venerdì 18 luglio 2014

I falsi amici dei ricercatori precari



In linguistica si dicono falsi amici tutti quei lemmi o frasi di una certa lingua che, pur presentando una notevole somiglianza morfologica e/o fonetica e condividendo le radici con termini di un'altra lingua, hanno preso significati divergenti.


Anche i ricercatori precari sono circondati di “falsi amici”: in particolare, coloro che mentre affermano di volerne difendere le istanze, in realtà sono impegnati a promuovere la causa di soggetti già garantiti da contratti a vita, che in tutta evidenza precari non sono, come i ricercatori universitari a tempo indeterminato preesistenti alla “riforma” della Legge Gelmini.
Nei giorni scorsi la FLC, l’organizzazione sindacale appartenente alla CGIL che si occupa di scuola e università, ha diffuso i risultati di un’indagine sui “percorsi di vita e lavoro nel precariato universitario” nella quale i ricercatori a tempo indeterminato sono accostati a ricercatori a tempo determinato, assegnisti, dottori di ricerca e ricercatori con contratti di lavoro parasubordinato. Tale indagine è stata ampiamente ripresa da grandi quotidiani nazionali come La Repubblica e Il Sole 24 Ore.


Oltreché evidentemente scorretta dal punto di vista metodologico, tale da pregiudicare l’affidabilità dell’indagine, l’inclusione dei ricercatori a tempo indeterminato nell’universo del precariato universitario desta sospetti sulle reali intenzioni del sindacato in questione. La FLC ha a cuore veramente le sorti dei ricercatori precari o li utilizza come portatori di acqua per sostenere la promozione in massa dei ricercatori a tempo indeterminato che avrebbe l’effetto di sbarrare definitivamente l’ingresso dei ricercatori precari stessi nell’università?

65 commenti:

  1. Penso che stai confondendo più concetti: un RU può anche essere titolare di un contratto di insegnamento, e in quella veste è stato interrogato per l'indagine. Tant'è che gli RU sono comunque una minoranza, nel campione.

    RispondiElimina
  2. Mi sembra un commento fondato su molto poco. Il senso generale della ricerca mi sembra chiaro e non possa dettare dubbi di sorta. A meno di non voler fare della dietrologia a prescindere. Sarei più portato a immaginare un errore nella presentazione della slide o ad altre motivazioni.

    RispondiElimina
  3. nessun errore. hanno incluso i ricercatori a tempo INDETERMINATO tra i precari.
    inconsapevolezza o malafede non cambia, tutti i dati sono falsati

    RispondiElimina
  4. e si alimenta volontariamente la confusione tra precari e non presso un'opinione pubblica che non sa distinguere

    RispondiElimina
  5. renzino, in nessun modo gli RTI sono precari

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' da millanta secoli che in Italia il termine "precarj" è mal definito.

      Elimina
    2. Sì ok, ma che gente con un contratto a tempo indeterminato non sia precaria non ci piove, e non è mai stato oggetto di discussione. Ma magari non leggo i giornali giusti e/o non faccio parte delle organizzazioni, quelle giuste, ovviamente

      Elimina
  6. i primi a fare confusione siete voi, un giorno difendete la Gelmini un altro siete contro il precariato ma allo stesso tempo vedete la stabilità come la morte del cervello di un ricercatore, e il blog che poteva essere una valida piattaforma di scambio di opinioni piano piano si è svuotato.
    ADI, FLC, voi, Uniartd, noi sarebbe bello farsi sentire sul serio, i falsi amici sono i nostri colleghi strutturati che da anni sfruttano il nostro lavoro e che ci venderebbero per meno di trenta denari per uno scatto o un upgrade. I pmi a giovare direttamente dei nostri sforzi sono loro!! E' uno scandalo!!

    RispondiElimina
  7. Ganjalf i soldi non ci sono.....tu cosa proponi? Ti auto-assumi e poi ti paghi lo stipendio da solo?

    RispondiElimina
  8. Comunque dicevo che con tutti i problemi che ci sono sulla gobba dei Precarj, attaccare la FLC-CGIL solo perché ha incluso nella ricerca anche que' Prof. a contratto che sono in effetti RU mi sembra uno scarto eccessivo. Drammatizziamo altrove, casomai.

    RispondiElimina
  9. Renzino onestamente, paragonare i RTI a prof a contratto (italiani) non sta ne' in cielo ne' in terra. I RTI sono dei dipendenti statali con posto fisso (in alcun modo quindi annoverabili fra i precari) che possono anche insegnare e se lo fanno essere pagati un plus. Dove stia la precarieta' in tutto cio' non lo si capisce.
    Ci possono essere 100 mila problemi per la categoria RTI:
    - Stipendi bassi (aggravato dal blocco degli scatti)
    - Spesso "costretti" ad insegnare gratis.
    - ruolo in esaurimento

    ma la precarieta' non e' tra i loro problemi. Precarieta' renzino e' quando tu non sai cosa farai l'anno prossimo, se avrai uno stipendio, se potrai metter su famiglia. Non scherziamo dai! Tra l'altro molti dei problemi degli RTI sono anche comuni ai precari (quelli veri)

    - Stipendio -> I precari lo hanno pure quasi sempre piu' basso (a volte molto piu' basso) e con contributi spesso "finti" (gestione separata

    - Insegnamento gratis -> Problema comune a molti precari

    -Ruolo ad esaurimento -> I precari addirittura hannoil posto di lavoro (non il ruolo) ad esaurimento, cioe' 4 anni di assegno e poi o vinci un concorso o nulla. 5 anni di RTDa e poi vinci un concorso o nulla. 3 anni di RTDb e poi o passi in ruolo o nulla.

