domenica 23 marzo 2014

L'Abilitazione Scientifica Nazionale NON è un processo di abilitazione all'insegnamento

Nell'articolo pubblicato su La Repubblica il 18 febbraio scorso, “Università, bocciati all'abilitazione ma costretti a insegnare” di Salvo Intravaia, c'è un equivoco di fondo: il sistema dell'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) non è un processo di abilitazione all'insegnamento, ma la verifica dei risultati scientifici raggiunti, quali pubblicazioni e progetti, al fine di assicurare l'eccellenza scientifica di chi ricoprirà le posizioni di professore. La parola abilitazione usata nel sistema ASN assume un significato completamente diverso da quando è usata per la scuola.
Con l'entrata in vigore della Legge 240/2010, detta legge Gelmini, l'aver superato l'ASN è condizione necessaria, ma non sufficiente, per poter ambire alle posizioni di professore di I e II fascia (ordinari e associati) nelle università italiane. E' il titolo necessario per poter accedere alle uniche due figure assunte a tempo indeterminato che svolgono attività di ricerca e di didattica, ma non è il titolo necessario per poter insegnare, infatti l'attività di didattica condotta nelle aule italiane non è oggetto di valutazione e nelle nostre università la docenza non è erogata solo dai professori di I e II fascia.
Quando gli studenti iscritti alle università italiane entrano in un'aula per assistere ad una lezione si possono trovare davanti il titolare del corso oppure un'altra persona che svolge quella che viene chiamata didattica integrativa, cioè attività di laboratorio, esercitazioni, cicli di seminari ecc..
Dall'entrata in vigore della legge Gelmini, i titolari dei corsi dovrebbero essere i docenti di I e II fascia, docenti a contratto (cioè persone assunte con contratto a tempo determinato per svolgere quelle funzioni), oppure ricercatori a tempo determinato. Ai ricercatori universitari a tempo indeterminato (figura ad esaurimento dopo l'entrata in vigore della legge), agli assegnisti di ricerca, cioè ai ricercatori assunti a tempo determinato per svolgere attività di ricerca su un progetto specifico, e ai dottorandi spetta la didattica integrativa, l'attività di verifica dell’apprendimento e l'attività di servizio agli studenti, incluso l’orientamento e il tutorato.
E' quindi evidente che nell'università possono insegnare molte persone più o meno titolate e con contratti molti diversi e, soprattutto, che l'abilitazione non è un titolo richiesto per svolgere attività di didattica.
Gli insegnamenti svolti verranno presi in considerazione a valle della ASN, quando nei concorsi locali, fra tutte le persone abilitate che presenteranno domanda, si andrà a scegliere la persona più adatta a ricoprire il ruolo di I o II fascia, tenendo conto delle esigenze didattiche del dipartimento di afferenza.

L'ASN ha piuttosto messo in luce che ci sono molti ricercatori precari (assegnisti, ricercatori a tempo determinato, contrattisti, co.co.co...) che hanno conseguito l'abilitazione, ma che molto difficilmente riusciranno ad essere assunti nelle Università italiane, perché il sistema accademico è sotto-finanziato e i pochi soldi che si hanno a disposizione verranno spesi a favore degli avanzamenti di carriera, sacrificando almeno un'intera generazione di ricercatori.

mercoledì 5 marzo 2014

Lettera aperta per il Ministro Giannini

Gentile Ministro Giannini,

Le scrivo a nome dell'Associazione Precari della Ricerca Italiana (APRI). La nostra associazione si è battuta, da sempre, per aprire il sistema dell'università  e della ricerca italiano, per renderlo più trasparente e più in linea con le migliori pratiche europee.
Vorremmo chiederLe un incontro per discutere quanto prima alcune problematiche connesse al sistema universitario e  alla valorizzazione di una generazione di studiosi che si trovano in condizioni precarie pur avendo dato ripetutamente prova delle loro qualità, e ottenendo in molti casi l'abilitazione scientifica per la seconda fascia.

In primo luogo La invitiamo a prendere delle misure urgenti e di facile realizzazione che, a costo zero, garantirebbero maggiore trasparenza e apertura nel sistema dei concorsi:

1. Segnaliamo il susseguirsi di numerosi bandi concorsuali per posizioni ex art 24, comma 3, lettere a) e b) richiedenti specifici e dettagliati profili scientifici, ove la legge consente invece soltanto la specificazione di un eventuale profilo “esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari". Lo stesso problema si pone per i bandi da Professore associato e da Professore ordinario che stanno uscendo ora con la conclusione delle procedure abilitative. Anche in questo caso i profili sono in aperto contrasto con la legge, la formulazione delle norme è infatti la medesima per i posti a TD  e per i posti da Prof. Si tratta con tutta evidenza di pratiche poco trasparenti ed evidentemente illegittime, che soffocano la competizione e portano ad una chiusura asfittica del sistema della ricerca.

2. Invitiamo inoltre il Ministero a vigilare sull’applicazione, prevista dalla legge, della quota minima obbligatoria di assunzione del 20% di “esterni” all’Ateneo, da calcolarsi nel rispetto della legge, dunque non sui costi bensì sul numero di assunzioni. Ricordiamo infatti che l'art. 18, comma 4 della legge 240 specifica con assoluta chiarezza che "Ciascuna università statale, nell'ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell'ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell'università stessa." E' del tutto evidente che la dicitura "le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili" implica che la quota sia da calcolarsi sul numero dei posti e non, come ha suggerito in precedenza lo stesso Ministero tramite circolare, sui costi. 

