicate all’attivazione dei nuovi contratti per ricercatore si somma poi alla diffusa tendenza delle varie sedi a proporre progetti di ricerca dettagliati nei medesimi bandi, in palese difformità rispetto ai contenuti della legge n. 240/2010.

Questi già drammatici dati e considerazioni sul nuovo reclutamento compongono un quadro ancor più preoccupante se si analizza anche la situazione relativa all'attivazione di assegni di ricerca (è stato infatti raggiunto il picco storico di oltre 15000 contratti di tale tipo) ed i numeri relativi alle chiamate per professori, pari a 285. A tale analisi andrebbero poi aggiunti i dati relativi alle migliaia di contratti di collaborazione coordinata e continuativa, per i quali tuttavia non si dispone di alcun dato ufficiale.
In sintesi, i dati del Ministero indicano il mantenimento di una corsia di favore per le progressioni del personale già in ruolo, e una drammatica chiusura all’ingresso di nuove leve nell’accademia italiana, associata a una loro accentuata precarizzazione.

Mentre è prevedibile che molti precari, ampiamente sopra le mediane, possano ottenere l'abilitazione scientifica per la seconda fascia (e qualcuno anche per la prima), quali sono le reali possibilità che ottengano poi un posto nelle selezioni locali bandite successivamente? Lei sa quanto noi che la stragrande maggioranza delle risorse andranno in progressioni di carriera, e non in reclutamento vero.

Sig. Ministro, ci rivolgiamo oggi a Lei consapevoli del momento di difficoltà economica che il Paese attraversa, consci del fatto che il miglior investimento in tempo di crisi è quello sull’alta formazione e sulla ricerca scientifica; Le chiediamo quindi di prendere in considerazione le proposte di seguito delineate, volte al rilancio del settore ricerca e università e del Paese nel suo insieme e a dare speranza ad una generazione meritevoli di giovani che altrimenti rischiano di essere definitivamente espulsi dal sistema:

1-   Chiediamo che sia definito un sistema di quote, a diverso livello su tutte le posizioni bandite dai singoli atenei, che vincolino i medesimi atenei all’attivazione di bandi per ricercatori a tempo determinato con previsione di tenure track (tipo B), associate a specifici incentivi ministeriali,  al fine ultimo di avviare il reclutamento di un congruo numero di nuovi ricercatori nel  prossimo quadrienno.

2-   Chiediamo che  nell' immediato una quota non inferiore al 30% dei  futuri concorsi a posti di professore associato sia riservata a ricercatori non strutturati

Al fine di discutere insieme queste proposte, APRI Le chiede di voler incontrare al più presto una delegazione dell’Associazione.

Confidando in un positivo riscontro, cogliamo l’occasione per porgerLe i più cordiali saluti.


La Presidenza dell'APRI

sabato 17 novembre 2012

Un Paese poco raccomandabile


Cari amici, buonasera.
Per voi tutti insonni, per voi mamme che allattate, per voi che state impazzendo per le ultime 72 ore che vi separano dalla chiusura della domanda per l’Abilitazione Scientifica Nazionale, stasera non perdete il bel programma su Rai3 “Telepatia” condotto dal pungente e ironico Oliviero Beha.


La puntata si intitola “Un Paese poco raccomandabile". Si parlerà anche dei mali dell'Università, fra cui la già famosa storia del concorso da ricercatore all’Università di Milano, contro cui sono stati fatti 3 ricorsi al TAR (sevizio firmato dal bravo Roberto Pozzan).

Primo commento: Un peccato vedersi propinare molte sciocchezze in prima serata e avere relegato il giornalismo di qualità alla seconda serata.

martedì 2 ottobre 2012

Per un nuovo inizio: intervista con il candidato presidente APRI

Non è solo tempo di primarie ed elezioni politiche ormai alle porte. Nei prossimi giorni l'Associazione Precari della Ricerca Italiani (APRI), che gestisce questo blog, eleggerà il nuovo presidente con una votazione aperta a tutti gli iscritti. E' il sesto presidente dell'Associazione dal 2008, anno della sua fondazione. 

Abbiamo davanti una fase quanto mai difficile per i ricercatori precari italiani, che devono fare i conti con un quadro generale di assottigliamento delle speranze e possibilità concrete di ottenere un posto stabile in tempi ragionevolmente brevi. Questa situazione è l’effetto congiunto della Legge Gelmini, che ha soppresso le posizioni di ricercatore a tempo indeterminato sostituendole con figure precarie (gli RTDa) o ancora rimaste sulla carta (gli RTDb), e delle pressioni esercitate nei mesi scorsi dal personale strutturato di ruolo (ricercatori e associati) che hanno preparato il terreno per quella che sarebbe l’ennesima, catastrofica promozione ope-legis dell’università italiana.  

Incontriamo dunque Claudio Greco, candidato alla presidenza di APRI. Claudio, 32 anni, è un chimico teorico appena rientrato in Italia per iniziare un contratto di ricercatore a tempo determinato (di tipo A manco a dirlo) presso l’università di Milano Bicocca.


