lunedì 11 febbraio 2013

Le risposte del Partito Democratico ai 10 punti di APRI

Segnaliamo la cortese e articolata risposta al nostro appello -Per ridare speranza alla ricerca. Decalogo APRI per le forze politiche”  - inviata da Maria Chiara Carrozza, presidente del Forum Università e Ricerca del PD e direttore della Scuola Sant’Anna di Pisa.

 Come si può leggere, appare chiaro che da parte del Partito Democratico vi sia la chiara intenzione di rilanciare il sistema universitario italiano, nonostante le note difficoltà nel reperimento di fondi dovute alla severa congiuntura economica italiana. Ci auguriamo però che il PD possa esprimere una risposta più articolata sulle strategie che intenderà adottare per il reclutamento di nuove leve, anche e soprattutto in termini di allocazione delle risorse da dedicare ai precari meritevoli.
In particolare, attendiamo ancora una risposta sul punto 2. riguardante il “ricambio generazionale” e la relativa proposta di bilanciamento delle quote di strutturati e non strutturati, che per noi costituisce un punto fondamentale delle nostre richieste alle forze politiche. Se si evita di parlare di reclutamento e in particolare di apertura del reclutamento ai ricercatori non strutturati, dopo che gli attuali “piani straordinari per professore associato” sono stati concepiti a beneficio pressoché esclusivo dei ricercatori a tempo indeterminato, tutto il resto rischia di assumere un’importanza secondaria.  


Ecco la risposta della professoressa Carrozza:


Gentile Presidenza dell’APRI,
abbiamo letto con attenzione il vostro contributo alla definizione di un programma per l’università e la ricerca italiana. Siamo convinti che il dialogo tra la politica e i ricercatori non sia una opzione tra le altre, ma il punto essenziale per l’elaborazione di provvedimenti condivisi. Per questo è fondamentale il lavoro di ascolto di realtà come la vostra, che abbiamo cercato di intraprendere in questi anni con il Forum Università e Ricerca del Partito Democratico, e che riteniamo essenziale per l’azione di governo.
Partiamo da alcune considerazioni di fondo per discutere in seguito, nello specifico, alcune tra le vostre proposte. Davanti alla fallimentare esperienza della “riforma Gelmini”, è essenziale riconoscere che il cambiamento nel campo dell’istruzione e della ricerca non può giungere da un attacco continuo, e spesso propagandistico, alle persone impegnate nelle istituzioni della conoscenza. Né può giungere da un impianto normativo sempre più burocratico, ipercentralista e iperdirigista, che, specie a partire dal 2008, è stato esclusivamente funzionale all’obiettivo dichiarato di indebolire il sistema pubblico dell’istruzione superiore, ritenuto – a torto – troppo dispendioso e troppo diffuso territorialmente. Il cambiamento viene piuttosto da un’analisi schietta (perché la crisi ce lo impone) delle patologie e delle difficoltà, per elaborare una diagnosi, per trovare una cura e soprattutto per determinare il rilancio dell’università e della ricerca.
Sappiamo che l’orizzonte europeo sarà fondamentale per il governo che uscirà dalle urne a fine febbraio. La Strategia Europa2020 punta al raggiungimento del 40% di laureati entro il 2020, mentre noi siamo poco sopra il 20%, contro una  media europea di circa il 32,5%.; ci chiede di arrivare a meno del 10% di dispersione scolastica, e noi siamo vicini al 19%, con punte molto più alte nel Sud e nelle isole, mentre la media europea è al 14%. Il Piano Nazionale di Riforma 2011 indica obiettivi inferiori rispetto non alle ambizioni europee per il 2020, ma alle medie europee del 2010: il 26-27% di laureati, il 15-16% di dispersione scolastica. Non dobbiamo mai dimenticare che “essere in Europa” significa essere all’altezza di questi obiettivi con le nostre politiche pubbliche. Non si tratta di perseguire obiettivi irrealistici, ma, mentre si parla di “crescita”, non perdere mai di vista, nell’azione di governo, il legame essenziale tra crescita, università e ricerca.  Che cosa significa, allora, “centralità dell’istruzione e della ricerca”? Come si evince dal Rapporto Giarda, l’Italia negli ultimi 20 anni ha ridotto enormemente il totale della spesa pubblica destinata all’istruzione, che è passato dal 23,1% della spesa del 1990 al 17,7% della spesa nel 2009 (-5,4%). Una pianificazione che è avvenuta in “deficit democratico”, perché non è mai avvenuta una scelta trasparente in merito a tale disinvestimento, che non ha paragone in nessun altro comparto della spesa dello stato. Per questo è necessaria, oggi più che mai, un’inversione di tendenza. Il nostro impegno sulle risorse è quello di una netta discontinuità, con un rifinanziamento pluriennale del sistema universitario per riequilibrare lo sciagurato ‘taglio’ del Governo Monti di 300mln di euro del FFO e ripristinare almeno la situazione del 2012 (circa 7mld di euro). È necessaria una graduale convergenza, con una progressione pluriennale, verso media UE.
Quest’inversione di tendenza deve investire le prospettive dei ricercatori che, come notate, hanno subito la riduzione dell’offerta formativa delle università, vedendo una crescita costante del precariato nella didattica e nella ricerca. L’elefante nella stanza, come ricordate nelle vostre considerazioni, è il blocco del turn-over. È perciò necessario intervenire su questo punto, ma nell’ottica di un cambio di prospettiva che prevede, su pre-ruolo, reclutamento e carriere, lo stop al precariato, contratto unico, un vera tenure track (problema essenziale che ponete nell’introduzione e al punto 4) e ruolo unico di docenza. Il nostro programma prevede una semplificazione delle figure pre-ruolo, concentrando tutte le figure post-doc in due tipologie: un Contratto unico di ricerca e posizioni di professore junior in tenure track (percorsi a tempo determinato che prevedano fin dall'inizio la possibilità di arrivare, previe periodiche valutazioni favorevoli, all'inserimento stabile nei ruoli universitari). È inoltre necessario sbloccare le risorse per i giovani e separare reclutamento e avanzamenti. Si deve investire sulla mobilità, estendendo progressivamente l’efficacia delle disposizioni anti inbreeding (come nel vostro punto 5), puntando verso un sistema di tipo tedesco e impedendo lo svolgimento di tutta la carriera sempre nella stessa sede. Dobbiamo assolutamente modificare gli attuali meccanismi di allocazione dei punti organico che favoriscono le promozioni dei candidati locali a scapito delle assunzioni di professori dall’esterno. Servono bandi nazionali per posizioni post-doc e di tenure track che offrano ai vincitori il budget economico e i fondi di ricerca, lasciando loro la possibilità di scegliere in autonomia l’ateneo presso il quale svolgere la propria attività (escluso l’ateneo di origine), consolidando il budget legato alla posizione nel FFO.