Se volesse intervenire con semplici circolari esplicative, garantendo il pieno rispetto della lettera e dello spirito della normativa, potrebbe rapidamente garantire una maggiore apertura del sistema dei concorsi. Inoltre eviterebbe il rischio di contenziosi amministrativi che non gioverebbero a nessuno.


Inoltre vorremmo discutere con Lei di misure volte a rendere equa la competizione nei concorsi per la seconda fascia - in cui come Lei sa la differenza di costo tra la promozione di un interno e la chiamata di un esterno rende assai squilibrata la selezione a favore degli interni. In passato il MIUR stanziò fondi appositi per gli Idonei non strutturati, per parificare i costi rispetto agli strutturati.

Crediamo infine sia opportuno e possibile rilanciare il reclutamento di posizioni di Ricercatore a Tempo Determinato di tipo B, con tenure track. Come sa gli atenei hanno bandito pochissimi posti di questo tipo, rischiamo dunque che - se non vi saranno correttivi - il sistema destini nei prossimi anni il grosso delle risorse ad avanzamenti di carriera e non ad un reclutamento vero capace di immettere nel sistema forze fresche.

Noi riteniamo che, anche per uscire dal localismo esasperato che caratterizza le selezioni, sarebbe auspicabile una misura straordinaria - in linea anche con quanto suggerito di recente dalla CRUI. Pensiamo a una revisione degli attuali bandi Montalcini, che vengano però allargati non solo a coloro che lavorano all'estero ma anche a coloro che lavorano in Italia. Dunque un bando nazionale per RTDB, dando la possibilità ai vincitori - in ordine di graduatoria - di scegliere la sede dove entrare in servizio. Di seguito i dettagli del piano per come noi lo abbiamo immaginato:

 1. Garanzia del budget, da accantonare obbligatoriamente e dal momento in cui il TDB prende servizio, per l’eventuale passaggio nel ruolo dei Professori Associati [garanzia assente nei bandi Montalcini ma prevista dalla Legge 240/10].
 2. Cofinanziamento MIUR del budget per il passaggio a PA di cui al punto 1,  per un ammontare corrispondente al 50%, a gravare sulla quota premiale FFO.
 3. Abolizione vincoli di età anagrafica o di anni dal dottorato, attualmente presenti sui bandi Montalcini, e dalla dubbia legittimità come dimostra una recente sentenza del TAR di  Cagliari.
 4. I vincitori siano esterni alla sede che li accoglie ed in cui prendono servizio. “Esterno” può essere definito un candidato che nei tre anni precedenti la data di scadenza del bando non abbia prestato servizio come Ricercatore TD, Assegnista o Post Doc nella sede prescelta.
 5. Commissioni sorteggiate da una lista di esperti, aventi i requisiti stabiliti dall'ANVUR (superamento delle mediane). Deve essere assicurata adeguata rappresentanza nelle commissioni ad esperti operanti all'estero (non solo uno su cinque come nell'ASN).
 6. Valutazione basata esclusivamente sul CV (titoli e pubblicazioni), eliminando la richiesta di un progetto di ricerca. La valutazione deve avvenire sulla base di griglie con punteggi predefiniti come quelle adottate autonomamente dall’Università di Genova e dal Politecnico di Torino per le ultime tornate di concorsi da ricercatore a tempo indeterminato.
 7. Distribuzione dei posti. Il MIUR assegna i posti ai migliori Dipartimenti italiani sulla base del VQR. In base all’ordine in graduatoria i vincitori potranno scegliere la sede.
 8. Piena portabilità dei fondi. Qualora un Dipartimento non voglia accettare un TDB nazionale, al vincitore spetta il diritto di portare il budget presso altra sede. Vanno previsti premi/punizioni in termini di quota premiale FFO per i Dipartimenti che accettano/rifiutano queste posizioni.
 9. I TDB nazionali NON devono contare ai fini del rapporto TDB-PO di ciascun ateneo. Questo per garantire che siano effettivamente posti in più.


In attesa di un riscontro da parte Sua Le porgo i miei migliori saluti.
Per APRI, il Presidente
Luigi Maiorano

sabato 8 febbraio 2014

Per un'anagrafe dei precari abilitati





Nonostante mille problemi, la prima tornata delle abilitazioni va verso la chiusura, sono usciti i risultati per molti settori e, anche se qualcuno è in ritardo, si possono iniziare a fare i primi bilanci.

Notiamo che non sono pochi i precari abilitati, e nel contempo è chiarissimo che le possibilità per i precari di riuscire ad entrare come associati sono poche o nulle. Questo per via del vantaggio in termini di spesa che hanno i dipartimenti a promuovere gli RTI strutturati, oltre che in ossequio a logiche che privilegiano l'anzianità.

Riteniamo prioritario avere dei dati chiari su chi siano e quanti siano i precari abilitati, pertanto abbiamo creato la seguente pagina web: http://tiny.cc/nc3xax .