    Renzino non scherzare su.

    RispondiElimina
  10. Salvo, un intervento di buon senso. Tra l'altro il problema precari mi sembra un problema (solo) italiano, con riferimento ad altre realta' che conosco. La precarieta' deriva da contratti ridicoli (perche' in Italia ci sono ancora gli assegni di ricerca, ad esempio? Perche' non si possono avere post-doc all'americana ed invece creare queste architetture RTDa,b,c da dottor Strangelove?) e dalla mancanza di una chiara direzione per l'inserimento in ruolo o per la tenure-track. Uso eufemismi, dato che il reclutamento e' bloccato da anni tra l'indifferenza di tutti, inclusa la gran parte dei precari, mi verrebbe da dire. Conosco bene la realta' americana, dato che sono qua da anni, e con tutti i problemi di sovrabbondanza di PhD rispetto alle posizioni accademiche (ma qua un PhD nelle scienze vale tantissimo al di fuori dell'accademia, nel mio gruppo tanti sono stati reclutati dal NOAA, altri Wall Street) e di post-doc a non finire, la direzione e' chiara. PhD --> uno/due post-doc --> trovi una posizione o bye bye. Assegni, cococo, borse e borsette denigrano il ricercatore e l'intera accademia. Aspettiamo il nuovo decreto della Giannini e vediamo che altre cazzate sono riusciti ad elaborare.

    Parliamo anche della complicita' degli strutturati, vedi la banda di roars, i quali si concentrano unicamente sui problemi degli strutturati ed hanno una visione d'insieme che arriva fino al tinello. A parte che gli improduttivi da anni dovrebbero essere mandati via a calci in ...., ed invece sento parlare di linee di ricerca non mainstream (tipo dormire, evidentemente), ma con altri contesti accademici ci sono differenze culturali mostruose.
    Il mio 'supervisor' (ho una posizione indipendente) ha risposto con 5 parole alla 'domanda' di marketplace "Your job in 5 words": "Create opportunities for young scientists". Mi fermo qua.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "sento parlare di linee di ricerca non mainstream (tipo dormire, evidentemente)"

      Che stupidaggine, esistono settori in cui alcune linee di ricerca sono più affollate ed altre meno. Non significa che chi sia in gruppi più piccoli dorma, anzi, a volte è il contrario, nei gruppi grandi si può andare avanti anche facendo ben poco, nei gruppi piccoli vai avanti solo se produci.

      Elimina
  11. marc, grazie per la stupidaggine, chiaramente non hai capito niente, ma poco male, adesso ti spiego meglio.
    Alcuni su roars sottolineavano come tra i ricercatori non abilitati ci fossero "ricercatori" che seguono linee non mainstream, quindi (chissa' perche') non produttivi come i mainstreamers. Una stupidaggine, no? Tanti tra i ricercatori non abilitati dormono ed hanno CV ridicoli. Io seguo linee non mainstream (n = 1), non sono nemmeno ricercatore, non ho dottorandi, non faccio parte di gruppi/consorterie ecc. ma tanti problemi non li ho avuti. Un aneddoto, non dico di no, ma non esiste il problema degli improduttivi/incompetenti caro marc? O bisogna sempre far finta di niente per spirito di corpo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho capito benissimo invece. E ti confermo che esistono settori in cui se non sei su una linea mainstream devi essere molto bravo per avere la abilitazione, mentre se sei su una non mainstream basta che scrivi due righe, con tanti autori e tanti che ti citano per consuetudine, ed è fatta anche se sei mediocre, per non dire inadeguato.
      Il fatto che tu sia un bravissimo ricercatore capace di ottenere l'abilitazione anche se non mainstream non significa che il sistema funzioni.
      Gli inattivi o scarsamente attivi ci sono. Ma ci sono anche gli attivi non mainstream che sono penalizzati a scapito di colleghi meno dotati ma mainstream, almeno in alcuni settori.

      Elimina
    2. Dalla mia esperienza, in altre parti del mondo se ti presenti con un CV fatto di poche pubblicazioni poco citate su argomenti di scarso interesse generale vai poco lontano. Nel mio settore le mediane erano sicuramente superabili, in particolare dagli strutturati (n =1 come nel caso da te citato del bravissimo ricercatore). La piu' grande fesseria metodologica dell'ASN e' stata non considerare il contributo degli autori, tutti sappiamo come il contributo del primo autore sia leggermente diverso dal contributo del quinto in mezzo a venti, quindi immagino (anche se nel mio settore concorsuale non ne ho visti) qualcuno possa avere ottenuto l'abilitazione confondendosi nel branco di squali.
      Gli inattivi ci sono? Ne ho visti tanti, gente che vivacchia, poco produttivi, poco competenti, abili a nascondersi (poi non tanto, licenziare e' impossibile). A me pare un problema serissimo. Non ho particolare simpatia per la farsesca ASN, ma in qualche modo sarebbe potuta servire a stanare gli improduttivi, magari usando indicatori ancora piu' morbidi, tanto c'e' una buona percentuale di strutturati che ha zero o uno per diversi indicatori. Fantasie.

