domenica 30 marzo 2014

Concorsi ad personam aperti a tutti

La ben nota Legge 30 dicembre 2010 n. 240 di riforma del sistema Universitario, ai più nota come Legge Gelmini, ha introdotto importanti novità soprattutto nell’ambito del reclutamento universitario. Il ruolo di Ricercatore Universitario (a tempo indeterminato) è stato messo in esaurimento a favore di due figure di Ricercatore a Tempo Determinato, alle quali si accede mediante concorso pubblico. Per accedere ai ruoli a tempo indeterminato, ovvero Professore di Prima o Seconda fascia, il candidato deve inoltre possedere la corrispondente Abilitazione Scientifica Nazionale. I futuri professori possono essere chiamati direttamente dagli atenei a ricoprire il ruolo (riservando una quota non inferiore al 20% agli “esterni”), oppure possono partecipare ai concorsi pubblici banditi dai singoli Atenei per quel ruolo.

Pertanto, la via principale per il reclutamento nel sistema universitario rimane il concorso, il quale è disciplinato dagli articoli 18 (Professore di prima o seconda fascia) e 24 (ricercatore a tempo determinato) della Legge. Tra i criteri generali la Legge sancisce che:

Articolo 18:
1. Le università, con proprio regolamento adottato ai sensi della legge 9 maggio 1989, n. 168, disciplinano, nel rispetto del codice etico, la chiamata dei professori di prima e di seconda fascia nel rispetto dei principi enunciati dalla Carta europea dei ricercatori, di cui alla raccomandazione della Commissione delle Comunità europee n. 251 dell'11 marzo 2005, e specificamente dei seguenti criteri: 
 a) pubblicità del procedimento di chiamata sul sito dell'ateneo e su quelli del Ministero e dell'Unione europea; specificazione del settore concorsuale e di un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari; informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri e sul relativo trattamento economico e previdenziale;
(omissis)

Articolo 24:
(omissis)
2. I destinatari sono scelti mediante procedure pubbliche di selezione disciplinate dalle università con regolamento ai sensi della legge 9 maggio 1989, n. 168, nel rispetto dei principi enunciati dalla Carta europea dei ricercatori, di cui alla raccomandazione della Commissione delle Comunità europee n. 251 dell'11 marzo 2005, e specificamente dei seguenti criteri:   
 a) pubblicità dei bandi sul sito dell'ateneo e su quelli del Ministero e dell'Unione europea; specificazione del settore concorsuale e di un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari; informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri e sul relativo trattamento economico e previdenziale; previsione di modalità di trasmissione telematica delle candidature nonche', per quanto possibile, dei titoli e delle pubblicazioni;
(omissis)

La Legge appare inequivocabile. Infatti il bando del concorso deve contenere “specificazione del settore concorsuale e di un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari”. Inoltre la Legge è perfettamente in linea con i principi della Carta europea dei Ricercatori, la quale pone come principio generale proprio la libertà di ricerca.
Molti Atenei hanno disatteso il criterio sopra riportato. Infatti, con una preoccupante frequenza, i bandi contengono una dettagliata descrizione dell’impego, inclusi i compiti di ricerca, che il futuro ricercatore/professore dovrà svolgere. Di tale comportamento illegittimo è complice il MIUR, con il sito web http://bandi.miur.it, nato con lo scopo di pubblicizzare i bandi per il reclutamento universitario. L’appena citato sito web ospita diverse tipologie di bandi, e quindi fornisce una maschera all’interno della quale vi sono diversi campi, come ad esempio “titolo del progetto di ricerca”, atti a descrivere il concorso bandito.  Appare evidente che la maschera contiene campi descrittivi che si devono adattare alle diverse tipologie di bandi ivi pubblicati. Bandi che vanno dal Tecnologo, all’Assegnista di Ricerca, che compie la sua ricerca in funzione del progetto per il quale si emette il bando stesso, fino al Professore di Prima Fascia.
Qualcuno ha invece ritenuto la presenza di tali campi consentisse di definire compiti e funzioni di ricerca molto precisi al futuro ricercatore/professore vincitore del bando, talvolta indicando persino un responsabile scientifico.

E’ evidente che tale pratica serve a scoraggiare la partecipazione al bando a coloro, che pur avendo i requisiti professionali richiesti, non svolgono ricerca nello specifico ambito richiesto, il quale è invece appannaggio del candidato interno di turno. Insomma: Bandi ad personam aperti a tutti.

Come APRI abbiamo sollecitato il ministro pro tempore a un controllo attento sulle procedure, ma la risposta è stata negativa. Anche il MIUR ha consentito questo comportamento illegale e scorretto da parte degli Atenei.

111 commenti:

  1. Professionisti dell'illegalità e della Faccia Tosta.

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  2. Ormai diventa necessario distinguere tra progressioni di carriera e reclutamento.

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  3. non solo quello.
    se si vuole che i concorsi in ingresso, cioè i td, siano veramente aperti bisogna anche impedire l'inbreeding: bisogna costringere alla mobilità. chi ha lavorato in una sede nell'ultimo triennio non deve poter partecipare alle selezioni, solo così le selezioni per i td saranno vere selezioni e non farse

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    1. e uguale a quanto succede nei paesi avanzati, dove l'inbreeding accademico è pari all'incesto.

      liberandosi dell'inbreeding ci si libera anche dei concorsi farsa

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  5. non diciamo puttanate per favore. può non piacere ma non è anticostituzionale.

    altrimenti sarebbero incostituzionali le norme per esterni già presenti nella legge

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    1. Non diciamo minchiate, le due cose non sono paragonabili. Con le norme per esterni riservi una quota soltanto per gli esterni, con la proposta di insorgere non dai nessuna possibilità a chi ha fatto il dottorato nell'università X di partecipare ad un qualsiasi concorso che questa bandisca.

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    2. Non diciamo buffonate: l'aver conseguito un titolo di studio in una certa Università non può dare luogo a discriminazioni.

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  6. è incredibile come una cosa normalissima e di indiscutibile utilita' come andare a fare esperienza da un'altra parte, possa essere vista addirittura come anticostituzionale. Possibile che non abbiate voglia di respirare un'altra aria?
    V.

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    1. stanno ad aspettare il 'loro' posto...

      il punto è che se vogliamo che cambino le cose si deve capire che non esiste il 'proprio' posto. basta file!
      non si può volere la botte piena (concorsi seri e trasparenti in cui vince il migliore) e la moglie ubriaca (il posto nelle 'propria' sede). le due cose son in contraddizione

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    2. se ci liberiamo del vincolo perverso maestro-allievo tipico della realtà italica, ci liberiamo delle file, dei concorsi finti e creiamo finalmente un po' di movimento.

      in italia c'è bisogno di obbligare per legge a far ciò che altrove fanno spontaneamente: non si fa il dottorato dove ci si è laureati, non si fa il postodoc dove si è fatto il doc, non si entra in tenure track dove si è fatto il postdoc...

