giovedì 18 luglio 2013

Resoconto dell'incontro tra la delegazione APRI ed il Ministro Carrozza

Il 9 luglio alle 15 una delegazione in rappresentanza di APRI si è recata al MIUR per un confronto sulla situazione del sistema dell’Università e, in particolare, sulle prospettive dei precari.
La delegazione è stata accolta dal Ministro Maria Chiara Carrozza, insieme al Direttore Generale Daniele Livon, al capo di Gabinetto Luigi Fiorentino, al responsabile dell’Ufficio Legislativo Mario Alberto Di Nezza.

L’incontro è durato un’ora e venti minuti, da parte del Ministro e dei funzionari del MIUR l’atteggiamento era di attenzione e grande cordialità.

I temi principali di cui si è discusso sono quelli già presentati su questo blog (http://ricercatoriprecari.blogspot.com/2013/07/proposte-apri-al-ministro-carrozza.html). Si è cominciato con l’esporre al Ministro alcune criticità da noi più volte segnalate riguardanti i bandi da Ricercatore a Tempo Determinato (di tipo A e di tipo B) in cui spesso gli atenei inseriscono dettagliatissimi profili che rendono quelle delle procedure ad personam tutt’altro che aperte e trasparenti.

Il Ministro ha osservato che vi sono dei problemi con il testo di legge, poiché manca una distinzione tra i posti banditi su fondi esterni – e quindi necessariamente vincolati a precisi progetti – e quelli invece banditi su FFO. Inoltre ha osservato che, a suo parere, mentre condivideva la nostra richiesta di totale trasparenza era meno convinta circa la richiesta di totale apertura. In particolare ha osservato che ritiene tutto sommato sensato che gli atenei possano reclutare in funzione di precisi piani di sviluppo su progetti e tematiche più circoscritte degli ssd. Per parte nostra abbiamo ribadito che il rispetto della normativa è in ogni caso essenziale per evitare l’arbitrio assoluto e che, finché non fosse stata cambiata, la legge attuale non consente di inserire profili oltre all’indicazione di uno o più ssd.
Abbiamo chiuso la discussione su questo punto con l’impegno del Ministro a riflettere sulla questione.

Si è poi discusso della quota del 20% riservata dalla Legge 240/10 agli esterni. Da parte nostra è venuta una sollecitazione a far rispettare agli atenei tale quota, computandola sulle teste e non sui costi, come chiaramente indica la norma di legge. Su questo punto è intervenuto il D.G. Livon osservando che la norma si presterebbe a diverse interpretazioni.
Noi abbiamo ribadito che la norma ci sembra chiara e che in ogni caso la legge già prevede un ampio margine per gli scorrimenti interni tramite chiamata diretta (addirittura il 50%) e che dunque sarebbe auspicabile garantire almeno il rispetto del 20% per esterni. Anche su questo punto il Ministro si è impegnata ad approfondire la questione in futuro.

Si è poi passati a quello che, dal nostro punto di vista, era il tema più importante all’ordine del giorno: il piano nazionale straordinario per il reclutamento di RTD di tipo B.  Abbiamo appreso dal Ministro che il piano attende ancora di essere sviluppato nel dettaglio. In seguito abbiamo discusso delle nostre proposte applicative, trovando grande attenzione e una sostanziale convergenza da parte del Ministro su quasi tutti i punti. Unico elemento su cui il Ministro ha dissentito era la nostra richiesta che i bandi non richiedessero progetti, bensì che fossero valutati solo titoli e pubblicazioni.

Abbiamo chiesto chiarimenti sulla tempistica prevista per l’attuazione di tale piano, apprendendo con un certo sgomento che ancora va trovata la copertura finanziaria e che pertanto era allo stato impossibile indicare una tabella di marcia.

Da ultimo si è discusso del problema della falsificazione dell’età accademica operata da alcuni candidati all’abilitazione. APRI aveva in precedenza segnalato alcune irregolarità al MIUR e all’Anvur chiedendo che – per evitare di premiare i furbi – si attuasse un semplice meccanismo di verifica della corrispondenza dell’età accademica con il numero di anni da cui un soggetto è entrato in ruolo; è chiaro che qualcosa non quadra se un ricercatore in ruolo da 15 anni presenta un’età accademica di 5 anni soltanto. Questa verifica sarebbe di semplice applicazione da parte del Cineca, e consentirebbe di svelare le eventuali falsificazioni dei cv messe in atto da qualche ‘furbo’. Su questo c’è stato l’impegno ad ulteriori approfondimenti.

Complessivamente, pur apprezzando la cortesia e l’attenzione del Ministro e dei suoi collaborati non possiamo dirci pienamente soddisfatti dalle risposte ricevute.

Sui primi punti, concernenti apertura e trasparenza dei concorsi e rispetto delle norme, non potremo che insistere, anche incoraggiando e sostenendo con ogni mezzo (raccolta fondi) chi volesse impugnare bandi illegittimi o procedure di reclutamento che non tenessero conto della quota per esterni.

Sui bandi RTDb non possiamo che auspicare che il progetto parta al più presto. Per parte nostra ci permettiamo di suggerire che una possibile copertura potrebbe passare attraverso la quota premiale dell’FFO: quei posti potrebbero essere a tutti gli effetti un premio per gli atenei meglio classificati con la VQR.

218 commenti:

  1. Grazie per il preciso rendiconto. Questo Ministro mi sembra abbia edulcorato le sue posizioni. Guardate cosa diceva solo due anni fa, con convinzione.

    http://www.lescienze.it/news/2013/04/29/news/carrozza_ministro_ricerca_universit-1635024/

    Non mi sembra che dalla sua recente intervista a Repubblica e dal Vostro resoconto traspaia questo spirito di innovazione e cambiamento. Spero di sbagliarmi.

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  2. temo che una cosa sia parlare quando non si hanno incarichi e altra invece sia esprimersi da ministro.

    deve tener conto di tante cose, e peraltro sa bene che il suo governo è l'espressione di una maggioranza composita, che naviga in un quadro politico ed economico a dir poco agitato.

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  3. cmq una cosa è chiara: se vogliamo il rispetto della legge sia sui profili (illegittimi) sia sulla quota per esterni sarà necessario ricorrere al tar.

    per il primo punto è necessario che il ricorso lo faccia un candidato. nel caso scriveteci e vi aiuteremo a raccogliere i fondi: presidente@ricercatoriprecari.it

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  4. Io trovo allucinante che a più di tre anni dall'entrata in vigore della 240, il Ministro dell'Istruzione e Università, ex Rettore, Prof. Ordinario, etc. etc. si limiti a rispondere che deve "approfondire" questioni che sono note da anni.
    Come minimo, mi aspettavo che il PD, ed in particolare chi riveste da anni ruoli di responsabilità nel partito relativamente al settore Università e Ricerca, avesse una posizione chiara su ciascuna di queste problematiche. Invece niente, non sanno nemmeno di cosa stiamo parlando.

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    1. Sono perfettamente d'accordo con te. Mi sembra proprio un Ministro imborghesito, anche perchè le problematiche sollevate sono centrali, non questioni di secondaria importanza.

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    2. ragazzi, su alcune cose aveva le idee chiare: in linea di massima da ex-rettore non vuole limitare l'autonomia (che spesso diviene arbitrio) dei rettori.

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  5. Ma in quel famoso concorso per pasticcieri di tipo b) in quel di Parma, come è andata a finire? C'è stato il ricorso al TAR di qualche APRIsta per i profili?

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    1. per ora abbiamo scritto al rettore che ci ha risposto che per loro va bene così.

      quanto ai ricorsi, è necessario che lo faccia qualcuno che intende fare domanda.

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  6. E intanto guardate che succede per la valutazione (aspetto cmq positivo, perchè almeno ora si sa chi non fa nulla)....ma non possono licenziarli! Assurdo!

    http://napoli.repubblica.it/cronaca/2013/07/18/news/marrelli_sull_universit_240_carriere_da_bloccare-63229458/

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    1. il rettore della Federico II (secondo ateneo italiano per dimensione) afferma:

      "se gli interni sono scansafatiche, basta chiamate tra gli interni. Blocchiamo le loro carriere: le poche risorse economiche di cui disponiamo saranno utilizzate solo per persone di levatura internazionale. Se devo chiamare un associato, lo sceglierò da fuori, se quelli che abbiamo qui non valgono la pena. Cambierà la nostra politica di reclutamento dei docenti: li andiamo a cercare all'esterno, li prendiamo da fuori."

      meglio tardi che mai, ci stanno arrivando pure loro..

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  7. a proposito qualcuno aevva scritto di un ricorso in Sardegna sui limiti del Bando Montalcini. Sapete darmi un link?

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    1. ora non ho tempo di recuperarti il link. cmq c'è stato un ricorso al tar di cagliari contro i limiti di anni dal dottorato messi nei bandi tdb A.
      Il tar ha sancito che tale limite è illegittimo.

      dovresti trovare qualcosa sul sito del cpu.

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  8. Praticamente nell'incontro il Ministro ha fatto capire che non sosterrà alcuna rivendicazione APRI e che il piano di reclutamento TDB è praticamente inesistente....

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    1. max, diciamo che c'è un canale aperto e una disponibilità a confrontarsi. è più di quanto non fosse con profumo.

      sui tdb, la volontà c'è. mancano i soldi, che ovviamente non è poco.

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  9. ma cosa vi aspettavate, questi fanno i rettori, per poi diventare presidenti di provincia, amministratori delegati di consorzi, consiglieri regionali, parlamanteri, ministri, e poi di nuovo tornare rettori. Sono stati messi lì semplicemente perchè vanno bene a chi sta intorno e l'unica certezza che possono dare in cambio è che nulla ma proprio....nulla cambi. Il sistema deve rimanere così com'è, i vecchi baroni sostituiti da nuovi più giovani e più incapaci ma con la stessa priorità in testa....che nulla cambi.

    Ora non ci sono più soldi, la roccaforte deve rimanere chiusa, si aprirà qualche piccola apertura per qualche figlio, qualche amico e che comunque abbia in mente una sola cosa....nulla deve cambiare.

    A questo punto mi sembra ovvio che per l'ennesima volta vi(ci) è stato risposto:

    http://www.youtube.com/watch?v=iGdUCxAl2Xc

    Sarebbe stata più sincera!!!

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  10. La Ministra deve riflettere perché - pur essendo persona garbata, di cultura e, per quanto possiamo dire, onesta - non ha avuto il tempo di prepararsi a fare la Ministra, ruolo che, a gran dispetto del qualunquismo imperante, necessità di grande professionalità e pratica politica. Mi dispiace dover ricordare ovvietà (per gli Standard Europei) ma non possiamo sempre rimanere ancorati al discorso del "meno peggio" e alla Valle di Lacrime del nostro Paese; bisogna introdurre anche elementi più "assoluti", perché sono quelli che spiegano molti problemi.

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  11. Oibò....vi state accorgendo che i soldi sono finiti e che (al di là dei proclami e delle comparsate mediatiche)i ministri sono inattivi??? C'è ancora qualcuno che pensa di essere stabilizzato????? O si apre la porta ad un modello nuovo (senza invocare schemi anacronistici e ideologici da ex-DDR) oppure l'alternativa è il nulla attuale.....meditate gente.....meditate......

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  12. a me basta che dopo 15 anni di servizio, trombato indipendentemente dalla mia produzione scientifica (perchè sto sui coglioni al mio capo), mi venga dato il sussidio di disoccupazione ed il trattamento di fine rapporto. Come in un qualsiasi cazzo di lavoro!!

    PS:l'alternativa è pochi posti. I baroni avranno sempre figli da piazzare. D'altra parta finchè c'è vita c'è speranza. Qualcosa si sbloccherà vedrete. Non per noi, ma qualcosa si sbloccehrà!! Meglio poche risorse ad hoc, che una boccata d'ossigeno per tanti (magari in quei tanti) ci scappa anche qualcuno di bravino, e forse ormai tra i precari di lunga data vedo solo bravini.

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  13. chi si accontenta gode......poco poco....un modello con finanziamenti esterni, attività di fundraising e selezione dei progetti con referees internazionali è da buttare?? A Harvard (e non solo) fanno così.....saranno tutti pazzi????

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    1. magari... altro che da buttare.

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  14. ma siete impazziti!! Harvard, Ma voi parlate di Harvard mentre siamo in mano a persone che manco sa centrare il water quando caga.
    Non vi preoccupate mentre voi puntate alla luna i pochi soldi serviranno per le solite porcate, upgradare chi è dentro e sistemare amici di amici.

    Siete appena stati presi a pesci in faccia dai politici e ancora chiedete cose assurde. Sulla terra si pensa o come mangiare il prossimo mese..