Invitiamo tutti i precari abilitati ad accedere e a compilare il questionario. Bastano 30 secondi.

Avere dei dati precisi, poter mostrare alla politica e ai media quanti sono i precari che hanno ottenuto l'abilitazione, è il primo passo per poter fare delle rivendicazioni relative ai diritti e alle prospettive di coloro che - per quanto meritevoli - sono esclusi dal sistema.

Compilando il questionario sarete invitati a indicare un indirizzo email, in questo modo potremo 'fare gruppo', potremo tenerci in contatto per coordinare future iniziative.

COMPILATE E FATE COMPILARE DA TUTTI I PRECARI: 'United we stand, divided we fall'.


martedì 21 gennaio 2014

Bandi Firb: i limiti di età e la decapitazione di una intera generazione


LETTERA APERTA AL MINISTRO CARROZZA

Gent.mo Ministro Carrozza,


come APRI (Associazione Precari della Ricerca Italiani) Le scriviamo in merito al bando con fondi Firb  (Fondo per gli investimenti della ricerca di base dedicato ai giovani ricercatori) del 2014, a cui ha fatto più volte riferimento durante le sue interviste. 

Ci pare che tale progetto ricalchi, in buona misura, l'idea che noi avevamo lanciato in campagna elettorale per un bando nazionale per TDB e che Lei aveva raccolto. Come ricorderà ci incontrammo, ormai molti mesi fa, per discutere dell'applicazione di quel progetto che ci sta molto a cuore e vorremmo quindi esporle alcune considerazioni prima del lancio della meritoria iniziativa.



In un comunicato stampa del 29 ottobre 2013, Lei afferma: “nel prossimo Programma Nazionale per la Ricerca daremo corso ad azioni specifiche per raggiungere questo obiettivo, azioni che rappresentano un vero e proprio 'mirroring' a livello nazionale di quello che l'ERC fa a livello europeo”.  Come APRI saremmo molto favorevoli a questo “mirroring” dei bandi ERC, tuttavia la parola “giovani”, quasi sempre presente in altri comunicati stampa rilasciati da Lei e dal Ministero ci fa temere che vi riferiate solo agli “starting grant”, ovvero ai progetto a cui si può accedere solo entro 6 anni dalla conclusione del dottorato di ricerca. 

Sentiamo quindi la necessità di ricordarle il nostro recente passato. Molti validi ricercatori italiani, ancora precari, sono invecchiati aspettando l'approvazione della legge Gelmini, i suoi decreti applicativi, i nuovi statuti delle università e la formazione di nuovi dipartimenti, lo sblocco del turn-over ecc...L'ultimo investimento cospicuo mirato al reclutamento è quello del ministro Mussi (2006-2008) e mentre passavano gli anni i precari - in condizioni di disagio e frustrazione, hanno pubblicato, partecipato a progetti, svolto attività di didattica, tanto da superare, in molti casi, anche l'abilitazione scientifica nazionale (ASN). 
Il Ministro che l'ha preceduta, ispirato sempre dai bandi ERC, utilizzò uno specchio deformante. Negli ultimi Firb introdusse due vincoli: numero di anni dal conseguimento del titolo di dottore in ricerca e una età anagrafica inferiore ai 40 anni, in contrasto con l'art. 3, comma 6, della L. 15 maggio 1997 n. 127, che dispone: "La partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell'amministrazione". I tribunali amministrativi hanno più volte censurato bandi per posti da ricercatore a tempo determinato contenenti limiti di età o limiti di anni dal dottorato.

Ci auguriamo quindi, anche per evitare possibili contenziosi, che il “mirroring” dei bandi ERC ne riprenda in toto lo schema: quindi non solo gli starting grants per i più giovani, ma anche i consolidator grants che - come saprà - sono riservati a coloro che hanno ottenuto il dottorato da 7 a 12 anni or sono. Siamo favorevoli allo svecchiamento del sistema, e d'altra parte non chiediamo altro che di poter partecipare a selezioni aperte, trasparenti e meritocratiche: non neghi questa possibilità a un'intera generazione. Non si può infatti dimenticare che esiste un'intera generazione di ricercatori italiani, nati negli anni '70, che hanno avuto poche possibilità di ingresso nel sistema pur avendo dato ottima prova di sé. Anche avendo preso l'abilitazione pochissimi potranno avere qualche possibilità reale di entrare come associati, poiché come Lei ben sa il sistema è costruito per favorire le promozioni, ci sembra dunque che il prossimo bando Firb costituisca l'ultima spiaggia per un'intera generazione. Dunque nell'interesse del sistema e del paese riteniamo che sarebbe doveroso e opportuno tenere conto della realtà in cui ci troviamo e non buttare a mare un capitale di competenze e capacità come quello accumulato dai precari che hanno conseguito il PhD da più di 6 anni. Anche perché, riservando il bando solo a coloro che hanno discusso il dottorato negli ultimi sei anni, si rischia, paradossalmente, di privilegiare color che magari si sono laureati fuori corso o che ci hanno messo molto a concludere il dottorato, penalizzando i più rapidi e più brillanti.