      Elimina
  12. Non si capisce come un grande sindacato quale la Cgil possa fare errori così clamorosi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perché (a parte i paraocchi ideologici) i sindacati in Italia hanno sempre tutelato i lavoratori pubblici (a scapito di quelli del settore privato), meglio se appartenenti alle alte sfere protette.......

      Elimina
  13. Salve a tutti,
    mi chiamo Francesco Vitucci e sono uno dei ricercatori che ha elaborato la ricerca “Ricercarsi”. Rispondo a questo post tentando di spiegare quali fossero i nostri intenti sia dal punto di vista metodologico che politico.

    METODOLOGIA:
    Il post metteva in luce una presunta scorrettezza metodologica nel rappresentare come precari anche i ricercatori a tempo indeterminato. Il titolo dell’infografica nella foto inclusa nel post potrebbe dare ragione a questa visione, ma basta una sola occhiata al secondo rigo della scritta successiva per capire che si parla dei rispondenti al questionario, e non della popolazione degli RTI. Anche perchè il 6% riportato nella grafica appare a chiunque senza senso, se si conoscono le vere proporzioni del personale accademico italiano. Abbiamo ritenuto importante riportare anche gli RTI rispondenti perchè il questionario era diretto a chiunque FOSSE STATO PRECARIO negli ultimi 10 anni,  anche a chi oggi ha una posizione permanente. 
    La disamina delle popolazioni del personale strutturato in confronto a quello precario è stata fatta in un’altra parte dell’indagine, sempre disponibile sul sito dell’FLC-CGIL. 
    http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/approfondimenti/presentazione-indagine-flc-cgil-ricercarsi-luglio-2014.flc
    Nonostante i toni polemici, cercheremo comunque di fare tesoro di questa segnalazione per le successive presentazioni dell’indagine, magari specificando nel titolo della slide che i dati si riferiscono a coloro che hanno risposto al questionario, per evitare al massimo i fraintendimenti.

    POLITICA:
    Personalmente credo che il nesso logico fra la slide riportata e un eventuale obiettivo politico dell’FLC-CGIL di promuovere i RTI e di abbandonare al proprio destino tutti i precari sia alquanto azzardato. Ancora personalmente, prescindendo il più possibile dal fatto che io sia uno degli estensori della ricerca, ritengo invece molto importante che l’FLC-CGIL abbia messo nelle sue priorità questa indagine perchè credo che avere dei dati certi sull’entità del fenomeno del precariato nelle università sia il passo imprescindibile per far emergere il problema e possibilmente risolverlo. Credo ancora che l’FLC-CGIL lo abbia capito e ritengo che sia un’ottima notizia sopratutto per i precari. 

    CONSIDERAZIONI GENERALI:
    1 - A nostro avviso il post, oltre ad attaccare l’organizzazione politica, contiene una neanche tanto velata accusa a noi ricercatori ben più grave della scorrettezza formale. Ci sembra chiaro infatti che il post insinui che i risultati siano stati riportati in maniera scorretta (a loro avviso naturalmente) con un preciso scopo distorsivo della realtà. Essendo, noi estensori della ricerca, dei ricercatori di professione, che dunque mettono il metodo scientifico al primo posto, preferiamo confrontarci sulle metodologie piuttosto che con accuse di malafede piuttosto pesanti per chi svolge questa bellissima professione. Invitiamo quindi i gestori del blog a confrontarsi con noi nelle prossime occasioni sui risultati della nostra ricerca.
    2 - Su chi siano i falsi amici di certo non ne verremo mai a capo, ma possiamo per certo riconoscere chi siano i nemici, sopratutto quando si parla di battaglie comuni per rivendicare condizioni di lavoro e di vita dignitose. A nostro avviso le dietrologie e le domande costruite un po’ forzosamente “La FLC ha a cuore veramente le sorti dei ricercatori precari o li utilizza come portatori di acqua per sostenere la promozione in massa dei ricercatori a tempo indeterminato…?” di sicuro non sono amici del progresso delle battaglie. Speriamo sinceramente di dimostrare che la collaborazione anche fra vedute diverse e il confronto su dati certi sia una pratica più efficace.  

    Francesco M. Vitucci

    RispondiElimina
  14. Caro Francesco Vitucci,
    la slide presentata qui si intitola 'chi sono i precari dell'università' e nell'elenco delle possibili figure ci sono gli rti. Già questo dovrebbe bastare.
    E' evidente che i numeri e le proporzioni non sono quelle indicate, ma lo è solo a chi è già esperto e conosce il tema. Per gli altri, per i giornalisti e l'opinione pubblica cui invece serve una inchiesta di questo tipo, questo elemento non è chiaro affatto e la vostra slide produce un equivoco di notevole gravità. Sappiamo infatti benissimo che sono molti anni che i giornalisti parlano degli RTI come di 'precari' perché non hanno chiara la differenza tra i vari ruoli all'interno dell'università.