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  15. allora mangia la solita minestra oppure salta dalla finestra.....chi non cerca di mutare il sistema fa parte del sistema....per cambiarlo non occorre andare sulla luna, basta cambiare la normativa tributaria di riferimento....ma su questo molti fanno le orecchie da mercante....se ottieni un finanziamento poi ne devi rendere conto....meglio prendere i soldi (pochi) di pantalone, fare altri due/tre lavori e non rendere conto di nulla......

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  16. Una curiosità off topic..
    Nel mio settore ICAR08, (dalle voci che girano quindi tutto ipotetico),
    la commissione per l'abilitazione da associato avrebbe:
    - fissato un limite massimo di abilitabili a priori
    - eletti abilitabili solo i candidati con almeno x anni di anzianità da ricercatore
    - fissato nel numero di uno gli abilitabili per ogni dipartimento
    no comment.

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    1. saranno contenti gli avvocati del bel paese

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    2. gdrogo devo dedurre che queste sono regole non scritte o che la tua commissione non ha ancora pubblicato i criteri di valutazione?

      nel primo caso, difficilmente possono applicare tali regole se in palese contrasto con i criteri pubblicati. o meglio, possono farlo per poi essere subissati dai ricorsi.

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    3. ovviamente sono cose non scritte (in chiaro contrasto con i criteri pubblicati) che stanno applicando bellamente...
      sempre stando alle voci che circolano

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    4. gdrogo, beh non fidarsi mai delle voci.
      se poi ciò sarà confermato dai fatti verranno sepolti dai ricorsi, e si può prefigurare anche il rischio di procedimenti penali (abuso d'ufficio, falso ideologico ecc ecc)

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  17. http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2013/07/24SIO3037.PDF

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    1. Sei più qualificato? Ti pago di meno. In Italia stipendi bassi per le professioni specializzate

      http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-23/qualificato-pago-meno-italia-123817.shtml?uuid=AbOrneGI

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  18. Decreto del Fare - FFO

    (23 luglio 2013) La CRUI è venuta a conoscenza che è stato approvato nelle Commissioni della Camera un emendamento al cosiddetto “Decreto del Fare” relativo all’introduzione di un Programma nazionale per il sostegno degli studenti capaci e meritevoli. Pur condividendo la necessità di intervenire su un problema scoperto e più volte sottolineato dalla stessa CRUI allo scopo di rendere il sistema del diritto allo studio più efficiente, appare assolutamente non condivisibile l’utilizzo a tal fine di fondi già destinati alle Università, peraltro relativi alla quota premiale sui risultati della valutazione della ricerca appena resi noti.
    È prevista, infatti, una correlata riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università pari al 20% della suddetta quota premiale. Le conseguenze di tale intervento sulle Università già in attesa dell’indispensabile recupero del taglio di 300 mln per l’anno in corso, congiuntamente col brusco innalzamento della stessa quota premiale al 20% (dall’attuale 13,5%) prevista da un altro emendamento, sono a questo punto facilmente prefigurabili e senza dubbio drammatiche.

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    1. la ministra si era impegnata in questo senso. sta solo facendo ciò che aveva promesso.

      personalmente trovo curioso collegare i fondi per gli studenti con la quota premiale, ma questo era il programma.

      quanto alla lamentatio dei rettori, non mi stupisce. fosse per loro non ci sarebbe nessuna quota premiale e nessuna valutazione

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    2. fosse per noi - apri - la quota premiale dovrebbe essere anche più alta, e senza le assurde clausole di salvaguardia introdtto ora della legge (per cui nessuno può perdere più del 5%)

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    3. La c.d. "quota premiale" non era intesa come da collegare al diritto allo studio. In sostanza i Rettori denunciano uno scippo di risorse dal funzionamento delle Università al diritto allo studio.

      Inoltre reitero le mie obiezioni ad una disinvolta accoglienza di "premi e punizioni" che non potranno essere fonte di rinnovata gestione qualitativa delle università laddove i tagli potranno ricadere solo su laboratori, biblioteche, contratti e assegni di ricerca, borse di dottorato - insomma su tutti quei fattori che potrebbero eventualmente ripristinare una migliore capacità di ricerca - mentre i fattori critici rimarranno anelastici al cambiamento.

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    4. Scusate, ma che il "diritto allo studio" (leggi sistema di borse di studio totalmente inefficiente, in Italia) sarebbe stato finanziato a scapito del FFO era già scritto nel programma elettorale PD. Figurarsi se alle altre parti di maggioranza interessa qualcosa, quindi la colpa, as usual, è di chi li ha votati.

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    5. renzo quando scrivi che "i fattori critici rimarrano anelastici al cambiamento" cosa intendi? se intendi che non si possono cacciare a calci nel sedere gli improduttivi hai ragione.

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  19. Se si rendessero interamente deducibili per un triennio le erogazioni effettuate per la ricerca (di base e applicata)dalle imprese e dai privati in favore delle Università e degli Enti preposti allora sì che le risorse aumenterebbero......quest'anno un magnate di Hong Kong ha effettuato una "piccola" donazione di 20 milioni di sterline in favore del King's College perché da quelle parti tali erogazioni sono deducibili dal reddito.....ma qua da noi si propende ancora ideologicamente per il modello organizzativo di stampo feudo-fascio-sovietico....salvo poi lamentarsi perché il reclutamento (ma guarda un po')avviene per cooptazione e non su basi meritocratiche.......meditate gente...meditate........

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    1. marcomar, perfettamente d'accordo.
      se vai a vederti a ritroso i precedenti post di questo blog vedrai che tra le 10 proposte/richieste di apri in campagna elettorale c'era anche la possibilità di detrarre fiscalmente in quota congrua ciò che si donava alla ricerca universitaria.

      certo da noi non c'è la cultura e la mentalità dei donors che si fanno belli intitolando a nome del papà o del nonno l'aula magna o la biblioteca. però è anche vero che là dove questo succede i vantaggi fiscali sono significativi

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    2. Marcomar, inutile farsi belli e ricevere applausi aggratis invocando defiscalizzazioni a proprio pro.
      LO Stato italiano ha un debito accumulato del 130% del PIL, e là fuori c'è ancora una buriana finanziaria che non perdona i lassisti.

      Inoltre fammi dire questo: perché dovrebbe essere preferibile, in una società democratica, che le [o alcune] risorse benefiche all'interesse generale siano decise da alcuni Magnati anziché dal Parlamento della Repubblica (e dal suo Governo)?
      Non mi sembra così palese, e ti assicuro che non sono un democraticista, ma faccio i conti col sistema che c'è.

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    3. renzo, in termini di bilancio dello stato credo che il danno sarebbe irrisorio.
      i soldi immessi nel sistema della ricerca in qualche misura compeserebbero le perdite fiscali: con quei soldi le università farebbero contratti che pagherebbero le tasse e i contrattisti spenderebbero alimentando il ciclo economico; oppure farebbero investimenti in macchinari o immobili e anche su quelle verrebbero pagate tasse.

      il punto vero è che in italia i finanziamenti privati alla ricerca sono bassi anche perché il vantaggio fiscale delle donazioni - rispetto ad altri paesi - è minimo.

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  20. Renzino, defiscalizzare le donazioni pero' e' un po' quello che succede ovunque. Come dice insorgere, in Italia manca la cultura del donor.
    In generale in univerita' manca quella cultura per cui gli alumni di successo donano qualcosa al loro ex ateneo che li ha formati. Finche' non si suscitera' una tale attitudine tempo che neppure la defiscalizzazione basti.

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  21. avete ragione, infatti l'attenzione non va concentrata sul fancasi che non può votare un sistema premiante in prima mantica e quindi il merito sblinda autorevolmente anche se sopra dieci, venta o suffanta volte la parametrica.
    Comunque alla fine saranno i furbanti a prevalere sottumulando i precarizzati sfruttati, seppur sovramedianizzati e meritevoli di avere prodotto.
    Ovvio che il tutto solo se in linea filoeuropea ed oltreoceanica.

    Come sempre discussioni molto utili e partecipate dalla marea precaria e il solito consiglio costruttivo verso l'emigrazione!!!

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  22. Quoto in toto Insorgere e Salvo!!

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  23. " Un ultimo punto, riguardante la comunicazione dei risultati. E’ ovvio diritto del singolo sapere come è stato giudicato ed infatti l’ANVUR ha promesso di comunicare in via riservata i risultati a ciascun soggetto valutato entro il 20 settembre. I giudizi individuali non sono invece pubblici, ed anzi l’ANVUR ha esplicitamente rinunciato a fornire i risultati aggregati basati sulla valutazione di meno di tre docenti, proprio per rendere impossibile inferire la performance di singoli docenti. La giustificazione è la legge sulla privacy: avrebbero dovuto avvertire in anticipo i soggetti valutati della possibilità che la valutazione fosse resa pubblica. Non so se legalmente questo argomento sia valido e se sia possibile aggirarlo. Nel merito, lo ritengo profondamente sbagliato. I professori universitari sono pagati significativamente di più dei docenti di scuola ed insegnano per un numero di ore molto minore, proprio perché fanno ricerca. Quindi è giusto che i contribuenti sappiano chi si è meritato lo stipendio e chi no. Più prosaicamente, le informazioni sulla performance individuale sarebbero utili anche per le università, per le promozioni o la distribuzione dei fondi di ricerca. Sarebbe dunque opportuno che il ministero renda pubblici i dati individuali."

    http://noisefromamerika.org/articolo/valutazione-qualita-ricerca-italiana-istruzioni-uso

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    1. Non solo li renda noti.... ma cominci ad applicare gli scatti stipendiali in base a tale valutazione. Io non sono disposto come contribuente a pagare un professore somaro, al suo posto solo perché è stato "devoto alla causa", alla stessa maniera di uno che produce.
      Basterebbe questa "piccolissima" modifica e il sistema università in Italia sarebbe rivoluzionato.

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    2. Per punire i "professori somari", come immagino tu intenda i Prof. inattivi nella ricerca, c'erano tutti gli strumenti di verifica e controllo anche senza ANVUR e VQR; l'esercizio di valutazione in questione, invece, non riguarda i singoli che anzi avevano conferito i propri prodotti in base alle regole del Bando, che non prevedeva affatto la pubblicazione dei giudizi a livello dei singoli soggetti ma solo a livello di struttura.

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    3. vero renzino e ciononostante se un soggetto non è in grado di mandare 3 pubblicazioni per il periodo 2004-2010 forse qualcosa non torna...

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  24. bene, evviva noisefromamerika

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  25. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/24/concorsi-universitari-trasparenti-yes-we-can/665722/

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  26. 24 luglio 2013
    Si comunica che il giorno 26 luglio 2013, alle ore 9, presso la sede del MIUR di P.zza Kennedy, n. 20, Roma (II piano, stanza n. 31), si terranno le operazioni di sorteggio suppletivo per i seguenti settori concorsuali: 10/L1, 14/C1.

    quinto supplettivo per 10/L1, ora solo uno dei commissari fa parte della rosa iniziale

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    1. alla fine credo che il minister darà a questa gente un ultimatum. In fin dei conti, se proprio non riescono a concludere nulla, peggio per loro e per il loro settore concorsuale.

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    2. beh, tecnicamente non può. semplicemente non ha questo potere

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    3. Intendo dire che, se vanno avanti così quelli di 10/L1, il Ministero gli dirà: belli miei, fate quello che volete ma noi abbiamo i risultati di tutti gli altri settori e nessuno ci vieta di dare le abilitazioni per i candidati degli altri settori. Hai voglia se i commissari del 10/L1 non corrono dopo

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    4. il settore in questione, americanistica e anglistica, è un caso limite. poi ce ne sono molti altri ancora indietro...purtroppo non è un solo settore a risultare inadempiente.

      io sono pronto a scommettere che ci sarà almeno un'alta proroga fino a fine anno, poi si vedrà....si vedrà innanzitutto se ci sarà ancora il governo e chi sarà il ministro

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    5. Ho dubbi sul fatto che si possa prorogare così tanto, visto che dal 1 Novembre le commissioni devono partire con la nuova tornata 2013. Se prorogano a Dicembre, sono costretti a fare la prima riunione della tornata 2013 non prima di Gennaio 2014?

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    6. ovviamente la seconda tornata verrà rinviata. quello è il meno.
      la vera domanda è: ma la seconda tornata partirà mai?

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    7. Se la seconda tornata non partirà saranno problemi per i precari, visto che tante commissioni hanno avuto la direttiva dal proprio SSD di segare alla prima tornata soprattutto i precari (e tanti di questi sono stati oculatamente consigliati di ritirare la domanda della I tornata per giocarsela al secondo giro). La prima tornata è stata fatta per gli strutturati, non prendiamoci in giro. Tanto ai precari cosa serve l'abilitazione? Forse per i pochissimi TDb, ma quelli hanno tempo anni per abilitarsi. Nel frattempo "promuovono" la nuova leva di PA pescando dai TI, e buonanotte.