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    3. Dici una cosa giusta e una sbagliata: è giusto che "in italia c'è bisogno di obbligare per legge a far ciò che altrove fanno spontaneamente", è sbagliato che oggetto di una legge sia la discriminazione dei candidati in base alla sede di laurea o di lavoro pregresso.

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  7. Non ho nulla in contrario sull'apertura dei contratti di ingresso, pero', mi spiace ripetermi, ma mi preoccupa un po' che non si proponga anche una tipologia di contratto a tempo determinato su un progetto che abbia tutti i benefici del lavoro dipendente. Dobbiamo anche prendere atto che le posizioni "libere" saranno sempre meno mentre quelle su un progetto potrebbero, si spera, aumentare. Dobbiamo veramente relegare queste agli assegni di ricerca?
    V.

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    1. esiste già vladimir

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    2. cioe'? A quanto mi risulta esistono RTDa e assegni di ricerca. Mi sfugge qualcosa?
      V.

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    3. i tea hanno tutti i benefici del lavoro dipendente

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  8. ma avete visto che la ministra (e baronessa) vuol tornare ai concorsi locali? e voi pensate che vi dia ascolto? era molto meglio mary star......

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    1. Infatti "semplificare" è un certo obiettivo, "garantire la qualità" un altro. Se al Ministro interessa il primo, non sarà tra i politici a cui posso accordare la minima fiducia. A me (e, sono sicuro, a molti altri) interessa garantire la qualità.

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  9. punto 1: i concorsi sono già locali. Le commissioni per i posti da associato sono nominate dal dipartimento, quelle per rtd .....pure;
    punto 2: inutile parlare di chi e come potrà partecipare ai concorsi, concorsi non ce ne sono e soprattutto non c'è alcuna intenzione di lasciare risorse per nuovi ingressi;
    punto 3: assurdo parlare di mobilità, merito ed eccellenza per gli sfigati come noi se non si estende il discorso anche ai livelli più alti. Gli atenei stanno promuovendo gli upgrade dei locali (in barba ai tre anni nella stessa sede), per lo più strutturati entrati in passato con le vecchie ma sempre attuali logiche dei concorsi locali e blindati (molto spesso monoconcorrente). Valutazioni in cui solitamente il tutor di laurea (e non di dottorato) era anche presidente della commissione. Ora con la stessa logica, e senza minimamente porsi i problemi assurdi che vi ponete voi ci sarà per loro il passaggio a maggior carica.
    punto 4: siamo gli unici a dovere veramente produrre, la regola del merito vale veramente solo per noi, e molto spesso il posto (lavoro e stipendio) lo si perde indipendentemente dalla produttività.

    Il potere vince, mentre noi discutiamo su come giocarci dei non posti con dei ricercatori marziani che da Princeton potrebbero venire in Italia, gli strutturati (da 20 anni fermi nei soliti posti) si succhiano i nostri prodotti della ricerca e si spartiscono i "premi produttività" senza nemmeno offrirci gli scarti del banchetto.

    Il sistema è fallito e ci hanno fottuto alla grande, la cosa trsite è che non abbiamo opposto la minima resistenza!!
    Amen!

    l

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    1. A dire il vero la Giannini ha detto che vuole le "chiamate dirette" locali... se è così fatevi pure il segno della croce e lasciate ogne speranza...

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    2. renzo, non cambia molto.
      sono già chiamate dirette locali anche i concorsi, quasi sempre.

      cmq segnalo che c'è notevole varietà di politiche a livello locale. per es. venezia fa commissioni solo sorteggiate a livello nazionale con sorteggio puro tra i potenziali commissari asn. e non fa chiamate dirette, solo concorsi

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    3. la Giannini si sta dimostrando il peggio che possa esistere, finora. Speriamo ci faccia ricredere

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    4. E qui sbagliate: i concorsi NON devono essere chiamate dirette, lo dice anche il nome. Solo che voi siete un po' sordi...

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  10. L'università è cosa loro punto e basta e le opportunità possono essere solo per chi è già strutturato. Il resto rimarrà fuori ad osservare l'abbuffata. Niente di strano, le politiche sul lavoro future vanno in questa direzione, flessibilità (o meglio precariato estremo) per chi entra nel mondo del lavoro, stabilità, prospettive di crescita, diritti e soldi per chi è è già dentro.
    E' un dato di fatto.

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    1. Nell'Antichità buttavano giù gli handicappati dalla Rupe Tarpea: era un dato di fatto. Ma il Genere Umano è capace di comportarsi diversamente, con un'Altra Etica, se vuole...

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  11. Noto con dispiacere che mie previsioni si stanno avverando.

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    1. Infatti ho fatto la cacca, oggi.

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    2. Renzie, potresti spiegare il tuo passo ermetico? A parte la volgarita' idiota, c'e' un messaggio piu' profondo?

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  12. Cari tutti, rieccomi.....mi piace dare ogni tanto qualche input "provocativo" ai vostri dibattiti. Dunque, a me sembra che la legge 240, in tema di reclutamento, non sia assolutamente in linea né con il dettato né con lo spirito della Carta Europea dei Ricercatori. Questo documento (una raccomandazione della Commissione Europea) non chiede né la messa ad esaurimento di posizioni come era quella di ricercatore a tempo indeterminato, né l'introduzione di procedure nazionali per il reclutamento. Al contrario, la Carta Europea dei Ricercatori (con l'allegato Codice di Condotta) definisce il "ricercatore" come un professionista (già di per sé stesso) e raccomanda sforzi per "la stabilità e la continuità dell'impiego". Menziona posizioni a tempo determinato soltanto a proposito di periodi di ricerca post-dottorali, ma ciò non implica certo che non debba esistere una figura come era quella di ricercatore stabile che, anzi, a mio parere era ben più in linea con la Carta (che si riferisce all' insegnamento soltanto come ad una opzione, così come era proprio per gli RTI) di quanto non lo siano le figure precarie RTD-A e RTD-B introdotte dalla legge Gelmini. In linea generale, la Carta Europea dei Ricercatori raccomanda agli Stati membri dell'UE, in sostanza, di vigilare affinché chiunque assuma ricercatori - Università, enti pubblici, enti privati - si attengano alle sue linee; non chiede certo di introdurre figure precarie ed a rischio di restare senza sbocco....personalmente, direi quindi che la legge Gelmini menziona la Carta Europea dei Ricercatori, ma ne disattende completamente lo scopo per quanto riguarda il reclutamento

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    1. Poiché ho contribuito a scriverla, quella Carta lì, dico che hai ragione - ma anche che c'entra poco quello che scrivi: le Università Italiane non potevano sostenere una categoria di "ricercatori a vita" senza obblighi di insegnamento. Al limite si doveva introdurre una Terza Fascia di Lettori. T'è capì?