    Nel migliore dei casi si tratta di un errore marchiano nell'esposizione dei risultati. Prendiamo atto che un grande sindacato che investe tempo e risorse per una ricerca, poi le espone in modo sciatto e fuorviante. Un mio maestro era solito dire: "accuracy is a duty and not a virtue".
    Spero che voi ricercatori professionisti, come tu dici, solitamente esercitiate le vostre competenze in modo più serio. Dei precari, per errori così, perderebbero il lavoro dunque mi auguro che siate a tempo indeterminato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    2. E invece, guarda un po', ti sbagli. A parte una persona, siamo tutti variamente precari. Assegnisti, RTD, perfino attualmente inoccupati. E ci siamo conosciuti nei percorsi di lotta e mobilitazione degli ultimi 10 anni, organizzando iniziative, occupando atenei, costruendo reti. Tu, invece, anonimo "insorgere", dov'eri? Che cosa hai fatto - tu - per cercare di portare alla luce la condizione dei precari e di risolvere il problema che riguarda tutti (devi essere un vero rivoluzionario, tu. che scegli un nick così aggressivo, come si addice ad un leone da tastiera)? Dov'eri (oltre, certo, a sproloquiare su un anonimo blog) mentre con altre migliaia di persone abbiamo bloccato città, preso treni all'alba per partecipare ad assemble, costruito questionari e inchieste, discusso in assemblee fiume?
      Nonostante ti abbiamo risposto sulle questioni che sollevi in modo fazioso e - questo sì - strumentale, tu continui ad insistere e ci dai degli sciatti e ci accusi di essere in malafede. Sulla rete, si sa, ha ragione chi ha più tempo, e mi sembra che tu da perdere ne abbia abbastanza. Non posso competere con te.
      Ti rinnovo l'invito a partecipare ad una delle assemblee in cui presenteremo la ricerca a partire da Ottobre. Sarà un piacere confrontarsi sui risultati in un consesso pubblico. Oppure, quando a fare una ricerca sarai tu, saremo felici di commentare i tuoi, di risultati.
      Emanuele Toscano

      Elimina
    3. Non ho mai letto un invito più... invitante a partecipare ad un'assemblea. Se il povero insorgere, persona di straordinaria caratura morale (cosa nota a tutti in APRI), si fa vivo dalle vostre parti, non è che rischia l'incolumità? Scherzo, ovviamente!
      Penso che per ora basti copiare ed incollare l'incipit dell'intervento di insorgere, per ribadire il concetto fondamentale di questo post: "la slide presentata qui si intitola 'chi sono i precari dell'università' e nell'elenco delle possibili figure ci sono gli rti. Già questo dovrebbe bastare". Detto questo, chi voi siate, quale contratto abbiate e perché fate quello che fate, sono cose che contano poco

      Elimina
    4. caro Unknown,
      non ho bisogno di giustificarmi con te, il mio impegno in APRI - ormai pluriennale - è noto. E come tutti i soci APRI il mio nome è facilmente reperibile dal sito dell'associazione. Questo post poi non è mio, è di APRI - come tutti i post pubblicati su questo blog.
      Ma non è di me - o di te - che si discute, è del lavoro che avete svolto; se non ti sembra 'sciatto' inserire gli RTI in una slide che si intitola 'chi sono i precari della ricerca' ti invito a riguardarti cosa dice il dizionario Treccani alla voce sciatto: http://www.treccani.it/vocabolario/sciatto/

      Quel che conta, lasciando stare le polemiche da asilo infantile, è la sostanza: slide sciatte come quella ingenerano pericolose e fuorvianti sovrapposizioni tra figure oggettivamente diverse. Vista la scarsa qualità dell'informazione sull'università sarebbe opportuno evitare di contribuire alla confusione.

      ti auguro di far lavori più accurati in futuro e ti lascio alle tue appassionanti assemblee, ne ho viste abbastanza per conoscere quanto siano utili e produttive.

      Elimina
  15. Il Capo Dipartimento del MIUR M. Mancini ha incontrato il CUN. Attraverso le nostre orecchie-radar abbiamo captato questo:
    "il prof. Mancini ha espresso la sua preoccupazione per la grave situazione finanziaria. Non sono pertanto previste nel 2014 risorse aggiuntive per il reclutamento salvo il tentativo che sta facendo il MIUR di ottenere un piano di immissione di ricercatori a tempo determinato. Appare critica soprattutto la situazione del 2015 che ad oggi vede una riduzione di stanziamento di 175 milioni di euro."

    RispondiElimina
    Risposte
    1. la 'voce' raccolta da ronzino è confermata.
      se va bene avremo una manciata di td con fondi extra (ma poi è dubbio che non sostituiscano quelli ordinari quindi il saldo rischia di restare invariato). in ogni caso siamo lontanissimi dai 6000 posti annui promessi dal vacuo ministro Giannini

      Elimina
    2. Si tratta di uno stanziamento per assumere RTD su turnover, dico bene?... non RTD su progetti vari? Ammesso che il MEF li conceda, di quanti stiamo parlando? 6000 all'anno non era una cifra credibile in nessun caso.