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    8. 1. non è legittimo segare i precari in quanto tali. se uno soddisfa i criteri ed è stato segato può benissimo fare ricorso. sarà da ridere
      2. ritirarsi perché qualcuno ti ha sconsigliato di partecipare è demenziale: un po' di dignità no?
      3. visto come va la prima tornata, e visti i ritardi e i pasticci io ritengo improbabile che ce ne sia una seconda. cmq staremo a vedere

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    9. Insorgere, la tornata 2013 è già stata bandita e non è escluso che qualcuno abbia già fatto domanda. Le commissioni sono già fatte, le mediane pure. Diciamo la verità, il ministero non ha motivo per cancellare la tornata 2013, a cui peraltro parteciperanno molti meno candidati, per ovvie motivazioni. Il rischio è che cancelli le tornate 2014 e 2015, già previste ma non ancora bandite.

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    10. non sarebbe certo la prima volta che viene cancellato un bando

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    11. Sìsì, figurati, dico solo che non ha senso, tutto il lavoro è già fatto. Inoltre la clausola di esclusività prevista dalla legge (se non superi l'anno X non puoi partecipare né l'anno X+1 né l'anno X+2) e le ricadute su quanti hanno legittimamente aspettato un anno per partecipare, fanno sì che il ritiro del bando 2013 (che, ricordiamolo, è uscito quando ancora la maggior parte dei candidati, se non tutti, potevano scegliere se ritirarsi o meno dalla tornata 2012) arrecherebbe una discriminazione gravissima, tale da creare un fiume di ricorsi che verrebbero ragionevolmente accolti.

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    12. Il MIUR ha tutto il potere di far uscire i reisultati dei settori che per Settembre avranno finito entro la data. Ha pure il potere di fissare un ultimatum e farlo rispettare senza alcuna proroga. Questi poteri il MIUR li ha. Le commissioni hanno il potere di avvalersi di referee se la mole di lavoro e' enorme. Se si andasse avanti cossi' non si finirebbe mai, perche' mentre qualcuno si avvierebbe al termine qualcun altro perderebbe un commissario per strada... che specie i commissari all'estero non li si puo' tenere impegnati per anni ;)

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    13. salvo no, non hanno il potere di dare ultimatum alle commissioni.
      queste sono sovrane.

      sui tempi con cui far uscire i risultati, se tutti insieme o separati, invece hai ragione. ma hanno deciso di farli uscire tutti insieme

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    14. il massimo che possono fare contro una commissione, se qusta non conclude, è nominarne un'altra. ma questo ovviamente non comporta un'accelerazione dei tempi...

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    15. Guri il ptere di dare un ultimatum lo hanno. Anzi e' prescritto dalla legge e l'unico a poter prorogare e' proprio il MIUR. Cio' in nessun modo intacca la sovranita' della Commissione.

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    16. scusa salvo che ultimatum gli dai?
      se non hanno finito che gli fai?
      al massimo li sostituisci, il che significa ricominciare da capo. questa è l'unica cosa che possono fare

      quanto ai referees esterni che menzionavi prima, non si sostituiscono alla commissione. possono essere chiamati per un parere ma poi la comimssione deve cmq esprimere il suo...

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  27. di cosa ci si stupisce...continua a mancare una valutazione dei precari, mediane dei ricercatori e balle varie. Semplicemente andrebbero resi pubblici i prodotti dei singoli ed i redditi lordi.....

    Dopo essermi incazzato per la presenza nei lavori (pensati e prodotti) di fantasmi mi sono sentito dire: "quella è la porta, puoi andare, GLI SPAZI SONO MIEI, e qui sa fa come dico io".
    Purtroppo tutti sanno (ministro compreso) come funziona il sistema, per questo esistiamo noi. Con 20000 euri annui, senza oneri contributivi, TFR e disoccupazione (costiamo ca 1/3_ 1/4 di RTI, tecnici ed amministrativi, per non parlare di costo rispetto a PA) produciamo come cavalli e mettiamo una pezza ad un sistema, altrimenti improduttivo.

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  28. http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2013/07/26MI15016.PDF

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  29. educativo assistere allo sputtanamento del lavoro di: tesisti, dottorandi (ed altre merdacce) in nome di uno scambio di nomi tra gente (strutturati) più o meno sconosciuta.
    Si chiama "rincorri la madiana" (tradotto "venderei anche mia madre per un articolo").
    Sarà divertente a) vedere la crescita esponenziale nel numero di articoli di certe persone; b) la quantità di schifo prodotta dal 2012 in poi.

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  30. http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2013/07/29SIT1095.PDF

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  31. http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2013/07/29SIT1047.PDF

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    1. Questo articolo è estremamente interessante per tutti i detrattori della valutazione. Che si tratti di un processo perfettibile è indubbio, ma è sui DATI certi che si deve fondare il futuro. Del resto non ho MAI visto in 15 anni dalla laurea Rettori così preoccupati a muovere velocemente il sedere per cercare soluzioni ai problemi scaturiti dalla valutazione. È l'unico viatico possibile, e più soldi andranno alla quota premiale più vedremo crescere la competizione (reale, non la fiction dell'ultimo ventennio) tra atenei.

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    2. sì, peccato che un emendamento del pd abbia di fatto bloccato tutto.

      hanno introdotto il principio che nessuno può perdere più del 5%, il che vanifica l'aumento della quota premiale...

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    3. welcome to italy, tutto-cambia-niente-cambia? In ogni caso il 5% per una grande università non è mica poco...

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  32. Giusto per segnalare un altro aspetto del problema, si può visionare questo bando della Regione Sardegna (link sotto), ammirevole nelle sue intenzioni, ma estremamente discriminatorio per età (vengono introdotti coefficenti in base alla fascia di età del candidato) e che tecnicamente esclude chi non ha mai lavorato nelle aziende in questione.
    Il bando, rivolto ai dottori di ricerca sardi, verrà valutato da una commissione esterna alle aziende, che dovrà comunque tenere conto dell'alta specificità delle schede tecniche presentate dalle stesse.

    http://www.regione.sardegna.it/j/v/1725?s=1&v=9&c=389&c1=4123&id=37423

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    1. beh, qui la questione è diversa. si tratta di bandi per lavoro in azienda.

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  33. http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2013/07/30SIT2031.PDF

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  34. http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2013/07/30SIT2034.PDF

    l'ultima frase è uno spasso. ma in che mondo vive il pres. dell'anvu? non lo sa che i concorsi saranno tutti per promozioni?

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    1. era la stessa persona che aveva stimato il numero di domande per l'asn in un numero che corrisponde a un decimo di quanto poi realmente registrato.
      semplicemente è gente che abita alla periferia del nostro sistema solare

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    2. Tecnicamente le promozioni di massa di RTI abbasserebbero l'età media della classe docente PA+PO, no? Tanto moltissimi RTI anziani non la prendono la abilitazione nei bibliometrici, il sistema è fatto apposta per segare loro (più o meno giustamente, dipende dai punti di vista).

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    3. dipende marc.
      nei settori umanistici non si diventava rti prima dei 40. gli rti 'giovani' che passeranno associati hanno oltre 50 anni.

      non è che così si ringiovanisca molto...

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  35. certo, visto il nuovo piano di prepensionamenti per dipendenti < 58-60 anni, mi sembra ovvio che un PA diventi tale a 50 anni passati......

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  36. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  37. http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2013/08/03SB26062.PDF

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  38. Scusate se cambio argomento ma vorrei tornare all'intervento di Euroricercatore.
    Credo che il termine "Abilitazione baronale" di Euroricercatore sia assolutamente appropriato, se si muovono le cordate di potere per le abilitazioni che non sono neanche valutazioni comparative, non oso neanche immaginare quali trame tesseranno per i concorsi nazionali RTD tipo b. L'idea che i concorsi nazionali (controllati a livello centrale) risolvano tutto è una chimera, basti pensare a cosa avviene nei concorsi per diplomatici, notai, funzionari ministeriali, ecc...
    Ho letto spesso che i concorsi del programma "Montalcini" hanno funzionato, è difficile sostenere ciò, bisognerebbe sapere quel' era il curriculum di coloro che non hanno vinto, inoltre se non ci sono stati ricorsi è perchè i candidati hanno posizioni stabili all'estero e forse non avevano voglia di impelagarsi in ricorsi vivendo in altri paesi. Aggiungerei soprattutto che probabilmente nei bandi Montalcini le baronie si sono mosse meno del solito perchè i candidati, vivendo all'estero da tempo, erano quasi tutti "liberi dal tipico giogo" imposto dal prof ordinario di turno ed i vari capetti accademici non avevano allievi all'estero da piazzare.
    Quando i concorsi sono nazionali e gestiti a livello centrale gli abusi e le scorrettezze rimangono e, spesso, sono anche maggiori perchè sono portate avanti da cordate forti politicamente a livello nazionale ma non necessariamente forti a livello scientifico. Aggiungo che secondo me è ingiusto impedire a chi ha lavorato negli ultimi tre anni in un ateneo di prendervi servizio, è anche questa una forma di esclusione a priori che niente ha a che vedere con il merito e, infatti, un collega giurista mi ha detto che si presterebbe a possibili ricorsi. Tra l'altro fatta la norma trovato l'inganno, i vari prof comincerebbero a scambiarsi i contratti di assegno di ricerca per gli allievi: io attivo qui a Milano un assegno di ricerca per il tuo allievo di Bergamo che viene da me ogni tanto a esporre i risultati delle sue ricerche ma continua a fare il segretario per te e tu fai la stessa cosa con il mio allievo, idem con i dottorati gli RTD tipo a, ecc..
    Inoltre " il MIUR assegna i posti ai vari Dipartimenti sulla base del VQR..." ma i posti secondo me dovrebbero essere assegnati in base alle esigenze didattiche e di ricerca degli atenei, ci sono settori di molti atenei in cui il personale scarseggia per varie ragioni e che avrebbero bisogno di essere rafforzati indipendentemente dalla VQR che peraltro è stata condotta con criteri assai discutibili.
    E’ da lodare l’impegno di APRI però credo che alcune proposte andrebbero davvero riviste.
    Leo

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    1. Caro Leonardo, essendo tornato a leggere questo blog dell' Apri dopo alcune settimane ed avendo notato il tuo intervento, ti ringrazio per la sostanziale condivisione del mio precedente inserimento. Condivido a mia volta le tue posizioni ed apprezzo molto la tua onestà intellettuale nel fotografare la situazione nelle Università italiane. L' abilitazione baronale - la cui storia, come ben noto, è stata segnata da continui cambiamenti delle regole in corso d' opera per soddisfare potenti interessi di cordata, e da curricula taroccati di commissari (v. storiella sul Corriere della Sera) - è in sostanza un meccanismo di legittimazione giuridica delle (peggiori) prassi di cooptazione a favore degli allievi-opliti dei baroni, prassi già da tempo esistenti nelle Università italiote. Si vedranno in diversi settori casi (di cui sono già a conoscenza) di abilitati che hanno pubblicato in collane dirette proprio da uno o più degli stessi commissari che li hanno giudicati, che erano già da tempo conosciuti personalmente dai commissari, ecc...insomma, l'abilitazione baronale si sta rivelando un meccanismo di rafforzamento dei circoli chiusi, proprio come gli altri concorsi nazionali che tu giustamente citi. Chiaramente, chiunque sia parte del sistema, ed abbia da guadagnare dal sistema stesso, non lo ammetterà mai. Nel mio precedente intervento avevo proposto un modello che ricalcherebbe quello britannico - tutti a tempo indeterminato (anche i ricercatori) ma tutti licenziabili in caso di inattività nella ricerca e di mancanza di qualità nella didattica; distribuzione delle risorse ordinarie per almeno il 50% sulla base dei risultati delle singole Università nella ricerca e nella didattica; competizione fra Atenei; reclutamenti e promozioni esclusivamente locali ma responsabilizzati tramite la leva finanziaria - ma la mia proposta fu ritenuta irrealizzabile...continuo a credere però, come te, che la figura del RTD-b funzionerà solo per chi sarà parte integrante delle varie cupole e quindi avrà una certezza ex ante circa l' abilitazione baronale. Chi avrà un contratto triennale non rinnovabile come il RTD-b, e saprà di doversi far giudicare dai baroni, non potrà certo avere autonomia. A proposito dei ricercatori Montalcini, un vincitore del primo bando che amava lavorare in condizioni di completa indipendenza (quindi, senza legarsi a scuole e baroni), si è accorto che la propria Università italiana di accoglienza non aveva alcuna intenzione di stabilizzarlo (nemmeno tramite il canale ad hoc della chiamata diretta per "rientro dei cervelli" ex legge 230/2005 cofinanziata al 95%) in quanto (essendo lui indipendente) una sua stabilizzazione avrebbe "infastidito" i baroni ed i loro allievi. Egli ha dunque deciso di reimmettersi nel circuito internazionale, iniziando così ad inviare curriculum ad Università estere. Dopo appena due mesi dall'invio del curriculum, ha già ricevuto una offerta dall'estero per una posizione a tempo indeterminato; così, il vincitore del Montalcini (con sua grande gioia), dopo appena due anni dallo sfortunato rientro, dice addio al precariato ed addio all' Italia. Nessuno lo conosceva nell' Università estera (fra le prime classificate nelle graduatorie internazionali e fra le più prestigiose d' Europa). Tuttavia, ma un "panel" di sei docenti dell' Università (compreso il capo Dipartimento) gli ha chiesto di svolgere una presentazione, lo ha intervistato, ha letto alcune sue pubblicazioni ed, avendo compreso il suo potenziale, ha deciso di sceglierlo per tale posizione.
      Questo é il modello di Università che anche a me piace: l' Università come istituzione aperta a chiunque abbia dimostrato potenziale, e genuinamente interessata ad investire in talenti (da qualunque parte provengano) che sentano la ricerca (in condizioni di indipendenza intellettuale e morale) come propria missione e passione.