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  13. Ciao a tutti,

    vi chiedo aiuto per interpretare la Legge 240 del 2010 per quanto riguarda gli RTDb.

    L’art. 24 comma 5 di questa legge recita “Nell'ambito delle risorse disponibili per la programmazione, nel terzo anno di contratto di cui al comma 3, lettera b), l'università valuta il titolare del contratto stesso, che abbia conseguito l'abilitazione scientifica di cui all'articolo 16, ai fini della chiamata nel ruolo di professore associato, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera e). In caso di esito positivo della valutazione, il titolare del contratto, alla scadenza dello stesso, è inquadrato nel ruolo dei professori associati.”

    Non mi è chiaro QUANDO il ricercatore di tipo b dovrà possedere l’abilitazione in “corso di validità”: all’atto della valutazione da parte della commissione dell’università (quindi durante il terzo anno di contratto, in un giorno non ben determinato a priori), oppure all’ultimo giorno del terzo anno di contratto, oppure altro???

    Purtroppo per me non sono titolare di un RTDb, ma - come tutti immagino - spero di “vincerne” uno magari in altra università viste le quasi nulle possibilità in sede locale.

    La domanda mi sembra attuale, se considerate che:
    - gli abilitati ASN della “tornata 2012” hanno un’abilitazione che “vale” da Gennaio 2014 a Gennaio 2018 (parlo della media delle commissioni: alcune hanno pubblicato sul sito ASN un mesetto prima e alcune un mesetto dopo, altri non pervenuti)
    - la “tornata 2013” forse sfornerà i risultati a Giugno 2014 (quindi altri abilitati con scadenza ravvicinata alla tornata precedente, ossia Giugno 2018)
    - la Giannini sta “ripensando” a tutto il meccanismo
    Alla luce di ciò, questo rischia di essere l’ultimo anno di ASN e quindi queste abilitazioni andranno “a male” molto in fretta, ed è dunque fondamentale capire i dettagli delle tempistiche per non farsi vane illusioni...

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    1. Entro la fine del terzo anno di contratto, in teoria.

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  14. devi avere l'abilitazione quando ti scade il triennio, così possono valutare se promuoverti a pa.
    siccome dura 4 anni puoi averla presa parecchi o tempo prima

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  15. spero di “vincerne” uno magari in altra università viste le quasi nulle possibilità in sede locale....

    Joe la prima e unica domanda a cui devi risponderti è: sei sotto l'ala di un buon padrino?
    Se si puoi sperare, ma sarà comunque molto difficile. Se no e comunque hai un buon CV, un'abilitazione e magari parecchi altri titoli puoi venire con me che ci appendiamo al cupolone.

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  16. Io invece chiedo se l'esclusione degli assegnisti di ricerca (art. 18 comma 4) dalla procedura per esterni non sia esente di qualche minima interpretazione. Nel mio caso l'assegno è frutto di una competizione internazionale (europea, Bandi Marie Curie) e non di una competizione/bando interno/finanziamento interno. Ministero dice che è uguale, se la tipologia di contratto è assegno sono esclusa dal bando di associato (appena bandito, sigh...). Un legale esperto di pubblica amministrazione mi dice che invece potrei forse essere ammessa almeno al concorso (con riserva) con procedura d'urgenza del giudice. E poi si verifica...ma non so a cosa andrei incontro..tempi lunghi, soldi e forse nessuna vittoria...
    In ogni caso...non trovo niente di niente in internet rispetto a qualcuno che si trovi nella mia stessa situazione..so che questo è uno dei primi bandi post-abilitazione ma spero che qualcuno abbia qualche cosa da dire su questa situazione assurda (se fossi andata al bar negli ultimi 3 anni invece che cercarmi da sola un finanziamento e portarlo alla mia università ora potrei concorrere per un posto per il quale ho tutti i titoli!!! Ma è mai possibile???)

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    1. fosse per me chiederei di fare SOLO bandi per esterni, perché solo così ci si libera del cocco locale predestinato e si hanno concorsi aperti.
      l'inbreeding è il cancro dell'accademia italiana, l'obiettivo è estendere la norma non ammorbidirla

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    2. alim,
      con le commissioni nominate dal dipartimento non ci può essere comunque un concorso aperto. Al massimo scambi chiusi per pochi intimi.

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    3. beh, il dm programmazione incentiva le commissioni sorteggiate.
      alcuni atenei fanno già ora solo commissioni con sorteggio puro, per es. venezia

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  17. Un precario oggi è "esterno", e quindi penalizzato, ai fini delle chiamate dirette, cui non può accedere essendo queste limitate agli attuali ricercatori a tempo indeterminato. E' "esterno", e quindi ancora penalizzato, ai fini della quota di concorsi aperti, in quanto la sua assunzione costerebbe al dipartimento 0,7 punti invece degli 0.2 di un proprio ricercatore a tempo indeterminato. Allo stesso tempo è "interno", ma di nuovo penalizzato, ai fini della quota di punti (20%) riservata agli esterni, che non devono aver avuto contratti con l'ateneo negli ultimi tre anni.

    Onestamente, non credo ci siano margini di manovra, ma, anche salvaguadando per il buon vivere il 50% dei punti "riservati" per la chiamata diretta dei ricercatori, sulle altre due tipologie si potrebbe davvero incidere. Nei concorsi con procedura aperta bisognerebbe eliminare il vantaggio in punti che il dipartimento adesso ha a far vincere un suo ricercatore invece di un esterno o precario, magari accantonando una quota dei punti che potrebbero essere resi a quei dipartimenti in cui a vincere è un esterno o precario. Si potrebbe inoltre rivedere la definizione di "esterno", ai fini della quota 20%, come qualcuno che non abbia una posizione a tempo indeterminato in un dato ateneo. Questo va sì contro i nobili intenti della norma, ma vista la situazione mi sembra quantomeno il male minore.

    Le soluzioni ci sono, quello che non c'è è un interlocutore politico che se ne voglia fare carico.