Saremmo ovviamente bene lieti di poter discutere con Lei di persona di questa e di altre questioni, in primis delle prospettive dei precari abilitati, e in attesa di un riscontro da parte sua Le porgiamo i nostri migliori saluti,


APRI (Associazione Precari della Ricerca Italiani)

mercoledì 13 novembre 2013

Signor Ministro, per cortesia...


No, Signor Ministro, noi non ci uniremo agli applausi di giornalisti ignoranti o compiacenti. Non applaudiremo le Sue frasi pronunciate a Radio 24 che sottolineano il Suo imperativo nel voler lasciare spazio ai giovani e, finalmente, svecchiare questa università.
Citiamo solo le seguenti: “Chi vuole rimanere in ruolo oltre i 70 anni offende la propria università e offende i giovani e “A 70 anni i professori universitari, se fossero generosi e onesti, dovrebbero andare in pensione”.

A parte i grotteschi aggettivi “generoso”, che si commenta da sé, e “onesto” (non ci pare, infatti, che i professori commettano alcun atto di disonestà), che cosa risponderebbe se i giornalisti Le chiedessero:

Signor Ministro, ma lo sa che i Professori universitari vanno regolarmente in pensione a 70 anni, in quanto la proroga di altri 2 anni è possibile ma estremamente rara?”.

Anche i Suoi cinguettii, Signor Ministro, sembrano sottolineare la Sua volontà di dare spazio ai giovani (“il prossimo anno sarà l'anno dei giovani ricercatori, e dobbiamo sbloccare i contratti da ricercatore di tipo b”, M.C. Carrozza, Twitter, 29 Ottobre).

Signor Ministro, siamo seri per cortesia. Concentriamoci sui fatti e prendiamo, ad esempio, un piccolo ma non insignificante dettaglio in palese contrasto con il Suo imperativo.

Per garantire nuovi accessi ai ruoli accademici da parte di giovani, nel Decreto Legislativo 49/2012 (Governo Monti) fu introdotto l'obbligo di bandire un posto da RTD-b (Ricercatore a Tempo Determinato di tipo b, vale a dire le figure che, ai sensi della Legge Gelmini, dopo tre anni dovrebbero accedere al ruolo di Professore Associato) per ogni nuovo posto o promozione a Professore di I fascia.

Ebbene, la recentissima nota del Miur (17 Ottobre 2013, prot. N.21381) a firma del Direttore Generale Daniele Livon stabilisce che tale rapporto, un RTD-b per ogni nuovo Professore Ordinario, non sia da considerarsi obbligatorio ma facoltativo.

Si legge infatti che “(…) è invece rimessa all’autonomia responsabile degli Atenei la decisione circa il perseguimento degli indirizzi previsti dall’art.4 del Dlgs 49/2012”. Tra questi indirizzi vi è, in particolare, il “provvedere al reclutamento di un numero di ricercatori RTD-b” che “non può essere inferiore a quello dei Professori di I fascia reclutati nel  medesimo periodo”.

Tale disposizione (che pare oltretutto illegittima) è la pietra tombale per le nuove assunzioni di personale ricercatore.

Infatti, Signor Ministro, non è forse vero che a queste si preferiranno quasi certamente promozioni interne (per una questione di costi, per logiche di fedeltà e di anzianità, ecc.)?

O vuole forse farci credere che, rimettendosi all’autonomia responsabile degli Atenei, si paleseranno atti di “generosità” e “onestà” (intellettuale, per carità!) che faranno invece propendere per l’assunzione di nuovo personale e quindi per lo svecchiamento delle nostre università?

giovedì 31 ottobre 2013

Pasticcio turn over - il parere di Vito Plantamura

Com’è noto, la polemica sul decreto ministeriale di ripartizione dei punti organico alle Università, che vede alcuni Atenei particolarmente avvantaggiati, ed altri, in prevalenza meridionali, molto sfavoriti, è nata a seguito di un articolo, apparso inizialmente sul sito ROARS, di un ricercatore di matematica –Beniamino Cappelletti Montano- che è stato uno dei fondatori dell’APRI. La replica del Ministro non si è fatta attendere, anche con un’intervista sul Mattino di venerdì scorso, alla quale ha fatto eco un’intervista dell’on. Boccia sulla Gazzetta del giorno dopo, e si basa su argomenti giuridici. Al proposito, quindi, chiediamo il parere di Vito Plantamura, un altro dei fondatori dell’APRI, che oggi è ricercatore a tempo indeterminato di area giuridica all'università di Bari.


Caro Vito, secondo te gli argomenti giuridici del Ministero sono fondati?

In sintesi, la Carrozza sostiene di non aver operato alcuna scelta, di aver avuto le mani legate dalla normativa vigente, che era stata prevista dal precedente governo Monti, e di essersi limitata ad applicare i criteri di legge. Secondo me, invece, la Carrozza ha applicato al decreto del 2013 dei criteri restrittivi che, per legge (art. 7 del d.lgs. n. 49/12), espressamente dovevano applicarsi solo al 2012. Sempre secondo la stessa legge, poi, i nuovi criteri restrittivi, valevoli per i successivi tre anni, dovevano essere previsti, su proposta del Ministro dell’Università, con decreto del Presidente del Consiglio. Ma non risulta che la Carrozza abbia avanzato alcuna proposta in merito e, di fatto, non esiste tale decreto di ridefinizione, per il triennio successivo al 2012, dei criteri restrittivi.