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  39. Leonardo, in spagna e in catalogna quel modello ha funzionato e ha contribuito a immettere nuova linfa nel loro sistema.
    come hanno fatto? semplice: commissioni di soli stranieri

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  40. quanto alla mobilità, si tratta di un canale aggiuntivo e non sostitutivo. quindi che vuole rimanere in sede può farlo passsando dal reclutamento locale.

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  41. @leonardo
    non sono in disaccordo su tutto, pero' bisognerebbe veramente cercare di "sprovincializzare" le prospettive. Nel resto del mondo fare PhD, postdoc e magari diventare ricercatore nella stessa universita' non e' assolutamente proibito. E' semplicemente visto come una cosa abominevole che nessuno avrebbe mai nemmeno il coraggio di proporre. Se nemmeno le nuove leve la vedono in questo modo, al punto da contestare ad APRI un canale aggiuntivo riservato ad esterni, stiamo veramente messi male...
    V.

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  42. @Vladimir
    "Se nemmeno le nuove leve la vedono in questo modo, al punto da contestare ad APRI un canale aggiuntivo riservato ad esterni, stiamo veramente messi male..."
    messo male sarai tu che ricorri a questi toni, si può non essere d'accordo su certi temi ma bisogna argomentare nel rispetto dell'interlocutore, peraltro io non ho contestato "il canale aggiuntivo per gli esterni", ritengo che sia una norma facilmente aggirabile, da noi le sedi vicine hanno già iniziato a scambiarsi borse di dottorato, assegni, ecc..penso che l' esempio che ho fatto prima sia piuttosto chiaro..
    @insorgere
    l'idea di commissioni di soli stranieri può funzionare (anche se parzialmente) tuttavia non passerà mai, figuriamoci se i baroni ed i ministri da loro pilotati rinuncerebbero a controllare i concorsi, è più facile che reintroducano la terza fascia se proprio dovessero scegliere, piuttosto introducono la quarta e la quinta fascia (ovviamente sono ironico) ma i concorsi non li lascieranno mai in mano agli stranieri ed a quel punto verrebbe a mancare l'unico vero pilastro di un concorso nazionale basato sul merito.
    E' come dire ad un autostoppista si il passaggio te lo do non ti preoccupare però si va dove decido io perchè l'auto è mia (siamo noi gli ordinari e decidiamo noi) e magari il povero autostoppista che prima era a Firenze e voleva arrivare a Roma finisce ad Aosta.
    Vogliono selezionare i vincitori dei posti di tipo b considerando anche il progetto di ricerca presentato, non mi pare si possa fare più losca di così, è un bel modo per dare meno importanza al curriculum del candidato, un posto a vita (abilitazioni permettendo) tenendo conto di un progetto triennale? Ma stiamo scherzando?
    Leo

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    1. leonardo, le cose vanno male, hai ragione.
      questo non significa che si debba smettere di lottare per cambiarle.

      siamo d'accordo che commissioni di stranieri potrebbero essere uno strumento per spezzare il circolo vizioso attuale. ce ne sono anche altri di strumenti analoghi.

      bisogna lottare, nessuno ci regalerà nulla, e bisogna avere pazienza se si vuole che le cose cambino. ma cambiare è possibile, dipende da noi

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    2. cmq qui parliamo di concorsi in cui chi vince sceglie la sede (senza averla indicata in precedenza) per cui il rif. che fai a sedi che si scambiano dottorandi ecc non funziona.

      non è nemmeno lo stesso sport

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  43. @insorgere
    "non è nemmeno lo stesso sport"
    il riferimento che faccio mi pare approriato, il barone fa in modo che l'allievo abbia l'assegno di ricerca in una sede limitrofa (ce ne sono anche nella stessa città), il barone fa poi pressione per fargli vincere il bando nazionale non solo per ripagarlo di ciò che ha fatto per lui in passato ma anche e soprattutto perchè l'allievo può scegliere la sede del suo prof e continuare a servirlo (magari il prof è della Bicocca ma l'assegno dell'allievo è stato attivato a Pavia o alla Cattolica)...comunque il mio intervento si riferiva più che a questo genere di scambi al fatto che i concorsi nazionali sono comunque pilotabili dalle cordate più farti a livello nazionale, ripeto basta vedere che stanno combinando con le ASN che non sono neanche valutazioni comparative..
    Quanto al fatto che è necessario continuare a lottare e che cambiare dipende da noi sono d'accordo ma se si fanno proposte che non verranno mai accolte (tipo commissioni di soli stranieri) allora sarebbe auspicabile anche chiedere la reintroduzione del RTI, difficile per difficile...allora mettiamoci tutto...o forse ho sbagliato sport anche stavolta? Non mi sarò mica presentato con la palla da basket alla gara di tuffi? Fammi da faro tu insorgere..la prossima volta magari ci azzecco...

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  44. leonardo, cosa vuol dire "basta vedere cosa stanno facendo per le abilitazioni"?

    ancora non si sono concluse, cosa vuoi vedere? hai poteri paranormali?

    quanto al resto, io la logica per cui "tanto i baroni fanno quel che gli pare" qundi è inutile provare a cambiare il sistema non cedo e non cederò mai. credo sia una manifestazione di scarsa fantasia il pensare che sia sempre tutto pilotato, e più in generale nella mia esperienza le cose sono semplicemente più complicate.

    sul ritorno agli rti, è una cosa proprio diversa. forse ti sfugge che nel nostro ordinamento alcune cose le può decidere un ministro, in autonomia, e altre invece necessitano di una legge e quindi di un passaggio in parlamento. il concorso per tdb nazionale è una cosa che si può far partire e organizzare nel dettaglio per via amministrativa, senza cambiare la legge.

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  45. ah, e un'ultima cosa: avere gli rti forse sarebbe buono ma, se non si incide sul modo in cui sono relcutati, non ci vedo nessun vantaggio dal punto di vista di apri.

    a noi interessa aprire il sistema, non salvare il culo a un tot di precari

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  46. a noi interessa il piano tdb nazionale - che è una nostra proposta accolta dal ministro - per rompere le logiche localistiche. altirmenti tanto varrebbe versare direttamente quei soldi nelle casse degli atenei che poi recluterebbero chi vogliono.

    su questo il ministro era d'accordo. staremo a vedere

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  47. http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp

    leggere articolo di frati sul sole.

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  48. @insorgere
    "ancora non si sono concluse, cosa vuoi vedere? hai poteri paranormali?"
    Non credo servano poteri paranormali per sapere che in molti settori le abilitazioni si stanno trsformando in uno strumento di potere per agevolare chi "milita" nelle sedi più forti politicamente, in diversi settori sono già noti i candidati che hanno conseguito l'abilitazione nonostante la proroga dei termini. Inoltre doveva essere fatto un unico sorteggio per tutti i settori e non è stato fatto chissà perchè...poi comunque il sarcasmo verso chi non la pensa come te credo sia del tutto fuori luogo, puoi dialogare senza protervia, è assai più elegante..
    inoltre e soprattutto tu sostieni:
    "sul ritorno agli rti, è una cosa proprio diversa. forse ti sfugge che nel nostro ordinamento alcune cose le può decidere un ministro, in autonomia, e altre invece necessitano di una legge e quindi di un passaggio in parlamento"
    Su questo punto ti ringrazio per la lezione di diritto ma forse è a te che "sfugge" che le leggi non si fanno solo con il parlamento ma anche per decreto (che ovviamente deve essere approvato dal CDM), la reintroduzione degli RTI non sarebbe una riforma strutturale da far passare mediante iter parlamentare e neanche il modo in cui reclutarli, i ricercatori di fatto esistono ancora, anche se a tempo determinato, basterebbe un decreto per reintrodurli..

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    2. Il decreto deve essere comunque ratificato dal parlamento.
      Inoltre la reintroduzione dell'RTI non mi sembra abbia i requisiti di urgenza richiesti dal decreto (ma vabbe', per decreto ci passa di tutto...).
      Inoltre la reintroduzione implica riportare in vigore delle norme abrogate; non so se sia fattibile semplicemnte per decreto.

      In ogni caso si tratterebbe di uno stravolgimento della Gelmini, e quindi di fatto di una riforma.
      Come ha fatto la gelmini il ministro potrebbe fare una legge delega, ma sempre di riforma si tratta. Insomma non credo che la reintroduzione dei RTI passi per una semplice decisione del ministro.

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    3. quanto dice antonio è sacrosanto.

      sul piano normativo la reintroduzione degli rti è question complessa e lunga.

      i bandi tdb nazionali invece si possono fare in fretta.

      inoltre ribadisco che l'obiettivo e far saltare le logiche localistiche, non stabilizzare qualche precario

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    4. Inutile piangere sugli RTI versati, Leonardo. Facciamocene una ragione e cerchiamo di oliare il sistema, invece di aspettare che cambi di nuovo fra 10 anni.

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  49. Un numero adeguato di TDb (adeguato: in modo che PA+PO a regime mantengano l'attuale livello di strutturati) potrebbe nei prossimi 10 anni portare ad un equilibrio. In questo conto vanno pero' considerati gli attuali RTI che, comunque sostenuti dagli organici universitari, impediranno in tutti modi di essere "scavalcati" (merito o non merito). Nei prossimi 10 anni andranno in pensione circa 5000 degli attuali ricercatori; i restanti 10000 hanno interesse a diventare PA. Questi sono i 'concorrenti' degli attuali circa 1-20000 precari.
    Quindi, considerando che nei prossimi 10 anni circa 20000 unita' usciranno dal sistema (pensione), per mantenere un numero di strutturati simile si puo' pensare ad un ingresso nel ruolo PA al 50% tra ricercatori e non-strutturati, 1000+1000 all'anno.

    Ma se si riduce costantemente l'FFO e lo scopo e dimezzare il corpo docente (strutturato) allora non accadra' niente di tutto questo.

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  50. @antonio
    ci vuole la ratifica del Parlamento e allora? Quanto ai requisiti di urgenza come hai scritto tu dal decreto ci passa di tutto, ho visto passare cose assai meno urgenti...
    riguardo al fatto che si tratta di un'altra riforma e quindi di uno stravolgimento della legge Gelmini ti sbagli, la riforma Gelmini è assai più ampia, riguarda la governance, la valutazione, aspetti economico.finanziari, ecc...se non vuoi sconvolgere troppo la riforma Gelmini tu istituisci l'ASN anche per una terza fascia con le stesse modalità di reclutamento per associati e ordinari, intanto è un inizio e non è certo uno stravolgimento della legge o una riforma...magari il Parlamento non darà la delega all'Esecutivo però così ognuno si assume le proprie responsabilità (PD in primis che si è sempre trincerato dietro al fatto che la maggioranza parlamentare ce l'aveva il PDL..)
    comunque questa proposta non mi sembra meno attuabile della proposta di creare commissioni per concorsi nazionali composte solo da stranieri...
    non mi porrei il problema di scomodare il Parlamento, dovrebbero essere lì per riformare il paese e mi pare che siano pagati profumatamente per farlo...la mia è una delle tante proposte che possono essere fatte, l'importante è discuterne e farlo nel rispetto di chi la pensa diversamente..

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    1. Leonardo: volere la ratifica del parlamento vuol dire che ci vuole un accordo politico, considerato che non si tratta di una semplice questione regolamentare (come invece e' quella della commissione straniera (a riguardo: sono d'accordo con te che sarebbe comunque difficile da ottenere e soprattutto non la vedo come una soluzione).