Per quanto riguarda i programmi di “rientro dei cervelli” che toccate al punto 2, si tratta di attuare programmi che possano definirsi di vera “circolazione dei cervelli”. Nel sistema globale e interconnesso della ricerca, l’attrazione non riguarda tanto i giovani “perduti” che “devono” tornare, ma i talenti di qualsiasi nazionalità che devono sentirsi accolti in Italia. Tra le nostre proposte (nel dettaglio qui in appendice, in un documento che contiene anche il programma ambizioso di potenziamento dell’Erasmus, che oggi interessa solo l’1% degli studenti italiani): Valorizzare in sede concorsuale, come già accade in alcuni settori, le esperienze di insegnamento e ricerca all’estero; incentivare gli insegnamenti in lingua straniera per stimolare le università a chiamare studiosi con esperienze in atenei e centri di ricerca stranieri; bandire posizioni nazionali per ricercatori post-doc (con possibilità di scegliere in autonomia l’ateneo presso il quale svolgere la propria attività) rivolti anche a studiosi stranieri; lavorare per l’equipollenza e riconoscimento dei titoli all’estero per i titoli accademici nello spirito di creare uno spazio europeo di istruzione superiore. Attivare un sistema di “cattedre condivise”, sul modello di quelli già esistenti in Paesi stranieri, nell’ambito del quale sia possibile assegnare a studiosi (italiani e stranieri) che insegnano presso università straniere una parte variabile di una cattedra. Rendere più competitivo il sistema dei compensi (il che si lega alla questione da voi posta al punto 6): previsione di basi retributive adeguate per tutte le attività post-doc, incremento della parte variabile della retribuzione dei docenti strutturati.

La vicenda dell’ANVUR, che a nostro avviso va affrontata tenendo conto della sproporzione tra i compiti dell’agenzia (che non hanno pari in altri paesi paragonabili al nostro) e il suo personale, oltre alla questione della dipendenza dal MIUR, va inquadrata in un’idea di valutazione che, proprio perché fondamentale, deve essere meno fondata sulla burocrazia. E correggere i difetti burocratici è essenziale anche per le questioni da voi poste, nello specifico, sulla ricerca. Facciamo un esempio concreto, che a nostro avviso punta a cambiare un sistema MIUR-MiSE con cui si scontrerebbero gli stessi uffici da voi proposti al punto 8. Come abbiamo spiegato nel dettaglio qui a partire dalle esperienze di ricercatori come voi, è essenziale adottare in Italia il “diritto alla semplicità”, basandosi sulle buone pratiche che caratterizzano le grandi agenzie di finanziamento della ricerca europee e straniere. Per esempio, nell’esperienza UE, i ricercatori si rivolgono a un unico portale, aggiornato e condiviso, per tutta la documentazione utile, a un solo portale per tutte le informazioni e gli strumenti utili, e possono presentare la proposta on-line, senza bisogno di firme. Durante la fase di valutazione della proposta, si dà maggiore importanza al contenuto tecnico-scientifico, alla proposta di implementazione e all’impatto atteso rispetto agli aspetti burocratici. È quindi essenziale superare l’ottica “ragionieristica” o “burocratica” e non improntato all’innovazione. Di conseguenza, sui deve cambiare profondamente l’approccio delle strutture ministeriali.
L’ultima vostra proposta (punto 10) è in linea con un elemento presente da tempo nel programma del PD (nel programma approvato dall’Assemblea Nazionale nel 2010, così come nelle raccomandazioni all’ultimo governo): l’istituzione di un’Agenzia di programmazione e finanziamento della ricerca che esprima le posizioni del governo e del parlamento sulle priorità della ricerca. L’Agenzia deve puntare sull’accelerazione delle procedure e sul rispetto dei tempi dei progetti di ricerca e deve svolgere allo stesso tempo un’attività di road-mapping università-politica-impresa. Necessita di funzionari di livello adeguato che siano formati sulla ricerca internazionale e abbiano conseguito il dottorato di ricerca. Dobbiamo inserirci in Europa, con un sistema di programmazione e finanziamento della ricerca adeguato ad un sistema europeo (e che quindi possa contribuire a una strategia rilevante per il punto 9). Lo European Research Council ci indica esattamente il metodo migliore da adottare per valutare e finanziare la migliore ricerca, che deve essere valutata per la sua eccellenza scientifica senza le assurde regole attuali applicate nelle selezioni dei PRIN. 

Ringraziandovi ancora per il vostro contributo, ribadiamo la nostra convinzione sulla necessità di ridare speranze e risorse a tutte le persone che “fanno” la ricerca italiana ogni giorno. Università e ricerca per noi non sono la “ciliegina sulla torta” o il “fiore all’occhiello” dell’economia italiana: sono e devono essere la base di ogni ragionamento credibile di governo sullo sviluppo e sul futuro del nostro paese. 

135 commenti:

  1. A me, che sono pure iscritto al PD, piacerebbe sapere, fra l'altro:

    1) Qual è il valore di queste e simili "proposte programmatiche" nel contesto della politica di settore (i.e. Univ. & Ric.) del PD? Cioè: hanno il valore di "linea ufficiale", cioè di posizione del Partito, superiore (quindi) ad altre prese di posizione di altri esponenti del Partito, che si sono lette qua e là (e.g.: I. Marino, W. Tocci, ecc.)?

    2) Quale grado di cogenza hanno tali eventuali "proposte ufficiali" per l'azione politica dei futuri gruppi parlamentari del PD? Che tipo di "autonomie individuali" sono permesse?

    Beninteso, mi piacerebbe sapere qualcosa di analogo un po' da tutti i Partiti, e rispetto anche ad ogni altra possibile proposta politica che si sente in giro, di settore o non di settore.

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  2. Il nostro programma prevede una semplificazione delle figure pre-ruolo, concentrando tutte le figure post-doc in due tipologie: un Contratto unico di ricerca e posizioni di professore junior in tenure track (percorsi a tempo determinato che prevedano fin dall'inizio la possibilità di arrivare, previe periodiche valutazioni favorevoli, all'inserimento stabile nei ruoli universitari)


    quindi per chi ha 40 anni....si riparte da zero?? Cioè si azzera il contatore??

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  3. Praticamente non si è detto nulla. Il contratto unico è soltanto la fusione di assegnisti e RTDa, mentre il professore junior non è altro che il RTD b ma con più di tre anni come precario.

    Siamo alle comiche.

    Inoltre come dice giustamente Ganjalf, se azzeriamo di nuovo il contatore, come con la legge Gelmini, di questo passo ci troveremo i 50enni come assegnisti di ricerca o altra definizione equivalente!

    Mi chiedo se alcuni esponenti del PD ci siano o ci facciano.

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    1. Nun c'è trippa pe' gatti. I sordi servono a pagare li stipendi de' Professori attuali, mica de li Precarj.