Claudio, in bocca al lupo, innanzitutto. Perché hai deciso di candidarti alla presidenza di APRI? 

Crepi il lupo! La mia candidatura alla Presidenza 
dell'APRI rappresenta la logica conseguenza di un percorso 
che mi ha portato ad apprezzare le linee guida 
dell'associazione fin dalla sua fondazione. L'idea di 
portare l'Università italiana verso gli standard di paesi quali Germania e Svezia (nazioni in cui ho avuto la 
fortuna di lavorare) rappresenta l'unica possibilità per 
garantire un futuro di successo alla nostra Accademia. L'attuale situazione di difficoltà per il sistema 
universitario potrà senz'altro venire superata, se si diffonderà una logica meritocratica nell'attribuzione di 
risorse e posizioni. Credo che questo momento di crisi per 
l'Italia intera richieda uno sforzo corale a tutti i 
livelli, ed il settore della ricerca e dell'alta 
formazione dovrà senz'altro fare la propria parte nei 
prossimi anni. 


Ci racconteresti le tappe salienti del tuo percorso di 
ricerca? 

Dopo essermi laureato in Biotecnologie all'Università 
Milano-Bicocca, ho conseguito il dottorato in Chimica 
presso la medesima Università nel 2007. Durante il 
dottorato, ho trascorso un fruttuoso periodo all'Università di Lund (Svezia), dove ho applicato metodiche avanzate di modellizzazione teorica di proteine 
contenenti ioni metallici. Tale ambito di ricerca ha 
caratterizzato il mio percorso scientifico anche nei miei anni da post-doc. Ho avuto l'onore di essere stato 
selezionato per una fellowship della Fondazione Humboldt, 
grazie alla quale ho lavorato presso il Dipartimento di 
Chimica della Humboldt-Universitaet zu Berlin; successivamente sono stato per due anni assegnista di 
ricerca a Milano, e poi di nuovo presso la 
Humboldt-Universitaet, in qualità di Junior Research Group 
Leader in Chimica Teorica Bioinorganica. 


Che effetto fa tornare in Italia in questo momento così 
difficile per il paese e l’università e in particolare 
per i ricercatori precari? 

Mi aspettano sfide difficili, lo so bene. Ma l'idea di poter contribuire ad un rilancio del mio Paese, e di poter diventare un punto di riferimento per i miei colleghi 
precari rappresenta per me una fonte, spero inesauribile, di motivazioni. 


La tua disciplina, la chimica teorica, è una disciplina 
rigorosamente “bibliometrica”. Come giudichi i criteri di 
valutazione stabiliti dall’ANVUR nel tuo settore per le 
prossime abilitazioni? 

I criteri bibliometrici nel mio settore risultano 
abbastanza selettivi, anche se i parametri scelti mi piacciono poco in generale. Per esempio, non distinguono 
tra chi ha avuto un ruolo centrale nei vari studi (principal investigator o coordinatore), e chi invece ha 
avuto un'importanza più marginale. Comunque, è il concetto stesso di abilitazione nazionale su base bibliometrica 
che, a mio avviso, va rivisto.


Il tuo contratto di ricercatore a tempo determinato è appena iniziato. Con quale animo inizi questa esperienza 
di lavoro? 

In realtà prenderò servizio il primo di Novembre, ma grazie alle mie ferie tedesche arretrate sono già qui in 
Dipartimento a Milano... credo che questo dica molto sul 
mio entusiasmo: non vedo l'ora di cominciare!


Tu sei stato ricercatore con ruoli di responsabilità in 
Germania, precisamente alla Università von Humboldt di 
Berlino. Come credi di far fruttare tale esperienza nel tuo nuovo lavoro italiano? 

Aver osservato le dinamiche alla base dell'attività di Professori e Ricercatori a Berlino rappresenta un bagaglio importante per me: in Germania, la volontà di eccellere nei propri rispettivi ambiti è sempre un elemento fondamentale sia per i singoli scienziati che per i 
dipartimenti in cui operano. La medesima atmosfera l'ho potuta respirare nel mio (seppur breve) soggiorno svedese. Sono convinto che tali esperienze costituiscano una risorsa importante per il futuro di APRI. 



A tuo parere, quali sono le linee di azione su cui APRI dovrà insistere di più? 

Per prima cosa, credo sia necessario assicurare l'erogazione di risorse per bandire un adeguato numero di posizioni di ricercatore a tempo determinato di tipo B, che offrirebbero la possibilità ai migliori studiosi 
italiani e stranieri di operare nel nostro paese con la 
prospettiva di essere valutati sulla base della loro 
attività scientifica e didattica, in vista di un possibile 
accesso ai ruoli accademici. Poi, come dicevo, un'ampia 
revisione dei meccanismi alla base delle procedure di 
abilitazione nazionale è a mio avviso necessaria. 
Personalmente, riterrei opportuno piuttosto introdurre 
rigorose procedure di valutazione ex-post dei 
dipartimenti, poiché ciò favorirebbe dinamiche virtuose 
per il reclutamento dei futuri docenti. Infine, auspico la 
valorizzazione delle esperienze di didattica e ricerca dei 
precari nel contesto di concorsi pubblici diversi da quelli per la docenza universitaria. 