      Con cio' non voglio dire che non vada richiesta o che non si debba tentare, se questo e' quello che vogliamo.

      Ma come speravo di avere evidenziato nel commento a seguire, la questione non e' solo RTI si o no, ma qual'e' la politica universitaria (soprattutto relativamente ai fondi) nei prossimi anni. Se si vuole contrarre il sistema puoi anche mettere di nuovo i RTI, guadagnerai forse una manciata di posizioni ma niente di piu'.

      Se c'e' la volonta' di mantenere i fondi e il contingente attuali allora avere RTI o RTD-b cambia poco (modulo lo scontro con gli RTI... evitabile con quote 50-50).

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  51. Premesso che Insorgere ha tutta la mia stima, il problema non risiede nelle alchimie normative ma nei finanziamenti. .senza capitali privati le università americane continueranno a mangiarci in testa. .tutto il resto è filosofia.

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  52. Premesso che Insorgere ha tutta la mia stima, il problema non risiede nelle alchimie normative ma nei finanziamenti. .senza capitali privati le università americane continueranno a mangiarci in testa. .tutto il resto è filosofia.

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  53. @antonio
    naturalmente la mia proposta non è in collisione con la richiesta di maggiori finanziamenti, una cosa non esclude l'altra, anche per me l'incremento dei finanziamenti è un'assoluta priorità ovviamente...

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  54. faccio notare che il pd NON vuole il ritorno degli rti.
    non lo vuole nemmeno il PDL.

    per lega, m5s ecc. l'università non è oggetto di una riflessione sistemica.

    quindi la questione - ora come ora - proprio non si pone.

    i tdb nazionali sono una cosa che si può fare subito, con decreto ministeriale, e che sopratutto può servire a cambiare certe logiche.

    ribadisco per l'ennesima volta: l'obiettivo non è stabilizzare i precari ma cambiare le logiche che governano il sistema. i tdb nazionali sono pensati sul modello spagnolo, e servono ad aprire il sistema. idealmente anche a chi sta davvero fuori, ovvero fuori dall'italia, fuori dai rapporti con il baroname italico ecc.

    se la nostra mission fosse sistemare i precari allora gli rti sarebbero l'obiettivo. invece la nostra mission è aprire il sistema, renderlo più trasparente e meno localistico, con l'intento di favorire l'ingresso dei migliori a prescindere dal fatto che siano italici in italia, italici espatriati, oppure stranieri.

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  55. @ antonio

    quanto dici sulla politica di fondo è giustissimo. dopo colloqui con il ministro ti confesso che non è affatto chiaro se ci sia una politica per l'università al di là di qualche proclama ad effetto.

    in linea tendenziale mi pare che non ci sia la volontà di metterci i soldi necessari, e questo non per colpa di questo ministro sia ben chiaro.

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  56. @ a proposito di deleghe

    sebbene sia sfuggito ai più, il ministro ha già una delega più o meno in bianco per riformare la legislazione universitaria. infatti è passata una delega per stilare un testo unico sull'università. potrebbe essere l'occasione per metter mano a tante cose, tra cui anche la terza fascia (sulla cui utilità ho molti dubbi, ma questo è un altro discorso).

    in ogni caso nel nostro colloquio il ministro ci ha detto chiaramente che: 1. non intendono fare modifiche significative all'impianto della gelmini (non è nemmeno contemplato il ritorno degli rti) 2. con tutta probabilità il governo non durerà abbastanza perché sia redatto il testo unico, che è ancora tutto da pensare

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    1. Insorgere mi trovo d'accordo con il tuo ragionamento e ritengo plausibili i seguenti interventi:
      parificare il regime fiscale dei contratti rti a e rti b agli assegni di ricerca (mi pare ovvio che, diminuendone i costi, aumenterà il numero dei posti);
      defiscalizzare i finanziamenti privati in favore di specifici progetti di ricerca (anche qui mi pare ovvio che se i soldi sono erogati da enti esterni anche i poteri dei baroni di turno si riducono notevolmente).

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    2. @ marcomar

      io invece sarei per eliminare gli assegni. i td vanno bene perché offrono adeguate coperture. il punto non è aver più posti pagati male, ma avere posti appettibili anche per chi sta all'estero.

      sulla defiscalizzazione, pienamente d'accordo.

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  57. assolutamente d'accordo. Equiparare i ricercatori agli assegni di ricerca, vista la schifezza di questo contratto, sarebbe una follia. Il problema è mi sembra ci siano due linee di pensiero: una vuole aumentare i "posti" a tutti i costi con l'obiettivo di far entrare il maggior numero di persone possibile, anche a discapito della qualità del lavoro. La seconda vuole aumentare la qualità del sistema, a prescindere dalla disponibilità dei posti. La prima strada, purtroppo sostenuta fortemente da tanti precari, è rovinosa e darebbe il colpo di grazia all'università portandone l'attuale competitività, già bassa, sotto zero.
    V.

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  58. Premesso che a me non fanno schifo i 1500 euro mensili dell'assegno (peraltro esentasse),è storicamente provato che quando i posti sono pochi vanno poi a finire ai soliti raccomandati. .quanti posti di rti ritenete realisticamente attivabili se costano 150/180.000 euro per ogni triennio? Da quando è entrata in vigore la legge Gelmini mi sembra che siano stati attivati con estrema parsimonia. .

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    1. non sono i 1500 euro mensili che fanno schifo. Fa schifo il fatto che sono equiparabili a lavoro nero... non paghi tasse, pochissimi contributi, diritti estremamente scarsi e opinabili da parte del responsabile, niente sussidio di disoccupazione. Non è accettabile lavorare in queste condizioni. Se deve passare lavoriamo in condizioni allucinanti, ma lavoriamo tutti, mi spiace, ma non sono d'accordo.
      V.

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    2. concordo con vladimir.

      abbiamo DIRITTO a costruirci un futuro col nostro lavoro. questo vuol dire anche avere adeguati contributi pensionistici SUBITO - che gli assgni non danno - oltre che la tutela di altri diritti (maternità e paternità pagate ecc ecc.)

      quanto al fatto che i 1500 non facciano schifo, ovviamente non fanno schifo a nessuno. però visti in un'ottica comparativa europea sono decisamente pochi. molto meglio i td, pagati di più, con più diritti e più contributi.

      dal mio punto di vista uno dei problemi degli rti era che erano pagati troppo poco, e per questo apprezzo che ora la poszione di ingresso sia quella equivalente al vecchio associtao confermato

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  59. @insorgere
    "ribadisco per l'ennesima volta:....."
    non c'è bisogno di usare questo tono insorgere, l'arroganza dei toni non rafforza i contenuti e non ti innervosire quando uno la pensa diversamente da te

    inoltre affermi:

    "se la nostra mission fosse sistemare i precari allora gli rti sarebbero l'obiettivo"

    non è che nei paesi in cui è stata istituita la figura del RTI lo si è fatto per sistemare i precari, vedi Regno Unito e compagnia bella...reintrodurre la terza fascia non è in contrasto necessariamente con una selezione trasparente e meritocratica...non vedo il nesso tra reintroduzione della terza fascia e cooptazione baronale...sulla questione del "modello spagnolo" poi potresti argomentare un pò di più oltre a sostenere che funziona? Su cosa si basa questa affermazione? Se anche funzionasse in Spagna perchè dovrebbe funzionare in Italia?

    Inoltre ritieni inutile proporre di reintrodurre gli RTI anche perchè il PD non è d'accordo, beh perchè pensi invece che il PD sia d'accordo sulla formazione di commissioni formate solo da stranieri?
    Quanto alla delega per il testo unico, lo sappiamo, era scritto nel loro programma e lo ha dichiarato anche Valter Tocci all'incontro con i sindacati sei tu che hai parlato di " invalicabili scogli parlamentari".

    @Vladimir

    tu dici: l problema è mi sembra ci siano due linee di pensiero: una vuole aumentare i "posti" a tutti i costi con l'obiettivo di far entrare il maggior numero di persone possibile, anche a discapito della qualità del lavoro. La seconda vuole aumentare la qualità del sistema, a prescindere dalla disponibilità dei posti.
    Da quando in qua chiedere più posti significa selezionare a discapito della qualità? Che stai dicendo?Meno si assume e meglio si assume?Confesso che fatico davvero a seguirti..

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    1. Mi faccio interprete del pensiero di Vladimir, sperando di non errare. "A scapito della qualità del lavoro" significa che un assegno di ricerca non è un lavoro vero. Non perché sia temporaneo, ma perché non ha tutele, veri contributi, etc (altri sanno meglio di me). Comunque aumentare il numero di assegni e posizioni simili, se a scapito delle posizioni da ricercatore, sì che darebbe il colpo di grazia. I bravi senza amicizie sarebbero tenuti sotto scacco per anni e anni con assegni vari (il limite max dei 4 anni ha questa ratio), gli amici degli amici diventerebbero direttamente associati.

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    2. @leonardo
      in primis, la smetterei di dare degli arroganti a persone che scrivono su questo forum da anni. Forse sarebbe il caso che tenessi sotto controllo la tua di arroganza.
      Per quanto riguarda quello che non hai capito rispetto alla qualità del lavoro, marc ha interpretato perfettamente il mio pensiero. Mi permetto di aggiungere che in Italia sta prendendo piede questa odiosa tendenza ad abbassare il costo del lavoro non attraverso strumenti consoni ma attraverso l'imposizione di forme contrattuali assurde in cui il datore di lavoro paga meno, il lavoratore prende in busta paga più o meno gli stessi soldi, ma viene privato di una serie di diritti fondamentali per cui in pratica, il suo lavoro diventa una sorta di lavoro nero legalizzato. Questo non dovrebbe essere accettabile per nessuno, per cui mi si rivolta lo stomaco quando sento precari che di fatto auspicano che questo andazzo continui e prenda piede ancora di più. Questo si proponeva sopra dove qualcuno ha scritto che i contratti RTD andrebbero convertiti in assegni di ricerca in modo da poterne fare di più. Tutto questo si basa anche su un tremendo fattore psicologico per cui quando sei vicino a trenta anni hai la tendenza a fregartene di queste tutele, sei focalizzato sul qui ed ora. Poi però arrivi a 40 e cominci a farti domande, arrivi a 50 e sei fottuto.
      Saluti,
      V.

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    3. Leonardo, evidentemnte hai la pelle sottile. francamente se continui a dar lezioni sul tono che dovrei o non dovrei avere mi fai solo pensare che non hai argomenti.

      provando a risponderti, gli rti in inghilterra NON ci sono. cerchiamo di non dire sonore boiate. in inghilterra non ci sono tre fasce, e sopratutto non esiste una figura d'ingresso che non abbia obblighi didattici.
      esistono i research prof. ma sono pochissimi e riguardano soggetti a fine carriera.

      l'assurdità degli rti era, tra l'altro, l'assenza di obblighi didattici. una terza fascia di sola ricerca non esisteva da nessuna parte. peraltro, di sistemi organizzati in tre fasce tutte tenured a me non ne vengono in mente. era un delirio italico ed è un bene che sia stato superato.

      poi si può discutere della bontà delle soluzioni, ma i vecchi rti come tali non sono difendibili. al massimo uno può chiedere una figura di lectrurer all'inglese. però - se ci pensi bene - il ruolo del lecturer in uk ora lo ricopre l'associato nel disegno della riforma...

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    4. In effetti, in Brasile ci sono sostanzialmente 3 fasce di docenza a tempo indeterminato: ordinari, associati e aggiunti (nel sistema federale; nello stato di San Paolo, ad es. si chiamano professori dottori).

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    5. ignoravo il funzionamento del sistema brasiliano. cmq sono figure di docenza, a quanto mi dici, mentre gli rti erano figure di ricerca senza obblighi didattici

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    6. Certo, rispondevo alla seconda parte, quella delle tre fasce tutte tenured. I carichi didattici delle tre fasce in Brasile sono praticamente identici. Ovviamente gli ordinari hanno più compiti amministrativi.

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  60. Il piano straordinario nazionale di reclutamento RTD b) è un'ottima iniziativa, personalmente la affiancherei in parallelo ad un piano per RTD a). Altrimenti c'è il rischio che, fra qualche anno, soprattutto in alcuni settori, ci siano i posti RTD b) ma molti non abbiano i requisiti per accedervi.

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    1. marc, in realtàsulla questione dei requisiti per l'accesso ai tdb ci sarebbe da discutere.

      il miur è orientato a riconsocere anche tre anni di nuovi assegni come sufficienti per l'accesso ai tdb. così ci è stato detto nell'incontro.

      io ho peraltro forti dubbi sul senso della figura del tda. quando si discuteva della riforma, i rappresentanti di apri in commissione cultura al senato fecero notare che il tda portava il marchio di caino e avrebbe ucciso suo fratello tdb. se ci pensi è esattamente quanto accaduto: gli atenei non fanno tdb, fanno (quasi) solo tda.