Quindi il ministro cosa ha fatto?

Ha esteso analogicamente, al 2013, i criteri del 2012. Secondo me, però, ciò non sarebbe possibile, appunto perché si tratta di restrizioni, ovverosia di eccezioni alla regola generale, di possibilità di utilizzazione piena, per ogni ente, del proprio turn over: possibilità che può pure essere compromessa per legge, ma che, se il limite legale (necessariamente temporaneo) viene meno, elasticamente si riespande. Tuttavia, sempre per legge (art. 14 delle c.d. preleggi), le norme che stabiliscono un’eccezione alla regola generale, non si possono estendere analogicamente, e quindi non si applicano oltre i casi e, appunto, i tempi, in esse considerati.

Si è molto discusso anche sulla cosiddetta clausola di salvaguardia, cosa ne pensi?

A mio avviso, si tratta di una questione che proprio non si sarebbe dovuta porre. Comunque sia, Mancini (Capo del Dipartimento Università del Ministero, n.d.r.), in un articolo apparso sul sito ROARS, ha sostenuto che, nel 2012, Profumo doveva applicare tale limite del 50% del turn over, mentre, nel 2013, la Carrozza non doveva. Per quanto mi riguarda, tuttavia, Mancini si sbaglia, perché interpreta come rinvio mobile quello che invece, per com’è scritto, in tutta evidenza sarebbe un rinvio fisso, ovverosia un rinvio ad una specifica disposizione, e non ad una fonte normativa, con ininfluenza conseguente delle successive modifiche legislative. Mancini sostiene inoltre che, a seguito del decreto Monti sulla spending review, non vi era più bisogno del decreto del Presidente del Consiglio, per la determinazione dei nuovi criteri restrittivi, ma si dovevano applicare quelli del 2012. Sinceramente, l’argomento mi ha stupito. Infatti, al proposito di tali criteri, il decreto Monti sulla s.r. si limita a ribadire che bisogna comunque tenere conto di quanto stabilito dal citato art. 7, che appunto prevedeva criteri espressi per il 2012, e stabiliva che, per gli anni successivi, dovessero esserne previsti di nuovi con decreto del Presidente del Consiglio (su proposta del Ministro). Sostenere che ciò possa comportare la non necessità, per il 2013 e per il futuro, di prevedere le nuove restrizioni di cui a tale art. 7, e invece, allo stesso tempo, la necessità di continuare ad applicare (indefinitivamente?) le vecchie e, soprattutto, temporanee, restrizioni previste dal medesimo art. 7 per il solo 2012, è qualcosa che, nonostante la citazione dei lavori parlamentari utilizzata per l’occasione dal Mancini, mi sembra intimamente contraddittorio e privo di un qualsivoglia aggancio normativo.

Pare quindi di capire che per te il punto non sia quello della c.d. clausola di salvaguardia?
 
Certo. Il punto sarebbe che la Carrozza, da un lato, avrebbe scelto di non fare ciò che forse avrebbe dovuto fare, ovverosia proporre dei nuovi criteri restrittivi e, dall’altro, avrebbe scelto di fare quanto probabilmente non avrebbe dovuto fare, cioè estendere analogicamente delle restrizioni, previste limitatamente al 2012, oltre i tempi di legge. In questo modo, inoltre, replicando nel 2013 i criteri valevoli per il solo 2012 (per giunta senza la clausola di salvaguardia), invece di proporne di nuovi, la Carrozza avrebbe deciso autonomamente, senza passare dal vaglio della Presidenza del Consiglio, alla quale, per legge, sarebbe spettata l’ultima parola sulle nuove restrizioni. Quindi, anche se la Carrozza si fosse attenuta alla clausola del non più del 50% del turn over, secondo me avrebbe ugualmente sbagliato, se pur con effetti meno eclatanti, perché l’errore starebbe molto più a monte. Siccome, però, a tale clausola non si è attenuta, si potrebbe sostenere che la Carrozza avrebbe operato pure una terza scelta controversa, interpretando un rinvio evidentemente fisso, come mobile. I risultati di queste tre ipotizzate scelte, a mio avviso sbagliate? L’enorme divario tra Atenei che godranno di un turn over fin oltre il 200%, e quelli penalizzati, con un turn over inferiore al 7%.: tutti Atenei che, a mio avviso, potrebbero vittoriosamente impugnare il decreto dinanzi all’Autorità giudiziaria.

Un calcio di rigore al 90° minuto. Una proposta per il Ministro Carrozza

Beniamino Cappelletti montano, sulle pagine virtuali del blog di ROARS, risponde al MIUR in merito alle recenti polemiche riguardanti il "decreto punti organico" e lancia una proposta al Ministro Carrozza

http://www.roars.it/online/un-calcio-di-rigore-al-90-minuto-una-proposta-per-il-ministro-carrozza/

lunedì 21 ottobre 2013

IL ROBIN HOOD AL CONTRARIO - Punti organico 2013

Uno dei soci fondatori APRI ora ricercatore a tempo indeterminato all'Universita' di Cagliari ha oggi scritto un bellissimo articolo sulle pagine del blog di R.O.A.R.S.
Beniamino analizza in maniera precisa e puntuale il perverso meccanismo di redistribuzione dei punti organico 2013, per nulla basato su criteri meritocratici e che premia in modo sproporzionato proprio l'Ateneo del Ministro in carica che in un periodo di turn over al 20% si ritroverà beneficiario un turn over superiore al 200%

http://www.roars.it/online/il-robin-hood-al-contrario-del-d-m-punti-organico-2013/

giovedì 26 settembre 2013

l paradosso dell'ASN: riusciremo a convergere?