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  4. http://coordinamentounito.wordpress.com/2013/02/12/il-lavaggio-del-cervello/

    off topic ma interessante

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  5. In più i prof attuali pretendono di andare avanti con il nostro lavoro....fanculo!! BASTAAAAAAA!!!

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  6. Eco di cronaca su "Repubblica"

    http://www.repubblica.it/scuola/2013/02/13/news/proposte_pd_universit-52550331/?ref=HREC2-4

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  7. da notare il passaggio sul "ruolo unico articolato in due fasce", qualunque cosa ciò voglia dire

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  8. Per oggi è annunciata una versione estesa "original" sul sito del PD.

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  9. a me me pare una s-.....a.
    Non avranno il mio voto.

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  10. Vuoi dire che hai letto il testo

    http://www.partitodemocratico.it/doc/250697/litalia-giusta-universit-e-ricerca-per-ripartire.htm

    e questo è una s-.....a?

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  11. Praticamente il programma del PD è più borse di studio e meno tasse agli studenti. I precari della ricerca possono invece continuare a morire di fame e lottare per i "nuovi" contratti unici di ricerca, nella vana speranza della "geniale" idea del ruolo unico articolato in due fasce (cioè quello che c'è ora... ma cos'è, ci prendono per il culo?). Bene.

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    1. Vorrei far notare un passaggio in particolare, per chiarire il mio pensiero:

      "realizzazione di un Programma nazionale per il merito e il diritto allo studio, finanziato con 500 milioni (per i primi anni tratti in larga parte dal Fondo ordinario per l’università, riportato alla sua dotazione precedente agli ultimi tagli),"

      In poche parole: aumentiamo di 300 milioni il FFO (quindi non lo riportiamo minimamente ai livelli pre-Berlusca!), MA lo SACCHEGGIAMO di 500 per darli agli studenti.

      Saldo netto: -200 Milioni!! Ma non finisce qui.

      Ripristinando il tetto del 20% del FFO per le tasse universitarie anche per i fuori corso non lavoratori (cioè quelli che non hanno nessuna scusa, in pratica), diminuiscono ancora i fondi a disposizione alle università. Passaggio:

      "La riduzione delle risorse non può certo essere compensata con aumenti della tassazione studentesca: al contrario" (cioè la riduzione delle risorse sarà resa più aspra dalla riduzione della tassazione studentesca)

      Oh, ma siamo pazzi???

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    2. LA TUA ATTENZIONE Signore e signori !!!
      Non so chi sei ma ho trovato i tuoi contatti su un forum. Voi che avete bisogno di un prestito di denaro, sappiate che questa società finanziaria ha chiamato (Home Finance) la possibilità di concedere facilmente un credito con un tasso del 3% e rimborsabile per un lungo periodo dato in modo da eseguirà rapidamente il tuo CREDIT REQUEST e finalmente sarai soddisfatto in 72 ore. Ecco l'indirizzo di questa azienda:
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      Grazie per la tua comprensione.

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  12. quel programma ha vari problemi.

    1. i fondi, si dice che vanno aumentati ma poi si parla solo di recuperare i 300 milioni persi quest'anno
    2. il reclutamento, nulla si dice su come dovrebbe avvenire.
    3. non è chiaro cosa succederà agli attuali strutturati con la creazione del ruolo unico in due fasce. temo ciò comporti promozioni di massa degli attuali rti alla seconda fascia (che poi non si capisce che senso ha parlare di ruolo unico se le fasce sono due...)
    4. per i precari le prospettive di ingresso restano assai fosche, e non si dice nulla di preciso sulla quota da destinare al reclutamento vs. progressioni.

    unica cosa positiva i bandi nazionali, che sono poi un'idea apri.

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  13. bloccare qualsiasi promozione nelle PA che comportino spesa, solo nuove assunzioni

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  14. @Renzino
    si è una s-...a perchè come dice giustamente Marc, per i precari ripropone pari pari la LEGGE GELMINI chiamando gli RTD in altro modo! Non solo, è un'offesa alla nostra intelligenza! Nel PD credono che non siamo in grado di riconoscere la stessa cosa se la chiamano in modo diverso???? Evidentemente ci stimano dei cretini nati, per questo ribadisco: NON avranno il mio voto.
    Quanto "all'investimento totale sugli studenti dimenticando i precari", citata sopra da Marc vorrei lanciare una riflessione: questa tendenza io, negli ultimi anni, l'ho notata nei fatti concreti.
    Mi spiego meglio: in passato erano disponibili per i precari i contratti di "supporto alla didattica", da quest'anno assegnisti e precari di lungo corso NON possono più partecipare a quei bandi che sono invece RISERVATI a DOTTORANDI e STUDENTI!!!!
    Vi rendete conto??? Lo studente, in teoria, avrà un contratto e un titolo che lo autorizzano a fare lezione x il Prof e l'assegnista di lungo corso NO!!!! è l'assurdo e si spiega soltanto con il maggior peso politico rivestito negli atenei dalla componente studentesca ben rappresentata e dalla nullità di rappresentaza che hanno invece i precari. E la sinistra, forte nelle varie rappresentanze studentesche, leva spazi, soldi e contratti ai precari per investire sugli studenti. Avete anche voi esperienze simili alle mia, che poi è quella pisana? Vorrei spaere se anche nel resto d'Italia è così.

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    1. Gli studenti sono maltrattati non meno de' Precarj, quindi in questo caso eviterei di ingaggiare una guerra tra poveri e mazziati.

      Che il PD non sia contrario alla struttura di carriera proposta dalla Legge Gelmini era prevedibile: ma il problema di quella politica era soprattutto nelle regolette sul turnover: se si continuano a imporre limiti al riutilizzo dei "punti-budget" dei pensionati è ovvio che non puoi valutare appieno la congruità dei flussi di RTD che puoi creare.

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    2. Renzino, gli studenti poveri le tasse universitarie non le pagano. Non parliamo poi di quelli che non le pagano perché i genitori sono piccoli commercianti evasori fiscali... Qui è una guerra fra la casta super-protetta degli studenti del ceto medio (forse, ma dico forse, medio-basso) e noi precari della ricerca. E gli studenti stanno vincendo, anche perché molti strutturati appoggiano loro invece che far fronte comune con noi.

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    3. premesso che condivido le critiche, va detto che di buono nel programma del pd c'è che dicono di voler ripristinare un turnover pieno, di voler semplificare la giungla dei contratti (vecchia fisssa apri e non solo), e che propongono i bandi nazionali per tenure track (proposta apri).

      poi ovviamente in che tempi e come ciò avverrà sarà dirimente, come sarà dirimente capire cosa sarà degli attuali rti. se, come prevedo, saranno promossi in massa per noi - come generazione - sarà la fine.


      infatti il nodo centrale mi sembra sta cosa del "ruolo unico articolato in due fasce" e capire cosa sarà della vecchia terza fascia. se verranno spostati d'ufficio nella seconda fascia del ruolo unico si creerà un tappo con conseguente massacro generazionale

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    4. Non credo alcun governo possa seriamente permettersi una "ope legis" del genere. Anche se mi pare che i costi non sarebbero altissimi, in teoria. Parliamo di cifre nell'ordine di grandezza di quanto, 500 milioni di euro all'anno, per passare tutti i ricercatori universitari a tempo indeterminato ad associati? Dunque un investimento di 7 miliardi e mezzo per coprire i 15 anni di programmazione? I problemi verrebbero più dalle ricadute negative di una operazione del genere.