      Elimina
    3. non su turnover, si tratta di stanziamento extra: posti straordinari

      Elimina
  16. Ci sono fonti consultabili? Puoi dirci di più? Qunado è stato l'incontro? Non è quello del 10 luglio? Si vedono spesso Mancini e il CUn :-)

    RispondiElimina
  17. Le mosse del MIUR, CUN, Sindacati vari, ecc. ecc. sono ormai chiare:
    abolizione dell'idoneità nazionale (che aveva dei limiti ma era sempre meglio dei concorsi locali);
    ritorno ai concorsi locali;
    pochi RTD (costano troppo);
    ope legis per gli strutturati (costa di meno ed elettoralmente rende di più)......

    RispondiElimina
  18. Cari tutti, vorrei provare a suggerire una definizione di precario adeguata alla realtà italiana (per quello che mi è dato conoscerla). Definirei precario chiunque abbia un lavoro a tempo determinato, non sappia cosa fare dopo la scadenza del contratto e magari viva, per questo motivo, in una situazione di incertezza circa il proprio futuro professionale (incertezza certamente più pesante ove l'interessato abbia una famiglia a carico). In questo senso, nel contesto italiano, definirei precari per antonomasia tutti i titolari di contratti di lavoro a tempo determinato - assegnisti, RTD-A o RTD-B - escludendo soltanto chi, grazie a protezioni baronali molto forti, può comunque contare su un futuro assicurato alla scadenza di contratti (escluderei quindi dalla definizione, ad es., soltanto un RTD-B superprotetto da scuole e baroni che gli assicurino l'ottenimento dell'abilitazione baronale e la successiva valutazione positiva per l'inserimento come PA, mentre comprenderei certamente nella definizione di precario un RTD-B non protetto o non sufficientemente protetto). Ovviamente non considererei mai precario un RTI che - anche se non riuscisse a diventare PA - può comunque contare su un lavoro a tempo indeterminato. Personalmente credo che i contratti di lavoro a tempo determinato, in ambito accademico, siano un pò tollerabili SOLO nei Paesi dove esiste un "mercato della ricerca e della didattica" (lo chiamerei così) molto vivo e che offre occasioni continue a tutti, a qualunque età, di ottenere posizioni permanenti. Poiché un simile contesto non esiste in Italia, ritengo che nella realtà italiana l' APRI abbia commesso un errore ad accettare l'esistenza stessa di contratti a tempo determinato (chiaramente, è solo una mia impressione). In miei precedenti interventi avevo suggerito una soluzione tipica del sistema UK - contratti tutti a tempo indeterminato ma nessun inamovibile (quindi anche con ripristino della figura RTI) - che, se vi fosse un minimo di volontà politico di stimolare la concorrenza fra Università nel reclutamento usando largamente la leva finanziaria, forse potrebbe cambiare lo scenario...ma probabilmente, a qualcuno, tale soluzione darebbe fastidio..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. non è che noi abbiamo 'accettato' i td, mica abbiamo mai avuto potere di veto.

      abbiamo ragionato con chi scriveva la legge germini cercando di migliorarla, e spesso non siamo stati ascoltati.
      per es. abbiamo sempre detto che i tda non dovevano esserci (solo tdb)...

      Elimina
  19. Caro insorgere....modestamente, fossi stato io a ragionare con chi scriveva la legge, avrei detto invece che andava lasciata la figura del ricercatore a tempo indeterminato, che la promozione sarebbe dovuta avvenire solo con una procedura interna - non con un elefante nazionale - e che avrebbero dovuto essere introdotti forti incentivi finanziari alle singole Università per l'assunzione e per la promozione dei più produttivi contestualmente alla rimozione dell' inamovibilità per tutti, in modo che nessun improduttivo o comunque nessun barone potesse vivere di rendita tenendo sotto ricatto altri produttivi ma a rischio di precariato a vita....se siete veramente un'associazione che mira al superamento del precariato ed a rendere il sistema più europeo, non avreste forse dovuto prendere atto del contesto italiano e rifiutare a priori le forme di contratto a tempo determinato? Ovviamente, capisco che a chi ha protezioni forti l' RTD-B va bene; da osservatore curioso della realtà italica, mi verrebbe da chiedervi chi veramente volete rappresentare....(ma non mi attendo che rispondiate se non vi va).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. l'abolizione degli RTI non era negoziabile, a prescindere dai nostri desideri. volevano passare ad un sistema su due fasce.

      l'rtdb, cioè una forma di tenure track, non era un'idea assurda in sé, lo è come è stato disegnato.

      cmq una cosa era il ddl come è uscito dalle stanze del miur, un'altra quello che è uscito (molto peggiorato) dalle camere. originariamente non c'era l'rtda, non c'era il piano straordinario per la promozione degli rti e non c'era l'art.24 comma 6 per la chiamata diretta degli rti abilitati. finché si discuteva coi tecnici miur abbiamo avuto anche modo di essere ascoltati, in parlamento molto meno: lì pesarono di più i sindacati e certi gruppi di RTI organizzati.

      quanto a chi rappresentiamo: i nostri soci, come ogni associazione.