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    2. Ok, supponiamo che alla fine passi quella interpretazione. Resta il limite dei 4 anni di assegni di ricerca. E' realistico pensare che chi ha concluso il dottorato dal 2011 in poi, possa fare solo 4 anni di assegni prima di diventare RTD b) o associato? Nel giro di 3-4 anni, i posti RTD a) serviranno come il pane, a meno che non ci sia una nuova riforma. E alle università conviene bandirli solo su fondi esterni, per via dei costi e del turnover (a meno che non torni al 100% nei prossimi tre anni). Ma i fondi esterni non possono bastare per tutti.

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    3. mah...se si può abolire il tda - che così com'è rappresenta la morte dei tdb - allora si può anche ripensare il limite (assurdo) dei 4 anni di assegno.

      cmq tutto questo è fantascienza.

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  61. Si è come dite voi, ma non avete spiegato con quali soldi volete fare tutte queste belle cose. . .mi ricorda tanto il film di Villaggio Sogni mostruosamente proibiti

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    1. noi veramente al ministro lo abbiamo spiegato. vogliamo che i soldi per i tdb straordinari vengano dalla quota premiale.

      infatti avere la possibilità di essere tra gli atenei che ricevono queste figure - che non potrebbero andare in tutti gli atenei ma solo nei migliori - dovrebbe essere considerato un premio.

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  62. @Vladimir
    non ho mai sostenuto che dovrebbero essere incrementati gli assegni di ricerca a scapito dei posti di ricercatore, ribadisco che la richiesta di maggiori fondi non ha alcun nesso con la riduzione della qualità, semmai è il contrario, poi ovviamente va visto come i fondi vengono utilizzati
    @insorgere
    sei tu che dici sonore boiate!! A parte il sistema brasiliano che cita Marc, di sistemi con la terza fascia a tempo indeterminato ce ne sono molti altri nel mondo ma non ha importanza quanti e quali sono i sistemi accademici stranieri che adottano questa figura, anche ammesso che gli RTI fossero solo in Italia ciò non è di per se un argomento, l'unicità non è di per se una disfunzione, le criticità in Italia risiedevano e risiedono tuttora nel sistema di reclutamento. Inoltre quando sostengo che andrebbe reintrodotta la terza fascia ritengo ovviamente che dovrebbe avere funzioni di docenza (terza fascia con funzioni più ampie rispetto ai vecchi RTI)
    Peraltro sono molti i sindacati e le associazioni che chiedono il ruolo unico della docenza articolato in tre fascie (ANDU,FLC, ecc..) e non ci vedo nessun delirio sinceramente, i "deliri italici" come li hai chiamati secondo me sono ben altri.

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    1. il ruolo unico è ancora un'altra cosa.
      sfugge peraltro che senso abbia avere un ruolo unico con diverse fasce (con diversi stipendi e ruoli)
      per inciso per i precari è piuttosto dubbio che ci sarebbe un vantaggio.

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    2. cmq tu hai citato il sistema inglese, non quello brasiliano.

      e in uk non ci sono tre fasce e non ci sono nemmeno figure assimilabili ai vecchi rti

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  63. Cari amici vedo che la ns. discussione sul blog sta diventando interessante. Constatato che abbiamo professionalità ed idee politiche differenti,perchè non proviamo a scrivere alcune linee-guida in materia di assegni di ricerca e rti, in modo da proporre un documento tecnico (che spetta a noi esperti viste le capre di cui si circondano i politici)che si tradurrebbe automaticamente in un atto a valenza programmatica?

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  64. @ marcomar

    apri, come associazione, persegue la sua linea. questo è un blog esterno dove ci si confronta con chiunque sia interessato.
    se vuoi contribuire alla definizione della linea dell'associazione puoi iscriverti - se condividi il contenuto di statuto e manifesto - e poi come socio potrai intervenire sul forum riservato.

    si fa tutto online a costo zero, www.ricercatoriprecari.it

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  65. @insorgere
    ripeto che non ha importanza quanti e quali sono i sistemi che adottano la terza fascia di docenza, ciò che conta è il cotenuto della proposta, per me il vantaggio per i precari ci sarebbe e come, ne ho già spiegato i motivi e mi sembrano abbastanza intuibili senza che aggiunga altro. Il ruolo unico articolato in tre fasce stipendiali è stato proposto, oltre che da diversi sindacati e associazioni, anche nel libro bianco di SEL che ho trovato piuttosto interessante, ne consiglio la lettura ai colleghi o dovrei dire ai compagni di sventura.
    Vorrei aggiungere che comunque condivido in pieno la definizione di RTDa come "Caino" anche se secondo me un ulteriore ostacolo ai bandi RTDb è il timore degli RTI di essere "sorpassati" dal precario di turno e la maggiore onerosità rispetto ad un reclutamento in terza fascia. Comunque mi pare che sul punto ognuno rimanga della propria opinione...inutile riparlare 1000 volte della stessa questione...l'importante è averne discusso ed essersi confrontati anche se temo che questa inclinazione al confronto scarseggi là dove si prendono le decisioni...

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    1. @ leonardo,
      verissimo che l'altro elemento che pesa sui pochi tdb sia il conflitto latente con gli rti che vogliono esser promossi.

      sul ruolo unico, io resto convinto che sia fuffa. quanto a sel, con tutta la simpatia del mondo, sul piano della politica universitaria non pesano nulla.

      sul fatto che per noi sarebbero utili gli rti (nuova versione con obbligo didattico) sarei anche d'accordo. purtroppo temo che sia realistico più o meno come lo sbarco degli alieni sulla veranda di casa mia.

      infine, quanto al prendere le decisioni, apri è un'associazione. come in ogni associazione le decisioni le prendono i soci, non coloro che passano un po' di tempo a discutere, anche con cognizione di causa, su un blog aperto.
      se uno vuole che le sue proposte siano discusse in modo formale e magari votate si iscrive all'associazione, dopo aver verificato se ne condivide i principi ispiratori e lo statuto

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  66. @insorgere
    hai frainteso le mie parole, quando dico che il confronto scarseggia là dove si prendono le decisioni non mi riferisco ai soci APRI ma a rettori, governi, vertici dei partiti, ANVUR, ecc...mi riferisco a un altro genere e livello di decisioni e di decisori...figuriamoci, ci mancherebbe anche che nell'associazione APRI possano votare i non soci, sarebbe una pretesa assurda..
    riguardo agli alieni che sbarcano sulla veranda di casa tua credo che anche le commissioni di soli stranieri per RTDb quanto a fantascienza non siano da meno, almeno in Italia dove tutto il potere baronale deriva dal controllo concorsuale...

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  67. Il senso della Carrozza per i giovani (ricercatori).

    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-08-13/miliardo-scuola-ricerca-064436.shtml?uuid=AbXMWmMI

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  68. http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/carrozza-il-2014-sara-l-anno-dei-giovani-ricercatori.flc

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  69. Scusate la domanda off-topic: qualcuno sa dirmi ogni quanto verranno "aggiornati" i valori delle mediane per conseguire l'abilitazione a professore?

    Grazie anticipatamente. Un saluto

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  70. da quello che ho capito, ogni due anni. Il problema vero è se mai ci si arriverà ad aggiornarli...
    V.

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    1. dovrebbero durare due giri, come le commissioni.

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    2. Grazie per le risposte!

      Per Vladimir: secondo te non si arriverà ad aggiornarli perchè sarà troppo laborioso rifare tutta la trafila, o perchè secondo te salterà tutto il meccanismo?

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  71. secondo me molto dipendera' dai risultati di questa prima tornata, da quanti ricorsi ci saranno ecc. ecc. Quello che mi sembra ben chiaro, viste le proroghe, i rinvii ecc. ecc. e' che non ce la faranno mai a fare questa procedura con cadenza annuale.
    V.

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    1. Proroghe e rinvii sono dovuti alla prima applicazione. In particolare, all'elevato numero di domande. Dopo questa tornata, nelle successive le domande saranno molte di meno. I ricorsi invece sì potrebbero "scoraggiare".

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    2. concordo con marc.
      cmq al di là dei problemi elencate ne vedo un altro: se il numero di abilitati fosse troppo alto (come prevedibile) allora il sistema perderebbe interesse ad altre tornate.

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    3. Al di là del fatto che non concordo sull'implicazione "molti abilitati, quindi niente più abilitazione", c'è un problema: ci sono settori in cui gli abilitati stanno venendo fuori col contagocce, altri in cui sono un fiume in piena. Non fare tornate dopo la 2012 metterebbe in ginocchio i primi, oltre a rappresentare una gravissima violazione dei diritti di chi non ha fatto domanda nel 2012 per via del blocco dei due anni.

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    4. non esiste un diritto soggettivo di chi non ha fatto domanda nel nostro ordinamento.
      cmq vedremo

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  72. http://www.linkiesta.it/carrozza-meeting#ixzz2csCiNkEG

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  73. Vi risulta un'ulteriore proroga causata da dimissioni verificatesi in agosto in varie commissioni?

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    1. non ancora. tuttavia scommetterei le palle su un rinvio almeno a dicembre

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    2. Oggi il sito dell'abilitazione dà notizia di un altro sorteggio per settore 11 A2. Impossibile che riescano a finire con nuova commissione in 20 giorni. Mi dicono che dovrebbero esserci altri casi in bilico e varie commissioni parecchio indietro. E quindi, che fanno, rinviano anche i termini della domanda per la II tornata?

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    3. sì, direi che è inevitabile.

      peraltro ho molti dubbi anche sul fatto che possano chiudere entro fine anno.
      storia infinita.

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  74. contratti a termine solo in casi eccezionali!!! Uah ahh ahhh ahhh ahh ahha

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  75. Mai più contratti a termine che non siano eccezionali e temporanei perchè temporanea è la richiesta.....tipo contratti a progetto, assegni di ricerca e similari.
    Mi chiedo se con 9 anni di assegno potrò ambire a 3 posti da stabilizzato. Uno per me, un per mia moglie ed uno per un amico.

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  76. A quanto pare meglio un medico stabilizzato che un ricercatore stabilizzato.

    Giustamente come cittadino, pretendo il meglio del meglio da giovane ricercatore di geografia sub-padana, ma per farmi operare, pazienza, vada pure lo stabilizzato.
    Questo anche in barba alle vostre supercazzole astratte dal concetto che in Italia domina il merito "de noialtri". O meglio alle vostre pippe paranoiche su stabilizzazione=peste del merito e sull'esaltazione del merito, il governo ha risposto con una bella pernacchia.
    Leggasi, siete contrari alle stabilizzazioni (vi siete anche scomodati per venircelo a dire in faccia), perfetto, 30.000 in meno da considerare, fuori dalle balle e giocatevi la vostra non partita, fatta di mediane da oltrepassare, forse si o forse no, di non concorsi di non possibilità.


    Saremo tra gli esclusi dal provvedimento, contrariamente alle altre figure che ci circondano, tecnici, amministrativi, portinai. A questo punto, non rimarrà più un becco di un soldo, ma da disoccupati potremo andare orgogliosi di non essere tra gli stabilizzati.

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    1. Che il Governo abbia risposto con la solita Pernacchia non significa che noi si debba cedere sui Principj. Siamo contro le stabilizzazzioni.

      Però se ti fosse venuto lo sfrizzolo che il Governo non ha considerato i precari della ricerca per le stabilizzazioni - ma solo il resto della PA - solo perché noi siamo contrari, toglitelo subito dalla testa: non è così. Non ci saranno più stabilizzazioni nell'Università, questa è una metadecisione assodata.

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    2. Caro Ganjalf, ogni tanto, dal mio punto di vista estero, leggo questo blog e trovo che le tue affermazioni siano condivisibili al 100%, diversamente da quelle di altri.
      Certamente, un errore grave compiuto da un medico stabilizzato può costare la vita ad un paziente, ma una pubblicazione in meno da parte di un ricercatore di geografia sub-padana non ha le stesse conseguenze. Anche io ritengo che l' APRI abbia completamente sbagliato la linea accettando (così mi sembra) la logica dei contratti a tempo determinato e con futuro incerto per i ricercatori e contestualmente la logica della illicenziabilità per i professoroni. Quest' ultima -la illicenziabilità - è la vera "peste del merito", non il tempo indeterminato di per sé stesso. Vorrei ricordare che, in base alle normative europee, la forma comune di rapporto di lavoro deve essere proprio il tempo indeterminato, ed il tempo determinato deve essere l' eccezione (esempio: lavori stagionali). La figura del "ricercatore", per sua natura e per la sua definizione (Ocse) come professionista creatore di conoscenza, non meritava certo di essere a tempo determinato. Nel settore dell' Università e della ricerca, un contratto a tempo indeterminato ma licenziabile per tutti - ricercatori e professori - avrebbe da un lato consentito a tutti i ricercatori di lavorare senza la preoccupazione di una scadenza temporale del contratto (con la certezza quindi di poter continuare il lavoro fin quando la propria vocazione avesse consentito loro di produrre risultati), e, dall'altro, avrebbe iniziato finalmente a disintegrare il potere dei baroni ed a spezzare i feudi accademici. Mi verrebbe veramente da chiedere a chi avrebbe "dato fastidio" un contratto a tempo indeterminato licenziabile.