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    5. non è un problema di soldi, o meglio non solo di soldi.

      il punto è semplice: se crei un sistema nuovo con due fasce devi decidere che fare degli rti.
      o li tieni fuori - e allora ti danno fuoco alle università (giustamente) - oppure li infili dentro in qualche modo....conoscendo i miei polli prevedo la soluzione più semplice, che poi anche la peggiore

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    6. Vabbè ma l'idea era che non è "necessario" passarli *tutti* Associati, tanto la loro progressione stipendiale ce l'hanno anche come RU. Del resto anche i vecchi Assistenti di Ruolo (ad esaurimento) hanno continuato a popolare quei ranghi per altri 30 anni - e ce n'è qualcuno ancora adesso...

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    7. Renzino se fai due conti vedi che la stragrande maggioranza degli assistenti di ruolo fu promossa.

      A parte questo, la progressione stipendiale è limitata dalla legge gelmini, che vincola gli scatti al 50% migliore

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    8. infine, anche ne passassero solo la metà sarebbe un'ingiustizia.

      perché loro devono "passare" e i precari devono restare al palo a prescindere da competenze e produttività?

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    9. Qui non c'è la 382/80: c'è un sistema che prevede o il concorso a PA o il tenurin-tracchin. Siamo pertanto in un'epoca diversa, e il problema sta tutto nel blocco (di fatto) del turn-over.

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    10. @ renzino

      ma guarda che non stiamo parlando del qui e ora me delle mutazioni derivanti dalla possibile introduzione del "ruolo unico articolato in due fasce" proposta dal pd.

      ora è come dici tu (e la maggioranza degli rti verranno promossi in barba alla valutazione del merito). dopo come sarà? il pd parla di nuovi ruoli...chi ci starà dentro?

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    11. @insorgere: da dove viene questa storia del 50% migliore per gli scatti stipendiali? Non sta scritto da nessuna parte. Il 50% riguarda solo la miseria messa a disposizione per gli anni del blocco e che nessuno ha ancora visto (manco il top dei top).

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    12. @ claudio

      se non ho capito male gli scatti sono solo per coloro che hanno avuto una buona valutazione, e sono passati da triennali a biennali. Inoltre è previsot che per ogni ateneo vadano solo al 50% migliore di ogni fascia

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    13. @insorgere

      No, lo scatto triennale è un diritto di tutti coloro che hanno avuto una valutazione positiva. Questo 50% è venuto fuori solo in questo fondo premiale messo a disposizione (meno di 1000 euro lordi per anno a docente premiato) per coloro che avrebbero avuto lo scatto nel periodo del blocco. In realtà non mi risulta che nessuna università abbia ancora messo mano a questa cosa (si sono puppati anche questi soldi?). Comunque poi, prima di passare agli scatti triennali, c'è da corrispondere l'ultimo scatto biennale.

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    14. ah ok, grazie del chiarimento

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  15. @ siberia
    quei contratti, pochi, sono normati dai regolamenti dei singoli atenei.

    quanto al resto, hai fondamentalmente ragione.

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  16. http://www.youtube.com/watch?v=pkZaz6-z5xE

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    1. Quindi questo è il programma per Università e Ricerca di Giannino? 'mmazza, quasi peggio di quello del M5S...

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    2. non è un programma, è uno sfogo.
      e come tale l'ho postato.

      sul loro sito c'è anche il programma per l'uni. in cui ci sono diversi punti interessanti.

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    3. Dai, sono chiacchiere da bar. Questo si sarà ritirato per chissà quali motivi (se è vero) e poi avrà detto chissà cosa a Giannino, che ha colto l'occasione per fare uno spot contro i "baroni" e contro un avversario :)

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    4. Cari amici la situazione dal punto di vista fiscale e contributivo è la seguente:
      assegno di ricerca: costo per 1 anno circa € 23.000 (di cui circa € 3600 per contributi e oneri). Il netto residuo è esente da IRE;
      contratto ricercatore TD a tempo pieno: costo per 1 anno circa € 48000 (di cui circa € 14000 per oneri e IRAP). Il netto residuo è soggetto ad IRE;
      contratto ricercatore TD a tempo definito: costo per 1 anno circa € 36000 (di cui circa € 11000 per oneri e IRAP). Il netto residuo è soggetto ad IRE.
      Se non si riduce il gap fiscale e non si rende esente da IRE anche il contratto da ricercatore l'assegno di ricerca sarà sempre più conveniente (sia per l'assegnista che per l'Università)....parafrasando Califano tutto il resto è noia......

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    5. no, la soluzione non è rendere esentasse i posti da ricercatore.

      è lavoro, e il lavoro va tassato.

      c'è in generale un problema di cuneo fiscale su tutto il lavoro dipendente, nel pubblico come nel privato. ma per l'università la soluzione non è rendere tutto esentasse, piuttosto vanno eliminati gli assegni che non danno garanzie (pochi contributi, niente maternità pagata ecc ecc)

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    6. A facc' u' cazz'
      Legalizzare il nero: questo il lascito di vent'anni di berlusconismo.

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    7. Insorgere, mi limito a rilevare che esistono diverse leggi dello stato che agevolano sia dal punto di vista fiscale che retributivo alcune forme di lavoro....mi spieghi perché i contratti da ricercatore (sia a tempo pieno che definito) dovrebbero anche essere soggetti ad IRAP?
      Renzino, che c'azzecca la "legalizzazione del nero"? La legge che esonera da Irpef le borse di studio e gli assegni di ricerca (istituiti peraltro dal ministro Luigi Berlinguer all'epoca del governo Prodi) è la n. 476/1984...possibile che un discorso tecnico debba sempre essere buttato in politica?
      Perché ci si accanisce sempre contro gli assegni e si propugna un contratto unico? All'interno di ogni contesto lavorativo esistono situazioni diverse che richiedono regolamentazioni differenti e flessibili.....di questo passo si passerà anche a chiedere il ritorno del partito unico!

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    8. Esonerare da IRPEF gli assegni è un'abominio. Ma che regolamentazioni differenti e flessibili del piffero!!! Qui si parla dei diritti dei lavoratori!!!