      Elimina
    2. cmq ex-post è facile ragionare. io stesso sarei contentissimo se potessimo riavere gli RTI, ma non era possibile evitare quella modifica, e non è realistico pensare si torni indietro ora.

      Elimina
    3. Caro insorgere, se puoi togliermi una curiosità....chi ha voluto l'abolizione del ruolo RTI? Cioè, è stata voluta soltanto dalla parte della Gelmini od anche un po' da tutti? c'è stato qualcuno che ha tentato di difendere quel ruolo? essendo all'estero, non ho seguito bene le vicende di quel periodo.
      Vladimir, finché rimarrà l' illicenziabilità (d'accordo, chiamiamola così anziché inamovibilità) in Italia, con la ben nota mentalità delle cupole, rimarrà sempre anche il potere inossidabile della rete nazionale dei baroni. In altre parole: credo che finché non esisterà un meccanismo in grado di responsabilizzare ciascuno, compresi gli ordinari, per i risultati che egli personalmente produce, non potrà nemmeno aversi alcun miglioramento positivo per l'Università italica....ma ritengo anche che, ove le Università (od alcune Università) si trasformassero in Fondazioni di diritto privato (per mutuare il termine anglosassone, direi in "charitable bodies") e cessassero così di essere parte della pubblica amministrazione, lo Stato non avrebbe più nemmeno titolo per dettare norme sul reclutamento, cioè che a quel punto le Università - Fondazioni potrebbero assumere tutti a tempo indeterminato, ma anche licenziare coloro che si dimostrino incapaci/irresponsabili. Non dico che uno debba produrre lavori scientifici e buona didattica sotto minaccia di licenziamento, ma credo che non dovrebbero esservi più nemmeno, nel panorama accademico italico, personaggi che rimangono onnipotenti a guardia dei loro feudi a prescindere dai danni che producono..

      Elimina
    4. l'abolizione degli rti era richiesta bipartisan, condivisa cioè sia dal pd che dal pdl.
      in astratto non era priva di senso, visto che una figura a tempo indeterminato senza obblighi didattici - con presenza numerica così massiccia - non esiste da nessuna parte del mondo. da tempo gli rti erano diventati - de facto - professori a basso costo, assunti dagli atenei per fare didattica anche se in teoria non erano obbligati.

      l'idea di riprodurre un modello stile tenure track era pure condivisa.

      quanto all possibilità di rimuovere gli improduttivi, siamo perfettamente d'accordo. il punto è che non è d'accordo la politica...

      Elimina
    5. Caro insorgere, a me risulta che in diversi Paesi sono solo le singole Università a scegliere le forme contrattuali di assunzione, e che se una Università vuole assumere qualcuno a tempo indeterminato senza obblighi didattici, lo Stato non lo impedisce....conosco ad es. casi di "academic research fellows" senza obblighi didattici ed a tempo indeterminato, divenuti, dopo vari anni ed una ottima attività in termini di pubblicazioni e di grants, "senior research fellows".
      Quella che si era prodotta in Italia e di cui tu dici - RTI assunti de facto per fare i professori a basso costo - a me sembra una distorsione, a cui personalmente credo che si sarebbe dovuto porre rimedio, nel modo più intelligente, non certo mettendo ad esaurimento il ruolo RTI, ma semmai riportandolo alla funzione per cui venne inizialmente introdotto.........circa la rimozione degli improduttivi, a mio avviso la mancanza di volontà politica di procedervi costituisce il contraltare di un rischio di precariato senza sbocchi anche per gente produttiva, se non protetta....in altre parole, vorrei dire che, nel giorno in cui maturasse una volontà di rimuovere gli improduttivi che furono assunti a tempo indeterminato, perderebbero ogni senso anche i contratti a tempo determinato

      Elimina
    6. quel giorno è lontanissimo

      Elimina
    7. La soppressione del ruolo di ricercatore universitario era già nella "riforma" Moratti presentata nel 2004. Nonostante le forti contestazioni da parte
      dei ricercatori precari si riuscì a ottenere solo un rinvio della soppressione al 2013.

      Neppure il centro sinistra che andò al governo nel 2006-08 mise mai in discussione questa scelta.

      La legge Gelmini ha dunque confermato una scelta già compiuta da tempo, su cui vi era un consenso trasversale tra le forze politiche e un sostanziale assenso da parte dei sindacati.

      Elimina
  20. @euroricercatore io sarò il prmo a festeggiare quando verrà rimossa l'inamovibilità (per usare un tuo termine). Purtroppo forse dimentichi che stiamo parlando dell'Italia e questa è una chimera per qualsiasi dipendente pubblico.