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    3. Euroricercatore, questa del ricercatore che non deve essere a tempo determinato perché contrario alle norme europee, è una tua interpretazione. Prova ne è che il tempo determinato esiste anche nella civilissima Germania, dove prima di ottenere una posizione come professore a tempo indeterminato si passano anni ed anni spostandosi da una università all'altra.

      Il problema, a mio modesto parere, è che il tempo determinato "all'Italiana" è una vera porcata. Senza diritti e senza prospettive ragionevoli, in totale balia del caso e della schizofrenia nella programmazione degli investimenti dello Stato nel sistema università (con oscillazioni da capogiro del FFO e dei fondi per PRIN e FIRB) e nel sistema dei concorsi e della valutazione (sorteggiamo i commissari, no non li sorteggiamo; prove scritte, no solo curriculum; conta l'impact factor, no contano le citazioni; abilitazione con le mediane che non sono né sufficienti né necessarie...).

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    4. @euroricercatore

      per favore non attribuiamo ad APRI responsabilità che non ha.

      non abbiamo affatto accettato il massacro generazione, la precarizzaione dei giovani e i privilegi dei vecchi.

      siamo contrari alle stabilizzazioni, perché conosciamo questo paese e perché crediamo che il reclutamento universitario dovrebbe essere qualcosa di costante e regolare - oltre che trasparente e meritocratico. stabilizzazioni porterebbero a ingressi massicci seguiti da anni (decenni magari) di stasi totale, il che non favorirebbe il sistema e costituirebbe una piaga per i più giovani.

      noi chiediamo non precarizzaione per i giovani ricercatori, ma pratiche di relcutamento con tenure-trck aperte e trasparenti. per questo - ad esempio - ci siamo battuti contro i TDA e a favore dei TDB.

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  77. Cari Marc ed Insorgere, rispondo volentieri ad entrambi.
    Marc, condivido certamente la definizione di "porcata" per il tempo determinato all' italiana, ma la circostanza che contratti a tempo determinato esistano anche in Germania (dove, peraltro, mi risulta che siano le singole Università, da alcuni anni, a decidere le formule contrattuali) non significa che non possano essere sollevati dubbi di compatibilità con le normative europee. Gli amici giuristi esperti di diritto europeo mi dicono che tutte le normative nazionali di qualunque Paese membro (Italia, Germania o qualunque altro), anche se incompatibili con normative europee, sopravvivono fin quando ogni interessato non sollevi i dubbi di incompatibilità con specifiche disposizioni del diritto europeo e la Corte di Giustizia si pronunci sull' argomento (come ben noto, se la Corte di Giustizia le ritieni incompatibili, le normative di ogni Paese membro dell' UE decadono e devono essere sostituite).
    Insorgere, il reclutamento universitario deve certo essere costante e regolare, ma il modo per giungere a tale situazione sarebbe proprio un tempo indeterminato licenziabile. Qui in Gran Bretagna, il reclutamento è costante e regolare; infatti, le singole Università, durante tutto il corso dell' anno, pubblicano costantemente, su siti specializzati (ad es: jobs.ac.uk), le offerte di lavoro, che in genere sono a tempo indeterminato. Quando un accademico non produce più risultati nella ricerca e gli studenti non sono soddisfatti della didattica, il rapporto di lavoro viene terminato (di norma, con un preavviso di tre mesi) e l' Università pubblica un annuncio tramite il quale cerca una nuova figura. Oppure, l' Università pubblica un annuncio quando vuole espandere il suo staff, avendo obiettivi di crescita in termini di posizionamento nel REF e nella graduatoria della soddisfazione degli studenti (NSS). Come vedi, in tale Paese la "stabilizzazione" - se per con ciò si intende il tempo indeterminato - non produce alcuna stasi.
    A mio parere, ciò che (ha prodotto e) produce la stasi in Italia è la mancanza, da parte della maggioranza degli Atenei (se non di tutti), di una visione di crescita per il futuro, cioè l'assenza di obiettivi che non siano quelli del mantenimento dello status quo in termini di spartizioni baronali nelle Università e fra le Università. La illicenziabilità dei professoroni ne ha alimentato il potere in termini di spartizione feudale a tela di ragno in tutto il Paese e la capacità di far reclutare gli allievi-opliti a loro fedeli. Mancando una visione per il futuro circa obiettivi da raggiungere in termini, ad es., di posizionamento nella graduatoria mondiale delle Università e/o in termini di qualità della didattica, viene ovviamente ad essere assente anche l' incentivo per la genuina ricerca di persone di talento (chiunque esse siano) in grado di contribuire a far raggiungere quegli obiettivi. A mio avviso, questo è anche il motivo per cui la forma RTD-B funzionerà (come veicolo per arrivare ad un tempo indeterminato) soltanto nel caso degli allievi-opliti di consolidate "scuole" e cupole baronali che, a livello nazionale, si conoscono le une con le altre e si dividono fra loro la "torta" dell'abilitazione baronale. In altri termini, intendo dire che il problema è antropologico, legato alla mentalità ed alla (in)cultura esistente nel Paese, problema che, a sua volta, è rafforzato da strutture giuridiche come la illicenziabilità dei professori ed i contratti a termine per i ricercatori. Un RTD-B che, in ipotesi, fosse indipendente, non appartenesse cioé ad una scuola-cupola, potrà essere facilmente stroncato se "desse fastidio" agli allievi dei baroni.
    Vorrei quindi concludere constatando che, in Italia, non vi sono i presupposti "ambientali" per una tenure-track aperta e trasparente (di matrice americana, dove negli USA il reclutamento è gestito soltanto dalle singole Università, che competono fra loro per attrarre persone di talento).

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  78. @ganjalf
    Concordo pienamente con le affermazioni ironiche ma purtroppo anche molto realistiche di ganjalf, caro ganjalf penso che la tua sia una visione molto pragmatica dell'attuale situazione, divertente ma aimè amaramente appropriato il riferimento alle stabilizzazioni di chirurghi o portinai che nel frattempo ringraziano e incassano...

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  79. @ euroricercatore

    se per la tenure-track ci sono limiti "ambientali" su cui si può discutere, per la licenziabilità di chi è già dentro ci sono limiti legali invalicabili.

    In Gran Bretagna c'è una giurisdizione molto diversa dalla nostra e in ogni caso i docenti universitari lì non sono civil servants.

    la tenure-track già esiste per legge, si tratta solo di lottare per farla funzionare.

    Se finora non è stata utilizzata dalle università è anche perché alle cricche baronali di cui parli tu dà fastidio. Per questo Apri ha chiesto una politica straordinaria del governo per queste posizioni, proprio per rompere il ghiaccio.

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  80. @euroricercatore

    il problema della licenziabilità va ben oltre il mondo accademico. E' il mondo del lavoro italiano che funziona male e questo dipende da decenni di "concertazione" con enormi responsabilità di tutti gli schieramenti politici, dei sindacati, dei lavoratori... insomma degli italiani in generale. Il sistema andrebbe semplificato e fatto un contratto unico per tutti che può avere durata variabile, determinata o indeterminata, con possibilità di licenziare. Questo risulta abbastanza ovvio a chi vive realtà del genere da altre parti. Se solo proponi una cosa del genere in Italia però ti danno immediatamente del matto, capitalista, liberista, assassino dei lavoratori. Per cui si sono trovati compromessi terrificanti: i cento tipi diversi di contratti diversi classificati sotto il termine di "atipici". Sono questi che dovrebbero scomparire, a partire degli assegni di ricerca. Molte persone invece parlano di "stabilizzazione" perchè vorrebbero semplicemente "passare dall'altra parte" con assunzione indiscriminata di un certo numero di individui (più o meno largo) con buona pace degli esclusi, che comunque ci sarebbero, se non altro per il fatto di venire dopo, e che sarebbero pesantemente penalizzati, esattamente come lo siamo stati noi che siamo stati praticamente costretti ad andare all'estero. In parole povere, non cercano "stabilizzazione con licenziabilità" cercano stabilizzazione con assicurazione a vita del "posto" indipendentemente dalla produttività.
    V.

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  81. Caro untenured, la cosa e' comunque interessante, potremmo definire precisamente quali sono in Italia questi "limiti legali invalicabili" per licenziare un civil servant come un Prof. universitario?

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    1. @ salvo
      la normativa sull'università - dopo il fascismo - prevede appunto l'illecenziabilità. questo per evitare che si ripetano pressioni sul ceto intellettuale come accadde quando il fascismo fece giurare fedeltà ai docenti (e quasi tutti giurarono tranne 15 che persero il posto...)

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  82. @salvo
    dovrebbe essere il famoso/famigerato articolo 18. Non vedo perchè non dovrebbe applicarsi ai professori universitari... Sbaglio?
    V.

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    Risposte
    1. l'art 18 non c'entra nulla con l'università

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  83. comunque, premettendo che sono un acceso sostenitore della licenziabilità per tutti i lavoratori, se non sbaglio anche nei paesi anglosassoni ci sono regole speciali per gli accademici. Mi pare che persino negli stati uniti la tenure è a vita e non revocabile.
    V.

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    Risposte
    1. esatto. la tenure è a vita. in usa non c'è nemmeno l'età della pensione obbligatoria

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  84. Cari tutti, non vorrei essere frainteso. Ciò che a mio parere servirebbe sarebbe un sistema che preveda la licenziabilità dei docenti universitari per una specifica ragione - cioè l' improduttività scientifica e didattica - con l' eccezione, ovviamente, dei casi di forza maggiore (ad es., la malattia) che possono capitare a chiunque (e che non dovrebbero mai essere motivo di licenziamento né di discriminazione). Naturalmente, Insorgere, chiunque svolga il lavoro accademico, diciamo il ceto intellettuale, deve essere sempre immune da pressioni esterne (es: pressioni politiche): ma basterebbe prevedere, a tal fine, che esprimere (nei discorsi, nelle pubblicazioni etc... ed in qualunque occasione) opinioni contrarie alle correnti dominanti non costituirebbe mai causa di licenziamento né giustificherebbe mai alcuna discriminazione. Proteggere la libertà intellettuale è un fine indiscutibile ed assolutamente condivisibile, ma garantire anche gli improduttivi esula da tale scopo. Non voglio dire che gli improduttivi del mondo accademico debbano restare disoccupati, ma che credo occorra ne venga resa possibile l' esclusione dall'accademia fermo restando che devono poter accedere ad altri lavori ed avere un futuro professionale. Vladimir, se vi fosse un contratto unico con licenziabilità, a quel punto sarebbe anche logico che il contratto standard sia sempre a tempo indeterminato, limitando quindi il tempo determinato a casi eccezionali (come lavori stagionali, o temporanee sostituzioni per malattia o maternità). D'altra parte, nella misura in cui ad un lavoratore venisse sempre offerta la possibilità concreta di ricollocarsi in altri settori/professioni, un sistema di contratti a tempo indeterminato con licenziabilità non significherebbe affatto "assassinare" i lavoratori; anzi, a mio avviso, tale effetto devastante consegue piuttosto da contratti a tempo determinato che non offrano certezze per il futuro e pongano i titolari di tali contratti in posizioni vulnerabili e sfruttabili.

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    1. siamo d'accordo. sul fatto che sia politicamente fattibile in italia invece ho molti dubbi

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    2. stiamo dicendo praticamente la stessa cosa. Se ci fosse licenziabilita', basterebbe che i contratti a tempo indeterminato fossero convenienti dal punto di vista fiscale per renderli la prassi. Non c'e' nemmeno bisogno di individuare astrusi indicatori bibliometrici di produttivita'. Qui in Svezia se non ci sono i fondi per pagare gli stipendi, il contratto viene rescisso nel giro di pochi mesi. Poi, se hai pagato una sorta di "assicurazione sull'impiego" hai diritto fino a due anni di sussidio di disoccupazione. Ovvio che non sia cosi' difficile fare contratti TI. Gia' mi aspetto pero' che qualcuno risponda qui nei commenti che l'Italia e' diversa, che non si possono fare paragoni con l'estero, che noi che stiamo fuori abbiamo perso il contatto con la realta' ecc. ecc.
      Questo discorso vale oltretutto per tutti i settori, non solo per i ricercatori. In Italia, solo fare questo tipo di discorsi scatena la guerra civile, per cui e' purtroppo necessario trovare soluzioni alternative. Altrimenti parliamo di utopie...
      V.