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    9. Veramente sono già esonerati dal 1997. . .prendo atto delle argomentazioni " tecniche" avanzate e mi ritiro di buon ordine. .se vedemo come dice il Gabibbo

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  17. Questo l'avete letto?

    http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/umberto-guidoni/sel-risponde-al-gruppo-2003-umberto-guidoni/gennaio-2013

    C'è, ad esempio, il piano straordinario reclutamento ricercatori, oltre a piani più ambiziosi di aumento del FFO. Sicuramente irrealizzabili, ma meglio del PD che vorrebbe spargere qualche briciola tanto per dire che l'ha fatto.

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    1. Dipende da come si intende il concetto di "campagna elettorale". E' una questione storica.

      Il Guidoni, poi, non è nemmeno candidato...

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    2. a me, sinceramente, pare il libro dei sogni.

      a questo punto tanto vale dire che non solo si restituisce l'imu, ma si regala una ferrari a tutti...

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    3. In realtà credo che la restituzione dell'IMU in contanti avrebbe effetti molto più devastanti di un aumento del 10% del FFO annuo, senza bisogno di aggiungere la ferrari.

      Ad ogni modo, come è possibile che il PD non abbia pensato ad un piano straordinario di reclutamento per ricercatori?

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    4. Forse perchè quello che conta è togliere il blocco delle regole sul turn-over? Che senso avrebbe un "piano straordinario di reclutamento per ricercatori" senza quello?

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    5. Renzino, i piani straordinari sono tali perché sono in deroga a FFO e blocco del turnover, come quello per associati, o con cofinanziamento 50% ed in deroga al blocco del turnover come quello Mussi.

      Il problema del dire soltanto "togliamo il vincolo al turnover" senza aumentare le risorse è che è una politica sfascista. Non da fondi alle università e le spinge a dissanguarsi sotto le pressioni interne. E quali pressioni interne sono più forti? Quelle delle "promozioni", certo non quelle del reclutamento.

      Molto meglio allentare il vincolo al turnover, senza riportarlo al 100% prima di aver riportato il FFO a livelli decenti (altrimenti c'è il collasso totale), e contemporaneamente varare un piano straordinario (quindi in deroga) per ricercatori. Quello per associati doveva proteggere gli RTI dalle orde di nuovi RTD. Queste orde non ci sono state, anzi, quindi direi che sarebbe il caso di pensare al reclutamento di forze nuove adesso e prevedere per loro posti RTD, in pari misura di tipo a) e b). O contratto unico, o tenure-track, come cavolo volete chiamarlo, il concetto di base è lo stesso.

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    6. concordo con marc.

      allentare i vincoli sul turnover senza poi introdurne di nuovi per costringere gli atenei a reclutare (e non a fare solo e soltanto promozioni) non giova a nessuno. non giova al sistema e non giova di certo ai precari.

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    7. Il problema, diciamolo chiaro, sono i vincoli al turnover. Il resto è fuffa.

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  18. OFF-TOPIC

    Da me (intendo dipartimento) è capitata una girl-assegnista marziana dotata di vita propria, ovvero di idee, inventiva e capace di muoversi in collaborazioni varie. Si muove da 4-5 mesi tra le varie stanze del dipartimento, si adopera e soprattutto produce valido materiale pubblicabile. Ora, è capitata non si sa come sotto la supervisione di un emerito cazzone che resosi conto dell'ingestibilità di una tale giovane sostiene la sua indipendenza essere un valido motivo di annullamento del contratto dell'assegno. Ovviamente è già pronto il sostituto pronto a tutto, lavaggio auto compreso.
    Tutto ciò è possibile? Può veramente un assegno essere stracciato per semplice volontà del supervisore (simpatia, antipatia, autonomia, non servilismo)?? Fosse così significherebbe che abbiamo in mano carta buona per pulirsi il culo.

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    1. Non mi pare proprio, l assegnista e' totalmente autonomo. Inoltre il contratto credo possa essere revocato solo al momento della verifica (di solito a meta' e prima del rinnovo) dal dipartimento o simili, a seconda dei regolamenti degli atenei. Inoltre se la ricerca si attiene a quanto previsto nel bando, non puo' cmq essere mandata via cosi' tanto per...

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    2. sulla carta ha ragione marc.

      tuttavia i modi per far terra bruciata introno a un precario sono tanti....

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    3. cmq sia, se le cose dovessero mettersi male APRI è pronta a fare il possibile per sostenere la tua collega.

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  19. terra bruciata=mobbing?

    Poi riguardo l'autonomia non è così scontato. Mi è già capitato di lasciare un ricercatore (mio ex boss) per aver "preteso" di inviare un MIO lavoro come autore corresponding ad una particolare rivista ed cercato di presentare i risultati ad un meeting internazionale.....
    da lì, niente licenziamento, ma terra bruciata è dire poco.
    Una cosa simile la sto vedendo ora, sono passati diversi anni ma le cose non cambiano. Il bello è che poi per le abilitazioni ci chiedono un sacco di belle cosine praticamente impossibili da avere se si finisce a lavorare per dei cazzoni...

    comunque sia il mio consiglio è stato fottitene, produci più che puoi nell'ambito del progetto e poi di al tuo capo...ora lasciami a casa, poi magari ci vediamo in tribunale!!

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    1. Le cose non cambiano perchè non si dà ancora corda alla Garanzia della Qualità e alla Valutazione delle Carriere, internamente alle Università. Altrimenti i Baronazzj dovrebbero sentire un fiato sul collo, altrochè.

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    2. Dicevo appunto che bisogna Garantire dei comportamenti compatibili con una Professionaltà e Deontologia Accademica, da codificare e far rispettare.

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  20. ...... sotto la cui guida e direzione devono essere svolte, in condizioni di autonomia, le attività di ricerca affidate all’assegnista di ricerca......In caso di valutazione negativa sull'attività svolta, il Responsabile della ricerca invia una motivata relazione, per il tramite del Direttore della Struttura, al Rettore, che notifica la risoluzione del contratto al titolare dell'assegno a decorrere dal primo giorno del mese successivo.

    cioè devi essere autonomo ma diretto. Devi avere esperienza, arrangiarti, capace ma quando ti dico scodinzola devi scodinzolare, quando ti dico suca, sucare. Poi se produci bene i frutti posso raccoglierli io altrimenti posso dire che non segui le mie indicazioni e ti attacchi al cazzo-

    Ai tempi dei feudatari era meglio...

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    1. stavolta ganjalf hai perfettamente ragione

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    2. Dicevo appunto che bisogna Garantire dei comportamenti compatibili con una Professionaltà e Deontologia Accademica, da codificare e far rispettare.