Uno degli esempi classici per far capire agli studenti l'ostico concetto delle serie numeriche è quello di raccontare il celebre paradosso di Achille e la Tartaruga (http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Achille_e_la_tartaruga).
La spiegazione matematica per il noto paradosso sta nel fatto che gli infiniti intervalli temporali percorsi ogni volta da Achille per raggiungere la tartaruga diventano sempre più piccoli ed il limite della loro somma converge a un numero finito.
Ecco, cari ricercatori e docenti universitari, per il nuovo anno accademico un nuovo paradosso potrà essere utilizzato: il paradosso dell'Abilitazione Scientifica Nazionale. Le tartarughe ovviamente sono molte delle Commissioni preposte ed i candidati impersonano i pelidi eroi, all'affannosa ricerca di un senso di quello che sta accadendo all'ASN.
Comunque, dicevamo del paradosso: si parte fissando come termine dei lavori 5 mesi dalla data di pubblicazione del bando anziché dal momento di insediamento delle Commissioni; dopo poco tempo, vista la lenta agonia dei sorteggi e l'elevato numero dei candidati, si parla di finire tra aprile e giugno, poi tra maggio e giugno, poi il 23 settembre, ora fine settembre! Vedete, i passi sono sempre più brevi... forse il 30 settembre sarà quella buona? O bisogna dare ascolto ai catastrofisti che parlano di fine novembre?
Insomma, riusciranno i lavori di selezione dei candidati per l'ASN a convergere? O avremo bisogno di infiniti intervalli temporali (e pertanto infinite proroghe) ?

APRI, apprezzando il recente twitt del Ministro Carrozza su questo tema, intende sensibilizzare il MIUR a far qualcosa di piu' concreto di un informale post su twitter. Presto sarà autunno e non e' tempo per i cinguettii ma per risposte concrete. APRI invita il MIUR, nella persona del Ministro Carrozza, a dare un segnale concreto di serietà, nel rispetto per il lavoro altrui e la reputazione del sistema universitario nazionale che rischia di essere gravemente compromessa!
Suggeriamo pertanto che il MIUR invii una circolare ufficiale alle Commissioni ancora inadempienti al fine di sensibilizzarle riguardo alla celerita' delle procedure. In tale circolare proponiamo che il MIUR indichi chiaramente che:

*) In nessun caso saranno concesse ulteriori proroghe generalizzate oltre l'anno corrente.

*) Al termine della procedura verranno resi noti i risultati per quei settori che avranno chiuso i lavori entro il limiti temporali prestabiliti. Per i settori in cui avverrà altrimenti, verranno applicate le procedure di legge e sorteggiate nuove commissioni.


Ministro Carrozza, dia una sveglia al sistema universitario! Ne va della dignità del Paese.

giovedì 5 settembre 2013

Il 2014 sarà l'anno dei giovani ricercatori? Il punto di vista di APRI

Nelle scorse settimane, abbiamo letto con grande interesse le dichiarazioni del Ministro Carrozza, relative alla volontà del Governo di fare del 2014 l’anno dei giovani ricercatori. Il richiamo del Ministro alla necessità di un reclutamento accademico di qualità, ispirato al principio della valorizzazione del merito e dell’indipendenza scientifica dei futuri docenti, è un elemento di primaria importanza per APRI. Infatti, tale indirizzo programmatico del Governo è in piena sintonia con le migliori esperienze europee ed internazionali, le quali hanno dimostrato come il reclutamento di studiosi di alto livello scientifico non possa prescindere da politiche che favoriscano la mobilità di professori e ricercatori, e che sottolineino l’importanza della valutazione ex post dei prodotti della ricerca, anche nell’ottica di una efficace implementazione di procedure di tenure track.  Non a caso, APRI ha negli scorsi mesi inoltrato al Ministro proposte coerenti con tali principi, trovando nella prof.ssa Carrozza un interlocutore attento ed aperto al dialogo. In particolare, APRI nel recente incontro col Ministro ha sottolineato l’importanza dei seguenti punti:
-   Il sistema universitario nazionale necessita urgentemente dell’immissione di forze fresche e dinamiche, che abbiano la prospettiva della valorizzazione del proprio operato attraverso meccanismi di valutazione trasparenti. Tale obiettivo può essere raggiunto, nel contesto della recente riforma Gelmini, attraverso un bando nazionale per Ricercatori a tempo determinato di tipo B (ovvero con tenure track), una proposta inizialmente accolta con favore dalla prof.ssa Carrozza.
-   E’ altresì necessario che il Ministero vigili sull’effettiva esecuzione a livello locale della normativa vigente per il reclutamento di Professori Associati, che prevede che una quota dei posti banditi siano riservati a studiosi che non abbiano prestato servizio nei precedenti tre anni presso la sede che emette il bando. Ciò chiaramente favorirebbe la mobilità e permetterebbe di ridurre le tendenze localistiche nel reclutamento dei singoli atenei