Le elezioni politiche si approssimano. Quale rapporto 
credi che APRI debba tenere con i partiti politici? Come far sentire la propria voce e cercare di influenzare i 
programmi senza essere strumentalizzati per fini elettorali?


Negli ultimi anni, uno dei termini più ricorrenti nei notiziari è “crisi”, ma tra i più gettonati vi è 
senz'altro anche “meritocrazia”. Il dialogo con la 
politica sarà un elemento centrale per il successo di APRI: la necessità di meritocrazia per la sopravvivenza del Paese è ormai ben evidente non solo ai nostri soci, ma 
anche alla gran parte degli italiani. Una strategia di 
comunicazione efficace, basata soprattutto sull'uso della 
grande rete, ci permetterà di smascherare eventuali tentativi di strumentalizzazione sul nascere.

sabato 25 agosto 2012

PRENDI L'ABILITAZIONE, E POI MUORI....

  OK, sono finalmente state pubblicate le mediane sia per i settori bibliometrici che per i cugini sfigati non-bibliometrici. I risultati sono tristisssimi, per i settori bibliometrici l'asticella è tanto bassa che si poteva fare sostanzialmente a meno della procedura, in molti casi erano più selettivi i criteri CUN (e questo è dire tutto). Spesso la mediana degli articoli è pari o inferiore al numero di articoli sottoponibili per la valutazione qualitativa, e anche questo è un indice significativo.

Cosa vuol dire? Significa che i nostri letterati, storici, filosofi ecc. sono poco produttivi? Forse. O forse vuol dire semplicemente che i dati sono incompleti, che molti, moltissimi, non hanno avuto il tempo e la voglia di compilare a dovere i propri profili CINECA. Tanto a loro che importa? E l'Anvur, del resto, ha stabilito che se ne frega se i dati sono parziali, incompleti, errati...Loro non si assumono responsabilità.

Manca ancora l'elenco delle riviste scientifiche per i settori non bibliometrici, tra cui in particolare manca quello delle testate di fascia A. Mentre per l'area 12, quella delle scienze giuridiche, quella di Onida e del famoso ricorso, i responsabili incaricati proprio si sono rifiutati di produrre l'elenco delle riviste.

Ma che volete che sia, tanto siamo di fronte al bando più lungo della storia, c'è tempo...e il fatto che per i giuristi non si siano prodotti gli elenchi (a dispetto di quanto stabilito dalla legge dello Stato) evidentemente non fa problema.

Già, c'è tempo per correggere, o anche per fare nuovi pasticci.

Finora di pasticci, errori, contraddizioni tra criteri stabiliti da leggi e decreti e delibere Anvur  ne sono stati trovati tanti. I colleghi (strutturati) di Roars, si sono divertiti a catalogare tutti (o quasi) gli errori, le imprecisioni, i casini creati dai Vogon anvuriani.

Non che i compagni di Roars abbiano torto, anzi...purtroppo hanno ragione. Però ci sono anche  altre storture che non segnalano con altrettanta decisione. Per esempio il fatto che, pasticci e amenità anvuriane di fatto non impediranno che si riproducano i classici meccanismi accademici italiani per cui andrà avanti chi è più anziano, chi è in fila da più tempo. Come se si trattasse della coda all'ufficio postale.

Non è questo il tipo di sistema per cui APRI ha lottato. Non è  certo questo che succede nei paesi avanzati.

Qui però siamo in Italia, dove si confrontano diverse lobby, ma tutte di strutturati che hanno scarso interesse per la sorte della nostra generazione, la generazione dei nati negli anni Settanta. Tanto siamo sostituibili. Hanno trovato il modo di risolvere il problema dei precari: con lo sterminio di un'intera generazione.

Certo i criteri Anvur sono pieni di limiti sotto il profilo epistemologico, amministrativo, giuridico, e anche semplicemente logico; ma tutto questo è secondario rispetto al vero problema, all'autentico dramma che sta per consumarsi.

SIAMO DI FRONTE A UN MASSACRO: UN'INTERA GENERAZIONE E' DATA PER MORTA E A NESSUNO SEMBRA IMPORTARE!

Quanti saranno i precari (attivi in istituzioni italiche o espatriati) che otterranno l'abilitazione? Difficile dirlo, di certo sono molti - moltissimi, diverse migliaia - quelli sopra le mediane (bibliometriche e non). Quanti saranno quelli a ottenere i posti - quelli veri - nei concorsi post-abilitazione? Beh, qui le previsioni sono più facili: quasi nessuno, poche unità....

E questo a prescindere dal merito, ovviamente....


Viva l'Italia, viva l'Anvur, viva Roars, W I CONCORSI FARSA!