    (se il commento qui sopra è troppo retrogrado, italiota o comunista per i redattori di Apri, me ne scuso in anticipo)

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    1. "i nobili intenti della norma" sono pura demagogia...lo sappiamo tutti. La situazione è esattamente quella che descrivi e chi è fuori e senza padrini, resta fuori, punto; mai come ora, secondo me. In ogni caso io che mi son trovata un finanziamento esterno e l'ho portato all'Università senza intercessioni e "aiutini" di nessuno (como ho spiegato in altro mex) ora pago per chi per anni ha avuto assegni di ricerca con dinamiche poco pulite. Non mi sembra giusto..e scusate se sono solo "un singolo caso" (come mi è stato detto), ma sono i singoli casi che fanno una collettività, o no?? Pongo una ulteriore questione sul tavolo e faccio una seconda domanda, se qualcuno può aiutarmi:
      - qualcuno mi spiega perché per esempio i docenti a contratto sono stati esclusi da comma 4 art. 18 (chiamata diretta?). O meglio: pare che "prestare servizio" sia in quel caso interpretabile? La mia esperienza è la seguente: da assegnista sono sempre stata considerata esterna (se compilo un modulo per qualsiasi cosa è un modulo per esterni, per esempio; non partecipo ai consigli di dipartimenti, niente di niente...visibilità istituzionale zero insomma. Da docente a contratto: partecipo a un sacco di cose di questo tipo e ho una visibilità istituzionale molto maggiore, sinceramente. Discorso economico a parte (assegno=retribuzione mensile; docente a contratto=retribuzione ridicola annuale) dal punto di vista del "peso" e "presenza" istituzionale di sicuro un docente è più "interno" di un assegnista... Mi sa che chi ha scritto ste norme non ha idea della vita quotidiana dentro le università..Per la mia situazione non cambia nulla, ben inteso; è solo una riflessione la mia...
      - domanda: qualcuno ha conoscenza di qualche ricorso/sentenza che riguardi assegnisti o contrattisti esclusi dal concorso chiamata dirette art. 18 comma 4 (20% riservato ad esterni)?
      Grazie

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  18. tecnicamente la chiamata diretta per precari interni c'è già: devi essere un tdb abilitato alla fine del triennio

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  19. cmq apri ha chiesto al miur di intervenire con stanziamento apposito per rendere equo il confronto tra precari e strutturati (in termini di costi). la cosa fu fatta anni fa per gli idonei non strutturati.
    hanno detto che ci penseranno, anche se non ci farei affidamento

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  20. Sindacalisti contro Precarjato. Precarj contro Sindacalisti. Precarj contro Precarj. Stabili contro Precarj. Precarj contro Stabili.
    Insomma, la fine del mondo.

    http://www.roars.it/online/produzione-di-precarieta-a-mezzo-precarieta/

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  21. commento idiota quello di roars. è una buona legge, che non crea nuova precarietà ma semplicemente consente a chi riesce a trovare fondi di farlo senza limiti di tempo. punto.
    per gli altri non cambia nulla.
    tutto il resto è retorica spicciola, condita con un po' di demagogia e ispirata da paraocchi ideologici

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    1. Andrei piano con gli insulti. Mi sembra che alcune obiezioni di Sinopoli siano ben fondate. Con questa proposta di legge apri le porte allo sfruttamento legalizzato dei precari e a tempo indefinito, senza tutele, e senza più il limite dei 12 anni (che è già un limite bello largo).

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    2. Anche secondo me non è una buona legge e va contro i nostri interessi.
      Ricordo quando sono stati introdotti gli assegni per la prima volta, e qualche anno dopo i primi ricercatori td. All'epoca eravamo tutti (e anche io) favorevoli, perchè davano una qualche possibilità di lavorare anche in mancanza del fatidico posto da ricercatore.
      Dopo più di dieci anni però posso leggere questo in retrospettiva. Non è la mancanza di posti fissi che determina la necessità di posti precari, ma la disponibilità di posti precari che determina (induce) la riduzione dei posti fissi. Non impariamo mai niente?

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    3. ma avete letto il testo di legge prima di commentare?

      non si danneggia nessuno, visto che non cambia la soluzione per coloro che NON si procacciano fondi da soli.
      semplicemente si stabilisce che chi ha la possibilità di autofinanziarsi posizioni è possibile andare avanti ad libitum. per il resto la legislazione non è modificata, quindi per i comuni mortali resta il limite a 4 anni di assegni

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    4. Dire che non cambia per gli altri è una ingenuità. Evidentemente, con la scusa dei fondi procacciati da soli, le università troveranno modo di bandire o far bandire call per progetti inverosimili, i cui vincitori saranno assunti come ricercatori indipendenti, per un tozzo di pane e nessun diritto. Pensi davvero che il proliferare di co.co.co. e co.co.pro. siano dovuti all'assoluta necessità di avere gente che lavora per uno scecifico contratto o progetto o ti rendi conto che sono coperture per evitare di assumere? La stessa identica cosa accadrebbe nel sistema universitario se una simile legge passasse.
      Tu sogni quei pochissimi, meravigliosi progetti milionari che gli eccellenti ricercatori indipendenti devono poter vincere anche se i loro capelli stanno ormai imbiancando, io ti racconto di tutti quei progettini creati a regola d'arte per sfruttare il poveraccio di turno, prendendolo anche in giro con l'altisonante qualifica di "ricercatore indipendente".

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    5. alim, con tutto rispetto ma nel miglior francese: che minchia stai dicendo?
      Stai parlando di gente che deve fare ricerca mica vendere aspirapolvere.
      Sarebbe interessante capire il contesto di ricerca in cui operi?

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    6. scusa...aggiungo!! Indipendente come se operi in SSD blindati, in strutture dove per cambiare una lampadina devi chiedere permesso ad uno strutturato che dopo 30 anni di dormiinpiedi considera l'aria che respiri come cosa propria.
      Io comincerei a distingure tra chi per andare avanti nelle proprie ricerche necessita di strumentazioni da 100aia di 000ia di euro e chi ha confuso la ricerca per un'attività di business.
      Scusate la cattiveria, ma questa mentalità renzana (nel senso proprio di renza) che tutti (cioè tutti i nati dopo il 1973) dobbiamo essere Startup, ha rotto un pochino le balle.
      E' evidente che il sistema Universitario è fallito, e che ci hanno preso semplicemente per il culo.
      Ora il rimpallo della colpa è tra strutturati con un minimo di peso e ministero.
      Ma alla fine sarà solo nostra perchè nel 2014 conta più saper vendere che fare ricerca.

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    7. ma veramente, più ci penso e più mi fumano le gonadi. Dopo co co co, co co pro, assegnisti, borsisti, rtd ovvero tutte figure senza senso e senza scampo, create allo scopo di sostenere un manipolo di strutturati autoreferenziati e molto spesso incapaci, c'è veramente ancora qualcuno che crede in queste proposte della minchia!!