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  21. Scusate se sono off topic ma avrei bisogni urgente di reperire le seguenti informazioni. Vige ancora la ripartizione di assunzione tra ricercatori/associati/ordinari della 240... per intenderci, obbligo di assumere più ricercatori, meno associati e pochissimi ordinari. So che vige ancora l'obbligo di fare un TDB ogni ordinario, ma per quanto concerne la proporzione ricercatori TD/ associati? Nel mio dip gli RU si sono riuniti e chiederanno che tutti i punti organico disponibili siano utilizzati per passaggi RU-> PA. Tecnicamente sarebbe possibile? Oltre al fatto che bisognerebbe fulminarli tutti...
    grazie a chi mi vorrà rispondere

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  22. no, purtroppo monti e profumo hanno cancellato le quote.

    l'unico vincolo esistente è di fare un tdb per ogni po.

    c'è poi un altro dato, di cui tener conto. secondo la legge fino al 50% (massimo) dei posti possono andare in promozioni per chiamata diretta. il restante 50% va per concorso, di cui un 20% riservato ad esterni (cioè figure che non abbiano lavorato in quell'ateneo negli ultimi 3 anni). QUindi la richiesta dei tuoi rti corporativi non è accoglibile se non altro per via della quota del 20%, mentre per il restante 30% dovranno cmq esserci concorsi, anche se potranno prevedibilmente essere vinti dagli interni in odore di promozione

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    1. cmq precari ricordate: monti ha tolto le quote, che altrimenti secondo la legge il 50% dei concorsi dovevano per forza essere per td.

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    2. Questa cosa mi giunge nuova. Puoi spiegare meglio come sono state abrogate queste quote? decreto ministeriale o legge? In quest'ultimo caso, mi aspetterei piuttosto che sia l'emendamento di qualche parte che non una iniziativa governativa.

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    3. non ricordo il riferimento normativo preciso, la cosa rientra nel provvedimento in cui hanno ridotto anche il turnover.

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  23. grazie mille... Più che corporativi li chiamerei str...

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  24. scusa insorgere, ancora una cosa: la 'mannaia' di monti sulle quote vale per quale programmazione? A me interessa la programmazione 2011, turnover 2011

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    1. la mannaia di monti è entrata in vigore a fine 2012, immagino che difficilmente potesse essere retroattiva.

      cmq su queste cose - quote ecc. - il problema è che il miur non vigila, e gli atenei fanno un po' come ka... gli pare. lo stesso problema temo si porrà per la quota del 20% di esterni, se nessuno vigila chi ci assicura che rispetteranno la quota?

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  25. mi correggo, programmazione 2012, turnover 2011

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  26. ricostruito: è nella spending review il taglio delle quote per i td

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    1. Mmm... tipica roba messa lì che non c'entra molto. Comunque dubito sia opera di Monti in quanto capo del governo, puzza più di azione lobbistica.

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    2. ho detto monti perché appunto guidava il governo, ed era una norma varata dall'esecutivo (decreto). nello specifico la parte sull'università, con taglio del turnover e abolizione delle quote era farina del sacco di profumo

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    3. Si, mi sembra più in stile Profumo (che non è candidato con Monti). Monti, tendenzialmente, sarebbe a favore dei giovani e dei precari (è con i pensionati e pensionandi che ha qualche problemino).

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    4. dai marc non prendiamoci in giro. profumo l'ha voluto monti...e quel provvedimento era di monti. su...

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    5. Non prendo in giro. In realtà io sono contrario ad identificare col capo di un governo ogni passaggio ministeriale. Contro-esempio: per me Tremonti era un buon ministro, ma con Berlusconi come leader è andato tutto allo sfascio. Basti pensare che ora B. si affida a Brunetta, non so se mi spiego...

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  27. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  28. Monti a favore dei giovani? questa è bella.. ma se ha aumentato l'età pensionabile bloccando il turn over generazionale

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    1. Meglio bloccare il turnover che far saltare il banco prima che arriviamo noi all'età della pensione, non trovi?

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    2. le risorse per risanare il bilancio pubblico si sarebbero potuto trovare da molte altre parti, anziché congelare il mercato del lavoro come è stato fatto con la riforma pensionistica.

      noi di Apri per l'università fino ad allora chiedevamo l'abbassamento dell'età pensionabile dei prof. universitari a 65 anni, in linea con gli altri paesi europei, per fare spazio alle nuove generazioni. La riforma pensionistica di Monti ha affossato ogni speranza.

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    3. Cioè, untenured, fammi capire... Mantenere una speranza che cambiassero l'età pensionabile dei professori universitari sarebbe stato preferibile rispetto alle garanzie di avere i conti pubblici in ordine grazie ad una riforma delle pensioni? Senza riforma delle pensioni magari qualcuno avrebbe pensato bene di tagliare ulteriormente l'università, insieme ad altre cose. Altro che speranza, dovevamo emigrare in massa...
      Trovo il tuo ragionamento semplicemente assurdo.

      Elimina
    4. le riforme pro-austerità di Monti non erano l'unica ricetta possibile per uscire dalla crisi.. leggere articolo di Krugman oggi su NY Times: http://www.nytimes.com/2013/02/25/opinion/krugman-austerity-italian-style.html?smid=fb-share&_r=0

      e sicuramente non sono convenute ai giovani che oggi sono più disoccupati di prima.

      Elimina
    5. La disoccupazione non dipende dall'austerità, untenured, è un effetto di tutte le crisi. Un effetto che nasce a crisi già iniziata e si prolunga oltre la fine della crisi. Ma certo, capisco che è più facile dare la colpa a qualcuno e dire "io sarei stato più bravo". Intanto, fino a prima dell'arrivo di Monti eravamo nella cacca. Dopo un anno di misure (neanche lontanamente paragonabili a quelle adottate in Grecia, o anche in Spagna) possiamo lentamente riprendere a parlare di crescita, taglio delle tasse, ed investimenti.

      Elimina
  29. ancora si discute di promozioni, upgrade e minchiate varie. L'unica cosa sensata è utilizzare i quuattro soldi a disposizione per tirare dentro nuovi ricercatori. RTI, associati &Co. si tengano i loro posti e si accontentino di ciò che hanno, poi visto lo scenario nazionale mi sembra già abbastanza.
    In parole povere ORA TOCCA NOI!!!!

    RispondiElimina
  30. http://waltertocci.blogspot.it/2013/02/solochi-stima-leistituzioni-del-sapere.html?m=1

    bello l'ultimo paragrafo

    RispondiElimina
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    1. Sì, insorgere, ma il buon Tocci dice che bisogna rimuovere il blocco del turnover, dimenticandosi che:
      1. senza aumentare le risorse non ottieni nulla, anzi
      2. se non vincoli i punti organico sbloccati a nuove assunzioni, le università li usano per le promozioni in tempi di magra (e non solo).

      Bello il fine, ma senza il mezzo non vai da nessuna parte.

      Elimina
    2. d'accordo sul punto 1.
      sul 2 solo parzialmente d'accordo, con un turnover pieno, anche con questo budget, le cose in diversi atenei sarebbero sostenibili. il punto è che non tutti gli atenei si reggono, ci sono atenei con meno di 10.000 studenti...che senso ha la loro esistenza?