Per quanto riguarda il secondo punto, le norme attuali prevedono che la quota di posti riservata ad esterni sia del 20% dei posti messi a concorso. Tuttavia, anche in considerazione dello sforzo che il Governo Letta sta facendo per sfavorire i contratti a termine negli enti pubblici, APRI propone che tale quota venga innalzata al 50%. Tali concorsi aperti a personale esterno consentirebbero ai precari della ricerca di giocare le proprie carte in una competizione aperta, in condizioni di eguaglianza di opportunità rispetto al personale ricercatore già strutturato a tempo indeterminato.
Per quanto concerne invece l’atteso piano straordinario per il reclutamento di un congruo numero di ricercatori a tempo determinato con tenure track, auspichiamo non solo che il Ministero pubblichi quanto prima l'annunciato bando per ~1500 posti, ma anche che tale bando garantisca ai ricercatori non strutturati, italiani e stranieri, di concorrere paritariamente all’accesso alle posizioni vacanti. Ricordiamo infine che l'effettiva implementazione della tenure track, con conseguente immissione in ruolo dei ricercatori a tempo determinato dimostratisi meritevoli, non può prescindere dall'erogazione di specifiche risorse aggiuntive. Invitiamo quindi il Ministero a prevedere fin da subito un congruo cofinanziamento per consentire alle varie sedi di procedere alle progressioni di carriera che porteranno i ricercatori a tempo determinato valutati positivamente dai rispettivi dipartimenti ad assumere posizioni di Professore associato.  

giovedì 18 luglio 2013

Resoconto dell'incontro tra la delegazione APRI ed il Ministro Carrozza

Il 9 luglio alle 15 una delegazione in rappresentanza di APRI si è recata al MIUR per un confronto sulla situazione del sistema dell’Università e, in particolare, sulle prospettive dei precari.
La delegazione è stata accolta dal Ministro Maria Chiara Carrozza, insieme al Direttore Generale Daniele Livon, al capo di Gabinetto Luigi Fiorentino, al responsabile dell’Ufficio Legislativo Mario Alberto Di Nezza.

L’incontro è durato un’ora e venti minuti, da parte del Ministro e dei funzionari del MIUR l’atteggiamento era di attenzione e grande cordialità.

I temi principali di cui si è discusso sono quelli già presentati su questo blog (http://ricercatoriprecari.blogspot.com/2013/07/proposte-apri-al-ministro-carrozza.html). Si è cominciato con l’esporre al Ministro alcune criticità da noi più volte segnalate riguardanti i bandi da Ricercatore a Tempo Determinato (di tipo A e di tipo B) in cui spesso gli atenei inseriscono dettagliatissimi profili che rendono quelle delle procedure ad personam tutt’altro che aperte e trasparenti.

Il Ministro ha osservato che vi sono dei problemi con il testo di legge, poiché manca una distinzione tra i posti banditi su fondi esterni – e quindi necessariamente vincolati a precisi progetti – e quelli invece banditi su FFO. Inoltre ha osservato che, a suo parere, mentre condivideva la nostra richiesta di totale trasparenza era meno convinta circa la richiesta di totale apertura. In particolare ha osservato che ritiene tutto sommato sensato che gli atenei possano reclutare in funzione di precisi piani di sviluppo su progetti e tematiche più circoscritte degli ssd. Per parte nostra abbiamo ribadito che il rispetto della normativa è in ogni caso essenziale per evitare l’arbitrio assoluto e che, finché non fosse stata cambiata, la legge attuale non consente di inserire profili oltre all’indicazione di uno o più ssd.
Abbiamo chiuso la discussione su questo punto con l’impegno del Ministro a riflettere sulla questione.

Si è poi discusso della quota del 20% riservata dalla Legge 240/10 agli esterni. Da parte nostra è venuta una sollecitazione a far rispettare agli atenei tale quota, computandola sulle teste e non sui costi, come chiaramente indica la norma di legge. Su questo punto è intervenuto il D.G. Livon osservando che la norma si presterebbe a diverse interpretazioni.
Noi abbiamo ribadito che la norma ci sembra chiara e che in ogni caso la legge già prevede un ampio margine per gli scorrimenti interni tramite chiamata diretta (addirittura il 50%) e che dunque sarebbe auspicabile garantire almeno il rispetto del 20% per esterni. Anche su questo punto il Ministro si è impegnata ad approfondire la questione in futuro.

Si è poi passati a quello che, dal nostro punto di vista, era il tema più importante all’ordine del giorno: il piano nazionale straordinario per il reclutamento di RTD di tipo B.  Abbiamo appreso dal Ministro che il piano attende ancora di essere sviluppato nel dettaglio. In seguito abbiamo discusso delle nostre proposte applicative, trovando grande attenzione e una sostanziale convergenza da parte del Ministro su quasi tutti i punti. Unico elemento su cui il Ministro ha dissentito era la nostra richiesta che i bandi non richiedessero progetti, bensì che fossero valutati solo titoli e pubblicazioni.