      Quattro anni di assegno (il più delle volte dopo tre di dottorato) sono già abbastanza per averti fottuto il futuro. Se poi vuoi fare l'indipendente ti apri una bella P.IVA e ti fai una bella attività così non hai neanche il problema di lasciare la percentuale dei fondi che ti accaparri all'ateneo o al dipartimento.
      Diverso è se come fanno molti pensi che essere sotto il mantello di un'università ti permetta di ampliare la lista dei clienti.
      Ma allora stiamo parlando di due mondi diversi!!

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    8. poi chiudo:
      http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/04/10/news/mantova_un_34enne_carbonizzato_nell_auto_si_suicidato_per_problemi_economici-83253891/?ref=HREC1-29

      nel mondo reale succede questo.

      SVEGLIAAAAAAAA!!!

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  22. Quando furono introdotti gli assegni e (i primi) td, questi erano opportunità aggiuntive per i precari, non influenzavano direttamente i concorsi da ricercatore ti cui tutti aspiravamo (almeno io). Però di concorsi se ne sono fatti meno, poi nessuno, e poi si è estino il ruolo. Ogni nuova legge ha effetti che vanno anche oltre quello che c'è scritto sopra, cambiano i contrappesi, modificano le convenienze e le opportunità.

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  23. "i nobili intenti della norma" sono pura demagogia...lo sappiamo tutti. La situazione è esattamente quella che descrivi tu, Francesco, e chi è fuori e senza padrini, resta fuori, punto; mai come ora, secondo me. In ogni caso io che mi son trovata un finanziamento esterno e l'ho portato all'Università senza intercessioni e "aiutini" di nessuno (como ho spiegato in altro mex) ora pago per chi per anni ha avuto assegni di ricerca con dinamiche poco pulite. Non mi sembra giusto..e scusate se sono solo "un singolo caso" (come mi è stato detto), ma sono i singoli casi che fanno una collettività, o no?? Pongo una ulteriore questione sul tavolo e faccio una seconda domanda, se qualcuno può aiutarmi:
    - qualcuno mi spiega perché per esempio i docenti a contratto sono stati esclusi da comma 4 art. 18 (chiamata diretta?). O meglio: pare che "prestare servizio" sia in quel caso interpretabile? La mia esperienza è la seguente: da assegnista sono sempre stata considerata esterna (se compilo un modulo per qualsiasi cosa è un modulo per esterni, per esempio; non partecipo ai consigli di dipartimenti, niente di niente...visibilità istituzionale zero insomma. Da docente a contratto: partecipo a un sacco di cose di questo tipo e ho una visibilità istituzionale molto maggiore, sinceramente. Discorso economico a parte (assegno=retribuzione mensile; docente a contratto=retribuzione ridicola annuale) dal punto di vista del "peso" e "presenza" istituzionale di sicuro un docente è più "interno" di un assegnista... Mi sa che chi ha scritto ste norme non ha idea della vita quotidiana dentro le università..Per la mia situazione non cambia nulla, ben inteso; è solo una riflessione la mia...
    - domanda: qualcuno ha conoscenza di qualche ricorso/sentenza che riguardi assegnisti o contrattisti esclusi dal concorso chiamata dirette art. 18 comma 4 (20% riservato ad esterni)?
    Grazie
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    1. fai confusione. l'art. 18, comma 4 non riguarda chiamate dirette.
      riguarda concorsi per esterni.
      che i docenti a contratto non siano esterni mi pare giusto.

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  24. Dicevo appunto che il dibattito sulla proposta di legge dell'On.le Capua è piuttosto curioso perché appare quasi che una frazione di Precarj approvi l'istituzione di una nuova tipologia di Precarjato, di una forma che non esiste da nessuna parte del mondo.
    Questo è il punto, cioè: si storpia il concetto di "Ricercatore Indipendente", che in linguaggio internazionale significa "vincitore di Fellowship a tema di ricerca libero, spesso ricca in termini di fondi complessivi acquisiti (e talvolta anche con possibilità di accordarsi per la sede/Istituto di ricerca)", e si propone una curiosa e inverosimile libertà di forme contrattuali istituibili, quasi che poi fosse lo stesso se il ricercatore se ne andasse "a partita IVA" (una situazione comunque insensata per la maggior parte dei settori di ricerca, e in ogni caso Precarja).
    Il problema di acquisizione di *vere* fellowship indipendenti è diverso: oggi - da qualche anno - c'è il Programma "FIRB-Futuro in Ricerca", (e di questo vi ho pure fatto la storia politica in una pagina di questo blog), e il punto critico è sempre quello di avere fondi adeguati e valutazioni scientificamente ed eticamente svolte su standard internazionali. Se poi si volessero istituire altri programmi per fellowship indipendenti torniamo a capocchia: ci sono pochi fondi. Per di più, se consentite, queste "fellowship indipendenti" sono "fellowship di eccellenza", dotate appunto di parecchi fondi, ed è opportuno non perdere il bilanciamento con le fellowship ordinarie, istituite nella forma italica di assegni di ricerca o RTD, e bandite normalmente come posizioni precarje dalle singole Università.
    Insomma, non si vede la necessità di altre e diverse forme di Precarjato della Ricerca (anzi andrebbero riformate quelle esistenti) e si vedono invece i molti pericoli nel consentire strane libertà contrattuali, che in Italia andrebbero subito a rimpiazzare "al ribasso" (ove conveniente) quelle che già conosciamo.
    Sull'interesse di pochi Precarj Molto Senior all'istituzione di tale figura caliamo un velo pietoso: spero che l'APRI non inquini la tradizionale immagine "votata all'interesse generale", e comunque ribadisco che alla Gran Massa dei Precarj non interessa rimanere Precarj a Vita.

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    1. renzino, in larga misura concordo.
      su una cosa centrale no: in us, uk, grmania ecc. se tu ti procuri un grant e con quei soldi ti paghi lo stipendio non ti dicono "ti teniamo solo per 4 anni poi crepa". se hai grant per più di 4 anni continui a pagarti i tuoi contratti...

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    2. inoltre all'estero non mi risulta ci siano limiti agli anni di fellowship che uno possa avere. il punto sta tutto lì

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    3. cmq questa non è una proposta di APRI, e il mio è un giudizio personale che non coinvolge l'associazione

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  25. Progetti tipo SIR proprio perchè dati a personale a tempo determinato sono totalmente inutili. Puoi essere indipendente per tre a quattro anni, poi sei comunque fottuto e ben che ti vada torni ad assegni e co. co. co.