      Elimina
    3. Guarda se parliamo di accorpare atenei io sono d'accordo. Ma non se deve essere un modo per ridurre la spesa pubblica, solo se è una maniera per renderla più efficiente.

      Elimina
    4. d'accordissimo.
      alcuni vanno accorpati, altri forse chiusi.

      il problema è che non è in questo modo che si ottiene il risultato, o meglio...coi tagli si ottiene, ma non è questa la via migliore. ci vorrebbe un ministro che avessere il coraggio di dire: l'ateneo di topolinia per noi non ha ragion d'essere!

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    5. E che volete "accorpare"? Questi sono luoghi comuni che non portano da nessuna parte. Oxford e Cambridge hanno ciascuno meno di 10.000 Undergraduate.

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    6. Sì, Renzino. Ma l'ateneo di Vattelapesca non è Oxford né Cambridge.

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    7. faccio esempio concreto: l'università di teramo ha circa 6000 studenti (in calo costante da qualche anno).
      è proprio necessario avere l'università a teramo, non ne basta una in quella regione?
      e poi, non è salutare andare via, cambiare aria, vedere una città (o qualcosa che si avvicini a una città) nel periodo universitario? non è anche questo parte dell'esperienza formativa?

      i soldi risparimati chiudendo atenei che non dovevano mai nascere (se volete ho una lista, da potenza a cassino, passando per le sedi distaccate di cuneo e arezzo, fino ad arrivare all'università dell'insubria) potrebbere essere utilmente spesi per creare residenze per studenti e pagare borse ai bisognosi e meritevoli.

      Elimina
  31. insorgere

    ma siamo sicuri che ci convenga chiudere sedi universitarie piccole o decentrate, in termini di posti creati e relative opportunità? ma non è solo una questione di posti di lavoro per ricercatori precari o disoccupati.. siamo sicuri che chi studia a Teramo o a Varese possa permettersi di andare a studiare a Roma o a Milano? Poi questi campus costituiscono occasioni di sviluppo economico per le città medio-piccole.

    Insomma, ci possiamo permettere questo dis-investimento in una fase già di calo delle iscrizioni e restringimento delle opportunità per chi vuole entrare nell'accademia? Eliminare gli sprechi va bene, ma questi non riguardano solo le università piccole, anzi spesso riguardano le mega-università tipo Roma, Bologna, Torino, Napoli etc.

    Ancora una volta: nessuna preconcetto, valutiamo tutte le situazioni in modo indipendente, senza dire l'università deve stare lì anziché là..

    RispondiElimina
  32. @ untenured,

    come dici bisogna valutare attentamente caso per caso.

    per esempio io mi chiedo: quanto costa affittare immobili, pagare impiegati, uscieri, imprese delle pulizie, utenze ecc ecc per strutture periferiche e non necessarie, che magari non dispongono né di biblioteche né di laboratori adeguati?

    gli stessi soldi non potrebbero essere spesi più utilmente in altro modo, favorendo lo sviluppo di poli universitari con residenze ecc ecc là dove ci sono già le infrastrutture necessarie (a partire appunto dalle biblioteche e dai laboratori)?

    RispondiElimina
  33. Se si vogliono sviluppare le città medio-piccole, si fa in modo di crearvi atenei grossi o comunque che siano centri di ricerca di eccellenza, e le si rende "città universitarie". Una piccola e povera università in una piccola città costa molto più di quanto produce.

    RispondiElimina
  34. se è per questo anche una grande università, un carrozzone burocratico può costare molto e produrre diseconomie più difficili da sanare di una piccola univ.. bisogna giudicare la qualità della ricerca e della didattica offerte, senza garantire niente a nessuno

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  35. valutare la qualità della ricerca.......uahhh ahh ahhh ahhhhh ahhh!!!!

    RispondiElimina
  36. meditate:

    http://www.nytimes.com/2013/02/26/opinion/global/italian-moments.html?hp&_r=0

    RispondiElimina
  37. Scusate... in rete ho trovato questo...

    "Un terzo piano d’azione riguarda il reclutamento e la carriera dei docenti e dei ricercatori, rendendoli coerenti con i principi dell’autonomia e con quelli indicati dalla Carta europea dei ricercatori. Per rispettare l’agenda di Lisbona e per colmare la distanza che ci separa dai Paesi più avanzati, occorre:
    - garantire un costante flusso d’immissione nelle università e negli enti di ricerca di giovani qualificati, varando immediatamente un piano pluriennale d’assunzioni a tempo indeterminato, definendo modalità di selezione rigorosamente basate sui meriti scientifici e tenendo conto della necessità e urgenza di incidere profondamente sull’enorme numero di persone che lavorano nelle università e negli enti di ricerca con forme innumerevoli di precariato;
    - trasformare il ruolo degli attuali ricercatori universitari in “terza fascia” docente;
    - garantire le necessarie coperture previdenziali ed assistenziali ai titolari di contratti post-dottorato o di forme diverse di contratti a tempo determinato presso università ed enti di ricerca;
    - rendere obbligatorio il dottorato di ricerca per la carriera universitaria e negli enti di ricerca, dotandosi di opportune norme transitorie;
    - giungere rapidamente a selezioni concorsuali con distinzione tra reclutamento e promozioni di carriera, che coniughino l’autonomia di scelta degli Atenei con le garanzie dim standard internazionali di merito e di trasparenza dei processi selettivi, operando anche per superare le distorsioni pregiudizievoli che condizionano la progressione delle donne nelle carriere scientifiche;
    - definire gli strumenti giuridici pertinenti per rendere “naturale” ed eventualmente incentivata la mobilità bidirezionale tra il personale docente e ricercatore delle università e degli enti di ricerca. "

    ...

    RispondiElimina
  38. ci hai lasciato tutti con un gran punto interrogativo...
    in rete dove?
    chi sostiene tutto ciò?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. cnu.cineca.it/docum06/unione.doc
      è roba vecchia, forse del 2006.

      Elimina
  39. dovunque e chiunque lo abbia scritto ora è irrilevante. non abbiamo e non avremo un governo, quindi nessuno gestirà il caos universitario lasciato in eredità da gelmini e profumo.

    fate le valigie, che è meglio

    RispondiElimina
  40. Insorgere, ciclicamente diventi pessimista. Aspettiamo e vediamo, se si torna a nuove elezioni fra quattro / sei mesi è un conto, senno' vedremo...

    RispondiElimina
  41. Era una provocazione la mia ovviamente.
    Stavo semplicemente confrontando il centrosinistra di 7 anni fa, con quello attuale.
    Il confronto fa riflettere parecchio....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ovviamente il confronto nelle intenzioni.... poi sappiamo tutti quello che Mussi fece da ministro dell'Istruzione...

      Elimina
  42. ancora con questa storia del fare le valigie.