Abbiamo chiesto chiarimenti sulla tempistica prevista per l’attuazione di tale piano, apprendendo con un certo sgomento che ancora va trovata la copertura finanziaria e che pertanto era allo stato impossibile indicare una tabella di marcia.

Da ultimo si è discusso del problema della falsificazione dell’età accademica operata da alcuni candidati all’abilitazione. APRI aveva in precedenza segnalato alcune irregolarità al MIUR e all’Anvur chiedendo che – per evitare di premiare i furbi – si attuasse un semplice meccanismo di verifica della corrispondenza dell’età accademica con il numero di anni da cui un soggetto è entrato in ruolo; è chiaro che qualcosa non quadra se un ricercatore in ruolo da 15 anni presenta un’età accademica di 5 anni soltanto. Questa verifica sarebbe di semplice applicazione da parte del Cineca, e consentirebbe di svelare le eventuali falsificazioni dei cv messe in atto da qualche ‘furbo’. Su questo c’è stato l’impegno ad ulteriori approfondimenti.

Complessivamente, pur apprezzando la cortesia e l’attenzione del Ministro e dei suoi collaborati non possiamo dirci pienamente soddisfatti dalle risposte ricevute.

Sui primi punti, concernenti apertura e trasparenza dei concorsi e rispetto delle norme, non potremo che insistere, anche incoraggiando e sostenendo con ogni mezzo (raccolta fondi) chi volesse impugnare bandi illegittimi o procedure di reclutamento che non tenessero conto della quota per esterni.

Sui bandi RTDb non possiamo che auspicare che il progetto parta al più presto. Per parte nostra ci permettiamo di suggerire che una possibile copertura potrebbe passare attraverso la quota premiale dell’FFO: quei posti potrebbero essere a tutti gli effetti un premio per gli atenei meglio classificati con la VQR.

lunedì 8 luglio 2013

PROPOSTE APRI AL MINISTRO CARROZZA




Domani, 9 luglio, una delegazione in rappresentanza di APRI incontrerà il Ministro Carrozza. In vista dell'incontro abbiamo elaborato il seguente documento che, in forma sintetica, presenta alcune delle richieste e delle proposte principali della nostra associazione.






 Rispetto della legge e trasparenza nei concorsi:

1Segnaliamo il susseguirsi di numerosi bandi concorsuali per posizioni ex art 24, comma 3, lettere a) e b) richiedenti specifici e dettagliati profili scientifici, ove la legge consente la specificazione di un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari". Si tratta di pratiche poco trasparenti ed evidentemente illegittime, che soffocano la competizione e portano ad una chiusura asfittica del sistema della ricerca.

2. Invitiamo inoltre il Ministero a vigilare sull’applicazione, prevista dalla legge, della quota minima obbligatoria di assunzione del 20% di “esterni” all’Ateneo, da calcolarsi nel rispetto della legge, dunque non sui costi bensì sul numero di assunzioni. 

Questi due problemi possono essere risolti con una semplice circolare esplicativa del MIUR



Proposte piano straordinario nazionale TDB:


1. Garanzia del budget, da accantonare obbligatoriamente e dal momento in cui il TDB prende servizio, per l’eventuale passaggio nel ruolo dei Professori Associati [garanzia assente nei bandi Montalcini ma prevista dalla Legge 240/10].
2. Cofinanziamento MIUR del budget per il passaggio a PA di cui al punto 1,  per un ammontare corrispondente al 50%, a gravare sulla quota premiale FFO.
3. Abolizione vincoli di età anagrafica o di anni dal dottorato, attualmente presenti sui bandi Montalcini, e dalla dubbia legittimità come dimostra una recente sentenza del TAR di  Cagliari.
4. I vincitori siano esterni alla sede che li accoglie ed in cui prendono servizio. “Esterno” può essere definito un candidato che nei tre anni precedenti la data di scadenza del bando non abbia prestato servizio come Ricercatore, Assegnista o Post Doc nella sede prescelta.
5. Commissioni sorteggiate da una lista di esperti, aventi i requisiti stabiliti dall'ANVUR (superamento delle mediane). Deve essere assicurata adeguata rappresentanza nelle commissioni ad esperti operanti all'estero (non solo uno su cinque come nell'ASN).
6. Valutazione basata esclusivamente sul CV (titoli e pubblicazioni), eliminando la richiesta di un progetto di ricerca. La valutazione deve avvenire sulla base di griglie con punteggi predefiniti come quelle adottate autonomamente dall’Università di Genova e dal Politecnico di Torino per le ultime tornate di concorsi da ricercatore a tempo indeterminato.
7. Distribuzione dei posti. Il MIUR assegna i posti ai migliori Dipartimenti italiani sulla base del VQR. In base all’ordine in graduatoria i vincitori potranno scegliere la sede.
8. Piena portabilità dei fondi. Qualora un Dipartimento non voglia accettare un TDB nazionale, al vincitore spetta il diritto di portare il budget presso altra sede. Vanno previsti premi/punizioni in termini di quota premiale FFO per i Dipartimenti che accettano/rifiutano queste posizioni.
9. I TDB nazionali NON devono contare ai fini del rapporto tdb-po di ciascun ateneo. Questo per garantire che siano effettivamente posti in più.