    Ci sono poi gruppi di ricerca appendici di grosse aziende o singoli ordinari che svolgono tranquillamente la libera professione utilizzando assegnisti di ricerca o figure similari. In quest'ottica il precario indipendente pagato al minimo dei contributi e senza una minima tutela contrattuale potrebbe essere molto interessante.

    I contratti a termine sono il modo migliore per devastare la ricerca, quella vera......... e la vita delle persone.

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  26. Guardate che se c'è una cosa che ha devastato l'università è proprio la figura del ricercatore a vita istituita con il il DPR n. 382/1980......è curioso che da un lato ci si lamenti di chi ha il culo al caldo e poi si cerchi di raggiungere lo stesso obiettivo....avvalendosi di "padrini"....e strumenti similari......chi ha simili nostalgie può prendere la macchina del tempo....visto che quelli con le "tutele" si sono mangiati tutto!! Sul tema della agevolazioni fiscali previste dalla proposta di legge parlano in termini favorevoli ormai pure quelli di roars.....

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    1. bravo marcomar!

      aggiungo che qui non si parla di cocco, ma di td senza obbligo didattico e finanziati interamente su fondi esterni.

      e poi ricordo che IN NESSUNA PARTE DEL MONDO SE TI PRESENTI CON UN BEL GRUZZOLO PER FARE LE TUE RICERCHE E PAGARTI IL TUO STIPENDIO VIENI RESPINTO PERCHÈ AVRESTI AVUTO TROPPI ANNI DI TD O DI ASSEGNI.

      non esiste un limite alle fellowships, tanto più se autofinanziate, nei paesi civili

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    2. Il fatto è che voi ve ne impippate dei giovani ricercatori, e del giusto bilanciamento di fondi che deve essere riservato alle varie fasce di età e di esperienza. Nessuno nel mondo ragiona come voi, e le fellowship d'eccellenza sono solo una piccola parte del mare magnum di finanziamenti con strumenti ordinari. Da noi manca intanto il mare magnum.

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  27. Alim ma tu guardi ad un modello di ricerca di tipo occidentale..........se non ci fossero i paraocchi ideologici dovremmo appoggiare la proposta dell'On. Capua (che è una ricercatrice di livello internazionale, ma questo non lo dicono volutamente....)..........per gli altri vale il modello statalista vetero marxista leninista.....mi sembra chiaro, no?

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    1. Se non aveste i paraocchi ideologici commentereste il dettaglio della proposta Capua, che non c'entra nulla con la possibilità in sé e per sé di avere fellowship indipendenti e d'eccellenza (tant'è che il Programma FIRB-giovani esiste, no?, e non solo quello). MA purtroppo volete fare chiasso e basta.

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    2. renzo io ho letto la proposta di legge.
      si chiede di non porre limite al numero di anni di contratti, si propone di creare una figura di td senza insegnamento su fondi procurati dal candidato. non ci vedo nulla di male.

      il firb giovani non è la stessa cosa. è un modo di aver fondi, ma cmq non puoi avere più di 5 anni in tutto di td e non più di 4 di assegni. è questo il punto

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    3. Egoista, fuori dal mondo rispetto alle esigenze di una equilibrata politica della ricerca. Ci sono anche i giovani da tutelare, non dimenticarlo.

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    4. egoista a chi non ha mai chiesto selezioni ma solo selezioni aperte e trasparenti non puoi dirlo.

      non è egoismo chiedere di poter sopravvivere.

      se c'è gente egoista è chi pensa di fare le riforme sulla pelle degli altri, o chi straparla di merito e sistemi legislativi a livello teorico senza rischiare in proprio

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  28. provo a ripetere la domanda: renzo mi indichi un sistema estero dove ci sia limite al numero di fellowship che uno può avere?
    a me non risulta che tali limiti esistano da nessuna parte

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    1. Sbagli, invece casomai dappertutto il concetto è "up or out". In primis nel sistema di Tenure-track americano, dove l'orologio è inflessibile e dura tipicamente 5 anni. Il postdoc, a sua volta, può durare al massimo 5 anni in ogni Università seria, informati bene.
      Ciò che in America vale 5, in Europa vale 4, proprio per la Direttiva Europea che vale per tutti i lavoratori dipendenti.

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    2. in francia non esistono limiti agli ATER
      in uk non esistono limiti alle research fellowships

      in usa, e ci sono stato a lungo, non ci sono limiti per i postdoc. puoi farne uno dopo l'altro cambiando sedi

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    3. Non vuoi capire che i limiti non li possiamo imporre legalmente "sulla carriera". Ma che per la stessa sede il limite ai contratti di lavoro dipendente sia di 4 anni in UK e anche in Francia non ci piove. E in USA sono le stesse Università a scrivere che i contratti ai postdoc li rinnovano al massimo per 5 anni.
      Poi, a parte i limiti legali, esistono questioni di opportunità che ti fanno dire che normalmente non si dà un contratto post-doc a un 45enne. E se poi in USA aumenta il ricorso ai Teaching Adjuncts, questo non è certo un bene, è precarizzazione della professione.

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    4. renzo, sei tu che non vuoi capire che in italia i limiti sulla carriera ci sono.
      altrove non esistono questi limiti.

      per es. puoi fare un solo tdb. puoi fare un solo tda.

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    5. C'è il giusto limite dei 12 anni. Non possiamo pensare solo ai Vecchj, dobbiamo pensare anche ai Giovani e, in generale, al futuro della ricerca in Italia. La Gente è stanca della Gerontocrazzja.

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    6. renzino mi verrebbe da mandarti a fare...

      non è solo un limite a 12 anni, che è discutibile, è molto di più
      non più di 4 anni di assegni, non più di un tda, non più di un tb.

      è un percorso a tappe forzate assurdo senza paragoni in nessun paese del mondo.

      cmq qui gli unici a cui non si pensa sono i precari anziani. ai giovani ok, forse in futuro, ai vecchi rti certo che ci si pensa...solo i precari che hanno tenuto in piedi la baracca negli ultimi 10 anni sono mandati al macero

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    7. Alim, parlare con Renzino e Ganjalf equivale a sprecare tempo.....sono intolleranti verso le idee degli altri ed hanno in mente solo il modello statalista vetero marxista leninista.....io sarò pure arrivato alla frutta, ma altri sono ormai all'ammazza-caffè....

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    8. precarizzate, e sarete precarizzati

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    9. Questo limite di un solo tda ed un solo tdb da dove viene fuori?

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    10. Cita il riferimento esatto, Alim, perche' francamente io non l'ho trovato. Nella legge Gelmini mi pare si parli solo di non prorogabilita dei contratti. Non ho trovato nulla che escludesse di fare 2 contratti da rtd a.