    Possibile che non ci riesca ad organizzare per avere ciò che ci spetta. Nel mio caso, 15 anni tra vari dipartimenti, parametri sopra mediane e tre figli: un contratto normale, con prospettive oltre all'anno, contributi e qualche tutela in più----1000-1500 euri/mese. E'chiedere tanto???

    RispondiElimina
  43. Io avrei una domanda off topic di carattere normativo.

    Se io, che NON ho Rtda né 3 anni di assegni di ricerca alle spalle faccio domanda per abilitazione da associato, posso comunque concorrere per eventuali posti PA nel mio settore in qualità di esterno? NON su chiamata diretta, lo so bene, ma a quella percentuale di concorsi ai cui possono partecipare anche gli esterni che non abbiamo legami con l'ateneo banditore da almento 3 anni...

    Si parla di possibilità teorica, ovviamente... cammello, cruna, ago ecc, tutto chiaro...

    Grazie

    RispondiElimina
  44. si puoi, purché tu non abbia avuto contratti di alcun tipo con l'ateneo che bandisce (assegni, contratti d'insegnamento, cococo ecc)

    RispondiElimina
  45. sapete fino a che ora del 4 Marzo si possono modificare i codici isi e scopus per ASN?

    RispondiElimina
  46. Salve,
    c'è una cosa che non capisco nel bando abilitazioni 2013:

    art. 2_10 In applicazione dell'articolo .... le domande di coloro che si sono candidati all'abilitazione scientifica nazionale ... 2012... saranno escluse dalla partecipazione alle procedure di abilitazione indette con il presente decreto (2013) ove risulto che gli stessi, all'esito della relativa procedura, non abbiano conseguito l'abilitazione per il medesimo settore concorsuale della medesima fascia ovvero della fascia superiore.

    art. 4_11 Il mancato conseguimento dell'ablitazione (2013) preclude la partecipazione alle procedure di abilitazione indette nel biennio successivo per il medesimo settore concorsuale della medesima fascia ovvero della fascia superiore.


    ?? L'aver fallito l'abilitazione 2012 da ordinario impedisce di partecipare all'ablitazione 2013 da associato? Dal primo articolo sembra di si ma - lasciando perdere che non ha molto senso - sarebbe contraddetto per i prossimi anni dal secondo articolo, che dice che fallire un'abilitazione da associato pregiudica di concorrere per quella da ordinario - che ha un senso. Cosa mi sono perso?

    ?? Seconda domanda, se uno invece l'abilitazione la prende, poi deve aspettare che scada per partecipare ad una nuova valutazione o la può "rinnovare" anno per anno?

    grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fallire un'abilitazione da associato pregiudica di concorrere anche per quella da ordinario (come scritto nell'articolo 4_10). Quello che mi pare sia scritto nell articolo 2_10 è che: se hai fatto l'abilitazione 2012 e ti sei abilitato come ordinario, puoi comunque candidarti all'abilitazione 2013 come associato. (E meno male!)

      Seconda domanda: a quanto pare devi aspettare che scada, sì.

      Questo mi sembra di capire da quanto leggo all'articolo 2_10.

      Elimina
    2. La tua lettura del 2_10 è assolutamente logica (ed è quello che mi sarei aspettato), ma a me sembra che ci sia scritto il contrario. Prova a ragionare sul caso di uno che viene respinto da ordinario nel 2012 e vuole concorrere per associato nel 2013. Costui "all'esito della procedura relativa (cioè 2012) non ha conseguito l'abilitazione della fascia superiore (cioè ordinario)", quindi dovrebbe essere escluso. Continuo a non capire.

      f

      Elimina
    3. Può essere che ci sia un refuso, allora. Se sostituisci il termine "superiore" con il termine "inferiore" nell'articolo 2_10 il senso cambia del tutto. L'unico caso di esclusione diventerebbe il mancato conseguimento della abilitazione per la stessa fascia o quella inferiore. Dunque potresti anche fare domanda ogni anno...

      Mhà, immagino lo correggeranno..

      Elimina
  47. http://www.laspeziaoggi.it/news/diario-di-una-ricorsista/

    RispondiElimina
  48. ennesimo gruppo di persone che avanzano richieste corporative.

    http://www.rete29aprile.it/comunicati-di-altre-organizzazioni-o-istituzioni/chiediamo-diritto-al-futuro-lettera-aperta-di-un-gruppo-di-ricercatori-a-tempo-determinato-al-presidente-della-repubblica.html

    non se ne uscirà mai

    RispondiElimina
    Risposte
    1. questo è il paese dei piccoli gruppi, ognuno intento a rubacchiare qualche privilegio a discapito degli altri. e del funzionamento del sistema se ne strafregano

      Elimina
  49. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/04/messina-rettore-condannato-per-concorso-truccato-non-si-dimette/520154/

    RispondiElimina
  50. @ ganjalf
    veramente non ci siamo ciucciati nulla...abbiamo sempre fatto richieste precise nell'interesse di tutti e del sistema.

    nostro intento non è mai stato sistemare i precari storici a discapito del sistema (e dei più giovani) ma di creare un sistema virutoso in cui i precari bravi trovino spazio, e si crei un feedback positivo per il sistema, senza tappi generazionali

    RispondiElimina
  51. @ ganjalf 2

    esci tu dal guscio. noi le nostre proposte le abbiamo fatte e continueremo a farle, dialoghiamo e abbiamo dialogato con tutti. siamo andati sui giornali, in radio in tv e in parlamento....

    tu che hai fatto?

    RispondiElimina
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    L'importo del prestito necessario .......... .................................................. ....

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    Alcune FAQ RISPOSTO (Domande frequenti)
    Abbiamo 1 modulo semplice per voi da compilare per chiedere un prestito . compilarlo
    e -mail a me . L'applicazione copre i seguenti 2 temi .
    * Credit autorizzazione informazioni Mutuatario *
    1 . Qual è il tasso di interesse ? Il tasso di interesse dipende dal progetto . Il tasso di interesse è del 3% solo tasso di interesse annuo pagabile mensilmente .
    2 . Quanto dura il prestito per ? È possibile scegliere una durata conveniente , alla suite tasca. Non ci sono penalità pre pagamento
    3 . Fa la mia materia di credito? No
    4 . Dove ti prestito ? Noi prestito Mondo ampia
    5 . Quanto tempo ci vuole per finanziare ? Dopo aver inviato la richiesta di prestito , ci si può aspettare una risposta preliminare
    meno di 24 ore e di finanziamento entro 72-96 ore dalla ricezione della informazioni di cui abbiamo bisogno da voi .
    6 . Quanti saranno i miei pagamenti sarà? Che sarà calcolata per te e inviato in un programma di rimborso con i termini del prestito .

    Mi attende con piacere la vostra risposta rapida ,
    caldo Saluti,
    Sig. Paul Hart .

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