    RispondiElimina
  21. Sorvoliamo pure sulle accuse di trollaggio e poltronaggine fatte da parte di voi di APRI verso chi da tempo critica il precariato all'italiana, prendo atto con soddisfazione della vostra inversione di tendenza, consapevole che qualcuno di voi sia coinvolto in prima persona (per una logica tutta italiota che fa si che mi accorgo del fulmine quando colpisce casa mia).
    Premesso ciò, i posti RTDa o b (nessuno ha capito di cosa si parla), se mai ci saranno per i protetti, ovvero solo per chi ha sopra di se un "forte". Diciamo che anche i potenti piangono, e probabilmente verranno accontentati.

    Se qualcuno di voi non lo sapesse, oltre alla battaglia degli attuali strutturati per la promozione ope legis, c'è una forte pressione per ristabilire e rimborsare gli scatti per il personale "contrattualizzato" (termine che evidenzia già una forte discriminazione tra lavoratori e entità indefinite).
    La verità è che per mantenere i privilegi di qualcuno, qualcun'altro deve rimetterci. Ci sono i premi dei manager da 130000 euri/anno da mantenere, gli upgrade da fare, gli scatti da ripristinare e tante tante tante pensioni da pagare e i contrattualizzati da difendere (anche di quelli che si grattano la fava da 20 anni nell'omertà più totale e che comunque avranno diritto alla pensione)
    ....io non essendo tra questi fortunati (vuoi per mancanza di un angelo custode e di saper leccare bene i culi vuoi per mancanza di merito/astuzia/furbizia) so già che ce l'avrò nelle chiappe!!

    Ma al mondo se c'è chi sta sopra ci dovrà anche essere chi sta sotto (detta in versione meno hard!!) era e sarà sempre così.



    RispondiElimina
  22. Io penso che l'esistenza degli RTI fosse indifendibile, e questo fu mostrato proprio dalla protesta di tutti coloro che si rifiutarono di assumere obblighi didattici non previsti dal loro stato giuridico ("protesta R29A", per brevità). Chi segue il blog da anni conosce anche la mia ricostruzione della storia che portò, con la 382/80, all'introduzione degli RTI.
    Avevo anch'io sperato nella possibilità di introdurre un serio tenure-track - ma avevo avvertito da subito che, se non si fosse stati capaci di farlo bene, e con le risorse adeguate, era meglio introdurre una Terza Fascia Docente, di Lettori. Avevo tuttavia ammonito che codesto istituto si sarebbe scontrato con una rinnovata opposizione sindacale, che tollera solo l'esistenza di 2 Fasce Docenti con obblighi didattici analoghi e stipendi differenziati. 3 sarebbe stato comunque un problema.
    In ogni caso tornare agli RTI è impossibile, e le promozioni a PA in via di espletamento mostrano la necessità delle risorse di docenza per la sempre più ansimante Università Italiana.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Rinnovata opposizione sindacale" fa ridere tutto il mondo, sono dei vecchi arnesi fuori dal tempo e dallo spazio.

      Elimina
    2. tutto giusto renzo.
      condivido, come condividevo allora.
      purtroppo al miur e poi - ancor di più - in commissione cultura al senato, hanno fatto un pasticcio

      Elimina
  23. Cari tutti, nel dibattito, mi sembra di non vedere una risposta a questa domanda: perché deve necessariamente essere la legislazione dello Stato a stabilire che due figure debbano essere a tempo indeterminato e due a tempo determinato e, in generale, a stabilire quanti "ruoli" a tempo indeterminato ci devono essere? In altre parole: perché viene accettato che non debbano essere le singole Università a decidere indipendentemente le une dalle altre le forme del reclutamento ? Cioè, perché le Università devono necessariamente appartenere alla P.A. in Italia e perché lo Stato impone il tipo di contratti anche alle Università private? Voglio dire che, a mio avviso, è anomalo il fatto stesso che lo Stato intervenga così pesantemente in materia di reclutamento universitario e che sia assente una vera indipendenza delle singole Università, senza la quale, credo, non ci potrà mai essere nemmeno una seria premiazione o punizione (in termini finanziari e di immagine) per ciò che le Università producono in termini sia scientifici che didattici....e senza la quale non esisterà mai nemmeno una vera concorrenza fra Atenei ad attrarre i più capaci (con contratti a tempo indeterminato), che avrebbe eliminato le corporazioni accademiche di potere ed il fenomeno stesso del precariato....secondo me, una genuina "tenure track" in Italia non può funzionare per definizione, in quanto manca il substrato essenziale (mentalità competitiva, cultura della concorrenza fra Atenei, completa indipendenza delle Università stesse anche in tema di reclutamento ed avanzamento) che invece esiste negli USA ed in altri Paesi in cui tale forma di reclutamento è nata o comunque viene praticata con successo....in una genuina tenure-track (almeno nei casi che io conosco), il titolare di un contratto a tempo determinato sa che, per essere assunto in seguito a tempo determinato, egli deve soddisfare soltanto la propria Università (che, tramite la tenure-track, lo sta mettendo alla prova per testarne il valore), non una (inesistente, in quei Paesi) cupola baronale nazionale, della cui approvazione ha invece bisogno in Italia un RTD-B ....in conclusione, credo che - proprio a causa della rete baronale/ corporativa nazionale dei vari SSD e del suo potere, in interi settori disciplinari, sui singoli Atenei - era completamente ovvio che una genuina tenure-track non fosse nemmeno immaginabile in Italia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. perché è lo stato a decidere e al momento nel parlamento o al governo nessuno ha intenzione di intervenire su questo punto.

      cmq è lo stato che regolamente tutto anche in francia e in spagna, tanto per fare degli esempi vicini a noi.
      e non si cambia l'assetto di una società dalla sera alla mattina...