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  29. alim, ma sei mai stato all'estero?
    Se si, ti sarai accorto che tra il sistema estero (immagino che tu ti riferisca a quello anglosassone) e il nostro c'è qualche piccola differenza.
    Il nostro è un pelo più come dire... ingessato.
    Se poi anche tra i tonni c'è chi pensa che morire sott'acqua sia comunque meglio che morire sott'olio, si può andare avanti anni a riempire pagine di un blog, con discussioni inutili.

    I ricercatori di livello internazionali che riescono contemporaneamente a seguire le proprie ricerche e fare bene politica li paragonerei a super-eroi. A meno che le due cose non siano tra loro collegate, e forse questo è il vero problema che andrebbe affrontato. Ricerca o potere?

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  30. alim, mi indichi un paese dove esista qualcosa di simile ad un assegno di ricerca?
    Possibile che tu non veda dov'è il problema. Prova a rimanere incinta da ricercatore indipendente e poi mi dici. Non hai mai pensato che grazie al fatto che i tuoi genitori avessero le tutele di base ed una continuità lavoratori tu possa aver fatto il percorso che hai fatto.

    Gli strumenti per eliminare una zavorra TI ci sono anche adesso, ma piuttosto di applicare le regole si manda al macello un due generazioni.
    E mentre voi (per fortuna ridottissima minoranza tra i precari) parlate di modello statalista vetero marxista leninista la corte di giustizia europea sta cazziando il belpaese per l'abuso di contratti a termine e border-line dal punto di vista legislativo. Però poi ci fanno credere che il job acts verrà preso in UK quando noi del sistema anglosassone abbiamo sempre e solo preso il peggio (Mc-donalds ed F35).

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  31. Alim, ma tu stai ancora a commentare la disinformazione che fa la "presunta" maggioranza dei nostri colleghi? Che non sono mai stati all'estero se non da turisti, altrimenti non direbbero tante facezie? Stanno ancora aspettando il "padrino" e non sanno competere sul mercato.....sono pronti ad emigrare in Corea del Nord....oppure in Cina....oppure a Cuba......

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    1. Poveracci, si vede che state male e siete proprio alla frutta se dovete dibattere di politiche Universitarie in questo modo...

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  32. io vi seguo con attenzione, ma scusate torno al mio problema. Un legale dice che ci sono margini per ritenere che escludere assegnisti di ricerca con delibera dipartimento/senato (delibera interna a una università) sfiori illegittimità e sia discriminatorio.
    Ho visto ricorso tar (letto molto velocemente, ma l'ho visto..) che addirittura è stata accolta richiesta di partecipazione al concorso da parte di un parente (nonostante Gelmini vieti fino al 4 grado)..insomma siamo nel paese dove tutto è possibile e il contrario di tutti...
    voi foste in me pensereste a una procedura d'urgenza del giudice intanto per essere ammessa al concorso (ricordo, art. 18 comma 1 e comma 4 riservato a esterni)? O è tempo perso? Io davvero non so più cosa pensare...Possibile che nessuno si trovi nella mia stessa situazione per un confronto pacato e utile?

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    1. secondo me non ha senso chiederlo. la legge dice chiaramente che un assegnista non è esterno

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    2. Scusa, non riesco a ricapitolare la tua posizione. Per fare un po' di sana ginnastica su tematiche diverse dalle beghe quotidiane mi sono riletto la norma che ti interessa, e cioè l'Art. 18 comma della 240, che recita:
      "4. Ciascuna universita' statale, nell'ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell'ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari
      nell'universita' stessa."
      Allora, qual è il punto del contendere? Tu, nell'ultimo triennio, sei stata titolare di assegno di ricerca presso l'Università X che bandisce il menzionato concorso "per esterni"? Se sì, allora non puoi partecipare, se no, allora sì. Mi pare chiaro. O no?

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    3. Più o meno. Mi spiego, perché mi pare di capire che tu sia molto competente e io ho bisogno di pareri, in questo momento, per cui ti ringrazio di già se mi risponderai ancora. Il dubbio sorge dal fatto che il mio assegno di ricerca non è frutto di una procedura interna come di solito accade con gli assegni (bando interno all'università, con graduatoria, candidati) ecc..nel mio caso, ripeto, non vi è stato mai un bando interno ma solo un decreto rettorale che attestava la vincita di una tot somma (con cui è stato finanziato per intero il mio assegno e i costi del mio progetto di ricerca) in base a una competizione internazionale (europea). Il dubbio sorge da li (so che sembra un arrampicarsi sugli specchi, ma io per prima vorrei capire bene..): se con assegni di ricerca definiamo i contratti che emergono da bandi interni...(vedi anche art. 22, che di questo parla) allora è pensabile che tale assegno (frutto non solo di un finanziamento esterno, come spesso ormai accade ma anche di una procedura esterna) mi permetta di essere considerato per lo meno non al pari di altri assegnisti "interni"? Mi spiego: se l'intenzione del legislatore è quello di fomentare la mobilità (e dunque evitare il "mi manda picone") possibile che il mio caso (in cui è chiaro che nessun picone mi "ha mandato"...sono io che ho portato semmai i soldi al mio dipartimento!) non abbia margine di interpretazione? Mi spiegate perché, dopo essermi trovata i soldi da sola ora sono esclusa da un concorso che vuole (magari anche a ragione, seppur ho i miei dubbi sul metodo) supportare gli "esterni"? Io SONO di fatto un'esterna: ho un finanziamento esterno che copre tutte le mie spese e che non mi è stato dato in base a nessuna procedura/bando interno al mio posto di lavoro. Possibile che un caso del genere non sia contemplato? Io posso anche pensare che questo comma sia in generale corretto: ma forse bisognava non fare di tutta l'erba un fascio... ma ti rendi conto che se in questi 3 anni non avessi fatto niente ora potrei concorrere? Insomma, invece di "premiare" chi fa ora si innesca un meccanismo per fare in modo che non si faccia...secondo me è assurdo sinceramente...

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    4. Tante cose si possono discutere, però il caso che ti riguarda rientra chiaramente nella tipologia identificata dal comma 4 già menzionato. Non c'entra il fatto che il rapporto di lavoro sia stato acceso in seguito a "chiamata diretta" anziché ad un concorso: quella è null'altro che una particolare configurazione della fase preparatoria nella formazione del contratto di lavoro, che però tu hai stabilito con QUELLA Università.
      La norma dell'Art. 18 comma 4 tende a garantire una riserva dei posti da Professore Associato a coloro che, non avendo avuto recenti rapporti di varo con l'Università stessa, non ha maturato quelle relazioni sociali e quei possibili "vantaggi pratici" che in un eventuale concorso potrebbero compromettere (all'italica maniera) il giudizio della Commissione che l'Università stessa deve nominare per l'espletamento della valutazione comparativa dei candidati.
      Sic est.