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  85. Qui mi pare che si perda di vista il punto fondamentale della discussione.
    In Italia i precari della ricerca non si possono stabilizzare perché prima di tutto non esiste più una figura di ricercatore a tempo indeterminato, e oggi come oggi il primo problema che hanno le università non è quello di fare reclutamento, bensì quello di promuovere quasi 30000 persone che già lavorano al loro interno in un ruolo posto ad esaurimento.
    L'APRI vuole la meritocrazia, chieda la reintroduzione della figura del ricercatore TI e proponga una modalità concorsuale che sia rapida ed efficace (e non mi parlate più delle abilitazioni ad associato... stiamo ballando da più di un anno per una procedura che al suo termine non vedrà nessun nuovo assunto).

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  86. @max sarebbe molto semplice. Tutti i posti di un settore di un anno vengono messi a concorso insieme, a livello nazionale, si fa un concorso per soli titoli nazionale (con commissione totalmente sorteggiata e con x membri provenienti dall'estero. Dal concorso esce una graduatoria. Il primo sceglie tra tutti i posti disponibili, il secondo tra i rimanenti e cosi' via fino ad esaurimento posti. I metodi non mancano, e' la volonta' politica che manca, nessuno vuole perdere il "potere" derivante dal reclutamento. I "potenti" poi sono spalleggiati (anche inconsapevolmente) da tutti quelli che rifiutano qualsiasi innovazione per non perdere piccoli vantaggi "endogamici", compresi molti precari della ricerca. C'e' molta gente che scrive qui che si dichiara indignata per la situazione corrente ma nella realta' non fa altro che favorirla...
    V.

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  87. Sono d'accordo al 150% con Max!!! Un'osservazione però: la terza fascia dovrebbe essere un pò diversa dalla figura dei vecchi ricercatori TI in termini di attività didattica da svolgere

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    1. @ max e leonardo

      noi saremmo anche favorevoli alla terza fascia (magari con didattica perché i ricercatori puri non esistono in alcun sistema universitario). però il punto è che NESSUNA forza politica è interessata o favorevole alla reintroduzione della terza fascia.

      di sicuro finché si governa col pdl la legge gelmini non verrà cambiata su questo punto. e anche senza pdl ho i miei dubbi.

      la cosa migliore che si può ottenere oggi sono i bandi tdb nazionali, e chi vince sceglie la sede.

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    2. Insorgere, tu la conosci la mia posizione, bisognava evitare a tutti i costi l'eliminazione della terza fascia. Secondo me è stato fatto poco, e non sto parlando dell'APRI, sto parlando di noi tutti in prima persona.
      Tuttavia non posso non ricordare che APRI non ebbe una posizione netta in tale occasione, anzi mi pare di ricordare che la cosa fu accettata più o meno pacatamente dicendo che "la terza fascia era una anomalia tutta italiana, e che non esisteva da nessuna parte in Europa"... poi è successo quello che è successo (e che era facilmente prevedibile), da ormai 3 anni (il mio ultimo concorso l'ho fatto nel 2010) non c'è più alcun reclutamento accademico.
      L'obiettivo della legge Gelmini era esattamente quello... si era deciso che la voce di spesa università era troppo alto e si è iniziato con i tagli, partendo ovviamente dai precari, ma anche evitando le progressioni di carriera dei ricercatori meritevoli. Gli unici che non hanno avuto contraccolpi sono stati gli ordinari... ma guarda un po'... chissà perché...

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    3. max, si può discutere se abbiamo sbagliato.

      retrospettivamente io stesso penso che avremmo potuto muoverci diversamente. ma col senno del poi è tutto molto facile.

      all'epoca c'erano 3 cose - fondamentali - che non potevamo prevedere: 1. l'introduzione del tda (in origine c'erano solo td tenure track) 2. i fondi speciali per la promozione dei ricercatori 3. i tempi biblici che ci hanno messo per emanare i decreti attuativi.

      le prime due hanno de facto fortemente frustrato - per non dire distrutto - le legittime aspirazioni dei precarie. la terza ha ridotto il numero di concorsi e ha complessivamente portato a un blocco del sistema.

      che fosse questo l'intento non saprei.

      io resto convinto che la figura del RTI era un'anomalia che andava rivista. ma questo non significa che sia a favore delle soluzioni prese per aggiustare quel problema (insieme ad altri).

      cmq ricordo che la riforma non l'ha fatta apri. e che alla fine noi abbiamo scelto di dialogare con tutte le forze - e anche con mary star - per pragmatismo e non certo per adesione entusiastica al progetto di riforma

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    4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  88. ciò detto, e premesso che io sono molto pessimista sulle sorti nel sistema italico della mia generazione di precari (ho 38 anni e a settembre mi trasferirò in USA), credo anche che sia presto per fare bilanci.

    difficile valutare l'esito della riforma sul reclutamento finché non avremo visto se: 1. le abilitazioni vanno in porto 2. quanti rti e quanti precari prenderanno l'abilitazione 3. quanti rti e quanti precari diventeranno pa (nell'arco di tre anni)

    ribadisco, sono pessimista, ma senza questi dati qualsiasi valutazione è un po' campata per aria

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  89. @insorgere
    i dati ci sono già anche se parziali, basta contare il numero di RTD tipo b che hanno bandito fino ad oggi, il motivo per cui ne hanno banditi così pochi risiede anche nel fatto che gli RTD tipo b disturbano non poco gli RTI, gli associati (che temono di essere scavalcati come gli RTI) ed i loro "maestri" che hanno con loro un rapporto di durata più lunga rispetto a quello che possono avere con un precario. Probabilmente la tenure track funzionerà quando non ci saranno più RTI o saranno rimasti in pochi, cioè quando noi saremo ormai molto vecchi. Per mia fortuna nel mio settore non ci sono strutturati ma nella maggior parte dei casi la situazione quella che ho descritto.
    Per quanto concerne le chiamate degli abilitati, è probabile che ci sia propensione a chiamare chi è già strutturato perchè il costo per l'ateneo è minore. Io ho un collega radiologo precario che sicuramente conseguirà l'abilitazione, il suo capo gli ha già detto scordati di essere chiamato perchè davanti a te c'è il Dr.......che secondo il suo stesso capo ha meno titoli ed è meno brillante ma all'ateneo costa meno chiamarlo. I casi come questi sono la maggioranza, mi pare che gli elementi per valutare ci siano, detto questo ti faccio un sincero imbocca al lupo per gli Stati Uniti!!

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    1. secondo me i tdb non li bandiscono perché ci sono i tda che coprono le esigenze didattiche (criteri minimi per tenere aperti i cdl).

      quanto al post-abilitazione, solo metà saranno chiamate. il resto saranno concorsi...

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    2. ciò detto le tue previsioni sono ragionevoli, purtroppo

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    3. Attenzione, perchè non è vero questo discorso del 50-50: le chiamate esterne sono 1/4 del totale; poi dipende se le contano in base a punti organico o al numero complessivo dei posti banditi...

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    4. allora, caro jaime, le cose sono più complicate.

      la legge stabilisce che fino a un massimo del 50% dei posti vada per chiamata diretta di interni. il resto va per concorso.
      il 20% del totale deve andare a esterni (anche se c'è una discussione su come calcolare il 20%: sulle teste o sui costi)

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  90. @insorgere so bene che solo metà saranno chiamate e metà concorsi, per l'esattezza metà procedure valutative e metà procedure comparative tuttavia da noi stanno cominciando a dare la denominazione di chiamata anche ai futuri concorsi e se ciò da un punto di vista formale non è corretto, purtroppo è corretto da un punto di vista sostanziale poichè saranno concorsi ancora più pilotati dei concorsi pre-gelmini a causa delle modalità di espletamento previste dalla riforma Gelmini.
    @Jaime
    la questione delle procedure per esterni è tutto un altro discorso, dalle procedure per esterni saranno esclusi sia gli strutturati dell'ateneo che bandisce sia i precari che abbiano prestato servizio nell'ateneo negli ultimi tot. anni. Per quelle procedure è probabile che facciano rientrare persone che lavorano fuori da qualche anno pur essendo comunque della zona che bandisce, "facciamo rientrare tizio poverino, è costretto a prestare servizio a 200 km, dorme due notti in hotel e anche se sta fuori solo tre giorni ha tanta nostalgia di moglie e figli...naturalmente sulla carta è un esterno ma di fatto è un interno...almeno nel mio dipartimento l'orientamento è questo, altrove non so...

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    1. esatto leonardo.

      cmq vedremo come andranno i concorsi. io prevedo che ci saranno sorprese, specie se i soliti noti non prenderanno l'abilitazione.

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    2. Sicurmente i "rientri" giocheranno un ruolo dominante per i posti "da esterno" questo e' inevitabile. Tuttavia bisognerebbe spingere per incrementare il piu' possibile la valutazione del reclutamento al livello di GeV, premiando gli atenei che reclutano anche persone che MAI hanno operato in ateneo, che attirano talenti stranieri (inteso proprio come cittadini stranieri) che si portano a casa un vincitore di grant etc...

      Insomma se nel tuo ateneo vincono solo interni e per i posti ad esterno tornano solo ex, caro rettore...

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    3. @insorgere
      i soliiti noti prenderanno l'abilitazione per il fatto stesso di essere i soliti noti...

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    4. Dalle informazioni che ho, basate su almeno tre atenei (due di un certo peso, l'altro minore), in realtà tenderanno a fare solo chiamate esterne o solo valutative e il vero concorso (esterni e interni) non ci sarà quasi mai. In sostanza, una volta banditi i posti per esterni, per le altre procedure useranno sempre le valutative. Ma anche dovessero usare le comparative (cosa che verrà fatta quando gli strutturati del ssd saranno più di uno nel medesimo dipartimento), è chiaro che i dipartimenti chiameranno comunque un interno per una questione di risparmio di spesa. Io non vedo sorprese in questa situazione, anche perchè i posti saranno pochi in relazione al numero complessivo degli abilitati.

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  91. parlando di cose terra terra, senza perdersi in discorsi e ragionamenti su cose che non ci riguarderanno, da precari dovremmo preoccuparci di due cose (intanto):

    1) assegni di ricerca con più diritti (TFR, assegni familiari, disoccupazione, 13a, aumenti in base ad anzianità o produttività);
    2) contributo disoccupazione per assegnisti scaduti DA SUBITO.

    Così giusto per non personalizzare la cosa, dopo 9 anni di assegni + 3 dottorato (> 30 pubblicazioni, tesi, didattica etc):
    a) prendo lo stesso stipendio di 10 anni fa;
    b) quando al mio responsabile girerà di lasciarmi a casa, sarò senza un becco di un soldo, senza sussidio di disoccupazione e senza TFR (datomi invece per i due mesi di supplenze fatti nella scuola statale e previsti invece per contratti temporali da tecnico o amministrativo).

    Così giusto per parlare di cose concrete!!!

    A questo punto mi chiedo in quanti, delle colonne portanti di APRI, vivano ATTUALMENTE la condizione di assegnista, borsista (insomma non strutturato) in ITALIA....e per quanto tempo il personale non strutturato che opera nella ricerca debba avere un trattamento economico ed assistenziale così da merdaccia o comunque così diverso dagli altri.

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  92. PS: credo che una piccola battaglia in questa direzione avrebbe molto più senso di tante pippe sul merito, sui posti da PA che mai ci saranno, sulla licenziabilità dei baroni.

    Ulteriore proposta: garantire rinnovo annuale automatico per assegnisti meritevoli indipendentemente da soldi gruppo. Questo ci svincolerebbe da parecchie cose, ci incentiverebbe a produrre, e tante altre belle cose...

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    1. questa è bella: "indipendentemente da soldi gruppo"... e da dove dovrebbero venire i soldi di grazia? Possibile non capiate che è proprio questo modo di fare ad aver fatto diventare marcio tutto il sistema? Quando il gruppo finisce i soldi, tutti a casa... così magari qualcuno si dà pure da fare a trovarli questi soldi
      V.

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  93. ho una domanda stupida ma che mi ossessiona: se non dovessi farcela a settembre con le abilitazioni 2012 e dovrò stare fermo anche per quelle 2013, posso ripresentarmi per quelle del 2014? Quindi in pratica si tratta di uno solo di fermo (dall'esito alla nuova domanda),

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  94. mi pare di aver capito di no... devi stare fermo due anni per cui le prossime a cui ti potrai presentare saranno quelle del 2015, se mai ci saranno...
    V.

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