      Elimina
    2. Neanche in 150 anni, apparentemente.

      Elimina
    3. Caro insorgere, se accettiamo che non si cambia l'assetto di una società dalla sera alla mattina (d'accordo, diamolo per accettato), allora forse era completamente inutile fin dall' inizio cercare di imitare una forma di reclutamento come la tenure-track che, per funzionare veramente in modo genuino, ha bisogno proprio di un assetto accademico ed anche sociale diverso da quello esistente in Italia.
      Sì hai ragione, per prendere esempi vicini, in Francia e Spagna lo Stato regolamenta tutto, con la differenza, a quanto mi risulta, che in Francia le posizioni accademiche (a mia conoscenza vi sono tre fascie, due fascie di maitre de conferences ed una di professore) sono tutte a tempo indeterminato. D'altra parte, anche tali Paesi, pur essendo un pò meglio dell' Italia, non costituiscono proprio il massimo dell'attrattività per i ricercatori e docenti...

      Caro Simone Vincenzi, hai ragione anche tu; credo che certi vizi italici siano talmente radicati e tramandati che 150 anni non bastano per un cambiamento radicale, né tanto meno potrebbero bastare se la mentalità della maggior parte della popolazione continuasse a consistere nell'adagiarsi ad accettare tutto l'esistente, per quante storture esso possa avere (ciò vale a mio parere per tutti gli ambiti della società, non solo per l' accademia)

      Elimina
    4. in francia le fasce sono 2, entrambe con obblighi sia di didattica sia di ricerca.
      ed esistono eccome i precari: ater, post-doc ecc.

      Elimina
    5. cmq non capisco perché polemizzi con apri, quella in vigore è la riforma gelmini, non la riforma apri.
      apri propone e proponeva qualcosa di diverso...

      Elimina
    6. Un post-doc (vero) non e' precariato post-dottorato all'italiana, in "tutto" il mondo e' un passaggio nella pratica necessario per arricchire il proprio CV, non avere obblighi che non siano quelli relativi al progetto e quindi dedicarsi (quasi) esclusivamente alla ricerca, dimostrare indipendenza dal proprio supervisore di dottorato ecc. Sono chiari i compiti, generalmente la previdenza, gli obblighi e le responsabilita'. Non confondiamo il post-doc con il casino mostruoso degli assegni di ricerca e borse di studio.

      Elimina
    7. vero, ma è anche vero che in francia il post-doc non è molto diverso dall'Italia. in più molti post-doc sono a titolo gratuito lì

      Elimina
  24. ma li rileggete i vostri vecchi commenti?

    RispondiElimina
  25. Pare che il famoso neo-piano straordinario sia per RTDa, ovvero per tappabuchi. Con RTDa ci fai nulla, hai solo più tasse e più obblighi, dopo di che sei ancora a casa. Ennesima presa per i fondelli!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. credo tu sia ben informato

      Elimina
    2. se così fosse sarebbe una iattura.

      APRI ha parlato sia con Mancini sia con Tosi (responsabile ricerca CRUI) dicendo che devono fare tdb. Tutti e due ci hanno risposto che molti rettori preferiscono i TDA (per ovvie e deprimenti ragioni)

      Elimina
    3. Se preferiscono gli RTDa sono fuori come dei balconi, ma il reclutamento quando pensano di farlo, nel 2050?

      Elimina
    4. E' però innegabile che si è creato un vulnus. Quasi nessun posto da rtd a) nell'arco di tre anni e mezzo ha fatto sì che i posti RTD b) stiano diventando una corsia privilegiata per pochi eletti (inoltre alcuni Atenei stanno adottando requisiti anche più restrittivi di quelli prescritti dalla legge Gelmini). O si abrogano/rilassano i requisiti obbligatori per fare l' RTD b) o è decisamente meglio che in questo momento il piano straordinario riguardi entrambe le figure: sia RTD a) sia b).

      Elimina
    5. Io non capisco perche' non si siano semplicemente previste posizioni per post-doc e tenure-track positions, queste ultime chiaramente con obblighi di insegnamento. I post-doc possono svolgere attivita' di docenza, ma pagati. Ci possono essere poi posizioni da research fellow o simili da utilizzare in casi particolari.
      A me pare che oltre ai soldi manchi anche la cognizione, in particolare tra le menti poco pensanti del ministero.

      Elimina
    6. su questo non ci piove, si procede a tentoni nel buio

      Elimina
  26. I b sono per chi ha un boss che conta alle spalle, basterebbe fare una statistica, quanti b su quanti direttori.
    Insorgere, una iattura è un terremoto non un rigore a porta vuota.

    Per il resto il collega della FIGC supporta la battaglia per i b o quella per gli scatti stipendiali dei "contrattualizzati"?

    RispondiElimina