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    5. Si, teoricamente è così, ma solo teoricamente. Come si può pensare che un dipartimento che nomina i commissari non "blindi" in qualche modo il concorso anche nel caso di un ESTERNO? E che dire dei profili di associati creati a doc nei bandi (ne ho due sott'occhio in questo momento nella mia disciplina...manca solo il nome e cognome...). Non so, ma forse non sarebbe ora di tornare (se mai è successo, non ho così lunga memoria storica su queste cose) a concorsi NAZIONALI con commissioni sorteggiate? E' impensabile che l' "italica maniera" cambi solo perché si decide che il 20% va a un "esterno"..se si vuole reclutare l' "esterno" tra gli amici degli amici lo si fa comunque...
      io comunque mollerò tutto questa volta, non ne posso più. E' il mio piccolo "no" a un sistema che più corrotto di così si muore. Ho lavorato per molti anni in America Latina e vi assicuro che nemmeno là si arriva a certe dinamiche che ho visto in Italia...buona fortuna a chi continua

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  33. già, purtroppo anche se hai contribuito alla costruzione di una linea del sincrotrone o al sequenziamento del genoma della cimice. No! Ma non ti preoccupare essendo un sistema aperto (all'americana per capirci) non dovresti avere grossi problemi a vincere un'altra posizione in un altro ateneo. In alternativa potrai trovare impiego in una delle tante aziende che ricercano dottori di ricerca da impiegare nella propria ricerca e sviluppo, o male che ti vada accedere ad uno dei tanti finanziamenti messi a disposizione per i ricercatori indipendenti con cui potrai liberamente lavorare in una struttura gestita italianamente da strutturati gerarchicizzati anche nelle mutande che ti lasceranno sicuramente operare nella più totale autonomia ma guardandoti le spalle.

    Insomma di cosa ti preoccupi?

    PS: non ti incazzare se per il 90% dei casi si tratterà di upgrade di interni.

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  34. Si, teoricamente è così, ma solo teoricamente. Come si può pensare che un dipartimento che nomina i commissari non "blindi" in qualche modo il concorso anche nel caso di un ESTERNO? E che dire dei profili di associati creati a doc nei bandi (ne ho due sott'occhio in questo momento nella mia disciplina...manca solo il nome e cognome...). Non so, ma forse non sarebbe ora di tornare (se mai è successo, non ho così lunga memoria storica su queste cose) a concorsi NAZIONALI con commissioni sorteggiate? E' impensabile che l' "italica maniera" cambi solo perché si decide che il 20% va a un "esterno"..se si vuole reclutare l' "esterno" tra gli amici degli amici lo si fa comunque...
    io comunque mollerò tutto questa volta, non ne posso più. E' il mio piccolo "no" a un sistema che più corrotto di così si muore. Ho lavorato per molti anni in America Latina e vi assicuro che nemmeno là si arriva a certe dinamiche che ho visto in Italia...buona fortuna a chi continua

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    1. i profili sono illegali.

      quanto al concorso nazionale, apri è a favore

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    2. Anche se sono illegali i bandi si continuano a bandire così, purtroppo. Del concorso nazionale ottimo che apri sia favorevole, però in generale se ne parla davvero poco, mi sembra...

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    3. finché qualcuno non gli farà ricorso continueranno a mettere i profili

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    4. Secondo me l'iniziativa deve essere ministeriale, non giudiziaria - sempre ammesso che qualcuno arrivi al ministro e che il ministro lo voglia.
      Un'azione giudiziaria avrebbe tre grossi svantaggi:
      - richiede il ricorso di un concorrente in prima persona, lo stesso che poi dovrebbe ritornarci da esaminando.
      - i bandi e i procedimenti li annulla in toto e bisogna ripartire da zero.
      - annulla solo i bandi contro cui qualcuno fa ricorso, quindi introduce un'altra inequalità.
      Una soluzione ministeriale più equilibrata sarebbe invece, a mio avviso, una circolare in cui si stigmatizza che la legge dice altro e che eventuali profili non vanno considerati validi (vanno ignorati) dalla commissione, dai candidati, dal dipartimento che poi fa la chiamata. Quindi lasciando in piedi il bando e annullando solo la parte del profilo.

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    5. il ministero non si muove.
      cmq un ricorso vinto costituisce precedente e impedisce il reiterarsi della pratica. non si fa per quel concorso, ma per quelli futuri

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    6. Ciao a tutti, ho una domanda per quanti di voi hanno ottenuto fondi con i quali hanno finanziato i propri assegni di ricerca: COME AVETE FATTO?? Io ho appena ricevuto un finanziamento da un ente statunitense e sto cercando di farmi attivare un assegno di ricerca in una università italiana con quei soldi, ma mi scontro ormai da settimane con l'ottusità di un sistema che prevede l'attivazione di assegni di ricerca solo sulla base di bandi! Ho cercato di far capire che è assurdo pensare che io che sono già la beneficiaria di quei fondi che mi sono procurata da sola (e, permettetemelo, con una certa soddisfazione) debba ora partecipare ad un bando per vedermi assegnare quanto è già mio in partenza!! Mi rifiuto di credere che non ci sia un altro sistema per finanziare un assegno di ricerca! Qualcuno può aiutarmi? Altrimenti, tanto vale restare in Germania!

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  35. ma quando si viene presi per il culo per tanti anni con la prospettiva di essere ancora presi per il culo, cosa bisogna fare?

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  36. 30 milioni subito e 45 milioni dal 2015 in poi al Fondo di finanziamento ordinario per le università italiane.....se è vero, è fatta!!

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    1. verissimo.
      la mazzata definitiva.
      tagliano molto di più di quanto abbiano dato col piano straordinario associati.

      inoltre è solo l'inizio, perché il decreto prevede tagli di 700 milioni ai ministeri, che devono ancora essere definiti.
      previsti inoltre tagli ingenti al cnr

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    2. Dubito concretizzino questo taglio. Renzi ha troppo da perdere e poco da guadagnarci.

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    3. Concretizzato un bel niente. Come volevasi dimostrare, nessun taglio.

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  37. Ohibò, vi state rendendo conto della realtà.....

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  38. forse non taglierranno ed in noomee del "nuulla cambi" concluderanno il sacrificio delle nuove genereazioni. Come è sempre stato l'accordo cii sarà, e sulla noostra pelle. ma qquesta ormaii è la regola.

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